XV LEGISLATURA

 

 

CAMERA DEI DEPUTATI

 

   N. 2826




 


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DISEGNO DI LEGGE

 

APPROVATO DAL SENATO DELLA REPUBBLICA

il 20 giugno 2007 (v. stampato Senato n. 1566)

 

presentato dal presidente del consiglio dei ministri

(PRODI)

 

di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze

(PADOA SCHIOPPA)

 

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti

 

Trasmesso dal Presidente del Senato della Repubblica

il 22 giugno 2007

 


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DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.

 

      1. Il decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.
    2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 


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ALLEGATO

MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE

AL DECRETO-LEGGE 11 MAGGIO 2007, N. 61

 

        All'articolo 1:

            il comma 1 è sostituito dal seguente:

        «1. Entro il termine dello stato di emergenza fissato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 25 gennaio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2 febbraio 2007, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi provenienti dalle attività di selezione, trattamento e raccolta di rifiuti solidi urbani nella regione Campania, anche al fine di evitare l'insorgere di nuove situazioni emergenziali, sono attivati, anche in deroga a specifiche disposizioni vigenti in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione per la difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, nel rispetto dei princìpi fondamentali in materia di tutela della salute e dell'ambiente e salvo l'obbligo per il Commissario delegato di assicurare le misure occorrenti alla tutela della salute e dell'ambiente, i siti da destinare a discarica presso i seguenti comuni: Serre in provincia di Salerno, Savignano Irpino in provincia di Avellino, Terzigno in provincia di Napoli e Sant'Arcangelo Trimonte in provincia di Benevento»;

            il comma 3 è sostituito dal seguente:

        «3. L'uso finale del sito ubicato all'interno del Parco nazionale del Vesuvio, nel comune di Terzigno di cui al comma 1, è consentito per il solo recapito di frazione organica stabilizzata ed esclusivamente ai fini di ricomposizione morfologica del sito medesimo. Il Commissario delegato assicura la ricomposizione morfologica del sito utilizzato e l'adozione delle occorrenti misure di mitigazione ambientale, ivi compresa la bonifica e messa in sicurezza dei siti di smaltimento incontrollato di rifiuti esistenti nel territorio del comune di Terzigno, mediante la predisposizione di un piano da adottarsi d'intesa con il Presidente della regione Campania e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare»;

            i commi 4 e 5 sono soppressi.

        All'articolo 2:

            al comma 1, capoverso 2:

                al primo periodo, le parole: «trattati dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti della regione» sono sostituite dalle

 


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seguenti: «, prodotte a decorrere dalla data del 15 dicembre 2005, trattati dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti della regione in conformità al Piano di cui all'articolo 3, comma 1-ter» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, in modo da garantire in ogni caso l'affidabilità di tali soggetti in ordine alla regolare ed efficace gestione del servizio»;

                al secondo periodo, la parola: «previa» è sostituita dalle seguenti: «anche tramite» e le parole: «del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2006, n. 290» sono sostituite dalle seguenti: «del presente decreto»;

                il terzo periodo è soppresso;

                è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il Commissario delegato, preliminarmente alla requisizione, assicura la ricognizione delle cave dismesse della regione, selezionando su tale base quelle che non presentano profili di rischio dal punto di vista ambientale e sanitario»;

            dopo il comma 1 è inserito il seguente:

        «1-bis. Il Commissario delegato, qualora le discariche situate in Campania siano allocate in prossimità di centri abitati ricadenti in altre regioni, adotta ogni provvedimento sentiti i Presidenti delle regioni confinanti»;

            al comma 2, le parole: «è elevato a non più di» sono sostituite dalle seguenti: «non può superare le».

        All'articolo 3:

            al comma 1, le parole: «del territorio» sono sostituite dalle seguenti: «nel territorio» e le parole da: «contermine» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «contermine a quello della discarica "Masseria Riconta" - e nelle aree protette e nei siti di bonifica di interesse nazionale, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 1, non possono essere localizzati ulteriori siti di smaltimento finale di rifiuti»;

            dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

        «1-bis. Con riferimento a quanto disposto dall'articolo 1 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3596 del 15 giugno 2007, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 138 del 16 giugno 2007, decorso il termine di venti giorni dall'inizio del conferimento dei rifiuti nel sito di Difesa Grande, non possono essere ulteriormente localizzati nuovi siti di smaltimento finale nel territorio del comune di Ariano Irpino e il sito di Difesa Grande è definitivamente chiuso»;

            nella rubrica dell'articolo le parole: «in alcuni comuni della provincia di Napoli» sono soppresse.

 


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        All'articolo 4:

            al comma 2, le parole: «, limitatamente alla durata ivi prevista, i contratti già stipulati alla» sono sostituite dalle seguenti: «i contratti già stipulati, nonché quelli in corso di esecuzione anche con eventuali proroghe già concordate tra le parti prima della»;

            al comma 3, le parole: «Qualora i consorzi» sono sostituite dalle seguenti: «Il Commissario delegato propone alla regione di disporre l'accorpamento dei consorzi ovvero il loro scioglimento, qualora i consorzi»; la parola: «significativo» è soppressa; le parole: «, il Commissario delegato può disporre l'accorpamento dei consorzi, ovvero il loro scioglimento» sono soppresse ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In particolare dovranno essere assunte misure tali, anche attraverso sistemi di raccolta differenziata a domicilio, da raggiungere l'obiettivo minimo di raccolta differenziata di cui ai commi 1108 e 1109 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296»;

            dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

        «3-bis. I consorzi predispongono, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, appositi piani economico-finanziari, che sono approvati dal Commissario delegato e che contengono tutti gli elementi indispensabili ai fini della valutazione della congruità e della sostenibilità dei costi, dei ricavi e degli investimenti anche con riferimento ai riflessi tariffari sulle utenze».

        All'articolo 5:

            al comma 1, le parole: «poste in essere» sono sostituite dalle seguenti: «previsti dal presente decreto e che sono attuati».

        All'articolo 6:

            al comma 1, dopo le parole: «sono nominati sub-commissari» sono inserite le seguenti: «a titolo gratuito»; le parole: «ed attuano» sono sostituite dalle seguenti: «: essi concorrono alla programmazione ed attuano nei rispettivi ambiti provinciali» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, con particolare riferimento all'impiantistica e all'esigenza di incrementare la raccolta differenziata».

        All'articolo 7, comma 1:

            il primo periodo è sostituito dal seguente: «In deroga all'articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, i comuni della regione Campania adottano immediatamente le iniziative urgenti per assicurare che, a decorrere dal 1o gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della determinazione della tassa di smaltimento dei rifiuti

 


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solidi urbani e della tariffa igiene ambientale (TIA) siano applicate misure tariffarie per garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti indicati in appositi piani economico-finanziari redatti tenendo conto anche delle indicazioni contenute nei piani di cui all'articolo 4»;

            al secondo periodo, le parole da: «si applicano» fino alla fine del periodo sono sostituite dalle seguenti: «si applicano le sanzioni di cui all'articolo 141, comma 1, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, previa diffida ad adempiere e successiva nomina, in caso di inottemperanza, di un apposito commissario da parte del prefetto per l'approvazione delle delibere necessarie».

        L'articolo 8 è sostituito dal seguente:

        «Art. 8. - (Clausola di invarianza della spesa). - 1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.
        2. Il Commissario delegato provvede alle attività di sua pertinenza previste dal presente decreto nell'ambito delle risorse disponibili sulla contabilità speciale.
        3. Ai fini del rispetto di quanto previsto nel comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui al presente decreto e riferisce bimestralmente al Parlamento in merito all'utilizzo delle risorse disponibili sulla contabilità speciale di cui al comma 2».

        All'articolo 9, comma 1, capoverso 1-ter:

            il primo periodo è sostituito dal seguente: «Il Commissario delegato adotta, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente comma, d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti la Consulta regionale per la gestione dei rifiuti nella regione Campania e il Commissario per la bonifica, il Piano per la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti per la regione Campania»;

            al secondo periodo, le parole: «che dovranno operare per ciascuna provincia, ovvero per ciascuno degli ambiti territoriali interprovinciali che potranno essere individuati d'intesa fra le province interessate» sono soppresse;

            sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Per la redazione del Piano di cui al presente comma il Commissario delegato si avvale delle strutture operative nazionali del Servizio nazionale della protezione civile nonché del concorso delle amministrazioni e degli enti pubblici. Il Piano, oltre al conseguimento degli obiettivi di raccolta differenziata, assicura anche la piena tracciabilità del ciclo dei rifiuti, l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, metodi di trattamento biologico ed

 


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un elevato livello di tutela ambientale e sanitaria. Il Commissario delegato, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, assicura, nel limite massimo delle risorse disponibili per la gestione commissariale, l'individuazione di siti idonei per la realizzazione di impianti di compostaggio e la prevista messa a norma di almeno uno degli impianti esistenti di produzione di combustibile da rifiuti ai fini della produzione di combustibile da rifiuti di qualità e di frazione organica stabilizzata di qualità».

 


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Decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 108 dell'11 maggio 2007.

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

Interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

 

        Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

 

 

        Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di attuare un quadro di adeguate iniziative volte al definitivo superamento dell'emergenza nel settore dei rifiuti in atto nel territorio della regione Campania;

 

 

        Considerata la gravità del contesto socio-economico-ambientale derivante dalla situazione di emergenza in atto, suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della popolazione della regione Campania, attualmente esposta al pericolo di epidemie e altri pregiudizi alla salute;

 

 

        Considerate le possibili ripercussioni sull'ordine pubblico;

 

 

        Tenuto conto della necessità e dell'assoluta urgenza di individuare discariche utilizzabili per conferire i rifiuti solidi urbani prodotti nella regione Campania;

 

 

        Considerato il rischio di incendi dei rifiuti attualmente stoccati presso gli impianti di selezione e trattamento, ovvero abbandonati sull'intero territorio campano, e della conseguente emissione di sostanze inquinanti nell'atmosfera;

 

 

        Tenuto conto dell'imminente paralisi della gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti nella regione Campania;

 

 

        Ravvisata l'esigenza di disporre per legge l'individuazione e la realizzazione delle discariche necessarie per lo smaltimento dei rifiuti a fronte dell'impossibilità di provvedervi in via amministrativa;

 

 

        Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;

 


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        Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell'11 maggio 2007;

 

 

e m a n a

 

il seguente decreto-legge:

 

 

Articolo 1.

(Apertura discariche e messa in sicurezza).

 

Articolo 1.

(Apertura discariche e messa in sicurezza).

 

        1. Entro il termine dello stato di emergenza, fissato dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 25 gennaio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2 febbraio 2007, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani o speciali non pericolosi anche provenienti dalle attività di selezione, trattamento e raccolta dei rifiuti solidi urbani nella regione Campania, sono attivati i siti da destinare a discarica presso i seguenti comuni: Serre in provincia di Salerno, Savignano Irpino in provincia di Avellino, Terzigno in provincia di Napoli e Sant'Arcangelo Trimonte in provincia di Benevento.

 

        1. Entro il termine dello stato di emergenza fissato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 25 gennaio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2 febbraio 2007, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi provenienti dalle attività di selezione, trattamento e raccolta di rifiuti solidi urbani nella regione Campania, anche al fine di evitare l'insorgere di nuove situazioni emergenziali, sono attivati, anche in deroga a specifiche disposizioni vigenti in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione per la difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, nel rispetto dei princìpi fondamentali in materia di tutela della salute e dell'ambiente e salvo l'obbligo per il Commissario delegato di assicurare le misure occorrenti alla tutela della salute e dell'ambiente, i siti da destinare a discarica presso i seguenti comuni: Serre in provincia di Salerno, Savignano Irpino in provincia di Avellino, Terzigno in provincia di Napoli e Sant'Arcangelo Trimonte in provincia di Benevento.

        2. L'utilizzo del sito di Serre in provincia di Salerno è consentito fino alla realizzazione di un nuovo sito idoneo per lo smaltimento dei rifiuti individuato dal Presidente della provincia di Salerno.

        2. Identico.

        3. L'uso del sito ubicato nel comune di Terzigno di cui al comma 1 è consentito fino al completamento delle attività di collaudo ed alla messa in esercizio a regime del termovalorizzatore di Acerra. Il Commissario delegato assicura la ricomposizione morfologica del sito utilizzato e l'adozione delle occorrenti misure di mitigazione ambientale, ivi compresa la bonifica e messa in sicurezza dei siti di smaltimento incontrollato di rifiuti esistenti nel medesimo territorio, mediante la predisposizione di un apposito piano da adottarsi d'intesa con il Presidente della regione Campania, sentito il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

        3. L'uso finale del sito ubicato all'interno del Parco nazionale del Vesuvio, nel comune di Terzigno di cui al comma 1, è consentito per il solo recapito di frazione organica stabilizzata ed esclusivamente ai fini di ricomposizione morfologica del sito medesimo. Il Commissario delegato assicura la ricomposizione morfologica del sito utilizzato e l'adozione delle occorrenti misure di mitigazione ambientale, ivi compresa la bonifica e messa in sicurezza dei siti di smaltimento incontrollato di rifiuti esistenti nel territorio del comune di Terzigno, mediante la predisposizione di un piano da adottarsi d'intesa con il Presidente della regione Campania e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

        4. L'utilizzo dei siti di cui al presente articolo è disposto nel rispetto dei princìpi fondamentali dell'ordinamento, anche in deroga alle specifiche disposizioni vigenti in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione per la difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, fatto salvo l'obbligo del Commissario delegato di

        Soppresso.


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assicurare le occorrenti misure volte alla tutela della salute e dell'ambiente.

 

        5. Con apposite ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottate ai sensi dell'articolo 5, comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, possono essere definite ulteriori misure compensative in favore dei comuni di cui al comma 1.

        Soppresso.

 

Articolo 2.

(Affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti).

 

Articolo 2.

(Affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti).

 

        1. All'articolo 3 del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2006, n. 290, il comma 2 è sostituito dal seguente:

 

        1. Identico:

 

      «2. Il Commissario delegato, con le necessarie garanzie ambientali e sanitarie, individua in via di somma urgenza, fatta salva la normativa antimafia, anche mediante affidamenti diretti a soggetti diversi dalle attuali società affidatarie del servizio e, ove occorra, in deroga all'articolo 113, comma 6, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e all'articolo 202 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le soluzioni ottimali per il trattamento e per lo smaltimento dei rifiuti e per l'eventuale smaltimento delle balle di rifiuti trattati dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti della regione. Il Commissario delegato può altresì utilizzare, previa requisizione, gli impianti, le cave dismesse o abbandonate, le discariche che presentano volumetrie disponibili, con le modalità di cui all'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2006, n. 290, anche sottoposti a provvedimenti di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria; l'efficacia di detti provvedimenti è sospesa dal momento dell'adozione del provvedimento di requisizione da parte del Commissario delegato e fino alla cessazione dello stato d'emergenza; in tali casi il Commissario delegato assume la gestione fino alla cessazione dello stato di emergenza e adotta le necessarie misure di protezione volte ad assicurare la tutela della salute e dell'ambiente, nonché la progressiva eliminazione delle situazioni di pericolo eventualmente esistenti. I siti così individuati sono sottratti all'adozione di misure cautelari reali fino alla cessazione dello stato d'emergenza.».

 

      «2. Il Commissario delegato, con le necessarie garanzie ambientali e sanitarie, individua in via di somma urgenza, fatta salva la normativa antimafia, anche mediante affidamenti diretti a soggetti diversi dalle attuali società affidatarie del servizio e, ove occorra, in deroga all'articolo 113, comma 6, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e all'articolo 202 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le soluzioni ottimali per il trattamento e per lo smaltimento dei rifiuti e per l'eventuale smaltimento delle balle di rifiuti, prodotte a decorrere dalla data del 15 dicembre 2005, trattati dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti della regione in conformità al Piano di cui all'articolo 3, comma 1-ter, in modo da garantire in ogni caso l'affidabilità di tali soggetti in ordine alla regolare ed efficace gestione del servizio. Il Commissario delegato può altresì utilizzare, anche tramite requisizione, gli impianti, le cave dismesse o abbandonate, le discariche che presentano volumetrie disponibili, con le modalità di cui all'articolo 5, comma 2, del presente decreto, anche sottoposti a provvedimenti di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria; l'efficacia di detti provvedimenti è sospesa dal momento dell'adozione del provvedimento di requisizione da parte del Commissario delegato e fino alla cessazione dello stato d'emergenza; in tali casi il Commissario delegato assume la gestione fino alla cessazione dello stato di emergenza e adotta le necessarie misure di protezione volte ad assicurare la tutela della salute e dell'ambiente, nonché la progressiva eliminazione delle situazioni di pericolo eventualmente esistenti. Il Commissario delegato, preliminarmente alla requisizione, assicura la ricognizione delle cave dismesse della regione, selezionando su tale base quelle che non presentano profili di rischio dal punto di vista ambientale e sanitario».

 

 

        1-bis. Il Commissario delegato, qualora le discariche situate in Campania siano allocate in prossimità di centri abitati ricadenti in altre regioni, adotta ogni provvedimento sentiti i Presidenti delle regioni confinanti.


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        2. Tenuto conto della grave situazione in atto nel territorio della regione Campania in materia di rifiuti, al fine di consentire anche l'espletamento delle attività di presidio dei siti da destinare a discarica, il personale di cui all'articolo 1, comma 8, del decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21, è elevato a non più di trenta unità.

        2. Tenuto conto della grave situazione in atto nel territorio della regione Campania in materia di rifiuti, al fine di consentire anche l'espletamento delle attività di presidio dei siti da destinare a discarica, il personale di cui all'articolo 1, comma 8, del decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21, non può superare le trenta unità.

 

Articolo 3.

(Divieto di localizzazione di nuovi siti di smaltimento finale di rifiuti in alcuni comuni della provincia di Napoli).

 

Articolo 3.

(Divieto di localizzazione di nuovi siti di smaltimento finale di rifiuti).

 

        1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed in assenza di interventi di riqualificazione o di opere di bonifica del territorio dell'area «Flegrea» - ricompresa nei comuni di Giugliano in Campania, Villaricca, Qualiano e Quarto in provincia di Napoli, per il territorio contermine a quello della discarica «Masseria Riconta» - non possono essere ulteriormente localizzati nuovi siti di smaltimento finale di rifiuti.

 

        1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed in assenza di interventi di riqualificazione o di opere di bonifica nel territorio dell'area «Flegrea» - ricompresa nei comuni di Giugliano in Campania, Villaricca, Qualiano e Quarto in provincia di Napoli, per il territorio contermine a quello della discarica «Masseria Riconta» - e nelle aree protette e nei siti di bonifica di interesse nazionale, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 1, non possono essere localizzati ulteriori siti di smaltimento finale di rifiuti.

 

        1-bis. Con riferimento a quanto disposto dall'articolo 1 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3596 del 15 giugno 2007, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 138 del 16 giugno 2007, decorso il termine di venti giorni dall'inizio del conferimento dei rifiuti nel sito di Difesa Grande, non possono essere ulteriormente localizzati nuovi siti di smaltimento finale nel territorio del comune di Ariano Irpino e il sito di Difesa Grande è definitivamente chiuso.

 

Articolo 4.

(Consorzi di bacino).

 

Articolo 4.

(Consorzi di bacino).

 

        1. I comuni della regione Campania sono obbligati ad avvalersi, in via esclusiva, per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata, dei consorzi costituiti ai sensi dell'articolo 6 della legge della regione Campania 10 febbraio 1993, n. 10, che utilizzano i lavoratori assegnati in base all'ordinanza del Ministro dell'interno delegato al coordinamento della protezione civile n. 2948 del 25 febbraio 1999, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 50 del 2 marzo 1999.

 

        1. Identico.

        2. Sono fatti salvi, limitatamente alla durata ivi prevista, i contratti già stipulati alla data di entrata in vigore del presente decreto, tra i comuni e i soggetti, anche privati, per l'affidamento della raccolta sia del rifiuto differenziato che indifferenziato.

        2. Sono fatti salvi i contratti già stipulati, nonché quelli in corso di esecuzione anche con eventuali proroghe già concordate tra le parti prima della data di entrata in vigore del presente decreto, tra i comuni e i soggetti, anche privati, per l'affidamento della raccolta sia del rifiuto differenziato che indifferenziato.


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        3. Qualora i consorzi non adottino le misure prescritte da una specifica ordinanza commissariale, nel termine di novanta giorni dalla sua adozione, per l'incremento significativo dei livelli di raccolta differenziata degli imballaggi primari e della frazione organica, dei rifiuti ingombranti, nonché della frazione valorizzabile di carta, plastica, vetro, legno, metalli ferrosi e non ferrosi, il Commissario delegato può disporre l'accorpamento dei consorzi, ovvero il loro scioglimento.

        3. Il Commissario delegato propone alla regione di disporre l'accorpamento dei consorzi ovvero il loro scioglimento, qualora i consorzi non adottino le misure prescritte da una specifica ordinanza commissariale, nel termine di novanta giorni dalla sua adozione, per l'incremento dei livelli di raccolta differenziata degli imballaggi primari e della frazione organica, dei rifiuti ingombranti, nonché della frazione valorizzabile di carta, plastica, vetro, legno, metalli ferrosi e non ferrosi. In particolare dovranno essere assunte misure tali, anche attraverso sistemi di raccolta differenziata a domicilio, da raggiungere l'obiettivo minimo di raccolta differenziata di cui ai commi 1108 e 1109 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

 

        3-bis. I consorzi predispongono, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, appositi piani economico-finanziari, che sono approvati dal Commissario delegato e che contengono tutti gli elementi indispensabili ai fini dalla valutazione della congruità e della sostenibilità dei costi, dei ricavi e degli investimenti anche con riferimento ai riflessi tariffari sulle utenze.

 

Articolo 5.

(Attuazione di misure emergenziali).

 

Articolo 5.

(Attuazione di misure emergenziali).

 

        1. Al fine di assicurare il conseguimento dell'obiettivo del superamento dell'emergenza in atto nel territorio della regione Campania, i prefetti della regione Campania, per quanto di competenza, anche ai sensi del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, assumono ogni necessaria determinazione per assicurare piena effettività agli interventi ed alle iniziative poste in essere dal Commissario delegato.

 

        1. Al fine di assicurare il conseguimento dell'obiettivo del superamento dell'emergenza in atto nel territorio della regione Campania, i prefetti della regione Campania, per quanto di competenza, anche ai sensi del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, assumono ogni necessaria determinazione per assicurare piena effettività agli interventi ed alle iniziative previsti dal presente decreto e che sono attuati dal Commissario delegato.

 

Articolo 6.

(Nomina a sub-commissari dei Presidenti delle province).

 

Articolo 6.

(Nomina a sub-commissari dei Presidenti delle province).

 

        1. Al fine di accelerare le iniziative dirette alla tempestiva restituzione dei poteri agli enti ordinariamente competenti, in un quadro di autosufficienza degli ambiti provinciali, i Presidenti delle province della regione Campania sono nominati sub-commissari ed attuano d'intesa con il Commissario delegato le iniziative necessarie ad assicurare la piena realizzazione del ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale.

 

        1. Al fine di accelerare le iniziative dirette alla tempestiva restituzione dei poteri agli enti ordinariamente competenti, in un quadro di autosufficienza degli ambiti provinciali, i Presidenti delle province della regione Campania sono nominati sub-commissari a titolo gratuito: essi concorrono alla programmazione ed attuano nei rispettivi ambiti provinciali d'intesa con il Commissario delegato le iniziative necessarie ad assicurare la piena realizzazione del ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale, con particolare riferimento all'impiantistica e all'esigenza di incrementare la raccolta differenziata.

        2. Il comma 3 dell'articolo 1 del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2006, n. 290, è abrogato.

        2. Identico.


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        3. Con appositi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottati ai sensi dell'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, su proposta del Commissario delegato, si provvede alla revoca della dichiarazione dello stato d'emergenza anche limitatamente a singoli ambiti provinciali che presentano sufficiente dotazione impiantistica per assicurare in via ordinaria il ciclo dei rifiuti.

        3. Identico.

 

Articolo 7.

(Tariffe).

 

Articolo 7.

(Tariffe).

 

        1. In deroga all'articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, i comuni della regione Campania adottano immediatamente le iniziative urgenti per assicurare che, a decorrere dal 1o gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, siano applicate misure tariffarie per garantire complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti. Ai comuni che non provvedono nei termini previsti si applicano le disposizioni di cui all'articolo 141, comma 1, lettera a), del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

 

        1. In deroga all'articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, i comuni della regione Campania adottano immediatamente le iniziative urgenti per assicurare che, a decorrere dal 1o gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della determinazione della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e della tariffa igiene ambientale (TIA) siano applicate misure tariffarie per garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti indicati in appositi piani economico-finanziari redatti tenendo conto anche delle indicazioni contenute nei piani di cui all'articolo 4. Ai comuni che non provvedono nei termini previsti si applicano le sanzioni di cui all'articolo 141, comma 1, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, previa diffida ad adempiere e successiva nomina, in caso di inottemperanza, di un apposito commissario da parte del prefetto per l'approvazione delle delibere necessarie.

 

Articolo 8.

(Clausola di invarianza della spesa).

 

Articolo 8.

(Clausola di invarianza della spesa).

 

        1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

 

        1. Identico.

        2. Il Commissario delegato provvede alle attività di sua pertinenza previste dal presente decreto nell'ambito delle risorse disponibili sulla contabilità speciale.

        2. Identico.

 

        3. Ai fini del rispetto di quanto previsto nel comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui al presente decreto e riferisce bimestralmente al Parlamento in merito all'utilizzo delle risorse disponibili sulla contabilità speciale di cui al comma 2.

 

Articolo 9.

(Piano per il ciclo integrato dei rifiuti).

 

Articolo 9.

(Piano per il ciclo integrato dei rifiuti).

 

        1. All'articolo 3 del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2006, n. 290, il comma 1-ter è sostituito dal seguente:

 

        1. Identico:

 

      «1-ter. In sostituzione del Piano regionale di gestione dei rifiuti, il Commissario delegato adotta, entro novanta giorni dalla data di

 

      «1-ter. Il Commissario delegato adotta, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente comma, d'intesa con il Ministro


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entrata in vigore del presente comma, sentita la Consulta regionale per la gestione dei rifiuti nella regione Campania, nonché il Commissario per la bonifica, il Piano per la realizzazione di un ciclo industriale integrato dei rifiuti per la regione Campania. Il Piano prevede, in armonia con la legislazione comunitaria, le priorità delle azioni di prevenzione nella produzione, riutilizzo, riciclaggio del materiale, recupero di energia e smaltimento e contiene l'indicazione del numero e della rispettiva capacità produttiva degli impianti che dovranno operare per ciascuna provincia, ovvero per ciascuno degli ambiti territoriali interprovinciali che potranno essere individuati d'intesa fra le province interessate.».

dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti la Consulta regionale per la gestione dei rifiuti nella regione Campania e il Commissario per la bonifica, il Piano per la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti per la regione Campania. Il Piano prevede, in armonia con la legislazione comunitaria, le priorità delle azioni di prevenzione nella produzione, riutilizzo, riciclaggio del materiale, recupero di energia e smaltimento e contiene l'indicazione del numero e della rispettiva capacità produttiva degli impianti. Per la redazione del Piano di cui al presente comma il Commissario delegato si avvale delle strutture operative nazionali del Servizio nazionale della protezione civile nonché del concorso delle amministrazioni e degli enti pubblici. Il Piano, oltre al conseguimento degli obiettivi di raccolta differenziata, assicura anche la piena tracciabilità del ciclo dei rifiuti, l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, metodi di trattamento biologico ed un elevato livello di tutela ambientale e sanitaria. Il Commissario delegato, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, assicura, nel limite massimo delle risorse disponibili per la gestione commissariale, l'individuazione di siti idonei per la realizzazione di impianti di compostaggio e la prevista messa a norma di almeno uno degli impianti esistenti di produzione di combustibile da rifiuti ai fini della produzione di combustibile da rifiuti di qualità e di frazione organica stabilizzata di qualità».

 

Articolo 10.

(Entrata in vigore).

 

 

        1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

 

 

        Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

 

 

        Dato a Roma, addì 11 maggio 2007.

 

 

NAPOLITANO

 

Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri.
Padoa Schioppa, Ministro dell'economia e delle finanze.

Visto, il Guardasigilli: Mastella.

 

 

XV LEGISLATURA

 

 

CAMERA DEI DEPUTATI

 

   N. 2826-A




 


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DISEGNO DI LEGGE

 

APPROVATO DAL SENATO DELLA REPUBBLICA

il 20 giugno 2007 (v. stampato Senato n. 1566)

 

presentato dal presidente del consiglio dei ministri

(PRODI)

 

di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze

(PADOA SCHIOPPA)

 

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti

 

Trasmesso dal Presidente del Senato della Repubblica

il 22 giugno 2007

 

(Relatore: MARGIOTTA)

 


NOTA: Il presente stampato contiene i pareri espressi dal Comitato per la legislazione, dalle Commissioni permanenti I (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni), II (Giustizia), IV (Difesa), VI (Finanze), X (Attività produttive, commercio e turismo), XI (Lavoro pubblico e privato), XII (Affari sociali) e XIV (Politiche dell'Unione europea) e dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali sul disegno di legge n. 2826. L'VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici), il 27 giugno 2007, ha deliberato di riferire favorevolmente sul disegno di legge, nel testo trasmesso dal Senato. In pari data, la Commissione ha chiesto di essere autorizzata a riferire oralmente. Per il testo del disegno di legge si rinvia allo stampato n. 2826.

 


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PARERE DEL COMITATO PER LA LEGISLAZIONE

 

        Il Comitato per la legislazione,

            esaminato il disegno di legge n. 2826 e rilevato che:

                esso reca un contenuto omogeneo, volto a fronteggiare le difficoltà legate alla gestione dei rifiuti nella Regione Campania;

                disciplina una materia il cui tessuto normativo è particolarmente complesso ed articolato, in virtù dei frequenti interventi legislativi in tempi recenti (da ultimo, il decreto-legge n. 263 del 2006, convertito con modificazioni dalla legge n. 290 del 2006); nonché di ulteriori atti, anch'essi di recente emanazione (ad esempio, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di dichiarazione dello stato di emergenza nella regione Campania; l'ordinanza della medesima autorità volta alla riapertura temporanea di una discarica, eccetera), inoltre, in analogia con i precedenti, il decreto in esame autorizza l'adozione di ulteriori determinazioni (l'articolo 4, comma 3, rinvia ad una specifica ordinanza commissariale; l'articolo 6, comma 3, consente l'emanazione di ulteriori ordinanze del Presidente del Consiglio, ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 225 del 1992, per la ridefinizione territoriale dello stato di emergenza); l'intreccio di tali strumenti rende dunque non facile la ricognizione della normativa concretamente vigente, anche in ragione della difficoltà di inquadrare - in una rigorosa gerarchia delle fonti del diritto - provvedimenti di diversa natura e destinati a produrre, dunque, effetti atipici sul piano normativo, amministrativo e anche giudiziario;

                in particolare, all'articolo 2, autorizza il commissario delegato ad adottare provvedimenti di requisizione idonei a produrre anche la sospensione dell'efficacia di provvedimenti di sequestro dell'autorità giudiziaria fino alla cessazione dello stato d'emergenza;

                reca, in alcuni casi, una ridefinizione di elementi già disciplinati da precedenti provvedimenti, senza realizzare un adeguato coordinamento con la normativa previgente (ad esempio, il comma 2 dell'articolo 2 modifica, in modo non testuale, il decreto legge n. 245 del 2005);

                non è corredato della relazione sull'analisi tecnico-normativa (ATN);

                non è corredato della relazione sull'analisi di impatto della regolamentazione (AIR);

                ritiene che, per la conformità ai parametri stabiliti dagli articoli 16-bis, e 96-bis del Regolamento, non vi sia nulla da osservare.

 


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PARERE DELLA I COMMISSIONE PERMANENTE

(Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni)

 

        Il Comitato permanente per i pareri della I Commissione,

            esaminato, per gli aspetti di competenza della I Commissione Affari costituzionali, il disegno di legge del Governo n. 2826, approvato, con modificazioni, dal Senato, di conversione del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti;

            rilevato che le disposizioni da esso recate sono essenzialmente finalizzate ad assicurare sul territorio della Campania la tutela della salute pubblica e a porre rimedio a una situazione che suscita allarme anche sotto il profilo dell'ordine pubblico;

            osservato che:

                l'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;

                l'articolo 117, secondo comma, lettere s) e g), attribuisce alla competenza esclusiva dello Stato le materie «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema» e «organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali»;

                l'articolo 117, terzo comma, attribuisce alla competenza legislativa concorrente tra Stato e regioni la materia «protezione civile»;

                rilevato che non sussistono motivi di rilievo sugli aspetti di legittimità costituzionale;

        esprime

PARERE FAVOREVOLE

 

 

 

PARERE DELLA II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)

 

        La II Commissione,

            esaminato il disegno di legge in oggetto,

            osservato che, ai sensi delle modifiche apportate dall'articolo 2 del decreto-legge all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 263 del

 


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2006, è attribuito al Commissario delegato il potere di requisire beni sottoposti a sequestro giudiziario al fine di destinarli temporaneamente allo smaltimento dei rifiuti;

            sottolineata l'esigenza che la Commissione di merito valuti l'opportunità di prevedere che la requisizione sia condizionata alla previa revoca del sequestro da parte dell'autorità giudiziaria, la quale potrà così valutare se la requisizione del bene sequestrato possa ostacolare l'acquisizione di prove dirette all'accertamento di reati;

            espresse perplessità sulla scelta di utilizzare l'istituto della requisizione senza specificarne la disciplina e quindi prevedendo implicitamente l'applicazione della normativa vigente, in base alla quale, ad esempio, avrebbe diritto all'indennizzo anche il proprietario del bene sequestrato dall'autorità giudiziaria;

            esprime

PARERE FAVOREVOLE

 

        con le seguenti osservazioni:

            1) all'articolo 2, comma 1, capoverso, la Commissione di merito valuti l'opportunità di prevedere che la requisizione di beni sequestrati dall'autorità giudiziaria sia condizionata dalla previa revoca del provvedimento sequestro da parte dell'autorità medesima;

            2) all'articolo 2, comma 1, capoverso, la Commissione di merito valuti l'opportunità di prevedere una disciplina speciale della requisizione ovvero delle deroghe alla disciplina generale.

 

PARERE DELLA IV COMMISSIONE PERMANENTE

(Difesa)

 

PARERE FAVOREVOLE

 

 

PARERE DELLA VI COMMISSIONE PERMANENTE

(Finanze)

 

        La VI Commissione,

            esaminato, ai sensi dell'articolo 73, comma 1-bis del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria, il disegno di

 


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legge n. 2826, approvato dal Senato, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti,

            esprime

PARERE FAVOREVOLE

 

 

PARERE DELLA X COMMISSIONE PERMANENTE

(Attività produttive, commercio e turismo)

 

        La X Commissione,

            esaminato il testo del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti, come modificato nel corso dell'esame del Senato della Repubblica;

            considerato che il decreto individua i siti ove saranno realizzate le prossime discariche individuando al contempo misure ambientali compensative e vietando l'utilizzo di zone già utilizzate nel passato e quindi sature;

            valutata la delicatezza dei compiti attribuiti al Commissario delegato del Governo finalizzati a potere operare in un contesto ambientale caratterizzato da una grave situazione di emergenza;

            rilevata l'accurata definizione dei contenuti del Piano per la realizzazione di un ciclo integrato di rifiuti per la regione Campania che il Commissario deve adottare con le finalità di incrementare la raccolta differenziata, individuare meccanismi adeguati a garantire la tracciabilità del ciclo dei rifiuti, indicare le migliori tecnologie disponibili per i metodi di trattamento biologico dei rifiuti;

            indicando in tal senso l'opportunità di prevedere all'interno del Piano anche indicazioni finalizzate a favorire le operazioni di riciclo di quei rifiuti che possono andare a costituire materie prime secondarie riutilizzabili per le attività produttive, anziché essere utilizzati direttamente nella produzione di energia tramite incenerimento;

        esprime

PARERE FAVOREVOLE

 


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        con la seguente osservazione:

            che nella predisposizione del piano per la realizzazione del ciclo integrato dei rifiuti il Commissario delegato preveda di avvalersi anche della collaborazione degli enti tecnici nazionali quali, a titolo esemplificativo, l'APAT.

 

PARERE DELLA XI COMMISSIONE PERMANENTE

(Lavoro pubblico e privato)

 

PARERE FAVOREVOLE

 

 

PARERE DELLA XII COMMISSIONE PERMANENTE

(Affari sociali)

 

        La XII Commissione,

            esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge n. 2826 Governo, approvato dal Senato, recante «DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania»;

            ritenuto che l'articolo 1, nel disporre che i siti da destinare a discarica siano individuati anche in deroga alle disposizioni vigenti in materia igienico-sanitaria, garantisce che siano comunque rispettati i principi fondamentali in materia di tutela della salute;

            considerato tuttavia che sarebbe comunque opportuna una attività di costante monitoraggio e controllo da parte del Ministero della salute sul rispetto di tali principi nelle varie fasi di attuazione del provvedimento;

        esprime

PARERE FAVOREVOLE

 


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PARERE DELLA XIV COMMISSIONE PERMANENTE

(Politiche dell'Unione europea)

 

PARERE FAVOREVOLE

 

 

PARERE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI

 

        La Commissione parlamentare per le questioni regionali,

            esaminato il testo del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge n. 61 del 2007, approvato dal Senato, in corso di esame presso la VIII Commissione della Camera, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti, e su cui la Commissione ha già espresso un parere alla 13a Commissione del Senato in data 31 maggio 2007;

            considerato che il testo contiene disposizioni in materia di gestione e smaltimento di rifiuti, settore che rientra nell'ambito della materia ambientale, assegnata dall'articolo 117, comma 1, lettera s), della Costituzione alla competenza esclusiva dello Stato;

            considerato che il novero dei poteri di deroga consentiti per motivi di protezione civile deve essere inserito in un sistema di collaborazione e ripartizione delle competenze tra Stato ed enti locali, riconoscendo al primo le funzioni di promozione e coordinamento degli interventi ed ai secondi la gestione degli interventi sul territorio;

            valutata l'impostazione del testo in esame, che contempla interventi degli enti locali e della regione nella direzione di una decisione il più possibile partecipata e condivisa sulle misure volte a contrastare l'emergenza, con un maggiore coinvolgimento nel ciclo di gestione e smaltimento rifiuti della regione e dei presidenti delle province;

            considerate le disposizioni di cui all'articolo 2 che, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, stabiliscono che il Commissario delegato, qualora le discariche situate in Campania siano allocate in prossimità di centri abitati ricadenti in altre regioni, adotti ogni provvedimento sentiti i presidenti delle regioni confinanti;

            evidenziato quanto previsto dall'articolo 4, comma 3, che stabilisce, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, che il

 


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Commissario delegato proponga alla regione di sciogliere od accorpare i consorzi di bacino, qualora questi non abbiano assunto iniziative utili all'incremento dei livelli di raccolta differenziata;

            rilevato l'articolo 6, che prevede, per consentire un graduale rientro nelle competenze ordinarie, la nomina dei Presidenti delle province quali sub-commissari per l'emergenza rifiuti, al fine di attuare le iniziative necessarie ad assicurare la realizzazione del ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale;

            considerato che potrebbe apparire non conforme al rispetto delle competenze della regione la previsione di cui all'articolo 9, pur modificata nel corso dell'esame del testo al Senato, che sembra trovare giustificazione solo nel quadro di una effettiva conclusione dello stato di emergenza entro il termine del 31 dicembre 2007 fissato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 25 gennaio 2007;

        esprime

PARERE FAVOREVOLE

 

        con le seguenti osservazioni:

            a) occorre evidenziare, anche in considerazione della durata ultradecennale dello stato di emergenza, che si pone un'esigenza di carattere generale che i perduranti interventi commissariali in deroga alla normativa vigente non incidano sull'assetto organizzativo e sulle competenze regionali e degli enti locali costituzionalmente definite;

            b) occorre altresì evidenziare l'esigenza che lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania debba effettivamente concludersi entro il previsto termine del 31 dicembre 2007, al fine di assicurare l'esercizio dei propri compiti agli enti ordinariamente competenti, non essendo ulteriormente accettabile la perdurante assenza di ruolo delle autonomie locali.


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(omissis)

 

Decreto-legge 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Esame e rinvio).

 

La Commissione inizia l'esame.

 


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Mauro CHIANALE, presidente, avverte che è stato richiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.
Ricorda, quindi, che il disegno di legge in titolo, di cui la Commissione avvia l'esame nella seduta odierna, risulta iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire dalla seduta pomeridiana di mercoledì 27 giugno. Al riguardo, fa presente che l'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione dello scorso 20 giugno, ha convenuto di riservare la corrente seduta all'esame preliminare del provvedimento e di fissare il termine per la presentazione di eventuali emendamenti alle ore 16 di oggi; lo stesso Ufficio di presidenza ha, dunque, concordato che l'esame degli emendamenti si svolga nella seduta di mercoledì 27 giugno, in modo da concludere l'esame in sede referente del provvedimento, una volta acquisiti anche i prescritti pareri, in tempi utili per rispettare i termini fissati nel calendario dell'Assemblea.

Salvatore MARGIOTTA (Ulivo), relatore, ripercorrendo i motivi che sono alla base dell'attuale provvedimento di decretazione d'urgenza, richiama il termine emergenziale prorogato al 31 dicembre con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 gennaio 2007, la perdurante situazione di «evidente» complessità e, infine, la scelta di procedere con questo strumento alla individuazione dei siti delle discariche, che costituisce il «cuore» del decreto-legge in esame. Con riferimento alla situazione di fatto, ricorda che il 31 maggio scorso, in sede di audizione presso la XIII Commissione del Senato, i rappresentanti del Commissariato hanno fornito i seguenti dati: duecentocinquantamila tonnellate di rifiuti accumulate verso i sette impianti ex CDR, trecentottantamila tonnellate accumulate verso i siti di stoccaggio provvisori, trecentomila tonnellate accumulate ancora per strada, per un totale di novecentocinquantamila tonnellate di rifiuti, in tendenziale aumento; inoltre, mentre si era individuato in sede istruttoria come idoneo il sito in località Valle Masseria nel comune di Serre, per settecentomila tonnellate, «tale scelta è stata osteggiata dal Ministro dell'Ambiente, mentre ulteriori polemiche ed opposizioni sono state sollevate alle Autorità locali», il che ha reso necessario emanare il presente decreto-legge.
Ritiene, quindi, di dover preliminarmente formulare un giudizio politico sull'attuale situazione, riconoscendo che si tratta di una situazione negativa, che nuoce fortemente all'immagine del Paese, all'immagine del Mezzogiorno, al turismo ed all'economia dell'intera Campania. Ritiene, peraltro, che la discussione non debba essere indirizzata a fare processi, ma deve essere votata all'approvazione di un decreto-legge la cui urgenza è di tutta evidenza. Trova condivisibile l'impostazione ed i giudizi contenuti nella relazione territoriale sulla Campania, approvata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti approvata nella seduta del 13 giugno 2007, con la quale viene fissato l'obiettivo indifferibile per Governo, Regione, Province e Comuni, nonché Commissario delegato, di intraprendere un percorso mirato al graduale ritorno alla normalità. A tal fine, la relazione indica i seguenti strumenti, che ritiene di dover proporre all'attenzione della Commissione: non alterare la sequenza operativa delineata dal decreto-legge in esame; dare assoluta priorità alla individuazione delle discariche ed avviare, contestualmente, il funzionamento del termovalorizzatore di Acerra; programmare la manutenzione straordinaria, e più in generale il revamping dei sette impianti per la produzione di CDR; avviare e sviluppare le attività di raccolta differenziata.
Allo stesso modo, giudica positivo e degno di attenzione il documento presentato in sede di audizione, il 31 maggio 2007, presso la XIII Commissione del Senato, dai rappresentanti del Commissariato

 


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straordinario. In tale documento, dopo un primo bilancio dell'attività dei sei mesi precedenti, si sottolinea che il problema più importante cui il decreto-legge in esame cerca di rimediare è quello della «individuazione di siti atti a raccogliere più volumetrie possibili di rifiuti, che a causa di una mancata raccolta differenziata e di un mal funzionamento degli impianti di CDR, non possano essere avviati alla termovalorizzazizone, ma stoccati in discarica». Ritiene che questo, come già detto, sia il cuore del problema e il tema più delicato sul piano politico: purtroppo, in Campania le discariche sono ancora elemento centrale, anziché accessorio, del sistema di gestione dei rifiuti e le cronache di questi mesi hanno mostrato quanto sia difficile realizzarle, anche a causa - ritiene di doverlo dire con onestà - di non sempre univoche voci all'interno della maggioranza di Governo e del Governo stesso.
Ricorda, quindi, che il vecchio Piano integrato della Regione Campania prevedeva anzitutto il funzionamento di una serie di impianti di selezione per la produzione di CDR, ma i sette impianti esistenti, però, producono CDR non a norma e, inoltre, la FOS (frazione organica stabilizzata) non è adeguatamente stabilizzata. Inoltre, il Piano prevedeva l'entrata in funzione di due temovalorizzatori: per il primo dei quali, Santa Maria la Fossa, è ancora in corso la procedura di VIA e i tempi previsti per la sua attivazione non sono inferiori a due anni e mezzo (dunque, fino a quel momento saranno sempre necessarie discariche, sia pure con volumetrie via via ridotte); per il secondo - Acerra - si prevede l'integrale completamento entro il 26 novembre 2007. Infine, il vecchio Piano richiamava la necessità di lavorare su impianti di selezione e di incrementare la raccolta differenziata.
Rammenta poi che il decreto-legge n. 263 del 2006, convertito in legge, con modificazioni, con legge n. 290 del 2006, prevede, principalmente: la coincidenza della figura del Commissario con quella del Capo del Dipartimento della protezione civile, fino e non oltre la data del 31 dicembre 2007; l'individuazione di tre sub-commissari la cui figura è soppressa dal presente provvedimento che li sostituisce, a titolo gratuito, con i presidenti delle Province; la riduzione dell'organico della struttura commissariale, passato infatti da 101 a 70 unità; la ridefinizione del servizio di smaltimento dei rifiuti; l'aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti, da parte del Commissario, d'intesa con la Regione Campania e con il Ministero dell'ambiente - in questa parte novellato dall'articolo 9 del provvedimento in esame - sentiti i Comuni e le Province; l'assegnazione al Commissario del compito fondamentale di individuare in via di somma urgenza soluzioni ottimali per lo smaltimento rifiuti e per lo smaltimento delle balle rifiuti trattati (ecoballe), anche in cave dimesse - in questa parte novellato dall'articolo 2 del provvedimento in esame-; la fissazione dell'obiettivo del cinquanta per cento della raccolta differenziata; il raggiungimento, con accordo di programma tra Commissario e CONAI, dell'obiettivo del sessanta per cento per la raccolta di rifiuti di imballaggio; l'utilizzo e la messa in sicurezza di alcune discariche.
Passando all'esame dettagliato delle disposizioni contenute nei dieci articoli del decreto-legge, ricorda che l'articolo 1 individua al comma 1 i siti da destinare a discarica, per rifiuti solidi urbani e per rifiuti speciali non pericolosi, fino alla fine dello stato di emergenza. Nella norma non compare nessun sito della provincia di Caserta, in quanto dotata della discarica di Lo Uttaro. Rileva, altresì, che con un'importante modifica introdotta al Senato l'attivazione di tali discariche è prevista anche in deroga a specifiche disposizioni vigenti in materia ambientale, paesaggistico-teritoriale, di pianificazione per la difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, nel rispetto dei principi fondamentali in materia di tutela della salute e dell'ambiente e salvo l'obbligo di assicurare le misure occorrenti alla tutela della salute e dell'ambiente. Il comma 2 dell'articolo 1

 


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limita, invece, l'utilizzazione del sito di Serre fino alla individuazione, da parte del presidente della provincia di Salerno, di un nuovo sito idoneo. Il successivo comma 3 individua l'uso finale del sito di Terzigno per il solo recapito della FOS ed esclusivamente ai fini di ricomposizione morfologica del sito medesimo.
Rileva che l'articolo 2, sostanzialmente modificato dal Senato, al comma 1 novella l'articolo 3, comma 2, del precedente decreto-legge n. 263 del 2006, in materia di affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti. In particolare: il Commissario individua, anche mediante affidamenti diretti in deroga alla normativa vigente, le soluzioni ottimali per lo smaltimento dei rifiuti, e per lo smaltimento delle balle prodotte dal 15 dicembre 2005, eventualmente anche mediante requisizione di impianti, cave dimesse e discariche, anche sottoposti a provvedimenti di sequestro da parte dell'Autorità giudiziaria. Il successivo comma 1-bis prevede che, nel caso in cui le discariche, situate in Campania, siano allocate in prossimità di centri abitati ricadenti in altre regioni, ogni provvedimento è adottato sentiti i presidenti delle regioni confinanti. Con il comma 2 viene quindi elevato da quindici a trenta unità il personale appartenente all'Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, al Corpo Forestale dello Stato, a disposizione della Protezione Civile, al fine di consentire l'efficace espletamento dell'attività di presidio dei siti da destinare a discarica. L'articolo 3 vieta, al comma 1, la localizzazione di ulteriori siti di smaltimento finale dei rifiuti nel territorio dell'area Flegrea ricadente nei comuni di Giugliano in Campania, Villaricca, Qualiano e Quarto in provincia di Napoli, nonché nelle aree protette e nei siti di bonifica di interesse nazionale, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 1. Il successivo comma 1-bis dispone che, decorsi venti giorni dall'attivazione - cioè dall'inizio del conferimento - del sito di Difesa Grande nel territorio di Ariano Irpino, il sito è definitivamente chiuso e nel territorio comunale non possono essere localizzati altri siti. L'articolo 4 prevede al comma 1 che per la raccolta differenziata dei rifiuti, i comuni dovranno avvalersi, in via esclusiva, dei consorzi di bacino costituiti ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale n. 10 del 1993. Il successivo comma 2 fa salvi i contratti in essere e quelli prorogati prima della data di entrata in vigore del decreto. Per il comma 3, inoltre, il Commissario delegato può proporre alla Regione l'accorpamento dei consorzi ovvero il loro scioglimento, qualora essi non adottino entro novanta giorni dalla sua adozione, le misure previste da una specifica ordinanza commissariale, volte ad ottenere l'incremento della raccolta differenziata, con l'obiettivo minimo di cui ai commi 1108 e 1109 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2007. Ricorda che in ogni ATO i citati obiettivi minimi sono fissati al quaranta per cento entro il 31 dicembre 2007; al cinquanta per cento entro il 31 dicembre 2009 e al sessanta per cento entro 31 dicembre 2011, mentre la percentuale post 2011 sarà stabilita successivamente nella prospettiva «rifiuti zero» ambiziosa, certo, ma non troppo lontana in alcune aree del Paese. Il successivo comma 3-bis prevede che i consorzi predispongono piani economico-finanziari, che il Commissario delegato dovrà approvare, contenenti tutti gli elementi indispensabili ai fini dei costi, dei ricavi e degli investimenti anche con riferimento ai riflessi tariffari sulla utenza.
Osserva che l'articolo 5 individua i compiti attribuiti ai prefetti, per quanto di loro competenza e anche ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, al fine di assicurare piena effettività agli interventi e alle iniziative previste dal Commissario delegato. L'articolo 6 prevede al comma 1 la nomina a sub-commissari dei presidenti delle province. Conseguentemente, al comma 2 si prevede l'abrogazione delle previsioni del precedente decreto-legge in relazione a sub-commissari ed esperti. Il successivo comma 3 prevede, inoltre, la possibilità della revoca dello stato emergenziale, anche solo in ambito provinciale, attraverso successivi decreti

 


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del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Commissario delegato. L'articolo 7 prevede che, a decorrere dal 1o gennaio 2008, ai fini della determinazione della TARSU e della TIA sono applicate misure tariffarie per garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti, indicati in appositi piani redatti anche tenendo conto dei piani di cui all'articolo 4 dai consorzi di bacino per la raccolta differenziata. L'inadempimento è sanzionato con lo scioglimento del Consiglio comunale. L'articolo 8 contiene una clausola di invarianza della spesa e, tra l'altro, impone al Ministro dell'economia e delle finanze di monitorare gli oneri di cui al decreto-legge in esame e di riferire bimestralmente al Parlamento.
Fa presente, infine, che l'articolo 9 novella l'articolo 3, comma 1-ter, del decreto-legge n. 263 del 2006, prevedendo che il Commissario adotta entro novanta giorni il Piano per la realizzazione del ciclo integrato dei rifiuti per la regione Campania, d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti la Consulta regionale ed il Commissario per la bonifica. Sottolinea l'importanza del fatto che dal testo normativo sparisce il riferimento all'intesa con la Regione Campania, ai fini dell'accelerazione dell'adozione del Piano, e segnala che la stessa norma ne fissa gli obiettivi e i criteri disponendo che il Piano, oltre al conseguimento degli obiettivi di raccolta differenziata, assicura anche la piena tracciabilità del ciclo dei rifiuti, l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, metodi di trattamento biologico ed un elevato livello di tutela ambientale e sanitaria. Inoltre, entro novanta giorni il Commissario delegato individua i siti idonei per la realizzazione di impianti di compostaggio e assicura la messa a norma di almeno uno degli impianti esistenti.

Il sottosegretario Giampaolo D'ANDREA si riserva di intervenire nel seguito dell'esame del provvedimento.

Tommaso FOTI (AN), preso atto della dettagliata relazione svolta dal relatore, ritiene che il provvedimento in esame ponga prioritariamente la questione politica delle responsabilità di chi ha governato in questi anni in Campania, a partire dal Presidente della Giunta regionale; del resto, osserva che lo stesso contenuto dell'articolo 9 del provvedimento rende chiaro che, più che di commissariamento per la gestione dei rifiuti, si debba parlare di commissariamento per il Presidente Bassolino. Ripercorse brevemente alcune norme del provvedimento, delle quali critica la portata abnorme - come ad esempio quelle che consentono al Commissario straordinario di utilizzare le discariche poste sotto sequestro dall'autorità giudiziaria -, ritiene che la drammatica situazione dei rifiuti in Campania sia la dimostrazione del fallimento della politica della maggioranza di centrosinistra: a suo avviso, non valgono a nulla le norme contenute nel provvedimento, sulle quali pure bisognerà pronunciarsi, di fronte al fallimento e alla assoluta mancanza di volontà politica di chi ha in mano il governo della regione. Ritiene altresì paradossale la nomina a subcommissari di quegli stessi presidenti di provincia, che in queste settimane si sono resi complici di proteste popolari e, addirittura, degli stessi blocchi stradali.
Pur ritenendo che lo Stato debba intervenire per porre fine a quella che definisce la «vergogna nazionale» delle migliaia e miglia di tonnellate di rifiuti rimasti per strada, nonché per scongiurare i rischi e i pericoli ambientali e sanitari, giudica inaccettabile, dal punto di vista politico, che chi ha fallito, sul piano delle responsabilità pubbliche e del corretto esercizio dei propri compiti, rimanga alla guida di importanti istituzioni territoriali. In conclusione, sebbene ritenga corretto che in questa situazione il Parlamento debba compiere uno sforzo straordinario, anche al di là delle proprie competenze, per supplire alle responsabilità di chi non ha fatto il proprio dovere, giudica comunque doveroso chiedere conto delle inadempienze dei responsabili dell'odierno «disastro ambiantale» verificatosi nella regione Campania.

 


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Gaetano FASOLINO (FI) dichiara di aver avuto modo di ascoltare il Presidente Realacci, intervenuto nel corso di una recente trasmissione televisiva, e di sottoscrivere in pieno i suoi giudizi, a partire da quello - che definisce lapidario - sulla situazione della gestione dei rifiuti in Campania. Svolge, quindi, alcune considerazioni critiche sulle norme contenute nel provvedimento in esame, a partire da quelle in materia di revoca degli appalti stipulati precedentemente all'attuale decreto-legge e di affidamento obbligatorio degli stessi ai consorzi di bacino. In proposito, cita il caso del comune di Capaccio, in provincia di Salerno, che raccoglie il 60 per cento dei rifiuti con il servizio di raccolta differenziata affidato con regolare appalto ad una società privata e che si vedrebbe costretto, stanti le norme del decreto-legge in esame, a rimettere tutto in mano a società consortili miste o interamente pubbliche, che hanno ampiamente dimostrato di non sapere sviluppare, non solo la raccolta differenziata, ma nemmeno la raccolta ordinaria di rifiuti urbani.
Esprime, quindi, una valutazione negativa sulle disposizioni relative alla nomina a subcommissari dei cinque presidenti di provincia e ritiene che sarebbe stato molto meglio porre fine al regime commissariale, restituendo alle istituzioni locali interamente le loro prerogative e le loro responsabilità. Conclude, giudicando inaccettabile che il Presidente della regione Campania esca indenne, sia sul piano politico che sul piano amministrativo, da un disastro causato principalmente dai suoi tentennamenti e dalla sua fallimentare gestione del problema dei rifiuti in quella regione.

Giacomo DE ANGELIS (Com.It) ritiene che non giovi a nessuno tornare continuamente alle cause e alle origini delle responsabilità nel settore della gestione dei rifiuti in Campania, che sono evidenti a tutti, ma sono anche responsabilità complessive prodotte da un Piano regionale frutto di scelte sbagliate, assunte prima da parte del centrodestra e, successivamente, del centrosinistra. Del resto, ricorda che sotto questo profilo ci sono procedimenti avviati dalla magistratura, che faranno il loro corso ed accerteranno le responsabilità di ciascuno. A suo avviso, il dato da cui partire è che ci si trova ancora in fase di emergenza, che proprio in questi giorni si torna a parlare di rifiuti per strada, di incendi dei cassonetti e di pericoli anche sul piano della salute dei cittadini. Da questo punto di vista, il decreto-legge all'esame della Commissione è un atto dovuto, un passaggio necessario da compiere, se possibile, senza divisioni artificiose o «politicistiche».
Nell'esprime i propri dubbi sulla possibilità di lavorare alla Camera per migliorare un testo che pure al Senato, grazie al lavoro delle forze di maggioranza e di quelle dell'opposizione, è stato in più punti modificato in meglio, ritiene tuttavia di dover segnalare alcune questioni, che a suo giudizio sarebbe opportuno affrontare. La prima questione riguarda il divieto di individuazione di nuovi siti posto dall'articolo 3 del provvedimento in esame, che lascia da parte l'intera realtà della provincia di Caserta e in particolare l'area dell'Agro Aversano: anche per rispetto delle popolazioni che in quest'area vivono in condizioni drammatiche dal punto di vista ambientale e sanitario, annuncia che valuterà l'opportunità di presentare emendamenti per precisare - ove ve ne fossero dubbi - l'estensione anche all'Agro Aversano del divieto fissato per la limitrofa area ricadente nella provincia di Napoli. La seconda questione riguarda il problema dei costi e il connesso problema dei consorzi, sui quali si registrano fortissime preoccupazioni fra gli amministratori locali, per il fatto che il percorso di razionalizzazione dei consorzi stessi rischia, se non adeguatamente supportato, di ricadere pesantemente sulle Province, compreso il numeroso personale e gli onerosissimi debiti accumulati dai consorzi medesimi. Infine, richiamato il lavoro positivo svolto dalla Commissione d'inchiesta parlamentare sul ciclo dei rifiuti e il percorso dalla stessa indicato, nella relazione alla quale ha fatto riferimento anche il relatore, per uscire dall'emergenza, ritiene

 


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che anche la VIII Commissione debba impegnarsi per contribuire a costruire la fase dell'ordinaria gestione del ciclo dei rifiuti in Campania. Questo percorso non può che basarsi su una rinnovata assunzione di responsabilità politica degli organi di governo locale nei confronti dei rispettivi territori e sulla opportuna previsione, contenuta nel decreto-legge in esame, del riconoscimento di un ruolo fondamentale dei presidenti delle province. Allo stesso tempo, ritiene che il secondo caposaldo su cui basare il percorso per uscire dall'emergenza debba consistere in uno sforzo concreto per riattivare il circuito di fiducia fra cittadini e istituzioni, dando segnali politici forti, a partire dalla soluzione dei problemi legati alla bonifica dei siti inquinati. Ritiene, infatti, che quello delle bonifiche sia un terreno fondamentale per dimostrare una rinnovata capacità di conseguire risultati concreti, per recuperare la fiducia dei cittadini e un minimo di credibilità da parte della politica e delle istituzioni. Conclude, esprimendo l'auspicio che anche alla Camera si possa lavorare insieme, maggioranza e opposizione, senza guardare indietro alle responsabilità del passato, per migliorare il provvedimento, e che su questo terreno sia possibile registrare una conseguente apertura da parte Governo.

Grazia FRANCESCATO (Verdi) ritiene che il «gioco» sull'attribuzione delle responsabilità per la situazione di emergenza dei rifiuti in Campania sia inutile e devastante. Proprio a nome dei Verdi, che pure in passato hanno puntato il dito contro le responsabilità del Presidente Rastrelli e del Presidente Bassolino, riconosce che tutti abbiano motivi per fare autocritica e che di tutti sia la responsabilità dell'attuale situazione fallimentare. Ritiene che l'atteggiamento di tutte le parti politiche debba essere oggi improntato a senso di responsabilità ed al perseguimento dell'obiettivo condiviso del ritorno alla normalità nella gestione dei rifiuti in Campania. Da questo punto di vista, concorda con le positive valutazioni espresse sul contenuto della recente relazione approvata dalla Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sul percorso in essa indicato per il definitivo superamento della fase di commissariamento ed il ritorno ad una fase di ordinaria gestione del ciclo dei rifiuti. Ritiene che realisticamente il decreto-legge contenga elementi positivi e condivide il giudizio del relatore sul fatto che il punto centrale sia costituito dalla individuazione dei siti di smaltimento dei rifiuti. Condivide, allo stesso modo, il giudizio positivo sul coinvolgimento diretto dei presidenti delle province e sul fatto che gli stessi siano messi di fronte alle proprie responsabilità, anche perché ritiene che in alcuni casi ci siano le condizioni per fuoriuscire a breve dall'emergenza. Richiamata la situazione del comune di Serre e dato atto che le proteste della popolazione sulla scelta del sito di Masseria Grande erano fondate su elementi oggettivi, informa che nel corso dei lavori per la predisposizione del sito di Macchia Soprana sono emersi elementi nuovi - quale la presenza di terreni argillosi - che fanno ben sperare sulla capacità della discarica di accogliere un notevole quantitativo di rifiuti. Ritiene, peraltro, che molto dipenda dalla rapida entrata in funzione del termovalorizzatore di Acerra e, soprattutto, dall'avvio concreto e su ampia scala delle attività di raccolta differenziata dei rifiuti. Anche per questo, ritiene che sia il caso di approfondire la riflessione sull'articolo 4 del provvedimento in esame, per essere sicuri che la raccolta differenziata possa partire bene e nel rispetto dei tempi a disposizione degli enti locali.

Antonio MEREU (UDC) osserva preliminarmente che il provvedimento andava predisposto prima e discusso in una prospettiva più «distaccata»: l'esperienza di queste settimane conferma, a suo giudizio, che più si discute di emergenza rifiuti con i protagonisti locali di questa negativa vicenda e più ci si allontana dalla soluzione dei problemi. Giudica negativamente il fatto che il provvedimento in esame attribuisca compiti ed incarichi a quegli

 


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stessi soggetti che hanno portato all'attuale situazione di emergenza, in cui lo Stato dovrebbe farsi carico anche finanziariamente della crisi drammatica delle popolazioni delle regione Campania e non limitarsi ad effettuare scelte in sostituzione dei responsabili politici territoriali, che si sono dimostrati incapaci di assumere adeguate responsabilità.

Giuliano PEDULLI (Ulivo) apprezza la relazione svolta dal relatore, che ha fornito un quadro completo, anche al di là del contenuto del provvedimento in esame, per costruire le soluzioni idonee al superamento dell'attuale situazione dei rifiuti in Campania. Auspica che lo spirito dei lavori della Commissione sia improntato a questo obiettivo e chiede ai deputati dei gruppi di opposizione se la continua polemica politica, di cui peraltro non si scandalizza, sia utile a creare le condizioni per una positiva soluzione dei problemi. Ritiene indubitabile che ci siano delle responsabilità politiche per una situazione di emergenza che si protrae da 14 anni, ma ritiene inutile continuare a rimestare intorno a quelle responsabilità.
A suo giudizio, la questione che è davanti ai deputati della maggioranza e dell'opposizione è capire come si possa accompagnare, sul piano legislativo, la costruzione delle condizioni per un ritorno alla normalità e, sotto questo profilo, ritiene che il decreto-legge in esame costituisca un vero e proprio atto dovuto, che va valutato nello specifico contesto della situazione campana. Ritiene anch'egli che l'individuazione dei siti, con i limiti temporali e di prodotto indicati dal provvedimento, imponga ai presidenti delle province di pensare da subito al «dopo-emergenza» e che i compiti assegnati ad essi, se lo spirito è questo, costituiscano davvero uno dei pilastri del decreto-legge in esame, il quale anticipa - come avviene in tutte le situazioni normali - l'ordinaria assunzione di responsabilità da parte dei presidenti delle province.
In conclusione, richiamato il percorso positivo indicato dalla Commissione d'inchiesta parlamentare sul ciclo dei rifiuti per il ritorno alla normalità e dato volentieri atto al deputato Paolo Russo del positivo lavoro da lui svolto in quella sede, insieme agli altri colleghi dell'opposizione, ritiene che sussistano ulteriori margini di lavoro comune, formulando l'auspicio che, dopo il prevedibile ulteriore momento polemico legato all'esame di questo provvedimento, sia possibile creare un percorso condiviso di monitoraggio delle attività necessarie al passaggio dall'emergenza all'ordinaria gestione dei rifiuti in Campania.

Aurelio Salvatore MISITI (IdV) afferma, per un dovere di chiarezza, che a suo giudizio sarà ben difficile, per le note questioni di carattere generale, apportare modifiche al testo in esame. Peraltro, ritiene che l'aspetto paradossale di tutta la vicenda stia nel fatto che il Parlamento debba fare oggi quello che la legge regionale avrebbe potuto e dovuto fare poche settimane prima, individuando i siti, assegnando compiti e responsabilità, disciplinando le attività dei consorzi di bacino e degli ATO. Di fronte a questa semplice constatazione, ritiene evidente che oggi il Parlamento si trovi di fronte ai limiti di un'intera classe dirigente politica regionale, incapace di superare l'attuale situazione drammatica. Allo stesso modo, ritiene paradossale che debba essere il Commissario Bertolaso, secondo quanto previsto dal provvedimento in esame, a redigere quel piano di gestione dei rifiuti che la regione avrebbe dovuto (e potrebbe) fare in 15 giorni. Infine, ritiene frutto di una certa reticenza anche il lavoro di miglioramento del testo compiuto al Senato, ad esempio nella parte in cui non si dice chiaramente che la messa in funzione del termovalorizzatore di Acerra serve e non può non servire a procedere all'incenerimento di una parte dei rifiuti campani.
In conclusione, dopo aver ribadito che la situazione dimostra l'esistenza di una responsabilità precisa della classe dirigente politica campana, richiama il contenuto positivo della relazione approvata recentemente dalla Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e auspica vivamente

 


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che i punti contenuti nella relazione medesima siano fatti propri e portati avanti con convinzione dal Governo.

Paolo CACCIARI (RC-SE), pur apprezzando la relazione svolta dal deputato Margiotta, intende rappresentare i punti di dissenso del suo gruppo in ordine al contenuto della relazione della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, al comportamento ed all'attività svolta in questi mesi dal Commissario Bertolaso, allo stesso testo del provvedimento in esame, che pure è stato oggetto di modifiche migliorative al Senato.
Richiamati sinteticamente i punti di dissenso relativi al lavoro della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti ed alla gestione del Commissario straordinario, si sofferma sui punti critici del decreto-legge in esame, che risente di un approccio complessivamente sbagliato, che punta sulla individuazione di una soluzione «a valle» anziché «a monte» del processo di produzione dei rifiuti. A suo giudizio, infatti, piuttosto che cercare la soluzione «miracolistica» o la «scorciatoia» nell'inceneritore o nella discarica di grandi dimensioni, si sarebbe dovuto affrontare il problema nel suo aspetto fondamentale, puntando sull'avvio e sullo sviluppo delle attività di raccolta differenziata dei rifiuti. Solo la raccolta differenziata, infatti, consentendo la «separazione dell'umido dal secco» può garantire una gestione corretta ed un governo positivo del ciclo dei rifiuti. Al riguardo, richiama l'attenzione sul fatto che i cittadini non sono contro le discariche «a prescindere»; essi sono contro gli effetti devastanti prodotti dalla mancata raccolta differenziata e dallo smaltimento in discariche che, per questa ragione, sono inquinanti e intollerabili sul piano della qualità della vita quotidiana dei cittadini. Al contrario, quando per mezzo della raccolta differenziata si toglie la parte umida dei rifiuti, quella soggetta a marcescenza, allora la gestione della rimanente parte secca diventa una questione assolutamente risolvibile con gli ordinari strumenti di governo in possesso degli amministratori locali. Ritiene, per questo, che uno dei punti critici del decreto-legge in esame stia nella mancata previsione di un obbligo per i comuni di dotarsi di quei minimi strumenti organizzativi - a partire dalla distribuzione ai cittadini di sacchetti di colore differenziato per la raccolta «dell'umido» e del «secco» - che servono ad avviare in concreto la raccolta differenziata dei rifiuti.
In conclusione, avanza il dubbio che provvedimenti organizzativi come quello, semplice, testé indicato non vengono resi obbligatori in tutti i comuni, non perché siano impossibili da adottare o troppo costosi, ma, forse, proprio perché non costano nulla.

Paolo RUSSO (FI) osserva di essere stato tentato di rileggere le proprie e le altrui dichiarazioni rese in occasione dell'esame del precedente decreto-legge sulla stessa materia: sarebbe stato un modo «facile» per provare la fondatezza delle proprie critiche e gli errori della maggioranza. Ritiene che la questione non sia più quella delle responsabilità del passato o delle responsabilità del Presidente Bassolino, ma delle responsabilità dell'attuale maggioranza parlamentare e dell'attuale Governo nel replicare scelte sbagliate, che perpetuano anziché risolvere l'emergenza rifiuti in Campania. Cita, ad esempio, le soluzioni indicate ed offerte sei mesi fa dal Commissario Bertolaso e rifiutate dall'attuale maggioranza in ordine alla messa a disposizione di risorse sufficienti a superare la fase di emergenza e, soprattutto, in ordine all'attribuzione allo stesso Commissario di effettivi poteri decisionali.
Ritiene che queste soluzioni siano state rifiutate dall'attuale Governo e dall'attuale maggioranza parlamentare, che portano tutte intere, al di là delle responsabilità del Presidente della regione Campania, le responsabilità delle mancate scelte e delle scelte sbagliate. Giudica negativamente le disposizioni che i colleghi della maggioranza ed il relatore, di cui pure apprezza il lavoro compiuto e la passione politica profusa, hanno qualificato come i pilastri del decreto-legge in esame, affermando, da un lato, che ad oggi non uno dei quattro

 


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siti individuati è funzionante e, dall'altro, che l'asserito ruolo fondamentale dei presidenti delle province è «azzerato» dalla legge regionale che, a partire dal 1o gennaio 2007, dovrebbe fornire gli strumenti di governo ordinario del ciclo dei rifiuti in Campania. Allo stesso modo, formula puntuali rilievi critici sulle altre principali disposizioni del provvedimento in esame e, in particolare, sugli effetti paralizzanti del richiesto concerto del Ministero dell'ambiente per l'emanazione dei provvedimenti di pianificazione, sulle norme che dispongono un abnorme aumento della tariffa a carico dei cittadini per la raccolta dei rifiuti, sulla mancanza di qualsiasi indicazione sul combustibile che dovrà alimentare il termovalorizzatore di Acerra. Infine, si sofferma sul rischio, a suo giudizio provocato dalle scelte sbagliate operate dal precedente provvedimento e confermate in peggio dal provvedimento attuale, che lo smaltimento in discarica possa venire a costare addirittura più dello stesso trasferimento all'estero dei rifiuti prodotti in Campania.
In conclusione, raccogliendo un invito rivolto, tra gli altri, dal relatore e dal deputato De Angelis, dichiara che l'opposizione è assolutamente disposta a lavorare congiuntamente, almeno per togliere alcuni macroscopici errori da un provvedimento che, comunque, giudica inutile e dannoso. Questa disponibilità richiede che da parte della maggioranza ci sia la volontà di non «blindare» il testo e di non mortificare il ruolo del Parlamento, facendo di questa Commissione parlamentare un semplice «organo consultivo», a differenza dell'omologa Commissione del Senato, che - a suo giudizio - è quella che decide, nonché della Commissione parlamentare d'inchiesta, che è quella che approfondisce i temi e propone le soluzioni.

Ermete REALACCI, presidente, dichiara concluso l'esame preliminare. Prende atto, inoltre, che relatore e rappresentante del Governo si riservano di fornire ulteriori precisazioni nel corso della seduta già fissata per domani, ricordando che il termine per la presentazione di emendamenti al provvedimento è fissato per le ore 16 della giornata odierna.
Rinvia, quindi, il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 13.45.




 


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(omissis)

 

DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell'esame e conclusione).

 

La Commissione prosegue l'esame, rinviato il 26 giugno 2007.

Ermete REALACCI, presidente, avverte che è stato richiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.
Comunica, quindi, che sono stati presentati emendamenti al disegno di legge in esame (vedi allegato 2).

Salvatore MARGIOTTA (Ulivo), relatore, propone di rinviare alla fase di discussione in Assemblea l'esame di tutti gli emendamenti presentati, poiché - allo stato - non sembrano sussistere le condizioni per apportare modifiche al testo del provvedimento approvato dall'altro ramo del Parlamento. A tal fine, invita la Commissione a considerare respinti per l'esame in Assemblea i citati emendamenti, dichiarando sin d'ora la disponibilità a lavorare a possibili modifiche da inviare al Senato, qualora maturassero le condizioni per giungere ad un condiviso percorso di miglioramento del testo.

Il sottosegretario Paolo NACCARATO esprime un orientamento conforme a quello del relatore, giudicando ragionevole la proposta testé formulata.

Tommaso FOTI (AN), ritenendo irrazionale rinviare alla fase di discussione in Assemblea l'esame di tutti gli emendamenti presentati, osserva che la questione vera che il Governo può chiarire subito è quella relativa alla volontà di porre la questione di fiducia sul provvedimento, nel qual caso la discussione in corso è del tutto inutile; al contrario, se sussiste la volontà di aprire un dialogo ed un confronto vero con l'opposizione, preannuncia la piena disponibilità del suo gruppo a lavorare per individuare talune questioni da approfondire congiuntamente alla maggioranza.

Ermete REALACCI, presidente, evidenzia la ristrettezza dei tempi a disposizione

 


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della Commissione e l'assoluta necessità di porre comunque termine ai lavori prima della ripresa dei lavori dell'Aula, essendo il provvedimento già iscritto all'ordine del giorno dell'odierna seduta dell'Assemblea. Ritiene, peraltro, che fino a quel momento sia possibile procedere all'esame degli emendamenti presentati.

Paolo RUSSO (FI) prende atto della possibilità di proseguire nell'esame e nella votazione degli emendamenti presentati, ma osserva che - a suo giudizio - il problema non è di usare tutto il tempo a disposizione della Commissione, bensì di decidere quali contenuti dare all'attuale fase di esame in Commissione. Ricorda che, in questa circostanza, i gruppi di opposizione non daranno alla maggioranza l'alibi della mole eccessiva degli emendamenti per consentirle di porre la fiducia sul provvedimento in esame, riaffermando la piena disponibilità a fissare l'attenzione e la discussione anche solo su uno o due emendamenti, condivisi anche da molti deputati della maggioranza, ed a valutare la possibilità di concludere l'esame del provvedimento anche nella giornata di domani. Ricorda, infine, che il ricorso alla fiducia imporrebbe, comunque, il rinvio del provvedimento al Senato.

Maurizio Enzo LUPI (FI), dato atto della correttezza che ha fin qui caratterizzato il lavoro della Commissione e i rapporti fra maggioranza e opposizione, osserva che, se il Governo e la maggioranza ritengono di dover porre la questione di fiducia sul testo approvato dal Senato, non si pone alcun problema né sul piano del metodo né su quello procedurale, salvo il netto giudizio di contrarietà sul piano politico. Se, invece, il Governo intendesse porre la questione di fiducia su un testo diverso da quello approvato dal Senato - cosa che sembra avvalorata dal fatto che sembra che circolino già testi di probabili «maxiemendamenti» - allora ritiene che, ferma la gravità di tale scelta che negherebbe ogni spazio di confronto con l'opposizione, debba essere comunque garantito alla Commissione di poter portare il proprio contributo al miglioramento del testo in esame.

Ermete REALACCI, presidente, ritiene che il rappresentante del Governo debba fornire subito gli elementi di conoscenza in suo possesso, a chiarimento della questione prospettata dal deputato Lupi. Informa che, per quanto a sua conoscenza, mentre è possibile e forse anche probabile l'ipotesi del ricorso alla questione di fiducia sul testo approvato dal Senato, non vi è - ad ora - alcun elemento che avvalori l'ipotesi di fiducia apposta su un testo modificato rispetto a quello approvato dal Senato. Peraltro, nella prima ipotesi, fa presente che l'eventuale questione di fiducia non richiederebbe alcun nuovo passaggio presso l'altro ramo del Parlamento; nella seconda ipotesi, invece, ritiene che l'eventuale modifica del testo da parte del Governo sarebbe lesiva del ruolo e delle prerogative della Commissione, perché negherebbe alla Commissione medesima ogni possibilità di lavorare per migliorare un testo che, comunque, in tale ipotesi, dovrebbe essere rinviato al Senato per l'approvazione finale.

Il sottosegretario Paolo NACCARATO informa che, al momento, non vi sono nuove informazioni da fornire; la sua presenza alla seduta odierna, peraltro, è funzionale proprio a collaborare nel lavoro della Commissione per l'esame e la votazione degli emendamenti presentati. Ritiene, dunque, che non sussistano elementi di novità che possano accreditare l'ipotesi formulata dal deputato Lupi di una questione di fiducia apposta su un testo modificato rispetto a quello approvato dal Senato.

Vittorio ADOLFO (UDC) ritiene che, al di là della questione relativa alla fiducia, resta l'altra questione sostanziale circa la disponibilità manifestata dall'opposizione di concentrare il lavoro comune su uno o due emendamenti, che attende una risposta dal Governo e dalla maggioranza.

Giacomo DE ANGELIS (Com.It) propone di proseguire nei lavori della Commissione,

 


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avviando l'esame e la votazione degli emendamenti, per dare modo al Presidente e al relatore di accertare la reale volontà del Governo in ordine all'apposizione della questione di fiducia sul provvedimento in esame e per verificare la possibilità effettiva di apportare limitate modifiche migliorative al testo licenziato dal Senato.

Fulvia BANDOLI (SDpSE) prende atto delle valutazioni espresse dai deputati dei gruppi di opposizione, ma ritiene che le questioni poste siano prive di consistenza, atteso che l'apposizione della questione di fiducia rientra pienamente ed esclusivamente nella disponibilità del Governo: non compete, dunque, alla Commissione di esprimersi sulle decisioni che rientrano nella sfera di attribuzioni del Governo. Ritiene, inoltre, che, laddove le considerazioni dell'opposizione non celino una volontà di non procedere all'esame e alla votazione degli emendamenti, sia senz'altro opportuno procedere in tal senso.

Aurelio Salvatore MISITI (IdV) ritiene che nella particolare situazione in cui ci si trova occorra essere realistici e prendere atto che ben difficilmente si potrà, come pure egli riterrebbe opportuno, procedere ad una modifica e ad un miglioramento del testo approvato dal Senato. Condivide la proposta di procedere nell'esame e nella votazione degli emendamenti, per verificare nel corso dei lavori se sussistano le condizioni di un miglioramento del testo e, in quel caso, di una richiesta al Governo di non procedere alla «blindatura» del provvedimento in esame.

Domenico TUCCILLO (Ulivo) ritiene che il provvedimento in esame ponga tutte le forze politiche di fronte ad un caso delicato di necessità di comportamenti improntati all'etica della convinzione, ovvero all'etica della responsabilità. Ritiene, in ogni caso, che sia opportuno e necessario verificare l'effettiva disponibilità dei gruppi di opposizione ad abbandonare ogni atteggiamento propagandistico e ostruzionistico e a lavorare per un limitato intervento migliorativo del testo approvato dal Senato, che a suo avviso richiederebbe senz'altro un tale intervento, atteso e auspicato dai cittadini e dagli amministratori locali campani. Comprende perfettamente che sussiste il rischio che l'opposizione usi strumentalmente l'eventuale modifica del testo, che comporterebbe un suo ulteriore rinvio al Senato, ma ritiene che di fronte alla gravità della situazione nella quale si trovano oltre sei milioni di cittadini si debba verificare ogni possibilità di intervenire positivamente, per il superamento dell'attuale situazione di emergenza.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), nel richiamare la correttezza delle posizioni espresse dal Presidente e dal relatore in ordine al prosieguo dei lavori della Commissione, ritiene che - se davvero la Commissione fosse posta davanti all'ipotesi di una fiducia da porre su un testo diverso da quello approvato dal Senato - allora varrebbe la pena di sperimentare la possibilità di migliorare il testo in esame.

Maurizio Enzo LUPI (FI), ribadite le ragioni che sono alla base della questione sollevata dai gruppi di opposizione, che non era e non è tendenziosa o volta a non passare all'esame e alla votazione degli emendamenti, conferma la disponibilità, ove il Governo avesse l'intenzione di porre la questione di fiducia su un testo diverso da quello approvato dal Senato, a procedere - piuttosto che ad un defatigante esame delle centinaia di emendamenti presentati - all'esame un limitato numero di emendamenti migliorativi del testo in esame.

Salvatore MARGIOTTA (Ulivo), relatore, considerati gli sviluppi del dibattito sinora svolto, ritiene che si possa procedere con l'esame degli emendamenti. A tal fine, peraltro, ritiene utile proseguire - di volta in volta - con l'espressione del parere sugli emendamenti riferiti ai singoli articoli del decreto-legge in esame. Illustrato, pertanto, il complesso contenuto dell'articolo 1, esprime parere contrario su

 


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tutti gli emendamenti riferiti a tale articolo.

Il sottosegretario Paolo NACCARATO esprime un orientamento conforme a quello del relatore.

Paolo RUSSO (FI), considerato che il parere contrario del relatore e del rappresentante del Governo a tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 1 dimostra la manifesta intenzione della maggioranza di non confrontarsi sugli aspetti di merito del testo in esame, fa presente che il suo gruppo ritira tutti gli emendamenti presentati, non soltanto all'articolo 1, ma al complesso del provvedimento, ad eccezione del suo emendamento 9.6.
Conferma, peraltro, che tutti gli emendamenti testé ritirati saranno ripresentati per l'esame in Assemblea.

Ermete REALACCI, presidente, constata l'assenza dei deputati Adolfo, Dussin, Marinello e Mazzoni; si intende che abbiano rinunciato ai propri emendamenti riferiti al testo del decreto-legge.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno) dichiara di non condividere il parere contrario del relatore sul suo emendamento 1.16, che intende porre una questione delicata, relativa all'individuazione del sito di Savignano Irpino, che esplica effetti anche sul territorio del foggiano e non solo su quello dell'avellinese; ritiene, infatti, che le comunità dell'area pugliese, che non hanno contribuito a creare i problemi di emergenza nel settore dei rifiuti, non possano essere chiamate a subire una scelta che riguarda il territorio di un'altra regione.

Salvatore MARGIOTTA (Ulivo), relatore, considerata la problematicità delle questioni sottese alla proposta emendativa in esame, ribadisce il proprio parere contrario sull'emendamento Di Gioia 1.16.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno) insiste per la votazione del suo emendamento 1.16.

La Commissione respinge l'emendamento Di Gioia 1.16.

Salvatore MARGIOTTA (Ulivo), relatore, prende atto che risultano ritirati tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 2; esprime, quindi, parere contrario sull'emendamento Nespoli 3.2, che rappresenta ormai l'unica proposta emendativa riferita all'articolo 3.

Il sottosegretario Paolo NACCARATO esprime un orientamento conforme a quello del relatore.

La Commissione respinge l'emendamento Nespoli 3.2.

Tommaso FOTI (AN), preso atto dell'atteggiamento assunto dal relatore in ordine alle proposte emendative del suo gruppo, fa presente che debbono intendersi ritirati gli emendamenti Nespoli 4.3, 4.4, 4.6, 4.14, 4.19, 4.27, 4.29, 6.14, 7.3, 7.24, 8.2, 8.4, 8.9, 8.13 e 8.01, di cui è cofirmatario.

Maurizio ACERBO (RC-SE), accogliendo l'invito rivolto dal relatore all'inizio della odierna seduta, ritira gli emendamenti Iacomino 4.33 e 7.14, di cui è cofirmatario, preannunciandone la ripresentazione in Assemblea.

Salvatore MARGIOTTA (Ulivo), relatore, prende atto che non sono stati ritirati alcuni degli emendamenti riferiti all'articolo 9; esprime, quindi, parere contrario sugli emendamenti Nespoli 9.2 e 9.4, nonché sull'emendamento Paolo Russo 9.6.

Il sottosegretario Paolo NACCARATO esprime un orientamento conforme a quello del relatore.

Tommaso FOTI (AN) ritira l'emendamento Nespoli 9.2, di cui è cofirmatario.

La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Nespoli 9.4 e Paolo Russo 9.6.

 


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Ermete REALACCI, presidente, avverte che si è così concluso l'esame degli emendamenti. Fa presente, quindi, che sono pervenuti i seguenti pareri delle competenti Commissioni sul testo del provvedimento: le Commissioni I, IV, VI, XI, XII e XIV hanno espresso parere favorevole, mentre le Commissioni II e X e la Commissione parlamentare per le questioni regionali hanno espresso parere favorevole con osservazioni. Rileva, altresì, che il Comitato per la legislazione ha espresso un parere articolato, nel quale tuttavia non sono state formulate specifiche richieste di modifica del testo. Comunica, infine, che la V Commissione ha fatto presente che esprimerà il parere di competenza direttamente per l'Assemblea.

Tommaso FOTI (AN) raccomanda al relatore di prestare attenzione alle osservazioni formulate dal Comitato per la legislazione nel suo parere, nonché ai rilievi che la II Commissione ha espresso in ordine alla disposizione che consente al Commissario delegato di effettuare sequestri di strutture. Esprime, inoltre, forti perplessità sulla mancanza del parere della V Commissione, che sembrerebbe manifestare l'esistenza di problemi sotto il profilo della copertura finanziaria del provvedimento. In tal senso, ritiene fondamentale che la Commissione di merito sia tempestivamente informata delle ragioni che stanno alla base della mancata espressione del richiamato parere.

Ermete REALACCI, presidente, fa presente che la V Commissione ha già esaminato approfonditamente il testo del decreto-legge, riservandosi di individuare la formulazione più appropriata del parere di competenza, anche al fine di approfondire talune questioni emerse nel corso del proprio esame.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), essendo componente anche della V Commissione, conferma che la mancata espressione del parere della Commissione medesima non è da collegare all'esistenza di problemi di copertura finanziaria, ma alla necessità di attendere gli opportuni chiarimenti da parte del Governo, che dovrebbero giungere entro la mattinata di domani.

Tommaso FOTI (AN) ribadisce l'esigenza di prestare la dovuta attenzione ai profili relativi alla copertura finanziaria del decreto-legge approvato dal Senato, anche in occasione dell'esame in Assemblea.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione delibera di conferire al deputato Margiotta il mandato a riferire favorevolmente in Assemblea sul disegno di legge n. 2826, nel medesimo testo trasmesso dal Senato. Delibera, altresì, di chiedere l'autorizzazione a riferire oralmente.

Ermete REALACCI, presidente, si riserva di designare i componenti del Comitato dei nove per l'esame in Assemblea, sulla base delle indicazioni dei gruppi.

La seduta termina alle 16.15.




 


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(omissis)

 

ALLEGATO 2

DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania (C. 2826 Governo, approvato dal Senato).

EMENDAMENTI

 

 

ART. 1.
(Apertura discariche e messa in sicurezza).

 

Sopprimerlo.

Conseguentemente, all'articolo 3, comma 1, sopprimere le parole: , fatto salvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 1,.
*1. 1. Mazzoni, Mereu.

Sopprimerlo.

Conseguentemente, all'articolo 3, comma 1, sopprimere le parole: , fatto salvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 1,.
* 1. 2. Paolo Russo.

Sopprimere il comma 1.

Conseguentemente:
Al comma 3, sopprimere le parole: di cui al comma 1;
all'articolo 3, comma 1, sopprimere le parole: , fatto salvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 1,.
** 1. 3. Fasolino, Paolo Russo.

Sopprimere il comma 1.

Conseguentemente:
al comma 3, sopprimere le parole:
di cui al comma 1;
all'articolo 3, comma 1, sopprimere le parole: , fatto salvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 1,.
** 1. 4. Mazzoni, Mereu.

Al comma 1, sostituire le parole da: Entro il termine fino a febbraio 2007 con le seguenti: Entro il 31 ottobre 2007.
1. 5. Paolo Russo.

Al comma 1, sostituire le parole: e speciali non pericolosi provenienti dalle attività di selezione, trattamento e raccolta con le seguenti: , il trattamento e la raccolta.
1. 6. Paolo Russo.

Al comma 1, sostituire le parole: e speciali con le seguenti: o speciali.
1. 7. Paolo Russo.

Al comma 1, sopprimere le parole: anche in deroga a specifiche disposizioni vigenti in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione per la difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria.
1. 8. Dussin.

Al comma 1, dopo le parole: anche in deroga aggiungere le seguenti: , da decidere caso per caso con apposito provvedimento del Commissario delegato,.
1. 13. Dussin.

 


Pag. 108

 

 

Al comma 1, sopprimere la parola: ambientale.
1. 9. Paolo Russo.

Al comma 1, sopprimere le parole: , paesaggistico-territoriale.
1. 10. Paolo Russo.

Al comma 1, sopprimere le parole: , di pianificazione per la difesa del suolo.
1. 11. Paolo Russo.

Al comma 1, sopprimere le parole: , nonché igienico-sanitaria.
1. 12. Paolo Russo.

Al comma 1, sopprimere le parole: Serre in provincia di Salerno,.

Conseguentemente, al medesimo comma, aggiungere, in fine, le parole: , nonché un ulteriore sito in provincia di Salerno prescelto dal Presidente della stessa provincia.
1. 15. Fasolino, Paolo Russo.

Al comma 1, sopprimere le parole: Serre in provincia di Salerno,.
1. 14. Paolo Russo.

Al comma 1, sopprimere le parole: , Savignano Irpino in provincia di Avellino.
*1. 16. Di Gioia.

Al comma 1, sopprimere le parole: , Savignano Irpino in provincia di Avellino.
* 1. 17. Mazzoni.

Al comma 1, sopprimere le parole: , Savignano Irpino in provincia di Avellino.
* 1. 18. Paolo Russo.

Al comma 1, sopprimere le parole: , Terzigno in provincia di Napoli.
1. 19. Paolo Russo.

Al comma 1, sopprimere le parole: e Sant'Arcangelo Trimonte in provincia di Benevento.
* 1. 20. Mazzoni.

Al comma 1, sopprimere le parole: e Sant'Arcangelo Trimonte in provincia di Benevento.
*1. 21. Paolo Russo.

Sopprimere il comma 2.
** 1. 22. Mazzoni, Mereu.

Sopprimere il comma 2.
** 1. 23. Paolo Russo.

Al comma 2, sostituire le parole da: alla realizzazione fino alla fine del comma con le seguenti: al 31 dicembre 2007.
1. 24. Paolo Russo.

Al comma 2, sostituire le parole da: alla realizzazione fino alla fine del comma con le seguenti: al 30 novembre 2007.
1. 25. Paolo Russo.

Al comma 2, sostituire le parole da: alla realizzazione fino alla fine del comma con le seguenti: al 31 ottobre 2007.
1. 26. Paolo Russo.

 


Pag. 109

 

 

Al comma 2, sostituire le parole da: alla realizzazione fino alla fine del comma con le seguenti: al 30 settembre 2007.
1. 27. Paolo Russo.

Al comma 3, sostituire il primo periodo con il seguente: L'uso del sito ubicato nel comune di Terzigno di cui al comma 1 è consentito fino al completamento delle attività di collaudo ed alla messa in esercizio a regime del termovalorizzatore di Acerra.
1. 28. Adolfo, Mereu, Mazzoni.

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole da: d'intesa fino alla fine del comma con le seguenti: con provvedimento straordinario ovvero con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri;
1. 29. Paolo Russo.

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole da: d'intesa fino alla fine del comma con le seguenti: a seguito di espletamento di una procedura di valutazione ambientale strategica (VAS) da parte della regione Campania.
*1. 30. Dussin.

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole da: d'intesa con il Presidente della regione Campania fino alla fine del periodo con le seguenti: a seguito di espletamento di una procedura di valutazione ambientale strategica (VAS) da parte della regione Campania.
1. 31. Paolo Russo.

Al comma 3, secondo periodo, sopprimere le parole: e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
1. 32. Dussin.

Al comma 3, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Nel medesimo piano sono previste opere di bonifica e interventi di riqualificazione nelle aree dei comuni di cui all'articolo 3.
1. 33. Adolfo, Mereu, Mazzoni.

Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
3-bis. Il Commissario delegato promuove a livello regionale, oltre alle iniziative di informazione di cui all'articolo 2 del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2006, n. 290, una ulteriore campagna informativa volta a sensibilizzare i cittadini sui problemi e sui costi legati allo smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania e sui costi di smaltimento dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata, nonché sui comportamenti individuali che contribuiscono a diffondere una corretta gestione del sistema dei rifiuti.
* 1. 34. Dussin.

Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
3-bis. Il Commissario delegato promuove a livello regionale, oltre alle iniziative di informazione di cui all'articolo 2 del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2006, n. 290, una ulteriore campagna informativa volta a sensibilizzare i cittadini sui problemi e sui costi legati allo smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania e sui costi di smaltimento dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata, nonché sui comportamenti individuali che contribuiscono a diffondere una corretta gestione del sistema dei rifiuti.
* 1. 35. Paolo Russo.

Dopo l'articolo 1, aggiungere il seguente:
Art. 1-bis. - 1. I poteri e le competenze del Commissario per l'emergenza idrica e del Commissario per le bonifiche sono trasferiti al Commissario per l'emergenza

 


Pag. 110

 

rifiuti in Campania. Conseguentemente è disposta la decadenza del Commissario per l'emergenza idrica e del Commissario per le bonifiche.
1. 01. Paolo Russo.

Dopo l'articolo 1, aggiungere il seguente:
Art. 1-bis. - 1. Il Commissario straordinario è sostituito dal Presidente della Giunta regionale della Campania.
1. 02. Fasolino, Paolo Russo.

ART. 2.
(Affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti).

 

Sopprimerlo.
* 2. 1. Mazzoni, Mereu.

Sopprimerlo.
* 2. 2. Paolo Russo.

Sopprimere il comma 1.
** 2. 3. Mazzoni, Mereu.

Sopprimere il comma 1.
** 2. 4. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, al primo periodo premettere il seguente: A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Commissario delegato è altresì nominato Commissario straordinario per le bonifiche e la tutela delle acque per la Regione Campania in sostituzione dell'attuale Commissario;
2. 5. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole da: , con le necessarie fino a 3 aprile 2006, n. 152, con le seguenti: provvede a che ogni attività di gestione ed affidamento per la realizzazione di nuovi impianti o ristrutturazione degli esistenti avvenga mediante gara pubblica ad evidenza europea ed individua.
2. 6. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: in via di somma urgenza.
2. 7. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: anche mediante affidamenti diretti a soggetti diversi dalle attuali società affidatarie del servizio.
2. 8. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sopprimere le parole da: e, ove occorra fino a: 3 aprile 2006, n. 152.
2. 9. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: all'articolo 113, comma 6, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e.
* 2. 10. Dussin.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: all'articolo 113, comma 6, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e.
* 2. 11. Paolo Russo.

 


Pag. 111

 

 

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: e all'articolo 202 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
**2. 12. Dussin.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: e all'articolo 202 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
**2. 13. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: , prodotte a decorrere dalla data del 15 dicembre 2005,
2. 15. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole: prodotte a decorrere dalla data del 15 dicembre 2005, trattati dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti della regione in conformità con le seguenti: trattati dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti della regione, in conformità.
2. 14. Dussin.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole: , prodotte a decorrere dalla data del 15 dicembre 2005 con la seguente: prodotte.
2. 16. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole: 15 dicembre 2005 con le seguenti: 30 dicembre 2006.
2. 17. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole: 15 dicembre 2005 con le seguenti: 30 settembre 2006.
2. 18. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole: 15 dicembre 2005 con le seguenti: 30 giugno 2006.
2. 19. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole: l5 dicembre 2005 con le seguenti: 30 marzo 2006.
2. 20. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole: 15 dicembre 2005 con le seguenti: 30 gennaio 2006.
2. 21. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole: 15 dicembre 2005 con le seguenti: 30 dicembre 2005.
2. 22. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sopprimere le parole da: in conformità al Piano fino alla fine del periodo.
2. 23. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: in conformità al Piano di cui all'articolo 3, comma 1-ter,
2. 24. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole: al Piano di cui all'articolo 3, comma 1-ter con le seguenti: alle previsioni del Piano di cui all'articolo 3, comma 1-ter, che è adottato secondo le procedure previste dallo stesso comma 1-ter.
* 2. 25. Dussin.

 


Pag. 112

 

 

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole: al Piano di cui all'articolo 3, comma 1-ter con le seguenti: alle previsioni del Piano di cui all'articolo 3, comma 1-ter, che è adottato secondo le procedure previste dallo stesso comma 1-ter.
* 2. 26. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, primo periodo, sostituire le parole: in ogni caso l'affidabilità di tali soggetti in ordine alla con la seguente: la.
2. 27. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, dopo il primo periodo, aggiungere il seguente: In ogni caso, tali rifiuti devono essere smaltiti nell'ambito del territorio regionale.
* 2. 28. Dussin.

Al comma 1, capoverso comma 2, dopo il primo periodo, aggiungere il seguente: In ogni caso, tali rifiuti devono essere smaltiti nell'ambito del territorio regionale.
* 2. 29. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, secondo periodo, dopo le parole: dismesse o abbandonate aggiungere le seguenti: ad esclusione dei territori oggetto di attività di riqualificazione e bonifica ambientale ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 426.
2. 30. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, secondo periodo, dopo le parole: volumetrie disponibili aggiungere le seguenti: , ad eccezione di quelle presenti nel territorio del comune di Acerra.
2. 31. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, secondo periodo, sopprimere le parole da: , anche sottoposti fino alla fine del comma.
* 2. 32. Mazzoni, Mereu.

Al comma 1, capoverso comma 2, secondo periodo, sopprimere le parole da: , anche sottoposti fino alla fine del comma.
* 2. 33. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, secondo periodo, sopprimere le parole da: , anche sottoposti fino a: cessazione dello stato di emergenza.
2. 34. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, secondo periodo, sopprimere le parole: , anche sottoposti a provvedimenti di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria.
2. 35. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, secondo periodo, dopo le parole: dell'autorità giudiziaria aggiungere le seguenti: ad eccezione delle cave o delle discariche nelle quali si sospetta il deposito illecito di rifiuti pericolosi.
2. 36. Dussin.

Al comma 1, capoverso comma 2, secondo periodo, dopo le parole: dell'autorità giudiziaria aggiungere le seguenti: previa richiesta da far pervenire alla medesima autorità.
2. 37. Adolfo, Mereu, Mazzoni.

Al comma 1, capoverso comma 2, secondo periodo, sopprimere le parole da: ; l'efficacia di detti provvedimenti fino a: cessazione dello stato di emergenza.
2. 38. Paolo Russo.

 


Pag. 113

 

 

Al comma 1, capoverso comma 2, secondo periodo, sopprimere le parole da: ; in tali casi fino alla fine del periodo.
2. 39. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, terzo periodo, sostituire le parole: preliminarmente alla con le seguenti: ai fini della.
2. 40. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso comma 2, terzo periodo, sostituire le parole: assicura la con le seguenti: procede alla.
2. 41. Paolo Russo.

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1.1. Al fine di agevolare lo smaltimento all'interno del territorio regionale delle balle di rifiuti trattati dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti della regione Campania, l'impianto per la termovalorizzazione del combustibile derivato da rifiuti (CDR) del comune di Acerra può funzionare fino al 31 dicembre 2009 utilizzando anche CDR che non corrisponde alle caratteristiche del decreto ministeriale 5 febbraio 1998, recante individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, anche in deroga al provvedimento di valutazione d'impatto ambientale relativo all'impianto.
2. 42. Dussin.

Al comma 1-bis, dopo le parole: sentiti i Presidenti delle regioni aggiungere le seguenti parole: e delle province ed i sindaci dei comuni.
2. 43. Paolo Russo.

Al comma 1-bis, dopo le parole: sentiti i Presidenti delle regioni aggiungere le seguenti parole: ed i sindaci dei comuni.
2. 44. Paolo Russo.

Al comma 1-bis, dopo le parole: sentiti i Presidenti delle regioni aggiungere le seguenti parole: e delle province.
2. 45. Paolo Russo.

Sopprimere il comma 2.
* 2. 46. Mazzoni, Mereu.

Sopprimere il comma 2.
* 2. 47. Dussin.

Sopprimere il comma 2.
* 2. 48. Paolo Russo.

Al comma 2, sostituire le parole da: il personale di cui all'articolo 1 fino alla fine del comma, con le seguenti: il Commissario delegato può utilizzare, attraverso procedure di mobilità, personale in servizio presso i comuni campani.
2. 49. Dussin.

Al comma 2, sostituire le parole: trenta unità con le seguenti: venti unità.
2. 50. Paolo Russo.

Al comma 2, aggiungere, in fine, le parole: attraverso l'utilizzo di personale in servizio presso le amministrazioni comunali della Campania.
2. 51. Dussin.

Al comma 2, aggiungere, in fine, le parole: attraverso procedure di mobilità

 


Pag. 114

 

del personale in servizio presso i comuni campani.
2. 52. Dussin.

ART. 3.
(Divieto di localizzazione di nuovi siti di smaltimento finale di rifiuti).

 

Sopprimerlo.
3. 1. Mazzoni, Mereu.

Al comma 1, sostituire le parole da: ed in assenza fino alla fine del comma con le seguenti: anche in presenza di interventi di riqualificazione e di opera di bonifica dell'area giuglianese-flegrea, nei seguenti comuni della provincia di Napoli: Giugliano in Campania, Villaricca, Qualiano, Quarto e Pozzuoli, non possono essere ulteriormente localizzati nuovi siti di smaltimento di rifiuti e qualsiasi nuovo sito né può essere disposto l'ampliamento del sito esistente di Taverna del Re per lo stoccaggio di ecoballe.
3. 2. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Taglialatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Al comma 1, sopprimere le parole da: nel territorio fino a: Masseria Riconta" - e.
3. 4. Paolo Russo.

Al comma 1, dopo le parole: Masseria Riconta" - aggiungere le seguenti: , nel territorio dell'area "Nolana" - ricompresa nei comuni di Casamarciano, Tufino, Comisano e Palma Campania in provincia di Napoli - e nei comuni della regione Campania nei cui territori negli ultimi dieci anni sono stati realizzati impianti di discarica di rifiuti, o di C.D.R., o di deposito di ecoballe.
3. 5. Paolo Russo.

Al comma 1, dopo le parole: Masseria Riconta" - aggiungere le seguenti: a Parapoti e ad Ariano Irpino.
3. 6. Paolo Russo.

Al comma 1, dopo le parole: articolo 1, comma 1, aggiungere le seguenti: nonché nei comuni di Ariano Irpino, Savignano Irpino e Sant'Arcangelo Trimonte.
3. 7. Paolo Russo.

Al comma 1, dopo le parole: articolo 1, comma 1, aggiungere le seguenti: nonché nei comuni di Savignano Irpino e Sant'Arcangelo Trimonte.
3. 3. Mazzoni.

ART. 4.
(Consorzi di bacino).

 

Sopprimerlo.

Conseguentemente,
all'articolo 7, comma 1, primo periodo, sopprimere le parole:
redatti tenendo conto anche delle indicazioni contenute nei piani di cui all'articolo 4.
* 4. 1. Fasolino, Paolo Russo.

Sopprimerlo.

Conseguentemente,
all'articolo 7, comma 1, primo periodo, sopprimere le parole:
redatti tenendo conto anche delle indicazioni contenute nei piani di cui all'articolo 4.
* 4. 2. Adolfo, Mereu, Mazzoni.

 


Pag. 115

 

 

Sopprimerlo.

Conseguentemente,
all'articolo 7, comma 1, primo periodo, sopprimere le parole:
redatti tenendo conto anche delle indicazioni contenute nei piani di cui all'articolo 4.
* 4. 3. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Taglialatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Sostituirlo con il seguente:
Art. 4. - 1. I consorzi di bacino costituiti ai sensi della legge della regione Campania 10 febbraio 1993, n. 10, sono sciolti e tutte le funzioni, il personale, i mezzi, le strutture loro assegnati sono trasferite alle amministrazioni provinciali competenti per territorio.

Conseguentemente, all'articolo 7, comma 1, primo periodo, sopprimere le parole: redatti tenendo conto anche delle indicazioni contenute nei piani di cui all'articolo 4.
4. 4. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Taglialatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Sopprimere i commi 1 e 2.
* 4. 5. Adolfo, Mereu, Mazzoni.

Sopprimere i commi 1 e 2.
* 4. 6. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Taglialatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Sopprimere i commi 1 e 2.
* 4. 7. Paolo Russo.

Al comma 1, sostituire le parole: sono obbligati ad avvalersi, in via esclusiva con le seguenti: possono avvalersi, previa certificazione di efficienza ed affidabilità rilasciata dal Commissario straordinario.
** 4. 8. Adolfo, Mereu, Mazzoni.

Al comma 1, sostituire le parole: sono obbligati ad avvalersi, in via esclusiva, con le seguenti: possono avvalersi, previa certificazione di efficienza ed affidabilità rilasciata dal Commissario straordinario.
** 4. 9. Paolo Russo.

Al comma 1, sostituire le parole: sono obbligati ad avvalersi, in via esclusiva con le seguenti: possono avvalersi.
4. 10. Paolo Russo.

Al comma 1, sostituire le parole: che utilizzano con le seguenti: con alle dipendenze.
4. 11. Paolo Russo.

Sopprimere il comma 2.
* 4. 13. Adolfo, Mereu, Mazzoni.

Sopprimere il comma 2.
*4. 14. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Taglialatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Sopprimere il comma 2.
* 4. 15. Paolo Russo.

Sostituire i commi 2, 3 e 3-bis con i seguenti:
2. Qualora i consorzi non siano in grado nell'immediato di prendere in capo la gestione della raccolta differenziata dei rifiuti ed adottare le misure necessarie per l'incremento significativo dei livelli di raccolta degli imballaggi primari e della frazione organica, dei rifiuti ingombranti, nonché della frazione valorizzabile di

 


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carta, plastica, vetro, legno, metalli ferrosi e non ferrosi, viene meno l'obbligatorietà da parte dei comuni di avvalersi dei consorzi per la raccolta differenziata. I comuni provvedono, visto il carattere di urgenza e la necessità di non interruzione del servizio, e fino alla costituzione degli ATO, ai sensi dell'articolo 198, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
3. Il soggetto affidatario del servizio integrato di raccolta differenziata pro-tempore è individuato ai sensi del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.
3-bis. I comuni provvedono alla stabilizzazione del personale impiegato presso i consorzi ai sensi dell'articolo 3, comma 4, dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3529 del 30 giugno 2006.
3-ter. Il Commissario delegato può disporre l'accorpamento dei consorzi inattivi, ovvero il loro scioglimento.
4. 12. Paolo Russo.

Al comma 2, sostituire le parole: anche con eventuali proroghe già concordate tra le parti prima della con la seguente: alla.
4. 16. Dussin.

Sopprimere il comma 3.
* 4. 17. Adolfo, Mazzoni.

Sopprimere il comma 3.
* 4. 18. Paolo Russo.

Sopprimere il comma 3.
* 4. 19. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Taglialatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole: propone alla regione di disporre con la parola: dispone.
4. 20. Paolo Russo.

Al comma 3, primo periodo sostituire le parole: qualora i consorzi con le seguenti: o la risoluzione anticipata dei contratti dei soggetti, anche privati, di cui al comma 2, qualora i consorzi o i soggetti di cui al comma 2.
* 4. 21. Dussin.

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole: qualora i consorzi con le seguenti: o la risoluzione anticipata dei contratti dei soggetti, anche privati, di cui al comma 2, qualora i consorzi o i soggetti di cui al comma 2.
* 4. 22. Paolo Russo.

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: l'obiettivo minimo con le seguenti: le percentuali minime.
4. 23. Dussin.

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: di cui al comma 1108 e 1109 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 con le seguenti: del 30 per cento.
4. 24. Paolo Russo.

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: di cui al comma 1108 e 1109 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006 n. 296 con le seguenti parole: del 40 per cento.
4. 25. Paolo Russo.

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: di cui al comma 1108 e 1109 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006 n. 296 con le seguenti parole: del 50 per cento.
4. 26. Paolo Russo.

 


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Sopprimere il comma 3-bis.
* 4. 27. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Taglialatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Sopprimere il comma 3-bis.
* 4. 28. Paolo Russo.

Al comma 3-bis, sostituire le parole: I consorzi con le seguenti: Le Province.
4. 29. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Taglialatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Al comma 3-bis, sostituire la parola: novanta con la seguente: sessanta.
4. 30. Paolo Russo.

Al comma 3-bis, sopprimere le parole: e della sostenibilità.
4. 31. Paolo Russo.

Al comma 3-bis sopprimere le parole: anche con riferimento ai riflessi tariffari sulle utenze.
4. 32. Paolo Russo.

Dopo il comma 3-bis, aggiungere il seguente:
3-ter. Nell'immediato i consorzi, ove non sia già in essere un servizio di raccolta differenziata, devono fornire a tutti gli utenti due contenitori di colore diverso: uno scuro per la raccolta dei residui alimentari, umidi e putrescibili; l'altro trasparente per la raccolta dei rifiuti solidi, secchi. I contenitori devono essere consegnati agli operatori della raccolta nei giorni, nelle ore e nei centri di raccolta preventivamente comunicati. Coloro che abbandonano rifiuti con modalità diverse da quelle indicate sono perseguibili con l'ammenda fino a 100 euro.
4. 33. Iacomino, Cacciari, Acerbo.

ART. 5.
(Attuazione di misure emergenziali).

 

Sopprimerlo.
5. 1. Fasolino, Paolo Russo.

Al comma 1, dopo le parole: dal presente decreto aggiungere le seguenti: e dai precedenti decreti relativi all'emergenza rifiuti della regione Campania.
5. 2. Dussin.

Al comma 1, sopprimere le parole: e che sono attuati dal commissario delegato.
5. 3. Paolo Russo.

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. I giovani che prestano il servizio civile ai sensi della legge 6 marzo 2001, n. 64, ed i militari di truppa che abbiano contratto ferma prefissata nelle Forze Armate e siano residenti nei comuni della regione Campania, vengono, a domanda, impiegati fino al 31 dicembre 2007, dal Commissario delegato per l'emergenza rifiuti della Campania presso i comuni di residenza.
* 5. 4. Dussin.

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. I giovani che prestano il servizio civile ai sensi della legge 6 marzo 2001, n. 64, ed i militari di truppa che abbiano contratto ferma prefissata nelle Forze Armate e siano residenti nei comuni della regione Campania, vengono, a domanda, impiegati fino al 31 dicembre 2007, dal Commissario delegato per l'emergenza rifiuti della Campania presso i comuni di residenza.
* 5. 5. Paolo Russo, Fasolino.

 


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Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Il Commissario delegato, in particolare, con proprio provvedimento vieta con effetto immediato l'importazione nella regione Campania di rifiuti speciali. Al fine di garantire l'osservanza del provvedimento, il Commissario delegato si avvale della collaborazione dei prefetti della regione Campania e delle forze dell'ordine.
5. 6. Adolfo, Mereu, Mazzoni.

ART. 6.
(Nomina a sub-commissari dei Presidenti delle province).

 

Sopprimerlo.
6. 1. Paolo Russo, Fasolino.

Al comma 1, dopo le parole: agli enti ordinariamente competenti aggiungere le seguenti: entro la data del 31 dicembre 2007.
6. 2. Dussin.

Al comma 1, sostituire le parole da: in un quadro fino a: regione Campania con le seguenti: i Presidenti delle province della regione Campania ed i sindaci dei comuni di Napoli, Salerno, Caserta, Avellino e Benevento, ciascuno per il proprio ambito territoriale di competenza,
6. 3. Paolo Russo, Fasolino.

Al comma 1, sostituire le parole da: in un quadro fino a: regione Campania con le seguenti: i Presidenti delle province della regione Campania ed il sindaco del comune di Napoli, ciascuno per il proprio ambito territoriale di competenza,
6. 4. Paolo Russo.

Al comma 1, sostituire le parole da: in un quadro fino a: regione Campania con le seguenti: i Presidenti delle province della regione Campania ed il sindaco del comune di Salerno, ciascuno per il proprio ambito territoriale di competenza,
6. 5. Paolo Russo.

Al comma 1, sostituire le parole da: in un quadro fino a: regione Campania con le seguenti: i Presidenti delle province della regione Campania ed il sindaco del comune di Caserta, ciascuno per il proprio ambito territoriale di competenza,
6. 6. Paolo Russo.

Al comma 1, sostituire le parole da: in un quadro fino a: regione Campania con le seguenti: i Presidenti delle province della regione Campania ed il sindaco del comune di Avellino, ciascuno per il proprio ambito territoriale di competenza,
6. 7. Paolo Russo.

Al comma 1, sostituire le parole da: in un quadro fino a: regione Campania con le seguenti: i Presidenti delle province della regione Campania ed il sindaco del comune di Benevento, ciascuno per il proprio ambito territoriale di competenza,
6. 8. Paolo Russo.

Al comma 1, sostituire le parole da: concorrono fino alla fine del comma con le seguenti: indicano tutta la filiera impiantistica necessaria a rendere ogni ambito autosufficiente.
6. 9. Paolo Russo, Fasolino.

Al comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Il Commissario delegato, definisce, in accordo con i Presidenti delle province, i tempi, i criteri e le modalità per procedere, anche al termine dello stato di emergenza, all'attuazione della normativa vigente sulla raccolta differenziata dei rifiuti e alla riorganizzazione delle competenze

 


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in materia di gestione dei rifiuti nella regione Campania.
6. 10. Dussin.

Sostituire il comma 2 con il seguente:
2. Il comma 3 dell'articolo 1 del decreto-legge 9 ottobre 2006 n. 263 convertito con modificazioni dalla legge 6 dicembre 2006 n. 290 è sostituito dal seguente:
"3. Il Commissario delegato per l'esercizio delle proprie funzioni si avvale di un sub-commissario con funzioni vicarie nominato nella persona del direttore generale del Dipartimento della protezione civile.".
6. 12. Paolo Russo.

Sopprimere il comma 3.
* 6. 13. Paolo Russo.

Sopprimere il comma 3.
* 6. 14. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Taglialatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Al comma 3, dopo le parole: si provvede aggiungere le seguenti: entro il 31 dicembre 2007.
6. 15. Paolo Russo.

Al comma 3, sopprimere le parole da: anche limitatamente fino alla fine del comma.
6. 16. Paolo Russo.

Al comma 3, aggiungere, in fine, il seguente periodo: In ogni caso, alla scadenza del periodo di emergenza, il 1o gennaio 2008, decadono le gestioni commissariali nominate ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e ai sensi del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2006, n. 290, e del presente decreto e la responsabilità dello svolgimento del servizio dello smaltimento dei rifiuti viene ripristinata in capo agli enti territoriali competenti.
6. 17. Dussin.

ART. 7.
(Tariffe).

 

Sopprimerlo.
* 7. 1. Fasolino, Paolo Russo.

Sopprimerlo.
* 7. 2. Mazzoni, Mereu.

Sopprimerlo.
* 7. 3. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Tagliatatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole: e della tariffa igiene ambientale (TIA).
7. 5. Paolo Russo.

Al comma 1, primo periodo, sostituire la parola: integrale con le seguenti: di almeno il 50 per cento.
* 7. 6. Adolfo, Mazzoni.

Al comma 1, primo periodo, sostituire la parola: integrale con le seguenti: di almeno il 50 per cento.
* 7. 7. Paolo Russo.

Al comma 1, primo periodo, sostituire la parola: integrale con le seguenti: di almeno il 70 per cento.
** 7. 8. Mazzoni.

 


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Al comma 1, primo periodo, sostituire la parola: integrale con le seguenti: di almeno il 70 per cento.
** 7. 9. Paolo Russo.

Al comma 1, primo periodo, sostituire la parola: integrale con le seguenti: di almeno l'80 per cento.
7. 10. Paolo Russo.

Al comma 1, primo periodo, sostituire la parola: integrale con le seguenti: di almeno il 90 per cento.
7. 11. Paolo Russo.

Al comma 1, primo periodo, dopo le parole: costi del servizio di gestione aggiungere la seguente: ordinario.
7. 12. Paolo Russo.

Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole da: indicati fino alla fine del periodo.
7. 13. Paolo Russo.

Al comma 1, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: , ad eccezione dei costi relativi agli interventi di emergenza o comunque eccedenti l'ordinaria gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
7. 14. Iacomino, Cacciari, Acerbo, De Cristofaro, Perugia.

Al comma 1, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: detratte le spese per l'emergenza che vanno attribuite al Ministero dell'economia e delle finanze.
7. 15. Paolo Russo.

Al comma 1, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: detratte le spese per l'emergenza che vanno attribuite alla regione Campania.
7. 16. Paolo Russo.

Al comma 1, dopo il primo periodo aggiungere il seguente: A tal fine i comuni promuovono meccanismi di gestione che comprendono strumenti come l'applicazione della «tariffa a peso» e la raccolta «porta a porta».
* 7. 20. Dussin.

Al comma 1, dopo il primo periodo aggiungere il seguente: A tal fine i comuni promuovono meccanismi di gestione che comprendono strumenti come l'applicazione della "tariffa a peso" e la raccolta "porta a porta".
* 7. 21. Paolo Russo.

Al comma 1, dopo il primo periodo aggiungere i seguenti: La differenza che si determina tra il costo integrale di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti e l'incasso della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani da parte di ciascun comune è posta a carico del commissariato, nell'ambito delle risorse disponibili sulla contabilità speciale, sino alla esistenza dello stesso e successivamente è posta a carico della regione Campania per un periodo di cinque anni, a decorrere dal 10 gennaio 2008. Ai maggiori oneri derivanti dalla presente disposizione si provvede, fino a concorrenza, mediante corrispondente riduzione di tutti gli stanziamenti di spesa corrente del bilancio dello Stato, con esclusione dei soli stanziamenti determinati direttamente per legge, delle spese obbligatorie e degli interessi sui titoli del debito pubblico.
7. 18. Mazzoni.

 


Pag. 121

 

 

Al comma 1, dopo il primo periodo, aggiungere il seguente: La differenza che si determina tra il costo integrale di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti e l'incasso della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani da parte di ciascun comune è posta a carico del commissariato, nell'ambito delle risorse disponibili sulla contabilità speciale, sino alla esistenza dello stesso e successivamente è posta a carico della regione Campania per un periodo di cinque anni, a decorrere dal 10 gennaio 2008.
7. 19. Paolo Russo.

Al comma 1, sostituire il secondo periodo con il seguente: Nel caso in cui i comuni non provvedano nei termini previsti o non raggiungano gli obiettivi prefissati di raccolta differenziata si procede alla nomina di commissari ad acta.
7. 17. Paolo Russo.

Al comma 1, secondo periodo, sopprimere le parole da: , previa diffida ad adempiere fino alla fine del comma.
7. 22. Dussin.

Al comma 1, secondo periodo, sopprimere le parole da: e successiva nomina fino alla fine del comma.
7. 23. Dussin.

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Sono esclusi i comuni ove sono stati e sono ubicati impianti di CDR, discariche e termovalorizzatori.
7. 24. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Tagliatatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Dopo l'articolo 7, aggiungere il seguente:
Art. 7-bis - (Rimborsi) - Nei periodi di irregolare effettuazione del servizio di spazzamento e raccolta dei rifiuti solidi urbani, la tariffa viene commisurata per i medesimi periodi al 40 per cento di quella determinata per l'anno di riferimento. L'adozione di ordinanze commissariali o sindacali costituisce prova di irregolare effettuazione del servizio.
7. 01. Paolo Russo.

Dopo l'articolo 7, aggiungere il seguente:
Art. 7-bis - (Rimborsi). - 1. Sino alla permanenza della dichiarazione dello stato di emergenza, ai fini della raccolta e del trattamento dei rifiuti solidi urbani la Tarsu è ridotta del 50 per cento.
7. 04. Paolo Russo.

Dopo l'articolo 7, aggiungere il seguente:
Art. 7-bis. - (Rimborsi) - 1. Sino alla permanenza della dichiarazione dello stato di emergenza, ai fini della raccolta e del trattamento dei rifiuti solidi urbani la Tarsu è ridotta del 40 per cento.
7. 05. Paolo Russo, Fasolino.

Dopo l'articolo 7, aggiungere il seguente:
Art. 7-bis - (Misure per la raccolta differenziata) - 1. I comuni della Campania che, alla data del 31 dicembre 2008, non incrementano di almeno il 10 per cento la raccolta differenziata realizzata alla data del 31 dicembre 2007, sono sciolti per grave violazione di legge, ai sensi dell'articolo 141, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
7. 02. Paolo Russo.

Dopo l'articolo 7, aggiungere il seguente:
Art. 7-bis - (Rimborsi). - 1. Sino alla permanenza della dichiarazione dello stato di emergenza, ai fini della raccolta e del trattamento dei rifiuti solidi urbani, la riscossione della Tarsu è sospesa.
7. 03. Paolo Russo.

 


Pag. 122

 

Dopo l'articolo 7, aggiungere il seguente:
Art. 7-bis - (Misure per la raccolta differenziata) - 1. I comuni della Campania che entro il 31 dicembre 2007 non hanno avviato la raccolta differenziata sono sciolti per grave violazione di legge, ai sensi dell'articolo 141, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
7. 06. Paolo Russo.

ART. 8.
(Clausola di invarianza della spesa).

 

Sopprimerlo.
* 8. 1. Mazzoni, Mereu.

Sopprimerlo.
* 8. 2. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Tagliatatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Sopprimerlo.
* 8. 3. Paolo Russo, Fasolino.

Sopprimere il comma 1.

Conseguentemente:
al comma 2, sostituire le parole:
nell'ambito delle risorse disponibili sulla contabilità speciale con le seguenti: con uno stanziamento di 80 milioni di euro a carico del fondo speciale di parte corrente del Ministero dell'economia e delle finanze;
al comma 3, sopprimere le parole: Ai fini del rispetto di quanto previsto nel comma 1,
8. 11. Paolo Russo.

Sopprimere il comma 1.

Conseguentemente, al comma 3, sopprimere le parole: Ai fini del rispetto di quanto previsto nel comma 1,
** 8. 4. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Tagliatatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Sopprimere il comma 1.

Conseguentemente, al comma 3, sopprimere le parole: Ai fini del rispetto di quanto previsto nel comma 1,
** 8. 5. Paolo Russo.

Sostituire il comma 1 con il seguente:
1. Agli oneri derivanti dal presente decreto, pari a 100 milioni di euro, si provvede, fino a concorrenza, mediante corrispondente riduzione di tutti gli stanziamenti di spesa corrente del bilancio dello Stato, con esclusione dei soli stanziamenti determinati direttamente per legge, della spesa obbligatoria e degli interessi sui titoli del debito pubblico.
8. 6. Mazzoni.

Sostituire il comma 1 con il seguente:
1. Ai nuovi e maggiori oneri, derivanti dall'attuazione del presente decreto, si provvede mediante uno stanziamento di 80 milioni di euro a carico del fondo speciale di parte corrente del Ministero dell'economia e delle finanze.
8. 8. Paolo Russo.

Sopprimere il comma 2.

Conseguentemente, al comma 3, sopprimere le parole da: e riferisce fino alla fine del comma.
8. 9. Nespoli, Foti, Cosenza Cirielli, Tagliatatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

 


Pag. 123

 

 

Al comma 2, premettere le parole: Fino al 31 dicembre 2007.
8. 10. Dussin.

Sopprimere il comma 3.
* 8. 12. Paolo Russo.

Sopprimere il comma 3.
* 8. 13. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Tagliatatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Al comma 3, sopprimere le parole: Ai fini del rispetto di quanto previsto nel comma 1,
8. 14. Paolo Russo.

Al comma 3, sopprimere le parole: disponibili sulla contabilità speciale di cui al comma 2.
8. 15. Paolo Russo.

Dopo l'articolo 8, aggiungere il seguente:
Art. 8-bis. - 1. Per i comuni di Acerra, Afragola, Aversa, Bacoli, Caivano, Castelvolturno, Giugliano in Campania, Marcianise e Villa Literno, considerati comuni ad alto rischio per aumento di malattie tumorali e malformazioni congenite dovute all'inquinamento ambientale da discariche di rifiuti tossici e non, è prevista la priorità per gli interventi di bonifica.
2. Parimenti, la regione Campania, nel riparto dei fondi sanitari per le ASL, deve predeterminare un maggior onere per le spese sanitarie per i territori ove insistono i comuni indicati al comma 1.
8. 01. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Tagliatatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

ART. 9.
(Piano per il ciclo integrato dei rifiuti).

 

Sopprimerlo.
* 9. 1. Paolo Russo.

Sopprimerlo.
* 9. 2. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Tagliatatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Al comma 1, capoverso 1-ter, primo periodo, sostituire le parole da: d'intesa con il Ministro dell'ambiente fino alla fine del capoverso con le seguenti: il Piano per la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti per la regione Campania. Il Piano prevede, in armonia con la legislazione comunitaria, la priorità delle azioni di prevenzione nella produzione, riutilizzo, riciclaggio del materiale, recupero di energia e smaltimento e contiene l'indicazione del numero e della rispettiva capacità produttiva degli impianti. Il Piano deve prevedere, altresì, la costruzione di nuovi impianti da utilizzare, in via esclusiva, per lo smaltimento dei milioni di tonnellate di ecoballe accumulate negli anni, per la dismissione delle discariche abusive disseminate sul territorio campano, per il sostegno di tutti gli interventi di bonifica ambientale indispensabili per superare, in prospettiva, il degrado procurato negli anni. A tal fine il Piano prevede la possibilità di autorizzare le iniziative sostenute dai comuni, singoli o associati, che intendono con mezzi finanziari propri, integrarsi nella filiera del ciclo dei rifiuti.
9. 4. Nespoli, Foti, Cosenza, Cirielli, Tagliatatela, Landolfi, Bocchino, Castiello.

Al comma 1, capoverso 1-ter, primo periodo, sopprimere le parole: , d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
* 9. 5. Dussin.

Al comma 1, capoverso 1-ter, primo periodo, sopprimere le parole: , d'intesa con

 


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il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
* 9. 6. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso 1-ter, primo periodo, sostituire le parole: d'intesa con il con le seguenti: previo parere del.
** 9. 7. Dussin.

Al comma 1, capoverso 1-ter, primo periodo, sostituire le parole: d'intesa con il con le seguenti: previo parere del.
** 9. 8. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso 1-ter, primo periodo, sopprime le parole: , sentiti la Consulta regionale per la gestione dei rifiuti nella regione Campania e il Commissario per la bonifica.
9. 9. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso 1-ter, sostituire le parole: sentiti la Consulta regionale per la gestione dei rifiuti nella regione Campania e il commissario per la bonifica con le seguenti: sentita la Consulta regionale per la gestione dei rifiuti nella regione Campania.
9. 11. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso 1-ter, primo periodo, sostituire le parole: sentiti la Consulta regionale per la gestione dei rifiuti nella regione Campania e con la seguente: sentito.
9. 10. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso 1-ter, sopprimere il terzo periodo.
9. 12. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso 1-ter, quarto periodo, dopo la parola: assicura aggiungere le seguenti: l'autosufficienza degli ambiti territoriali con particolare riferimento alle necessità impiantistiche della città di Napoli e.
9. 13. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso 1-ter, quinto periodo, sostituire la parola: novanta con la seguente: sessanta.
9. 14. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso 1-ter, quinto periodo, sopprimere le parole: , nel limite massimo delle risorse disponibili per la gestione commissariale,
9. 15. Paolo Russo.

Al comma 1, capoverso 1-ter, quinto periodo, sostituire le parole: almeno uno degli con le seguenti: tutti gli.
9. 16. Paolo Russo.

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Le province provvedono entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto alla individuazione delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, così come previsto dall'articolo 197, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152. Alle province che non provvedono nei termini previsti si applicano le disposizioni di cui all'articolo 141, comma 1, lettera a), del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
9. 17. Paolo Russo, Fasolino.

 


Pag. 125

 

 

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. I comuni che non si adeguano per consentire ai cittadini la raccolta separata della frazione secca da quella umida sono diffidati da parte del Commissario delegato a conformarsi a tale direttiva entro 15 giorni. Il commissario provvede a notiziare il Ministro dell'interno della eventuale inottemperanza alla diffida. Il Ministro dell'interno provvede allo scioglimento del comune che non ha ottemperato nei termini all'ordinanza commissariale.
9. 18. Paolo Russo, Fasolino.

Dopo l'articolo 9, aggiungere il seguente:
Art. 9-bis. - 1. Al fine di quanto disposto dal comma 519 della legge 27 dicembre 2007, n. 296, il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, relativamente al contesto emergenziale socio-economico-ambientale dello smaltimento rifiuti, è autorizzato a trasformare in rapporto a tempo indeterminato il rapporto di lavoro delle unità lavorative già rientranti nell'organico del predetto Dipartimento.
9. 01. Marinello.

Dopo l'articolo 9, aggiungere il seguente:
Art. 9-bis. - 1. Al fine di contrastare il fenomeno del traffico illecito di rifiuti è istituita una task force operativa presieduta dal prefetto di Napoli e composta da tutte le forze dell'ordine che promuove un'operazione territoriale dedicata al pattugliamento delle aree a rischio 24 ore al giorno, nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili. Per la partecipazione alle attività suindicate non vengono corrisposti compensi o emolumenti aggiuntivi.
9. 02. Paolo Russo, Fasolino.

Dopo l'articolo 9, aggiungere il seguente:
Art. 9-bis. - (Accordo quadro di programma). - 1. A partire dal 31 ottobre 2007 è istituito, e per non oltre un anno, un tavolo permanente in accordo quadro di programma tra il Governo, il Commissario delegato, la regione, le province ed i comuni che accompagni le amministrazioni locali verso l'ordinaria amministrazione. Le suddette intese istituzionali di programma devono contenere la definizione delle attività, dei relativi responsabili, delle risorse finanziarie, delle procedure e dei soggetti tenuti alla verifica dei risultati. In un contesto programmatico unitario, vincolante per tutti i soggetti istituzionali che vi partecipano, devono trovare definizione gli interventi da realizzare, i relativi tempi di esecuzione anche attraverso il ricorso a procedimenti accelerati e le eventuali conferenze dei servizi per l'attuazione delle misure concordate, nonché gli impegni di ciascun soggetto, con preventiva definizione delle risorse finanziarie da attivare e del soggetto cui competono poteri sostitutivi in caso di inerzie.
2. È prevista la possibilità dell'esercizio di poteri sostitutivi da parte del Governo, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione in caso di inerzia di soggetti istituzionalmente competenti a livello regionale ad adottare i vari interventi necessari nel quadro della gestione del ciclo integrato dei rifiuti.
9. 03. Paolo Russo, Fasolino.




 


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(omissis)

 

DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
Esame emendamenti C. 2826 Governo, approvato dal Senato.

 

Il Comitato dei nove si è riunito dalle 9.05 alle 9.10.


 


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(omissis)

 

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti.
(C. 2826, Governo - Approvato dal Senato).

(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e conclusione - Parere senza condizioni nè osservazioni).

 

Il Comitato inizia l'esame del disegno di legge di conversione in titolo.

Pierfrancesco Emilio Romano GAMBA, relatore, nell'illustrare il contenuto del provvedimento, ritiene meritevole di attenzione, in particolare, la norma contenute nell'articolo 2 del decreto-legge che, nella sostanza, autorizza il Commissario delegato ad utilizzare lo strumento della requisizione, in funzione dei compiti e degli obiettivi a lui affidati, anche in relazione a beni soggetti a sequestro da parte dell'autorità giudiziaria. Tale disciplina interviene, dunque, a modificare il comma 2 dell'articolo 3 del precedente provvedimento che verteva sulla medesima materia - il decreto-legge n. 263 del 2006 - nel quale invece si condizionava l'uso di luoghi sottoposti a sequestro alla «previa revoca» del provvedimento di sequestro da parte della medesima autorità giudiziaria. Sono dunque evidenti gli effetti che tale disposizione

 


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è potenzialmente idonea a produrre sul piano dei rapporti tra organi amministrativi e giudiziari e, in termini generali, sul piano dei rapporti tra poteri dello Stato. Pur consapevole che la problematica evidenziata, per le sue delicate implicazioni di natura ordinamentale, appare esulare le specifiche competenze del Comitato per la legislazione, invita comunque i colleghi a valutare se, nel quadro della propria funzione consultiva, vi siano comunque strumenti per segnalare adeguatamente tale problematica che, nella proposta di parere, per il momento, è appena accennata. Illustra pertanto la seguente proposta di parere:
«Il Comitato per la legislazione,
esaminato il disegno di legge n. 2826 e rilevato che:
esso reca un contenuto omogeneo, volto a fronteggiare le difficoltà legate alla gestione dei rifiuti nella Regione Campania;
disciplina una materia il cui tessuto normativo è particolarmente complesso ed articolato, in virtù dei frequenti interventi legislativi in tempi recenti (da ultimo, il decreto-legge n. 263 del 2006, convertito con modificazioni dalla legge n. 290 del 2006); nonché di ulteriori atti, anch'essi di recente emanazione (ad esempio, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di dichiarazione dello stato di emergenza nella regione Campania; l'ordinanza della medesima autorità volta alla riapertura temporanea di una discarica, ecc.); peraltro, il decreto in esame, in analogia con i precedenti, autorizza l'adozione di ulteriori determinazioni (l'articolo 4, comma 3, rinvia ad una specifica ordinanza commissariale; l'articolo 6, comma 3, consente l'emanazione di ulteriori ordinanze del Presidente del Consiglio, ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 225 del 1992, per la ridefinizione territoriale dello stato di emergenza); l'intreccio di tali strumenti rende dunque non facile la ricognizione della normativa concretamente vigente, anche in ragione della difficoltà di inquadrare - in una rigorosa gerarchia delle fonti del diritto - provvedimenti di diversa natura e destinati a produrre, talvolta, effetti atipici sul piano normativo, amministrativo e anche giudiziario;
reca, in alcuni casi, una ridefinizione di elementi già disciplinati da precedenti provvedimenti, senza realizzare un adeguato coordinamento con la normativa previgente (ad esempio, il comma 2 dell'articolo 2 modifica, in modo non testuale, il decreto-legge n. 245 del 2005);
non è corredato della relazione sull'analisi tecnico-normativa (ATN);
non è corredato della relazione sull'analisi di impatto della regolamentazione (AIR);
ritiene che, per la conformità ai parametri stabiliti dagli articoli 16-bis e 96-bis del Regolamento, non vi sia nulla da osservare.»

Salvatore MARGIOTTA, relatore della Commissione di merito, nel ringraziare il deputato Gamba per l'approfondita istruttoria svolta, dichiara di concordare sulla proposta di parere illustrata.

Franco RUSSO si associa agli apprezzamenti al relatore, che ha opportunamente segnalato contenuti normativi suscettibili di ingenerare dubbi in ordine alle potenziali ripercussioni sui rapporti tra autorità giudiziaria e Commissario delegato. A suo parere, tale aspetto, pur richiamato nelle premesse, meriterebbe forse un suo autonomo rilievo nella parte dispositiva del parere. Analogamente, invita a valutare la possibilità di formulare, sempre in termini di osservazione, uno specifico rilievo concernente la salvaguardia dell'esigenza (già evidenziata, in più occasioni, anche recentemente, nel corso dei lavori del Comitato) di assicurare la massima chiarezza delle fonti normative, in particolar modo nell'ambito di materie disciplinate anche da norme di origine comunitaria. Ciò con riguardo ai contenuti di ciascuna disposizione nonché in relazione

 


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al pieno rispetto del principio di gerarchia tra le medesime fonti del diritto.

Antonio Giuseppe Maria VERRO, concordando con il collega Russo, evidenzia l'esigenza di valutare, nel quadro delle competenze che il Regolamento attribuisce all'organo, forme incisive di vigilanza e di intervento sull'utilizzo di strumenti giuridici diversi dalla legge ed, in tal senso, ritiene comunque utile che il parere, possibilmente nella parte dispositiva ovvero anche nella sola premessa, rechi uno specifico riferimento alle problematiche connesse alla norma che si intende introdurre.

Roberto ZACCARIA, riconoscendo la rilevanza della questione sollevata dal deputato Russo, esprime tuttavia perplessità sulla formulazione di un'osservazione che, per i suoi contenuti, difficilmente potrebbe ispirare emendamenti che consentano di modificare il testo nel senso indicato dall'osservazione medesima; peraltro, evidenzia come la tutela delle prerogative dell'autorità giudiziaria nei confronti del potere amministrativo sia argomento su cui, per evidenti ragioni, hanno sicuramente pieno titolo ad esprimere proprie valutazioni le Commissioni Affari costituzionali e Giustizia, meno il Comitato. Per tali ragioni ritiene dunque più funzionale al conseguimento degli obiettivi istituzionali del Comitato la presentazione di un apposito ordine del giorno, che si impegna a sottoscrivere in prima persona ed a trasmettere ai colleghi per consentire loro di aderirvi, con cui fornire le necessarie prescrizioni al Governo per evitare indebite ingerenze sull'azione degli organi giudiziari.

Gaspare GIUDICE, presidente, nel richiamare i contenuti di una lettera del 15 gennaio 1998 con cui il Presidente della Camera, in relazione alle prime sedute del Comitato per la legislazione, ne escludeva esplicitamente la possibilità di pronunciarsi in merito ai presupposti costituzionali di necessità ed urgenza, ritiene opportuno adottare, nel caso di specie, un atteggiamento ispirato alla massima cautela nell'evitare ogni dubbio di sovrapposizione di competenze di organi della Camera su aspetti che sicuramente afferiscono alla cognizione della prima e della seconda Commissione, mentre solo in via indiretta incidono sulla sfera di competenza del Comitato.
Inoltre, pur condividendo sul piano del merito i rilevi dei colleghi Russo e Verro, ne segnala la difficoltà di trasporre tali valutazioni in puntuali emendamenti modificativi della formulazione testuale di singole disposizioni. Conclusivamente, invita il relatore a valutare un'integrazione della proposta di parere che dia conto in esso delle perplessità espresse nel corso del dibattito. Manifesta infine l'intenzione di promuovere, agendo d'intesa con il collega Zaccaria, un apposito ordine del giorno che chiarisca i contorni applicativi del citato articolo 2 del decreto.

Il Sottosegretario Giampaolo D'ANDREA ringrazia i membri del Comitato per lo spirito costruttivo che ha animato la discussione e che, evidentemente, dimostra la comune consapevolezza del carattere di eccezionale gravità della situazione in Campania, su cui occorre intervenire con strumenti particolari, di natura evidentemente emergenziale. Nel condividere gli aspetti evidenziati dalla proposta di parere del relatore, intende formulare alcune considerazioni sull'uso degli strumenti giuridici e sul necessario rispetto del principio gerarchico tra le fonti del diritto. Al riguardo, evidenzia che si è inteso collocare i contenuti dell'azione del Commissario nel quadro ordinamentale proprio della disciplina dello stato di emergenza,. Pur consapevole che l'intreccio tra normativa primaria e ordinanze di emergenza è certamente suscettibile di produrre elementi di confusione, evidenzia che entrambi i decreti adottati in materia mirano a definire un quadro normativo coerente, in cui collocare le suddette ordinanze. Il provvedimento in esame nasce proprio dall'esigenza di inquadrare in una cornice ordinamentale più chiara e completa l'azione del Commissario che, per alcuni versi, non trovava un'adeguata copertura

 


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giuridica nel precedente decreto-legge. Nello stesso tempo si lega l'esercizio di poteri speciali al solo periodo di emergenza e quindi in un ambito definito e limitato nel tempo. Infine, con riguardo alle perplessità connesse all'utilizzabilità di siti sottoposti a sequestro giudiziario, precisa che i poteri del Commissario si esplicano, in particolare, su provvedimenti di sequestro connessi ad irregolarità amministrative, e si prevede comunque che nei siti coinvolti siano ripristinate le necessarie condizioni igenico-sanitarie.

Roberto ZACCARIA ringrazia il Governo per l'intervento chiarificatore.

Pierfrancesco Emilio Romano GAMBA, relatore, conclusivamente, prende atto degli esiti della riflessione svolta in ordine alla questione da lui stesso sollevata e delle difficoltà di individuare formule che consentano di inserire tali elementi nell'ambito della parte precettiva del parere che il Comitato è chiamato ad esprimere. Aderendo quindi all'invito del Presidente, procede ad illustrare il parere, in conformità a quanto emerso dal dibattito:

«Il Comitato per la legislazione,
esaminato il disegno di legge n. 2826 e rilevato che:
esso reca un contenuto omogeneo, volto a fronteggiare le difficoltà legate alla gestione dei rifiuti nella Regione Campania;
disciplina una materia il cui tessuto normativo è particolarmente complesso ed articolato, in virtù dei frequenti interventi legislativi in tempi recenti (da ultimo, il decreto-legge n. 263 del 2006, convertito con modificazioni dalla legge n. 290 del 2006); nonché di ulteriori atti, anch'essi di recente emanazione (ad esempio, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di dichiarazione dello stato di emergenza nella regione Campania; l'ordinanza della medesima autorità volta alla riapertura temporanea di una discarica, eccetera); inoltre, in analogia con i precedenti, il decreto in esame autorizza l'adozione di ulteriori determinazioni (l'articolo 4, comma 3, rinvia ad una specifica ordinanza commissariale; l'articolo 6, comma 3, consente l'emanazione di ulteriori ordinanze del Presidente del Consiglio, ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 225 del 1992, per la ridefinizione territoriale dello stato di emergenza); l'intreccio di tali strumenti rende dunque non facile la ricognizione della normativa concretamente vigente, anche in ragione della difficoltà di inquadrare - in una rigorosa gerarchia delle fonti del diritto - provvedimenti di diversa natura e destinati a produrre, dunque, effetti atipici sul piano normativo, amministrativo e anche giudiziario;
in particolare, all'articolo 2, autorizza il commissario delegato ad adottare provvedimenti di requisizione idonei a produrre anche la sospensione dell'efficacia di provvedimenti di sequestro dell'autorità giudiziaria fino alla cessazione dello stato d'emergenza;
reca, in alcuni casi, una ridefinizione di elementi già disciplinati da precedenti provvedimenti, senza realizzare un adeguato coordinamento con la normativa previgente (ad esempio, il comma 2 dell'articolo 2 modifica, in modo non testuale, il decreto-legge n. 245 del 2005);
non è corredato della relazione sull'analisi tecnico-normativa (ATN);
non è corredato della relazione sull'analisi di impatto della regolamentazione (AIR);
ritiene che, per la conformità ai parametri stabiliti dagli articoli 16-bis e 96-bis del Regolamento, non vi sia nulla da osservare.»

Il Comitato approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 9.55.




 


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(omissis)

 

DL 61/2007: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

 

Riccardo MARONE, presidente, sostituendo il relatore, illustra il contenuto del provvedimento, osservando che le disposizioni da esso recate sono riconducibili alle materie «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale», che l'articolo 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato; «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema» e «organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali», che le lettere s) e g) dell'articolo 117, secondo comma, della Costituzione attribuiscono alla competenza esclusiva dello Stato, nonché «protezione civile», che l'articolo 117, terzo comma, attribuisce alla competenza legislativa concorrente tra Stato e regioni. Formula pertanto una proposta di parere favorevole (vedi allegato).

Nessuno chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 11.25.


 


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(omissis)

 

ALLEGATO

DL 61/2007: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania (C. 2826 Governo, approvato dal Senato).

PARERE APPROVATO

 

 

Il Comitato permanente per i pareri della I Commissione,
esaminato, per gli aspetti di competenza della I Commissione affari costituzionali, il disegno di legge del Governo C. 2826, approvato, con modificazioni, dal Senato, di conversione del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti,
rilevato che le disposizioni da esso recate sono essenzialmente finalizzate ad assicurare sul territorio della Campania la tutela della salute pubblica e a porre rimedio a una situazione che suscita allarme anche sotto il profilo dell'ordine pubblico;
osservato che:
l'articolo 117, secondo comma, lett. m) della Costituzione attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
l'articolo 117, secondo comma, lett. s) e g) attribuisce alla competenza esclusiva dello Stato le materie «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema» e «organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali»;
l'articolo 117, terzo comma, attribuisce alla competenza legislativa concorrente tra Stato e regioni la materia «protezione civile»;
rilevato che non sussistono motivi di rilievo sugli aspetti di legittimità costituzionale;

esprime

PARERE FAVOREVOLE

 

 




 


Pag. 18

(omissis)

 

DL 61/2007: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
Emendamenti C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Parere all'Assemblea).
(Esame emendamenti e conclusione - Parere).

 

Alessandro NACCARATO (Ulivo), relatore, rileva che le proposte emendative contenute nel fascicolo n. 1 non presentano profili problematici per quanto attiene al riparto di competenze legislative di cui all'articolo 117 della Costituzione, fatta eccezione per gli emendamenti Nespoli 4.4, Paolo Russo 4.12, comma 3-ter, e Paolo Russo 4.20, che, prevedendo lo scioglimento o l'accorpamento di organismi previsti dalla legge regionale della Campania, ledono l'autonomia organizzativa della regione, e fatta altresì eccezione per l'emendamento Paolo Russo 4.12, comma 3-bis, che, imponendo ai comuni di stabilizzare il personale impiegato presso i consorzi, lede l'autonomia di

 


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spesa degli enti locali di cui all'articolo 119, comma 1.
Propone pertanto di esprimere parere contrario sugli emendamenti Nespoli 4.4, Paolo Russo 4.12, limitatamente ai commi 3-bis e 3-ter, e Paolo Russo 4.20, e di esprimere invece parere di nulla osta sui restanti emendamenti e articoli aggiuntivi contenuti nel fascicolo n. 1.

Nessuno chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore (vedi allegato).

La seduta termina alle 9.


 


Pag. 22

(omissis)

 


ALLEGATO

DL 61/2007: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania (Emendamenti C. 2826 Governo, approvato dal Senato).

PARERE APPROVATO

 

 

Il Comitato permanente per i pareri della I Commissione,
rilevato che gli emendamenti Nespoli 4.4, Paolo Russo 4.12, comma 3-ter, e Paolo Russo 4.20 prevedono lo scioglimento o l'accorpamento di organismi previsti dalla legge regionale della Campania;
rilevato che l'emendamento Paolo Russo 4.12, comma 3-bis, imponendo ai comuni di stabilizzare il personale impiegato presso i consorzi, lede l'autonomia di spesa degli enti locali di cui all'articolo 119, comma 1,
esprime:

PARERE CONTRARIO

 

 

sugli emendamenti Nespoli 4.4, Paolo Russo 4.12, limitatamente ai commi 3-bis e 3-ter, e Paolo Russo 4.20;

NULLA OSTA

 

 

sugli altri emendamenti e articoli aggiuntivi contenuti nel fascicolo n. 1.




 


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(omissis)

 

Decreto-legge 61/07 - Emergenza rifiuti in Campania.
C. 2826 Governo.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e rinvio).

 

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Daniele FARINA (RC-SE), relatore, illustra il contenuto del provvedimento, soffermandosi sugli aspetti di competenza della Commissione giustizia.
Rileva come il decreto-legge n. 61 del 2007, nel testo trasmesso dal Senato, rechi interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti in Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti. Esso si compone di dieci articoli.

 


Pag. 142

 


L'articolo 1, nel testo trasmesso dal Senato, individua i siti da destinare a discarica per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi, provenienti dalle attività di selezione, trattamento e raccolta di rifiuti solidi urbani, fino alla cessazione dello stato di emergenza.
La competenza della Commissione Giustizia è toccata, in particolare, dall'articolo 2, sostanzialmente modificato dal Senato, che modifica l'articolo 3, comma 2, del precedente decreto-legge n. 263, in materia di affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti. Esso in particolare demanda al Commissario delegato il compito di individuare - anche mediante affidamenti diretti in deroga alla normativa vigente - le soluzioni ottimali per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti e per l'eventuale smaltimento delle balle di rifiuti prodotte dal 15 dicembre 2005. A tal fine, si prevede l'eventuale ricorso allo strumento della requisizione ai fini dell'utilizzazione di impianti, cave dimesse e discariche, anche se sottoposti a provvedimento di sequestro da parte dell'Autorità giudiziaria e, in tale ultimo caso, la sospensione dell'efficacia di tale provvedimento dall'adozione del provvedimento di requisizione fino alla cessazione dello stato di emergenza. La disposizione prevede inoltre in tali casi l'assunzione della gestione da parte del Commissario delegato fino alla cessazione dello stato di emergenza e l'adozione delle necessarie misure di protezione in relazione alla tutela della salute, dell'ambiente e all'eliminazione delle situazioni di pericolo
L'articolo 3 vieta, in assenza di interventi di riqualificazione o di opere di bonifica, la localizzazione di ulteriori siti di smaltimento finale di rifiuti nel territorio dell'area «Flegrea», nonché nelle aree protette e nei siti di bonifica di interesse nazionale.
L'articolo 4 prevede l'obbligo per i comuni campani di avvalersi in via esclusiva per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata, dei consorzi di bacino (costituiti ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale n. 10 del 1993), che utilizzano i lavoratori assegnati in base all'ordinanza n. 2948 del 1999, facendo salvi, tuttavia, i contratti già stipulati e quelli in corso di esecuzione anche con eventuali proroghe già concordate tra le parti.
L'articolo 5 attribuisce ai prefetti della regione Campania, per quanto di loro competenza e anche ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, il compito di assumere ogni necessaria determinazione per assicurare piena effettività agli interventi e alle iniziative previsti dal decreto e attuati dal Commissario delegato.
L'articolo 6 prevede la nomina a sub-commissari dei Presidenti delle Province campane, con il compito di concorrere alla programmazione e all'attuazione delle iniziative necessarie ad assicurare la piena realizzazione del ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale.
L'articolo 7, modificato dal Senato, si riferisce alla determinazione della TARSU e della TIA (tariffa igiene ambientale).
L'articolo 8 contiene la clausola di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica.
L'articolo 9 prevede l'adozione, da parte del Commissario delegato, del Piano per la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti per la regione Campania.
L'articolo 10, infine, dispone l'immediata entrata in vigore del decreto.
Ribadisce quindi come la competenza della Commissione Giustizia si concentri sull'articolo 2, rilevando come sia di particolare interesse la disposizione secondo cui il Commissario può utilizzare, anche tramite requisizione, gli impianti, le cave dimesse o abbandonate, le discariche che presentano volumetrie disponibili, anche se sottoposti a provvedimento di sequestro da parte dell'Autorità giudiziaria. In tale ultimo caso, il testo novellato richiedeva la previa revoca del provvedimento di sequestro. Il nuovo testo, invece, dispone direttamente la sospensione dell'efficacia di tale provvedimento dall'adozione del provvedimento di requisizione fino alla cessazione dello stato di emergenza. Tale disposizione suscita forti perplessità in

 


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quanto consente di requisire siti assoggettati a provvedimenti della magistratura per indagini penali in corso. Tutto ciò determina il rischio di gravi ingerenze da parte di una autorità amministrativa nell'attività dell'autorità giudiziaria, specialmente in relazione al profilo della conservazione degli elementi della prova. Al termine della cessazione dello stato di emergenza e, quindi, della requisizione, il bene potrebbe non più rispondere alle esigenze probatorie che potevano aver giustificato il sequestro. Sarebbe pertanto opportuno prevedere nuovamente la revoca del sequestro da parte dell'autorità giudiziaria come condizione per la requisizione. In tal caso sarà l'autorità giudiziaria a valutare, tenendo conto delle istanze delle parti processuali, la presenza di motivi che ostino alla requisizione del bene.
Ritiene pertanto che si potrebbe apporre al parere una condizione volta almeno a reintrodurre nel testo la revoca del sequestro da parte dell'autorità giudiziaria.
Sottolinea, inoltre, come altro punto che suscita perplessità sia l'attribuzione al Commissario del potere di requisire beni senza precisare la disciplina da applicare. Si ricorda che la requisizione costituisce esercizio di un potere di natura straordinaria, che trova il suo riferimento normativo nell'articolo 7 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. E (cosiddetta legge sull'abolizione del contenzioso amministrativo) e nell'articolo 2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773) che attribuiscono al Prefetto il potere di disporre della proprietà privata nel caso di urgenza e grave necessità pubblica. Finalità dell'istituto è quella di consentire l'utilizzazione temporanea del bene senza acquisizione definitiva, sicché allo spirare del termine di efficacia il proprietario dell'area requisita ha diritto alla sua restituzione. A tale proposito occorre considerare che, qualora sia applicabile la citata normativa, il proprietario del bene sequestrato dall'autorità giudiziaria avrebbe diritto ad un indennizzo. Ciò anche quando si tratta di beni sequestrati alla criminalità organizzata. Si potrebbe prevedere una osservazione volta a sollevare la questione, invitando la Commissione di merito a valutare l'opportunità di prevedere una disciplina speciale della requisizione ovvero delle deroghe alla disciplina generale.
Esprime quindi una valutazione favorevole sul provvedimento, riservandosi di formulare una compiuta proposta di parere all'esito del dibattito.

Rosa SUPPA (Ulivo) ritiene che le osservazioni del relatore siano condivisibili sotto il profilo tecnico-giuridico. Tuttavia, sottolinea come la situazione della gestione dei rifiuti in Campania sia assolutamente drammatica e come, di conseguenza, appaia necessario attribuire al Commissario delegato i più ampi poteri nel disporre la requisizione, che è strumento, appunto, di natura straordinaria. Pertanto, solo apparentemente lo strumento della requisizione entra in conflitto con gli eventuali provvedimenti di sequestro disposti dall'Autorità giudiziaria.
Ricorda, inoltre, che il provvedimento in esame è stato approvato dal Senato, all'esito di un percorso lungo, laborioso ed estremamente meditato. Auspica, pertanto, che tale provvedimento sia approvato dalla Camera senza ulteriori modifiche.

Manlio CONTENTO (AN) ritiene che gli aspetti del provvedimento evidenziati dal relatore suscitino perplessità anche sotto il profilo della legittimità costituzionale. Anzitutto, si dichiara contrario a provvedimenti di requisizione completamente extra ordinem, ritenendo necessario che per tale strumento sia prevista una procedura, se del caso speciale, con almeno la previsione dell'obbligo di motivazione. Inoltre, sottolinea la delicatezza del rapporto, eventualmente conflittuale, tra provvedimenti di requisizione del Commissario delegato e provvedimenti di sequestro dell'Autorità giudiziaria, e la difficoltà di trovare un equilibrato compromesso normativo. In tale contesto, ritiene che si debba tenere in considerazione anche la possibilità che, subordinando il provvedimento di requisizione al previo dissequestro del bene, le

 


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istanze di sequestro siano presentate per uno scopo strumentale. Suggerisce, quindi, di attribuire all'Autorità giudiziaria un termine di 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione, per valutare la sussistenza dei presupposti per il dissequestro delle aree e dei beni interessati.

Paolo GAMBESCIA (Ulivo) ricorda che la Commissione giustizia è chiamata ad esprimere un parere che sottolinei gli aspetti problematici sotto il profilo tecnico-giuridico, anche a prescindere dal fatto che il provvedimento sia condivisibile nel merito e volto a fare fronte ad una grave situazione di emergenza.
Dichiara di condividere in parte le osservazioni dell'onorevole Contento, sottolineando, peraltro, come il testo approvato dal Senato contenga aspetti che possono rivelarsi problematici nell'applicazione della norma stessa. Si pone a questa Commissione una questione estremamente delicata: se un provvedimento amministrativo possa essere emesso prescindendo completamente dall'esistenza di un precedente provvedimento dell'autorità giudiziaria che incida sul medesimo oggetto, senza una definizione che identifichi le possibilità di intervento.
Ritiene quindi che sarebbe stato possibile sperimentare soluzioni diverse, che consentissero di conciliare e contemperare i poteri e le prerogative delle autorità coinvolte. Suggerisce, in particolare, la soluzione dell'affidamento in gestione, da parte del giudice al Commissario delegato, delle aree interessate e sottoposte a sequestro. In subordine, ritiene praticabile anche la soluzione del previo dissequestro e della successiva assegnazione in gestione dei predetti beni.
Conclusivamente, auspica che il Parlamento possa trovare una soluzione normativa adeguata e, soprattutto, solida in quanto priva di qualunque dubbio sotto il profilo della legittimità. E comunque, vista la gravità della situazione, si potrebbe tornare in un secondo momento su questi aspetti, per evitare l'evenienza di conflitti e ricorsi giurisdizionali che impedirebbero il raggiungimento del risultato voluto.

Pino PISICCHIO, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 13.50.


 


Pag. 39

(omissis)

 

Decreto-legge 61/07 - Emergenza rifiuti in Campania.
C. 2826 Governo.
(Parere alla VIII Commissione).
(Seguito esame e conclusione - Parere favorevole con osservazioni).

 

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato nella seduta del 26 giugno 2007.

Pino PISICCHIO, presidente, avverte che il relatore ha presentato una proposta di parere (vedi allegato 1).
Senza entrare nel merito del testo in esame, ritiene opportuno, alla luce del dibattito che ieri si è svolto in Commissione, fare alcune precisazioni sul ruolo che la Commissione giustizia svolge quando interviene in un procedimento legislativo in sede consultiva. Ricorda che nella seduta di ieri il relatore aveva evidenziato alcuni aspetti critici del testo inerenti alla autonomia dell'autorità giudiziaria. Più in particolare, il relatore aveva espresso forti perplessità sulla scelta di attribuire al Commissario delegato, e quindi ad una autorità amministrativa, il potere di requisire anche beni sottoposti a sequestro giudiziario. È a tutti evidente che si tratta di una disposizione che incide sui rapporti tra autorità giudiziaria ed autorità amministrativa a discapito della prima. Nel dibattito si sono poi confrontate due tesi. La prima era diretta a porre in evidenza la necessità ed urgenza del provvedere a fronte di una drammatica situazione nel territorio. In ragione dell'esigenza di non mettere a rischio la conversione del decreto-legge, i sostenitori di tale tesi ritenevano che la Commissione non avrebbe dovuto apporre alcuna condizione al proprio parere. Con la seconda tesi, invece, si è sottolineato il ruolo preminentemente tecnico-giuridico svolto dalla Commissione giustizia in sede consultiva. Tale ruolo giustificherebbe, anzi imporrebbe, l'eventuale inserimento di condizioni nel parere anche quando una nuova lettura del disegno di legge da parte dell'altro ramo del Parlamento possa mettere a rischio la conversione di un decreto-legge.
Senza voler condizionare nel merito le scelte della Commissione, ritiene opportuno chiarire la propria adesione alla seconda tesi. Sottolinea, infatti, che la Commissione nell'esprimere il parere deve essere libera da ogni condizionamento circa la necessità ed urgenza in tutti i casi in cui tali requisiti non attengano ad un

 


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particolare aspetto di competenza della Commissione medesima. Nel caso in esame, ad esempio, la necessità ed urgenza è dettata dall'incontestabile emergenza dello smaltimento dei rifiuti in Campania. Non spetta certamente alla Commissione Giustizia valutare se sia opportuno o meno convertire il decreto-legge in esame, quanto invece evidenziare tutti gli aspetti tecnico-giuridici di propria competenza che possano emergere dal testo. Sarà la Commissione di merito, prima, e l'Assemblea, dopo, a valutare, sulla base di considerazioni complessive, se gli aspetti evidenziati dalla Commissione Giustizia in sede consultiva possano giustificare la modifica del testo. Proprio per tale ragione il parere espresso in sede consultiva non vincola la Commissione di merito.

Daniele FARINA (RC-SE), relatore, illustrando la proposta di parere, evidenzia che questa è stata formulata in base al dibattito che si è svolto ieri in Commissione. Alla luce degli interventi che hanno seguito la sua relazione, ha ritenuto opportuno tradurre i rilievi da lui ieri evidenziati in due osservazioni.

Erminia MAZZONI (UDC) ritiene che la rilevanza, anche sotto il profilo della costituzionalità, delle perplessità, da lei pienamente condivise, espresse nella seduta di ieri dal relatore siano tali da dover essere tradotte in condizioni anziché in osservazioni. Osserva quindi come sia paradossale che, da un lato, la Commissione evidenzi una vera e propria lesione dell'autonomia dell'autorità giudiziaria e, dall'altro, si limiti ad invitare la Commissione di merito a valutare l'opportunità di porre rimedio a tale situazione.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 9.25.


 


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(omissis)

 

ALLEGATO 1

Decreto-legge 61/07 - Emergenza rifiuti in Campania. C. 2826 Governo.

PROPOSTA DI PARERE DEL RELATORE

 

 

La Commissione Giustizia,
esaminato il disegno di legge in oggetto,
osservato che, ai sensi delle modifiche apportate dall'articolo 2 del decreto-legge all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 263 del 2006, è attribuito al Commissario delegato il potere di requisire beni sottoposti a sequestro giudiziario al fine di destinarli temporaneamente allo smaltimento dei rifiuti;
sottolineata l'esigenza che la Commissione di merito valuti l'opportunità di prevedere che la requisizione sia condizionata alla previa revoca del sequestro da parte dell'autorità giudiziaria, la quale potrà così valutare se la requisizione del bene sequestrato possa ostacolare l'acquisizione di prove dirette all'accertamento di reati;
espresse perplessità sulla scelta di utilizzare l'istituto della requisizione senza specificarne la disciplina e quindi prevedendo implicitamente l'applicazione della normativa vigente, in base alla quale, ad esempio, avrebbe diritto all'indennizzo anche il proprietario del bene sequestrato dall'autorità giudiziaria;
esprime

PARERE FAVOREVOLE

 

 

con le seguenti osservazioni:
all'articolo 2, comma 1, capoverso, la Commissione di merito valuti l'opportunità di prevedere che la requisizione di beni sequestrati dall'autorità giudiziaria sia condizionata dalla previa revoca del provvedimento sequestro da parte dell'autorità medesima;
all'articolo 2, comma 1, capoverso, la Commissione di merito valuti l'opportunità di prevedere una disciplina speciale della requisizione ovvero delle deroghe alla disciplina generale.

 


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(omissis)

 

DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

 

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Antonio RUGGHIA (Ulivo), relatore, fa presente che il disegno di legge in oggetto, già approvato dal Senato, reca la conversione in legge del decreto-legge n. 61 del 2007, concernente l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
Il decreto-legge, come risulta dalla relazione che accompagna il citato disegno di legge di conversione, è finalizzato a fronteggiare il contesto emergenziale in atto nella regione Campania, relativo allo smaltimento dei rifiuti.
Con il provvedimento in esame, per superare le principali criticità legate all'attuale gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti, vengono individuati per via normativa i siti, suddivisi su base provinciale, in cui saranno realizzate le prossime discariche, prevedendo contestualmente, oltre che misure compensative sul piano ambientale, quali la bonifica e la messa in sicurezza dei siti, il divieto di utilizzare, nella scelta di eventuali ulteriori siti di discarica, alcune zone già interessate in passato dallo smaltimento dei rifiuti al punto da considerarsi del tutto sature.
Per quanto riguarda le parti di competenza della Commissione, segnala l'articolo 2, comma 2, che, al fine di consentire anche l'espletamento delle attività di presidio dei siti da destinare a discarica, prevede l'aumento a non più di trenta unità dei componenti del nucleo istituito ai sensi dell'articolo 1, comma 8, del decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21.
Ricorda che l'articolo 1, comma 8, del citato decreto-legge prevede che il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri possa avvalersi - previa intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - del supporto del Comando carabinieri per la tutela dell'ambiente, nonché, su indicazione nominativa del Capo del Dipartimento, di non più di quindici unità di personale appartenente all'Arma dei carabinieri, alla Guardia di finanza ed al Corpo forestale dello Stato assegnate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile, entro trenta giorni dalla relativa richiesta - secondo le procedure e le modalità previste dai rispettivi ordinamenti - nei limiti delle risorse e delle attribuzioni previste dalla normativa vigente. Tale personale svolge attività di monitoraggio e di accertamento delle iniziative adottate dalle strutture commissariali nell'ambito delle situazioni di emergenza dichiarate ai sensi della disciplina vigente in materia, per il conseguimento degli obiettivi e per il rispetto degli impegni assunti in base ad ordinanze di protezione civile.
In conclusione, poiché il provvedimento, a suo avviso, non appare presentare profili problematici dal punto di vista delle competenze della Commissione Difesa, propone di esprimere parere favorevole sul testo del disegno di legge.

 


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Il sottosegretario per la difesa EmidioCASULA concorda con la proposta di parere favorevole del relatore.

Giuseppe COSSIGA (FI), nel ritenere che non vi siano sostanziali profili di competenza della Commissione, preannuncia, a titolo personale, la propria astensione sulla proposta di parere favorevole del relatore, in quanto riterrebbe più appropriato che la Commissione medesima esprimesse nulla osta sul testo del provvedimento.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole del relatore.

La seduta termina alle 12.15.




 


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(omissis)

 

DL 61/2007: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti della regione Campania.
C. 2826 Governo.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e rinvio).

 

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Francesco PIRO (Ulivo), relatore, per quanto concerne i profili finanziari del provvedimento, segnala, con riferimento all'articolo 1, la necessità di acquisire alcuni chiarimenti da parte del Governo. Ricorda, in particolare, che la relazione tecnica riferita all'articolo in esame individua due modalità di finanziamento degli interventi in esame - a valere sul gettito delle tariffe e sulle ulteriori risorse delle contabilità speciali - mentre il successivo articolo 8, comma 2, dispone che il Commissario delegato provveda alle attività di sua competenza previste dal decreto-legge in esame nell'ambito delle risorse disponibili sulla contabilità speciale (che dovrebbero pertanto intendersi comprensive degli incassi da tariffe che confluiscono su apposita contabilità). In proposito andrebbero tuttavia forniti chiarimenti, precisando altresì, ove possibile, per ciascuna tipologia degli interventi in questione, la relativa fonte di finanziamento. Inoltre, in merito alla congruità delle risorse disponibili a legislazione vigente, la relazione tecnica fornisce dati relativi all'entità delle risorse

 


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presenti presso le contabilità speciali 3111 e 2969. Non vengono invece fornite indicazioni circa il presumibile ammontare dei costi derivanti dall'attuazione degli interventi previsti dell'articolo 1 in esame. Peraltro, in conformità alla normativa contabile vigente e al fine di verificare l'adeguatezza delle risorse rispetto agli interventi disposti - alcuni dei quali (come, ad esempio, gli interventi per la tutela della salute e dell'ambiente) non appaiono peraltro comprimibili - andrebbero forniti anche i dati e gli elementi necessari per la quantificazione, anche di massima, degli interventi previsti, anche in ragione della complessità degli stessi. In merito all'utilizzo del gettito tariffario per gli interventi straordinari in esame, andrebbe poi precisato se esso possa riflettersi negativamente sull'equilibrio finanziario del ciclo ordinario di gestione dei rifiuti. Ciò anche in ragione delle disposizioni previste dall'articolo 7 che prevedono la progressiva copertura integrale dei costi di gestione del servizio di smaltimento mediante la tariffa, entro cinque anni a decorrere dal 1o gennaio 2008. Chiede infine un chiarimento al fine di verificare se l'utilizzo, per gli interventi previsti dall'articolo in esame, delle risorse delle contabilità speciali possa eventualmente pregiudicare la realizzazione di altri interventi già previsti in base alla vigente normativa a valere sulle medesime disponibilità. Con riferimento all'articolo 2, che interviene in materia di affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti, rileva la necessità di disporre di elementi di quantificazione delle spese connesse agli interventi previsti e precisare le specifiche modalità di finanziamento, fornendo, altresì, elementi volti a suffragare la sufficienza delle risorse disponibili, tenendo conto anche del complesso degli ulteriori interventi previsti dal decreto-legge in esame e finanziati a valere sulle medesime disponibilità. Con riferimento all'incremento di personale del nucleo appartenente alla struttura commissariale, ritiene inoltre opportuna una conferma da parte del Governo che la disposizione, benché non formulata come novella legislativa, sia sottoposta comunque al limite, indicato nella norma originaria, rapportato alle risorse disponibili a legislazione vigente. Con riferimento agli articoli 3 e 4, che intervengono in materia di divieto di localizzazione di nuovi siti e consorzi di bacino, osserva che, a seguito delle modifiche introdotte dal Senato, andrebbe precisato se siano prefigurabili implicazioni di carattere finanziario in relazione all'articolo 4, comma 2, che limita l'applicabilità del comma 1 in relazione a talune fattispecie, concernenti i contratti in essere. Osserva poi che gli articoli 5 e 6,che intervengono in materia di attuazione di misure emergenziali e nomina a sub commissari dei Presidenti delle province, dovrebbero produrre effetti finanziari di risparmio atteso che, a fronte dell'abrogazione del comma 3 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 263 del 2006, permane in vigore il comma 4 del medesimo articolo, che ha disposto la riduzione dell'organico della struttura commissariale, per compensare gli oneri derivati dal predetto comma 3. Chiede in proposito una conferma. Per quanto concerne l'articolo 7, evidenzia la necessità di un chiarimento circa la portata effettiva del rinvio disposto dalla norma in esame. Infatti, non risulta chiaro se la proroga di un anno si riferisca allo slittamento del termine iniziale per l'adeguamento fino alla conclusione dello stato di emergenza (31 dicembre 2007), ovvero all'estensione da quattro a cinque anni del periodo di adeguamento previsto dal comma 5 dell'articolo 238 citato. In proposito, la relazione tecnica si limita ad affermare che gli oneri aggiuntivi che potrebbero determinarsi «per il periodo che intercorre tra la data di entrata in vigore della norma ed il termine della dichiarazione dello stato di emergenza», ossia il 31 dicembre 2007, «graveranno eventualmente sulle risorse comunque destinate al Commissario delegato». In proposito, rileva peraltro la necessità di disporre di elementi volti a suffragare la capienza delle predette disponibilità rispetto al complesso degli interventi previsti

 


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a carico delle medesime risorse. Dovrebbe inoltre essere chiarito - qualora la proroga debba intendersi riferita all' estensione da quattro a cinque anni, a decorrere dal 1o gennaio 2008, del periodo transitorio - come si intenda evitare oneri aggiuntivi a carico dei comuni per tale ulteriore anno. Quanto alla possibilità di coprire eventuali costi eccedenti il gettito delle tariffe mediante l'emissione di cartelle esattoriali, secondo quanto indicato nella relazione tecnica, rileva in proposito come tale modalità di finanziamento presenti notevoli margini di aleatorietà. Infine, poiché la relazione tecnica riferita all'articolo 1 individua nei proventi delle tariffe corrisposte dai comuni alla gestione commissariale una delle modalità di finanziamento degli interventi di carattere straordinario previsti dal decreto-legge in esame, andrebbero forniti chiarimenti volti a confermare la sostenibilità finanziaria di tale forma di utilizzo anche nelle more dell'adeguamento delle tariffe corrisposte dall'utenza ai costi relativi alla gestione ordinaria dei rifiuti. Ricorda poi che l'articolo 8, comma 1, prevede che dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato e che il Commissario delegato provvede alle attività di sua pertinenza previste dal presente decreto nell'ambito delle risorse disponibili sulla contabilità speciale. Ai fini del rispetto di quanto previsto nel comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui al presente decreto e riferisce bimestralmente al Parlamento in merito all'utilizzo delle risorse disponibili sulla contabilità speciale di cui al comma 2. Al riguardo, osserva che l'idoneità della clausola di invarianza a garantire che dall'attuazione del presente decreto non derivino nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato è stata confermata dal Governo durante l'esame presso la Commissione bilancio del Senato e dalla relazione tecnica presentata presso il suddetto ramo del Parlamento. Occorrerebbe, tuttavia, tenuto conto della natura delle disposizioni che pongono a carico degli enti locali diversi adempimenti e dell'utilizzo di risorse iscritte in contabilità speciali, acquisire l'avviso del Governo in ordine all'opportunità di riferire la clausola di invarianza al più ampio aggregato della finanza pubblica. Ritiene, inoltre, opportuno che il Governo chiarisca che la clausola di invarianza debba intendersi nel senso che si esclude l'eventualità che le risorse a disposizione del Commissario straordinario sulla base della legislazione vigente possano essere, nel caso in cui risultino incapienti, integrate mediante prelevamenti dal Fondo per la protezione civile. Chiede, infine, che il Governo integri le informazioni fornite con la relazione tecnica trasmessa al Senato per quanto concerne la quota di risorse a disposizione del Commissario derivanti dai proventi delle tariffe. Si tratta, per un verso, di acquisire un quadro aggiornato sulla loro entità e, per altro verso, di verificare se non possa verificarsi un disallineamento temporale tra la riscossione delle suddette tariffe, il successivo versamento dei relativi proventi da parte degli enti locali competenti nella contabilità speciale istituita allo scopo e l'utilizzo delle stesse per il finanziamento degli interventi di cui al presente decreto. Con riferimento all'articolo 9, anche in considerazione delle modifiche introdotte dal Senato, ritiene necessario acquisire chiarimenti circa le modalità di finanziamento del Piano in questione, chiarendo altresì se esso debba considerarsi sostitutivo del Piano regionale di gestione dei rifiuti, previsto dalla vigente normativa. Inoltre, risultano necessari chiarimenti circa l'effettiva possibilità di ricondurre al limite delle risorse disponibili - secondo quanto indicato nel testo dell'articolo - gli interventi disposti dalle norme in esame e circa gli eventuali effetti finanziari connessi all'utilizzo delle strutture della protezione civile nonché di amministrazioni ed enti pubblici. In merito ai profili di copertura finanziaria, fa presente che la disposizione in esame è stata modificata durante l'esame presso il Senato in seguito ad una condizione,

 


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motivata ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, volta a prevedere esplicitamente che il Commissario delegato assicuri, nel limite massimo delle risorse disponibili per la gestione commissariale, l'individuazione dei siti idonei per la realizzazione di impianti di compostaggio e la prevista messa a norma di almeno uno degli impianti esistenti. Tale condizione è stata formulata preso atto dei chiarimenti del Governo, secondo i quali la messa a norma di almeno uno degli impianti rientra già tra gli adempimenti finanziati nell'ambito delle risorse previste dalle ordinanze di protezione civile. Alla luce di tali premesse, ritiene, quindi, opportuno acquisire l'avviso del Governo in ordine alla possibilità di prevedere, dal momento che molteplici sono gli adempimenti del Commissario al cui finanziamento deve provvedersi mediante ricorso alle risorse disponibili per la gestione commissariale, che l'inciso nel limite massimo sia sostituito da quello a valere nell'ambito delle suddette risorse. Tale formulazione, infatti, sembrerebbe più idonea a garantire che, ai differenti adempimenti previsti dal decreto, possa contestualmente provvedersi a valere sulle medesime risorse, vale a dire quelle previste dalle contabilità speciali assegnate alla gestione commissariale.

Il sottosegretario Antonangelo CASULA chiede un rinvio dell'esame al fine di consentire la predisposizione degli elementi di risposta alle richieste di chiarimento avanzate.

Lello DI GIOIA (RosanelPugno), pur comprendendo le difficoltà del Governo nel predisporre i necessari elementi di chiarimento su un provvedimento particolarmente problematico, non può che deplorare il perpetuarsi di una situazione in cui il rappresentante del Governo continua a chiedere che venga rinviato l'esame dei provvedimenti iscritti all'ordine dei lavori della Commissione. Per quanto attiene la problematicità del provvedimento, deve poi segnalare, con un riferimento al suo merito, che essa deriva dal fatto che lo stesso interviene su una situazione oramai gravemente deterioratasi, anche a causa di decisioni prese in passato, quale quella di creare la figura di un commissario straordinario chiamato a «sorvegliare» i commissari già presenti sul territorio ed espressione degli enti locali, minando in tal modo la fiducia nelle istituzioni.

Lino DUILIO, presidente, osserva che le considerazioni dell'onorevole Di Gioia sul ritardo nella predisposizione da parte del Governo dei chiarimenti richiesti dalla Commissione si aggiungono a quelle da lui già compiute con riferimento al progetto di legge C. 2161. Al riguardo ribadisce la sua intenzione, già espressa nelle precedenti sedute, di sottoporre la questione alla Presidenza della Camera.

Marino ZORZATO (FI) condivide le dichiarazioni del collega Di Gioia e del presidente Duilio.

Lino DUILIO, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta di domani.


 


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(omissis)

 

DL 61/2007: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti della regione Campania.
C. 2826 Governo.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e rinvio).

 

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 26 giugno 2007.

Il sottosegretario Mario LETTIERI deposita la documentazione predisposta al fine di fornire elementi di risposta alle richieste di chiarimento avanzate (vedi allegato). Rileva inoltre, relativamente all'incremento di personale del nucleo appartenente alla struttura commissariale, di cui all'articolo 2, comma 2, che gli oneri derivanti dalla disposizione rientrano nell'ambito delle risorse autorizzate dal decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245, atteso che la disposizione si limita ad aumentare il numero del contingente di personale già previsto ad invarianza di oneri dal citato decreto-legge n. 245 del 2005.
In merito agli eventuali riflessi negativi sulle attività delle amministrazioni di appartenenza del personale distaccato rappresenta, che, stante l'esiguità del numero di unità di personale interessato, possano essere esclusi. Con riferimento all'articolo 7, nella relazione illustrativa all'articolo in esame è previsto che i comuni della regione Campania per un periodo di cinque anni decorrente dal 1o gennaio 2008, ai fini della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, individuano misure tariffarie che assicurino complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti. A tale fine, per i comuni inadempienti si applica la procedura per lo scioglimento

 


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dei consigli comunali sulla base dell'esplicito richiamo all'articolo 141, comma 1, lettera a), del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo18 agosto 2000, n. 267. Al riguardo, chiarisce che a parere dello scrivente la disposizione in parola è stata formulata al fine di garantire che i comuni interessati, deliberando le tariffe di che trattasi, antecedentemente alla data del 1 gennaio 2008, applichino il principio di copertura integrale dei costi del servizio di smaltimento dei rifiuti per i successivi cinque anni decorrenti dalla predetta data, risultando allineati con i restanti Comuni italiani, per i quali la scadenza dei termini è prevista dall'articolo 238 del decreto legislativo n. 152 del 2006, significando, in tal modo, per tutti i comuni italiani l'entrata a regime definitiva della tariffa, quale controprestazione economica sostenuta dagli utenti per la copertura integrale del servizio prestato. Si rinvia, in ogni caso al Dipartimento della protezione civile per gli ulteriori elementi informativi di competenza.

Francesco PIRO (Ulivo), relatore, ritiene opportuno rinviare l'espressione del parere alla seduta di domani, al fine di valutare la documentazione depositata dal Governo.

Lino DUILIO, presidente, preso atto dell'esigenza segnalata dal rappresentante del Governo, rinvia il seguito dell'esame alla seduta di domani.

La seduta termina alle 15.10.


 


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(omissis)

 

ALLEGATO

DL 61/2007: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti della regione Campania (C. 2826 Governo).

DOCUMENTAZIONE DEPOSITATA DAL GOVERNO

 

In merito alle osservazioni formulate dalla Commissione bilancio della Camera dei Deputati al testo del provvedimento indicato in oggetto, si inviano i seguenti elementi informativi.
In relazione alla richiesta di chiarimenti relativa all'articolo 1 ed in particolare all'affermazione contenuta nella relazione tecnica, si precisa che le risorse finanziarie disponibili sulla contabilità speciale n. 3111 destinate agli investimenti ammontano a 17 milioni di euro, mentre quelle destinate alla gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti sulla contabilità speciale n. 2969 ammontano a 18 milioni di euro e sono comprensive degli incassi delle tariffe.
Pertanto si assicura che l'utilizzo delle risorse finanziarie che confluiscono entrambe nelle contabilità speciali intestate al Commissario delegato, non pregiudica la realizzazione degli interventi originariamente programmati.
In particolare gli oneri previsti per l'apertura e la messa in sicurezza delle discariche gravano sulle risorse messe a disposizione dal Ministero dell'Ambiente che ammontano a 20.000.000,00 di euro e non ancora pervenute, alle quali vanno aggiunti ulteriori 12, 3 milioni di euro assegnati per l'emergenza dalla delibera Cipe n. 136 del 2006, che verranno anticipati dal Fondo della protezione civile con una prossima ordinanza attualmente alla firma dell'On. le Presidente del Consiglio dei Ministri e che saranno trasferite sulla predetta contabilità n. 3111.
Riguardo poi alle risorse presenti sulla contabilità n. 3111, costituite da fondi POR e APQ, da somme destinate ai Comuni beneficiari di quote di ristoro per l'anno 2006 e da risorse trasferite dal Ministero dell'Ambiente per la Bonifica di Macchia soprana, al 6 giugno u.s. queste, destinate a specifici interventi alcuni dei quali in fase di realizzazione, ammontavano ad Euro 16.673.772,40.
Si segnala, inoltre che, a seguito della liquidazione dei lavori relativi agli interventi imputabili ai fondi POR ed APQ, le somme sopra riportate sono diminuite e ad oggi ammontano ad Euro 15.118.440,60.
Le risorse destinate alle attività gestionali, di cui alla contabilità n. 2969 comprensive delle quote di ristoro per l'anno 2007 non ancora precisamente quantificabili e delle maggiorazioni da corrispondere ai Consorzi di bacino, sono pari ad euro 17.170.646,06 e sono ricompresse nei 20.000.000,00 anticipati dal Dipartimento di protezione Civile ed utilizzati per il pagamento delle spese dell'emergenza.
In ordine alle misure, di cui all'articolo 2 del decreto legge, relativamente ai costi derivanti dall'attuazione della predetta disposizione, si fa presente che questi saranno interamente coperti con la tariffa di smaltimento, senza che da ciò ne derivino ulteriori oneri a carico della gestione commissariale.
In merito alle perplessità manifestate in ordine ad eventuali ulteriori oneri derivanti dalla possibilità di provvedere all'affidamento del servizio predetto mediante procedure ristrette ed accelerate si evidenzia che il ricorso alla trattativa privata, laddove necessario anche tenuto conto dell'estrema gravità in cui versa il territorio campano, deve intendersi limitata

 


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alla sola gestione del transitorio, mentre la gestione del servizio a regime sarà comunque garantita attraverso l'individuazione, mediante gara comunitaria, di nuovi affidatari.
Per quanto concerne poi la richiesta di chiarimenti in merito il contenuto del comma 2 dell'articolo 2 e della relazione tecnica, si ribadisce l'assenza di ulteriori oneri per la finanza pubblica in quanto trattasi di personale appartenente alla pubblica amministrazione il cui ordinamento militare precede che al personale, posto in posizione di aggregamento per esigenze temporanee di servizio presso un altro ente diverso dal quello di appartenenza, spetti il trattamento accessorio erogato dall'ente ricevente in vece di quello del proprio ente di appartenenza.
In ordine a quanto previsto dagli articoli 3 e 4 si rappresenta che essendo le predette disposizioni di natura meramente dispositiva non comportano ulteriori oneri per la finanza pubblica. In particolare per quanto concerne le modifiche introdotte dal Senato al comma 2 dell'articolo 4, si evidenzia che la versione modificata rispetto al testo originario comporta un significativo limite a quanto determinato dal comma 1 che prevede l'obbligo da parte dei Comuni di avvalersi dei Consorzi per lo svolgimento del servizio per la raccolta differenziata. Tale obbligo, a seguito della autorizzazione che fa salvi i contratti già stipulati ma soprattutto le relative proroghe, potrebbe essere di difficile applicazione. In merito agli articoli 5 e 6 si conferma che le disposizioni in esame, in particolare l'articolo 6, consente di realizzare notevoli economie di spesa rispetto a quanto previsto dal precedente decreto legge.
In ordine poi alla richiesta di chiarimenti in merito all'articolo 7, si evidenzia che, tenuto conto che il 31 dicembre 2007 verrà a cessare lo stato d'emergenza, e per consentire un progressivo rientro nell'ordinario, i comuni della Regione Campania sono autorizzati per un periodo di cinque anni decorrente dal 1o gennaio 2008, ai fini della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, ad individuare misure tariffarie che assicurano complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti, proprio per evitare che si determini un ulteriore indebitamento per i comuni.
Per quanto concerne i chiarimenti richiesti in ordine all'articolo 8 si evidenzia che lo stato di emergenza in materia di smaltimento rifiuti nella regione Campania è stato adottato dal Consiglio dei Ministri ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 225 del 1992, per cui, ove ritenuto strettamente necessario e sulla base della predetta legge che consente l'adozione di ordinanze di protezione civile anche in deroga alla normativa vigente, potrebbero essere anche destinate risorse finanziarie a carico del Fondo della protezione civile. In merito agli aggiornamenti della contabilità speciale si rappresenta che alla data odierna nella contabilità n. 2969 la disponibilità, comprensiva di quote di ristoro per l'anno 2007, non ancora perfettamente quantificabili, nonché delle maggiorazioni da corrispondere ai Consorzi di bacino, è pari ad Euro 17.589.453,37.
Infine, per quanto attiene al disposto dell'articolo 9, si segnala che le risorse necessarie alla realizzazione del Piano per il ciclo integrato dei rifiuti, dovranno necessariamente essere individuati nell'ambito delle risorse introitate dal Commissario delegato con la tariffa di smaltimento dei rifiuti, nonché delle eventuali ulteriori risorse finanziarie che dovessero risultare disponibili sulla contabilità speciale intestata al Commissario medesimo.




 


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(omissis)

 

DL 61/2007: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
C. 2826-A Governo, approvato dal Senato.
(Parere all'Assemblea).
(Esame e conclusione - Nulla osta - Parere su emendamenti).

 

La Commissione inizia l'esame del provvedimento e degli emendamenti ad esso riferiti.

Francesco PIRO (Ulivo), relatore, avverte che l'Assemblea ha trasmesso il fascicolo n. 1 degli emendamenti. In proposito segnala che alcune proposte presentano evidenti profili problematici per quanto attiene la quantificazione ovvero la copertura. Ricorda l'emendamento 1.33, che dispone che nel piano di cui al comma 3 dell'articolo 1, siano previste opere di bonifica e interventi di riqualificazione nelle aree dei comuni indicati all'articolo 3 del provvedimento; gli emendamenti 1.34 ed 1.35 che prevedono che il Commissario delegato promuova a livello regionale una campagna informativa volta a sensibilizzare i cittadini sui problemi sui costi legati allo smaltimento dei rifiuti nella regione Campania; l'emendamento 4.4, che sostituisce l'articolo 4, prevedendo lo scioglimento dei consorzi di bacino costituiti ai sensi della legge n. 10 del 1993 e il contestuale trasferimento alle amministrazioni provinciali del personale, dei mezzi e delle strutture assegnate ai suddetti consorzi; l'emendamento 4.12, che prevede alcune fattispecie nelle quali viene meno la previsione dell'obbligatorietà per i comuni di avvalersi per la raccolta differenziata dei consorzi di bacino, prevedendo che in tali casi, alla raccolta dovranno provvedere i comuni stessi e collegando a ciò la stabilizzazione del personale impiegato presso i suddetti consorzi; gli emendamenti 7.1, 7.2, 7.3 e 7.5, che sopprimono l'articolo 7 che impone di stabilire le tariffe in misura tale da garantire la copertura integrale del costo servizio; gli emendamenti 7.6, 7.7, 7.8, 7.9, 7.10 e 7.11, che prevedono che le misure tariffarie debbono garantire la copertura parziale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti, secondo le percentuali indicate, e non più la copertura integrale; l'emendamento 7.12, che limita al servizio ordinario la previsione dell'obbligo della copertura integrale del servizio con tariffa o tassa; l'emendamento 7.13, che sopprime il riferimento agli appositi piani economico-finanziari che i comuni sarebbero tenuti a redigere; gli emendamenti 7.15 e 7.16, che pongono a carico del Ministero dell'economia ovvero della regione Campania le spese per l'emergenza; gli emendamenti 7.18 e 7.19, che dispongono che la differenza che si determina tra il costo integrale

 


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di getione del servizio rifiuti e l'incasso della tassa di smaltimento dei rifiuti da parte di ciascun comune sia posta a carico di commissario nell'ambito delle risorse disponibili sulle contabilità speciali sino alla loro esistenza successivamente a carico della regione Campania; l'articolo aggiuntivo 7.03, che prevede la soppressione della TARSU sino alla permanenza della dichiarazione dello stato di emergenza; l'articolo aggiuntivo 7.01, che riduce la misura della TARSU al 40 per cento nei periodi di irregolare effettuazione del servizio; gli articoli aggiuntivi 7.04 e 7.05, che prevedono, sino alla permanenza della dichiarazione dello stato di emergenza, che la TARSU sia ridotta del 40 e del 50 per cento; gli emendamenti 8.1, 8.2, 8.3, 8.4 e 8.5, che sopprimono la clausola di invarianza finanziaria; l'emendamento 8.6, che sostituisce la clausola di invarianza, prevedendo una esplicita quantificazione dell'onere, pari a 100 milioni di euro, senza tuttavia indicare la decorrenza temporale dell'onere e disponendo inoltre che alla relativa copertura si provvede mediante corrispondente riduzione, ad eccezione di alcune tipologie di stanziamento, di tutti gli stanziamenti di spesa corrente del bilancio dello Stato, in modo non conforme alla vigente disciplina contabile; gli emendamenti 8.8 e 8.11, che sostituiscono la clausola di invarianza finanziaria autorizzando risorse pari a 80 milioni di euro, senza tuttavia indicare la decorrenza temporale dell'onere e prevedendo che alla relativa copertura si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo speciale di parte corrente di competenza del Ministero dell'economia e delle finanze, il quale non recherebbe, comunque, le relative disponibilità; l'emendamento 8.10, che circoscrive sino alla data del 31 dicembre 2007 la previsione dell'utilizzo delle risorse delle contabilità speciali di competenza del commissario; l'emendamento 8.9, che sopprime l'esplicita indicazione secondo al quale il Commissario delegato provvede alle attività di cui al presente decreto nell'ambito delle risorse disponibili sulla contabilità speciale; l'articolo aggiuntivo 8.01, che dispone, tra le altre cose, che la regione Campania destini, nel riparto dei fondi per le ASL, maggiori risorse per alcuni comuni indicati nel comma 1; gli emendamenti 9.4 e 9.15, che sopprimono l'inciso in base al quale il commissario assicura, nel limite massimo delle risorse disponibili per la gestione commissariale, l'individuazione dei siti idonei; l'articolo aggiuntivo 9.01, che autorizza il Dipartimento della protezione civile a trasformare in rapporti di lavoro a tempo indeterminato le unità di organico del predetto Dipartimento, senza provvedere ad alcuna quantificazione e relativa copertura degli oneri.
Chiede quindi di acquisire l'avviso del Governo in ordine alle eventuali conseguenze finanziarie derivanti da ulteriori proposte emendative. Ricorda l'emendamento 1.5, che anticipa al 31 ottobre 2007 la data entro la quale devono essere effettuati gli interventi di cui all'articolo 1; gli emendamenti 1.30 e 1.31, che prevedono che la predisposizione del piano di cui al comma 3 dell'articolo 1, sia preceduta dall'espletamento di una procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) da parte della Regione Campania; l'articolo aggiuntivo 1.01, che trasferisce al Commissario per l'emergenza rifiuti in Campania i poteri e le competenze dei Commissari per l'emergenza idrica e per la le bonifiche, di cui viene disposta la decadenza; l'articolo aggiuntivo 1.02, che sostituisce il Commissario straordinario con il Presidente della giunta regionale della Campania; l'emendamento 2.5, che prevede che a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento il Commissario delegato venga nominato Commissario straordinario per la bonifica e la tutela delle acque per la Regione Campania in sostituzione dell'attuale commissario; gli emendamenti 2.14, 2.15 e 2.16, che sopprimono l'indicazione temporale relativa alle balle di rifiuti che devono essere trattate; gli emendamenti 2.28 e 2.29, che prevedono che i rifiuti devono essere smaltiti nell'ambito del territorio regionale; l'emendamento 2.42, che prevede che possa essere utilizzato l'impianto di Acerra anche in deroga al VIA

 


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relativo all'impianto; l'emendamento 2.49, che consente al Commissario di utilizzare personale in servizio presso i comuni campanti attraverso procedure di mobilità in alternativa all'utilizzo del personale indicato al comma 2 dell'articolo 2; gli emendamenti 2.51 e 2.52, che riferiscono il limite numerico di trenta unità di personale utilizzabile da parte del Commissario a personale in servizio presso i comuni campani; gli emendamenti 4.27 e 4.28, che dispongono la soppressione del comma 3-bis, che prevede la predisposizione da parte dei consorzi dei piani economici finanziari; l'emendamento 4.29, che assegna alle province anziché ai consorzi il compito di predisporre i piani economici finanziari; l'emendamento 4.31, che sopprime gli elementi relativi alla sostenibilità dei costi degli investimenti tra quelli che devono essere contenuti piani economici finanziari; gli emendamenti 5.4 e 5.5, che prevedono che, su richiesta degli interessati, coloro che prestano servizio civile e i miliari di truppa in ferma prefissata, residenti nei comuni della regione Campania possano essere impiegati, fino al 31 dicembre 2007, dal commissario delegato; l'emendamento 5.6, che prevede che il commissario delegato vieti l'importazione di rifiuti speciali nella regione Campania e che si avvalga dei prefetti e delle forze dell'ordine per garantire l'osservanza del suddetto divieto; l'emendamento 6.9, che prevede che i Presidenti delle province della Campania inchino tutta la filiera impiantistica necessaria a rendere ogni ambito autosufficiente; l'emendamento 6.17, che prevede la decadenza delle gestioni commissariali a decorrere dal 1o gennaio 2008 ed il ripristino delle responsabilità dello svolgimento viene riassegnata in capo agli enti territoriali competenti; gli emendamenti 7.20 e 7.21, che prevedono che i comuni promuovano meccanismi di gestione quali la tariffa a peso e la raccolta «porta a porta»; l'emendamento 7.17, il quale fa venire meno la sanzione dello scioglimento dei consigli comunali e provinciali nei confronti degli enti che non adempiano agli obblighi di stabilire la tariffa o la tassa nella misura prevista dall'articolo 7; gli emendamenti 7.22 e 7.23, che sopprimono la previsione della nomina del commissario nel caso di inadempimento da parte dei comuni agli obblighi di cui all'articolo 7; l'emendamento 7.24, che esclude dall'applicazione dell'articolo 7 i comuni ove siano ubicati impianti di trattamento di rifiuti o discariche o termovalorizzatori; gli emendamenti 8.12 e 8.13, che sopprimono la clausola di monitoraggio di cui al comma 3; l'emendamento 9.16, che prevede che il Commissario assicuri la messa a norma non solo di almeno uno, ma di tutti gli impianti esistenti di produzione di combustibile da rifiuti; l'articolo aggiuntivo 9.02, che prevede l'istituzione, nell'ambito delle risorse umane strumentali e finanziarie disponibili, di una task force per contrastare il fenomeno del traffico illecito dei rifiuti; l'articolo aggiuntivo 9.03, che prevede l'istituzione di un tavolo permanente tra il Governo, il Commissario delegato, la regione, ed altri enti locali che accompagni le amministrazioni verso l'ordinaria amministrazione.

Il sottosegretario Mario LETTIERI avverte che non sono stati ancora ultimati i necessari approfondimenti sugli emendamenti chiede pertanto un breve differimento dell'esame.

Luana ZANELLA (Verdi) rileva la necessità di procedere all'espressione del parere, in considerazione del fatto che l'Assemblea sta per iniziare, nella seduta odierna, le votazioni delle proposte emendative riferite al provvedimento.

Lino DUILIO, presidente, ricorda che il provvedimento è iscritto al primo punto dell'ordine del giorno nel calendario dei lavori odierni dell'Assemblea. Pertanto è indispensabile procedere all'espressione del parere. Sospende quindi la seduta che riprenderà non appena lo consentiranno i lavori dell'Assemblea.

La seduta, sospesa alle 10.30, è ripresa alle 11.25.

 


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Il sottosegretario Mario LETTIERI deposita la documentazione predisposta al fine di fornire elementi di risposta alle richieste di chiarimento avanzate sui profili finanziari delle proposte emendative (vedi allegato 5). Avverte inoltre che il Dipartimento per la protezione civile ha fatto pervenire la propria contrarietà, nel merito, sugli emendamenti 1.7, 1.8, 1.9, 1.10, 1.11, 1.12, 1.13, 1.28, 1.30, 1.31, sull'articolo aggiuntivo 1.01, sugli emendamenti 2.5, 2.6, 2.14, 2.16, 2.17, 2.18, 2.19, 2.20, 2.21, 2.22, 2.25, 2.26, 2.27, 2.28, 2.29, 2.30, 2.31, 2.36, 2.37, 2.39, 2.40, 2.43, 2.44, 2.45, 2.46, 2.47, 2.48, 2.49, 2.50, 2.51, 2.52, 3.1, 3.2, 3.3, 3.5, 3.7, 4.4, 4.8, 4.9, 4.10, 4.11, 4.12, 4.17, 4.18, 4.24, 4.25, 4.26, 4.30, 4.31, 4.32, 4.50, 4.52, 5.2, 5.3, 5.6, 6.2, 6.4, 6.5, 6.3, 6.6, 6.7, 6.8, 6.10, 6.12, 6.16, 6.17, 7.14, 7.17, 7.22, 7.23, 7.24, sugli articoli aggiuntivi 7.02, 7.03, 7.06, sugli emendamenti 8.10, 8.12, 8.13, 8.14, 8.15 e su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 9, fatta eccezione per l'emendamento 9.5 e 9.6.

Lino DUILIO, presidente, esaminata la documentazione presentata dal rappresentante del Governo e le sue dichiarazioni, osserva che ovviamente per la Commissione bilancio rileva unicamente la contrarietà sui profili finanziari del provvedimento e non già quella di merito.

Gaspare GIUDICE (FI) rileva che anche la documentazione consegnata dal rappresentante del Governo motiva il parere contrario su alcune proposte emendative con ragioni di coerenza con le attuali finalità del provvedimento e non, quindi, con riferimento ai profili finanziari. In proposito ritiene necessaria una più accurata istruttoria sulle proposte emendative da parte del Governo, in quanto in numerose occasioni si levano accuse alla Commissione bilancio di ostacolare l'approvazione di emendamenti in Assemblea, senza che vi sia consapevolezza del fatto che in realtà la Commissione acquisisce dal Governo elementi in ordine alle problematicità di carattere finanziario di tali proposte e, sulla base di questi, esprime i propri pareri. Cita in proposito, alcune affermazioni del ministro dei trasporti Bianchi nel corso dell'esame del disegno di legge C 2480 recante disposizioni in materia di autotrasporto merci e di circolazione stradale. Invita in altre parole il Governo a fornire un più valido aiuto alla Commissione, evitando di esporre la stessa ad accuse di operare in modo superficiale o peggio, non corretto. Ciò premesso, rileva che nel caso specifico il lavoro compiuto dalla Commissione si rivelerà inutile, dato che è pressoché certo che sul provvedimento verrà posta la questione di fiducia.

Francesco NAPOLETANO (Com.It) ritiene che delle dichiarazioni del Ministro Bianchi, il quale peraltro ha assicurato una presenza costante ai lavori dell'Assemblea degli ultimi giorni, che non può che essere ammirata, debba essere data un'interpretazione diversa. Osserva poi che vi è un problema più complessivo, costituito dal fatto che numerosi deputati sembrano non comprendere la natura dei pareri resi dalla Commissione bilancio.

Lino DUILIO, presidente, osserva che il modo in cui la Commissione lavora costituisce la migliore garanzia per tutti, Governo, maggioranza e opposizione.

Francesco PIRO (Ulivo), relatore, osserva che il rappresentante del Governo non ha fornito elementi di risposta sulle richieste di chiarimento avanzate con riferimento ad alcune proposte emendative. Al riguardo ritiene che su alcune di queste si debba comunque esprimere un parere contrario. Allo stesso tempo condivide i profili problematici di carattere finanziario evidenziati dal rappresentante del Governo con riferimento ad alcune proposte emendative su cui non aveva richiesto chiarimenti. Ciò premesso, alla luce dei chiarimenti sul testo del provvedimento forniti nella seduta di ieri, formula quindi la seguente proposta di parere:
La V Commissione Bilancio, tesoro e programmazione,
sul testo del provvedimento elaborato dalla Commissione di merito,

 


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preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo per quanto concerne l'entità delle risorse attualmente disponibili nelle contabilità speciali destinate agli investimenti e al servizio di smaltimento dei rifiuti intestate al commissario delegato nonché sui seguenti aspetti:
quanto ai costi derivanti dall'articolo 2, gli stessi saranno interamente coperti con la tariffa di smaltimento per cui deve escludersi l'emersione di ulteriori oneri a carico della gestione commissariale;
quanto agli eventuali oneri derivanti dalla possibilità di provvedere all'affidamento del servizio mediante procedure ristrette ed accelerate, il ricorso alla trattativa privata, laddove necessario, deve intendersi limitato alla sola gestione del periodo transitorio, mentre la gestione del servizio a regime sarà comunque garantita attraverso l'individuazione, mediante gara comunitaria, di nuovi affidatari;
quanto al personale di cui al comma 2 dell'articolo 2, può escludersi l'emersione di ulteriori oneri in quanto si tratta di personale appartenente alla pubblica amministrazione e il cui ordinamento prevede che allo stesso, trattandosi di militari in posizione di aggregamento per esigenze temporanee di servizio presso un ente diverso da quello di appartenenza, spetti il trattamento accessorio erogato dall'ente ricevente invece di quello di appartenenza;
in ogni caso, in considerazione dell'esigua consistenza del personale interessato, il distacco dello stesso non comporterà riflessi negativi sulle attività delle amministrazioni di provenienza;
le disposizioni di cui agli articolo 3 e 4 non comportano ulteriori oneri per la finanza pubblica;
le disposizioni di cui all'articolo 6 consentono di realizzare economie di spesa;
relativamente all'articolo 9, le risorse necessarie alla realizzazione del piano per il ciclo integrato dei rifiuti dovranno necessariamente essere individuate nell'ambito delle risorse introitate dal commissario delegato con la tariffa di smaltimento dei rifiuti, nonché delle eventuali ulteriori risorse finanziarie che dovessero risultare disponibili sulle contabilità speciali intestate al commissario medesimo,
esprime

NULLA OSTA

 

nel presupposto che:
a) le disposizioni di cui all'articolo 7 si intendano come dirette a garantire, mediante la responsabilizzazione degli enti locali interessati, l'effettività della copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti;
b) la possibilità di utilizzare le risorse finanziarie del fondo della protezione civile deve intendersi come limitata alle sole ipotesi direttamente riconducibili alle previsioni di legge e alle esigenze strettamente necessarie alle quali non possa farsi fronte con le risorse richiamate dal provvedimento;
e con le seguenti osservazioni:
a) si valuti l'opportunità di sostituire, all'articolo 8, comma 1, le parole: «a carico del bilancio dello Stato» con le seguenti: «a carico della finanza pubblica»;
b) si valuti l'opportunità di sostituire, all'articolo 9, comma 1, capoverso 1-ter ultimo periodo, le parole: «nel limite massimo delle risorse disponibili» con le seguenti: «nell'ambito delle risorse disponibili»;
sugli emendamenti trasmessi dall'Assemblea,
esprime

PARERE CONTRARIO

 

sugli emendamenti 1.5, 1.33, 1.34, 1.35, 2.14, 2.15, 2.16, 3.3, 3.5, 3.7, 4.4, 4.12, 4.27, 4.28, 4.29, 4.31, 4.50, 7.1, 7.2, 7.3, 7.5, 7.6, 7.7, 7.8, 7.9, 7.10, 7.11, 7.12, 7.13, 7.15, 7.16, 7.17, 7.18, 7.19, 7.20, 7.21, 7.22, 7.23, 7.24, 8.1, 8.2, 8.3, 8.4, 8.5, 8.6, 8.8, 8.9,

 


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8.10, 8.11, 8.12, 8.13, 9.4, 9.15, 9.16 e sugli articoli aggiuntivi 7.01, 7.03, 7.04, 7.05, 8.01, 9.01, 9.02, 9.03, in quanto suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura;

NULLA OSTA

 

sui restanti emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1.

La seduta termina alle 12.


 


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(omissis)

 

ALLEGATO 5

DL 61/2007: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania (C. 2826-A Governo, approvato dal Senato).

DOCUMENTAZIONE DEPOSITATA DAL GOVERNO

 

Si fa presente quanto segue:
emendamenti 1.1, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 1.15, 1.14, 1.16, 1.17, 1.18, 1.19, 1.20, 1.21, 1.22, 1.23, 1.24, 1.25, 1.26, 1.27, 2.1, 2.2, 2.3, 2.4, 2.7, 2.8, 2.9, 2.10, 2.11, 2.12, 2.13, 2.15, 2.23, 2.24, 2.32, 2.33, 2.34, 2.35, 2.38, 3.4, 4.1, 4.2, 4.3, 4.5, 4.6, 4.7, 4.13, 4.14, 4.15, 4.19, 5.1, 6.1, 6.13, 6.14, 6.16, 7.4, 7.1, 7.2, 7.3, 9.1, 9.2: l'articolo, ovvero i singoli commi o le parole che si intendono sostituire o sopprimere sono ritenuti necessari per il conseguimento degli obiettivi del decreto-legge. Si esprime, salvo diverso avviso del Dipartimento della protezione civile, parere contrario;
emendamento 1.02: si segnala che trattasi del Commissario delegato, erroneamente indicato come straordinario;
emendamenti 1.33, l.34, 1.35, 4.33, 7.5, 7.6, 7.7, 7.8. 7.9, 7.10, 7.11, 7.12, 7.15, 7.16, 7.20, 7.21: parere contrario in quanto le disposizioni comportano oneri non quantificati e non coperti;
emendamenti 3.5, 3.7, 3.3: si rinvia al parere del Dipartimento della protezione civile in relazione agli effetti sui costi di smaltimento che potrebbero prodursi a seguito dell'estensione del divieto di localizzazione;
emendamenti 4.24, 4.25, 4.26: il parere favorevole all'ulteriore corso è condizionato alla verifica della compatibilità dei livelli di raccolta differenziata con le disposizioni comunitarie vigenti in materia;
emendamenti 4.27, 4.28, 7.13: parere contrario in quanto i piani sono necessari ai fini di una attenta valutazione degli aspetti finanziari di costi, ricavi, economicità e riflessi sulle tariffe di settore;
emendamento 4.29: premesso che va accertato se le Province detengano i dati per la redazione dei previsti piani, ovvero chi è tenuto a fornire i necessari elementi informativi, la disposizione risulta carente in quanto non specifica l'ambito cui si riferisce. Inoltre, i previsti maggiori compiti comportano oneri non quantificati e privi di copertura finanziaria. Parere contrario;
emendamenti 6.9, 6.17, 9.4, 9.50: si rinvia al parere del Dipartimento della protezione civile ed al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
emendamenti 7.18, 7.19: parere contrario, copertura non idonea e priva di quantificazione;
emendamenti 7.01, 7.04 e 7.05: parere contrario in quanto la soppressione o riduzione della TARSU sino alla permanenza della dichiarazione dello stato di emergenza, ai fini della raccolta e del trattamento dei rifiuti solidi urbani, comporta minori entrate per la finanza pubblica;
emendamenti 8.1, 8.2, 8.3, 8.4, 8.5, 8.9: parere contrario in quanto la soppressione della clausola di invarianza della spesa è suscettibile di determinare oneri non quantificati e privi di copertura finanziaria;
emendamento 8.11: parere contrario, copertura non idonea;
emendamenti 8.6, 8.8: parere contrario, copertura non idonea e non si hanno

 


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elementi per la verifica della congruità dell'indicata quantificazione;
emendamento 8.01: diretto a prevedere al comma 1 la priorità degli interventi di bonifica per alcuni comuni della regione Campania considerati ad alto rischio per aumento di malattie tumorali e malformazioni congenite dovute all'inquinamento ambientale, al comma 2 un maggiore onore per le spese sanitarie che la regione Campania deve predeterminare in sede di riparto dei fondi sanitari per le ASL dei comuni di cui al comma 1. Al riguardo, per quanto di competenza, si esprime parere contrario, in quanto la proposta emendativa comporta maggiori oneri non quantificati né coperti a carico della finanza pubblica;
emendamento 9.15: il periodo che si intende sopprimere ha valenza di clausola di salvaguardia finanziaria, parere contrario;
emendamento 9.16: parere contrario in quanto non si hanno elementi per valutare l'idoneità della clausola di salvaguardia rispetto all'estensione degli interventi previsti dalla proposta in esame;
emendamento 9.03: parere contrario in quanto la prevista istituzione del tavolo permanente comporta oneri non quantificati e privi di copertura, inoltre, le previste intese istituzionali non fanno alcun riferimento alla copertura finanziaria delle stesse, ma solamente alla definizione delle risorse.

Non si hanno osservazioni da formulare sui restanti emendamenti.
Relativamente, poi, alle osservazioni ed alle richieste di chiarimenti di cui alla nota di verifica predisposta dagli Uffici della V Commissione bilancio si rinvia alle osservazioni suesposte.

 


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(omissis)

 

DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame, ai sensi dell'articolo 73, comma 1-bis del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria, e conclusione - Parere favorevole).

 

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Giampaolo FOGLIARDI (Ulivo), relatore, rileva come la Commissione sia chiamata ad esaminare, in sede consultiva, ai sensi dell'articolo 73, comma 1-bis del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria, il disegno di legge C. 2826, approvato dal Senato, di conversione del decreto-legge n. 61 del 2007, n. 61, recante disposizioni per superare l'emergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania, ai fini dell'espressione del parere alla VIII Commissione Ambiente.
L'articolo 1, comma 1, provvede all'individuazione nominativa, anche in deroga alla vigente normativa ambientale, paesaggistico territoriale, di pianificazione per la difesa del suolo ed igienico-sanitaria, di un sito per lo smaltimento dei rifiuti in ogni provincia della regione Campania.
Le discariche individuate sono quelle di Serre (Provincia di Salerno), Savignano Irpino (Provincia di Avellino), Terzigno (Provincia di Napoli) e Sant'Arcangelo Trimonte (Provincia di Benevento). Risulta esclusa la provincia di Caserta, dove tale sito è gia in funzione.

 


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Per le discariche di Serre e di Terzigno si prevede che il loro utilizzo sia consentito solo fino al completamento di discariche alternative nelle medesime province. Relativamente alla discarica di Terzigno si prevede altresì che essa possa essere utilizzata solo per il conferimento di frazione organica stabilizzata.
L'articolo 2 modifica la disciplina per l'affidamento del servizio di smaltimento rifiuti da parte del Commissario delegato, dettata dall'articolo 3 del decreto-legge n. 263 del 2006, affidandogli il compito di individuare con la massima urgenza le soluzioni ottimali per lo smaltimento dei rifiuti e delle balle di rifiuti prodotte a partire dal 15 dicembre 2005.
In tale ambito si consente il ricorso ad affidamenti diretti per l'assegnazione del servizio, e si prevede la possibilità di utilizzare anche cave o discariche dismesse, anche sottoposte a provvedimenti di sequestro giudiziario, l'efficacia dei quali è sospesa fino alla cessazione dello stato di emergenza.
A tal fine la disposizione prevede che il Commissario delegato effettui una ricognizione delle cave dimesse della regione e che assuma la gestione di tali siti fino alla cessazione della situazione di emergenza.
Il comma 1-bis prevede, nel caso in cui le discariche siano situate in prossimità di centri abitati ubicati in regioni confinanti con la Campania, l'obbligo di acquisire il parere anche dei Presidenti della regione confinante.
L'articolo 3 sancisce il divieto di utilizzare, nella scelta di ulteriori siti di smaltimento, discariche già interessate allo smaltimento di rifiuti sature o ad alto rischio igienico-sanitario, situate nell'area «Flegrea» della provincia di Napoli.
Con particolare riferimento al sito di smaltimento di «Difesa grande», situato nel territorio del Comune di Ariano Irpino, il comma 1-bis, introdotto nel corso dell'esame al Senato, prevede che, decorsi venti giorni dall'inizio del conferimento dei rifiuti, tale sito sarà definitivamente chiuso, e non potranno essere localizzati altri siti di smaltimento nel comune di Ariano Irpino.
L'articolo 4 stabilisce l'obbligo per tutti i comuni campani di avvalersi in via esclusiva dei consorzi di bacino costituiti per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata, attribuendo al Commissario la facoltà di accorpare o sciogliere quei consorzi che non adottino le misure prescritte per incrementare il livello di raccolta differenziata. In tale contesto la disposizione richiede che sia raggiunto, anche attraverso sistemi di raccolta differenziata a domicilio, gli obiettivi minimi di raccolta differenziata stabiliti dai commi 1108 e 1109 della legge n. 296 del 2006.
Si ricorda che tali ultime disposizioni prevedono una percentuale minima di raccolta differenziata dei rifiuti pari al 40 per cento entro il 2007, al 50 per cento entro il 2009 ed al 60 per cento nel 2011.
Il comma 2 fa comunque salvi i contratti per la raccolta dei rifiuti intercorrenti tra i comuni e soggetti anche privati già stipulati o in corso di esecuzione, anche se prorogati.
Il comma 3-bis prevede inoltre che i consorzi predispongano piani economico- finanziari, sottoposti all'approvazione del Commissario, ai fini della valutazione della congruità dei costi dei ricavi e degli investimenti.
L'articolo 5 contiene una ulteriore misura di carattere emergenziale, stabilendo che i prefetti della regione Campania assumono ogni necessaria determinazione per assicurare piena effettività alle iniziative previste dal decreto-legge ed attuate dal Commissario.
L'articolo 6 coinvolge i Presidenti delle province della regione Campania nella struttura commissariale, attraverso la loro nomina, a titolo gratuito, quali sub-commissari, con il compito di concorrere alla programmazione e di attuare nei rispettivi ambiti territoriali il ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti.
Il comma 3 prevede inoltre la possibilità di revocare lo stato di emergenza in quegli ambiti provinciali nei quali sia assicurato in via ordinaria il ciclo dei rifiuti.
Per quanto riguarda gli ambiti di competenza della Commissione Finanze, l'articolo 7

 


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sancisce l'obbligo per i comuni campani di assicurare, a partire dal 1o gennaio 2009 e per un periodo di cinque anni, che la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti e la tariffa igiene ambientale siano stabilite in misura tale da assicurare l'integrale copertura dei costi del servizio, in deroga alla normativa vigente in materia, che consente il raggiungimento di tale obiettivo in maniera progressiva.
Nel caso di mancato adempimento, il comma 2 stabilisce l'applicazione, previa diffida ad adempiere, delle sanzioni stabilite dall'articolo 141 del testo unico degli enti locali, consistenti nello scioglimento del consiglio comunale, stabilendo, in caso di inottemperanza, la nomina di un commissario da parte del Prefetto competente per l'adozione delle relative delibere.
Tali previsioni appaiono finalizzate ad incrementare le risorse finanziaria disponibili per far fronte ai rilevanti oneri per lo svolgimento del servizio di smaltimento rifiuti, superando la grave situazione di squilibrio finanziario sussistente in materia.
L'articolo 8 sancisce che dall'attuazione del decreto-legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, stabilendo che il Commissario delegato provveda alle sue attività nell'ambito delle risorse disponibili sulla contabilità speciale.
In tale contesto il comma 3 prevede un monitoraggio da parte del Ministero dell'economia, che riferisce ogni due mesi al Parlamento circa l'utilizzo delle risorse disponibili sulla contabilità speciale dal quale il Commissario delegato attinge per la propria attività.
L'articolo 9 affida al Commissario delegato l'adozione, entro 90 giorni, d'intesa con il Ministro dell'ambiente, di un Piano per la realizzazione di un ciclo industriale dei rifiuti per la regione Campania, che indichi le priorità delle azioni di prevenzione nella produzione, riutilizzo, e riciclaggio del materiale, indicando il numero e la capacità dei singoli impianti.
In tale contesto si prevede che il Piano assicuri anche la tracciabilità del ciclo dei rifiuti, l'utilizzo delle migliori tecnologie e dei metodi di trattamento biologico, nonché un elevato livello di tutela ambientale e sanitario.
Inoltre, si stabilisce che il Commissario delegato individui, entro 90 giorni, i siti idonei per la realizzazione di impianti di compostaggio, nonché la messa a norma di almeno uno degli impianti per la produzione di combustibile da rifiuti.
Propone quindi di esprimere parere favorevole sul provvedimento.

Maria Ida GERMONTANI (AN) valuta negativamente il provvedimento in esame, rilevando in particolare come l'articolo 7 del decreto-legge, nel prevedere, per i comuni della regione Campania, l'obbligo di incrementare la misura della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti e della tariffa igiene ambientale in misura tale da assicurare l'integrale copertura dei costi del servizio, comporterà un ulteriore aggravio per i contribuenti residenti in quelle aree, che già si trovano in una situazione di grave disagio a causa dell'emergenza. Preannuncia pertanto il voto contrario del proprio gruppo sulla proposta di parere del relatore.

Gioacchino ALFANO (FI) esprime la valutazione negativa del proprio gruppo sul provvedimento in esame, dichiarando il voto contrario sulla proposta di parere del relatore.

La Commissione approva la proposta di parere favorevole formulata dal relatore.


 


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(omissis)

 

DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole con osservazione).

 

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Giuseppe TREPICCIONE (Verdi), relatore, ricorda che il decreto-legge n. 61 del 2007, nel testo trasmesso dal Senato, reca interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti in Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti.
Ricorda che lo scorso ottobre è stato convertito con la legge n. 290 il decreto-legge n. 263 del 2006, che ha assegnato al Capo del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio le funzioni di Commissario delegato per l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti in Campania.
Il decreto in esame, composto da 10 articoli, individua, all'articolo 1, i siti dove saranno realizzate le prossime discariche, prevedendo contestualmente le misure ambientali compensative e vietando l'utilizzo di alcune zone già interessate in passato dallo smaltimento dei rifiuti e ormai sature.
All'articolo 2, modificato sostanzialmente dal Senato, viene demandato al Commissario delegato il compito di individuare le soluzioni ottimali per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti e per l'eventuale smaltimento delle balle di rifiuti prodotte dal 15 dicembre 2005. A tal fine, si prevede anche il ricorso eventuale allo strumento della requisizione ai fini dell'utilizzazione di impianti, cave dimesse e discariche, anche ove sottoposti a provvedimento di sequestro da parte dell'Autorità giudiziaria.
L'articolo 4 - uno degli articoli con maggiori profili di interesse per la Commissione attività produttive - prevede l'obbligo per i comuni campani di avvalersi in via esclusiva per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata, dei consorzi di bacino (costituiti ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale n. 10 del 1993), che utilizzano i lavoratori assegnati in base all'ordinanza n. 2948 del 1999 (comma 1), facendo salvi, tuttavia, i contratti già stipulati e quelli in corso di esecuzione anche con eventuali proroghe già concordate tra le parti (comma 2, modificato dal Senato). Il comma 3, nel testo risultante dagli emendamenti approvati dal Senato, attribuisce al Commissario delegato il potere di proporre alla regione l'accorpamento dei consorzi ovvero il loro scioglimento, qualora questi ultimi non adottino le misure prescritte da una specifica ordinanza commissariale per l'incremento dei livelli di raccolta differenziata e prescrive il raggiungimento dell'obiettivo minimo di raccolta differenziata di cui ai commi 1108 e 1109 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2007. Il comma 3-bis,

 


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introdotto al Senato, prevede la predisposizione da parte dei consorzi di appositi piani economico-finanziari, che spetta al Commissario delegato approvare.
All'articolo 5 viene affidato ai prefetti della Campania il compito di assumere ogni determinazione necessaria per assicurare effettività agli interventi e alle iniziative attuati dal Commissario delegato.
L'articolo 6, al comma 1 (modificato nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento), prevede la nomina a sub-commissari dei Presidenti delle Province campane, con il compito di concorrere alla programmazione e all'attuazione delle iniziative necessarie ad assicurare la piena realizzazione del ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale; al comma 2, dispone la conseguente abrogazione dell'articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 263 del 2006 (che disciplinava la figura dei sub-commissari e prevedeva l'istituzione di una Commissione di cinque esperti nella soluzione delle emergenze ambientali); al comma 3, infine, prevede la possibilità di revoca della dichiarazione dello stato di emergenza anche in ambito provinciale attraverso successivi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, su proposta del Commissario delegato.
Con l'articolo 7 sono dettate disposizioni in materia di tariffe ai fini di garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti; l'articolo 8 reca disposizioni sulla clausola di invarianza della spesa.
L'articolo 9, forse l'articolo di maggiore interesse per la Commissione, sostanzialmente modificato dal Senato, attraverso una novella all'articolo 3, comma 1-ter, del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, prevede l'adozione, da parte del Commissario delegato (entro 90 giorni dall'entrata in vigore della disposizione, d'intesa con il Ministro dell'ambiente e sentiti la Consulta regionale per la gestione dei rifiuti nella regione Campania e il Commissario per la bonifica), del Piano per la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti per la regione Campania; la medesima disposizione - oltre a prevedere che ai fini della redazione del Piano il Commissario si avvalga di strutture operative nazionali del Servizio nazionale della protezione civile e del concorso delle amministrazioni e degli enti pubblici - disciplina il contenuto del Piano e ne individua le finalità negli obiettivi di raccolta differenziata, nella piena tracciabilità del ciclo dei rifiuti, nell'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, in metodi di trattamento biologico e in un elevato livello di tutela ambientale e sanitaria. L'ultimo periodo dell'articolo 9 demanda al Commissario il compito di assicurare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della medesima disposizione, l'individuazione di siti idonei per la realizzazione di impianti di compostaggio e per la messa a norma di almeno uno degli impianti esistenti di produzione di combustibile da rifiuti ai fini della produzione di combustibile da rifiuti di qualità e di frazione organica stabilizzata di qualità.
Ricorda che già il decreto-legge dell'ottobre scorso faceva riferimento al Piano regionale di gestione dei rifiuti, adottato dal precedente Commissario nel marzo 2006 e del quale il nuovo Commissario doveva curare l'aggiornamento; il decreto in esame prende atto delle difficoltà di attuare il Piano predetto e, con la citata modifica del decreto n. 263, conferisce al Commissario il compito di adottare un nuovo Piano.
L'articolo 10, infine, reca disposizione relative all'entrata in vigore del decreto.
Propone quindi l'espressione di un parere favorevole con un'osservazione sul provvedimento in oggetto (vedi allegato).

Stefano SAGLIA (AN), ritiene che l'emanazione del decreto-legge in discussione confermi l'esistenza di una situazione molto problematica cominciata molti anni fa per quel che riguarda la gestione dei rifiuti in Campania.
Ritiene inoltre che il decreto in discussione sia stato adottato con molto ritardo, in quanto esso cerca di porre rimedio a un difetto di base che caratterizzava il precedente decreto-legge in materia, al quale

 


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a suo tempo AN si è strenuamente opposta e i fatti dimostrano la fondatezza di tale posizione, ovvero la mancata attribuzione di pieni poteri decisionali al Commissario delegato per l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti in Campania.
Considera invece una novità importante contenuta nel decreto in discussione la norma che attribuisce al Commissario delegato il potere di adottare il piano per la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti nella Regione Campania, auspicando che nell'adozione del piano venga tenuta in considerazione la tematica della termovalorizzazione dei rifiuti.
Annuncia infine il voto di astensione del proprio gruppo sul provvedimento in questione.

Maurizio BERNARDO (FI), esprimendo condivisione sulle opinioni espresse dal collega SAGLIA, evidenzia come le ragioni che hanno portato all'emanazione del decreto-legge sono state chiarite anche dal relatore nello svolgimento della propria relazione.
Ricorda inoltre che al problema della gestione dei rifiuti si era cercato di porre rimedio negli anni passati anche attraverso la ricerca da parte del Governo della disponibilità da parte di altre regioni italiane ad accogliere i rifiuti prodotti in Campania e che a seguito del rifiuto opposto dai governatori di alcune regioni, fu deciso di inviare i rifiuti in Germania che dispone di impianti adeguati per il trattamento dei rifiuti e in numero eccedente rispetto ai fabbisogni reali di quello Stato; ricorda comunque che la regione Lombardia aveva stipulato un accordo, al fine di collaborare con la regione Campania nella risoluzione del problema in questione, mostrandosi disponibile ad accogliere parte dei rifiuti prodotti, che però non sono mai arrivati.
Evidenzia, infine, l'opportunità che le politiche in materia di gestione dei rifiuti siano basate sull'uso di impianti ad elevata tecnologia, sottolineando che da notizie di stampa recenti si apprende che anche rappresentanti della regione Sicilia hanno sottolineato la necessità di prevedere la costruzione di impianti di termovalorizzazione dei rifiuti in quella Regione.
Annuncia infine il voto di astensione del proprio gruppo sul provvedimento in questione.

Andrea LULLI (Ulivo), annunciando il voto favorevole del proprio gruppo sul provvedimento in oggetto, rileva che su temi come quelli coinvolti dal provvedimento in discussione sarebbe auspicabile un atteggiamento che lasci da parte le divisioni e le opposte idee politiche, al fine di raggiungere obiettivi di comune interesse.

Paolo AFFRONTI (Pop-Udeur), annuncia il voto favorevole del proprio gruppo sul provvedimento in oggetto.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 15.




 


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(omissis)

 

ALLEGATO

DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

 

La X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo),
esaminato il testo del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti, come modificato nel corso dell'esame del Senato della Repubblica;
considerato che il decreto individua i siti ove saranno realizzate le prossime discariche individuando al contempo misure ambientali compensative e vietando l'utilizzo di zone già utilizzate nel passato e quindi sature;
valutata la delicatezza dei compiti attribuiti al Commissario delegato del Governo finalizzati a potere operare in un contesto ambientale caratterizzato da una grave situazione di emergenza;
rilevata l'accurata definizione dei contenuti del Piano per la realizzazione di un ciclo integrato di rifiuti per la regione Campania che il Commissario deve adottare con le finalità di incrementare la raccolta differenziata, individuare meccanismi adeguati a garantire la tracciabilità del ciclo dei rifiuti, indicare le migliori tecnologie disponibili per i metodi di trattamento biologico dei rifiuti;
indicando in tal senso l'opportunità di prevedere all'interno del Piano anche indicazioni finalizzate a favorire le operazioni di riciclo di quei rifiuti che possono andare a costituire materie prime secondarie riutilizzabili per le attività produttive, anziché essere utilizzati direttamente nella produzione di energia tramite incenerimento;
esprime

PARERE FAVOREVOLE

 

 

con la seguente osservazione:
a) che nella predisposizione del piano per la realizzazione del ciclo integrato dei rifiuti il Commissario delegato preveda di avvalersi anche della collaborazione degli enti tecnici nazionali quali, a titolo esemplificativo, l'APAT.




 


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(omissis)

 

DL 61/07: Emergenza rifiuti in Campania.
C. 2826, approvato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e rinvio).

 

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Gianni PAGLIARINI, presidente, avverte che è stato richiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.

Stefano PEDICA (IdV), relatore, evidenzia che il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 61 del 2007, nel testo trasmesso dal Senato, reca interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti in Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti.
Il decreto-legge - composto di dieci articoli - individua all'articolo 1 i siti da destinare a discarica per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi, provenienti dalle attività di selezione, trattamento e raccolta di rifiuti solidi urbani, fino alla cessazione dello stato di emergenza (Serre, in provincia di Salerno, Savignano Irpino, in provincia di Avellino, Terzino, in provincia di Napoli, Sant'Arcangelo Trimonte, in provincia di Benevento). L'attivazione di tali siti può avvenire anche in deroga alla normativa vigente in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione per la difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, ma nel rispetto dei principi fondamentali in materia di tutela della salute e dell'ambiente, e salvo l'obbligo per il Commissario delegato di assicurare le misure occorrenti alla tutela della salute e dell'ambiente.
L'articolo 2, al comma 1, novella l'articolo 3, comma 2, del precedente decreto-legge n. 263 del 2006, in materia di affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti, introducendo, tra l'altro, la possibilità in capo al Commissario delegato di utilizzare gli impianti, le cave dismesse o abbandonate e le discariche che presentano volumetrie disponibili, anche laddove risultino sottoposti a sequestro da parte dell'autorità giudiziaria. In questo caso il Commissario delegato assume la gestione fino alla scadenza del contesto emergenziale, adottando le indispensabili misure finalizzate a garantire la protezione della salute umana e dell'ambiente. Il comma 2, invece, eleva da quindici a trenta unità il personale appartenente all'Arma dei carabinieri, alla Guardia di finanza ed al Corpo forestale dello Stato che può essere assegnato alla

 


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Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi dell'articolo 1, comma 8, del decreto-legge 245 del 2005, per la realizzazione delle finalità del decreto: ciò in relazione alla grave situazione in atto in Campania e al fine di consentire anche l'espletamento dell'attività di presidio dei siti da destinare a discarica.
L'articolo 3 vieta, in assenza di interventi di riqualificazione o di opere di bonifica, la localizzazione di ulteriori siti di smaltimento finale di rifiuti nel territorio dell'area «Flegrea», nonché nelle aree protette e nei siti di bonifica di interesse nazionale. La disposizione inoltre prevede - decorsi 20 giorni dall'inizio del conferimento dei rifiuti nel sito di Difesa Grande - il divieto di localizzare ulteriori nuovi siti di smaltimento finale nel territorio del comune di Ariano Irpino e la chiusura definitiva del sito di Difesa Grande.
L'articolo 4, al comma 1, per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata, prevede l'obbligo per i comuni della regione Campania di avvalersi, in via esclusiva, dei consorzi costituiti ai sensi dell'articolo 6 della legge della regione Campania 10 febbraio 1993, n. 10 (cd. consorzi di bacino), che utilizzano i lavoratori assegnati in base all'ordinanza del Ministro dell'interno delegato al coordinamento della protezione civile n. 2948 del 25 febbraio 1999, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 50 del 2 marzo 1999. Relativamente alla parte della disposizione in esame che prevede il ricorso ai «lavoratori assegnati in base all'ordinanza del Ministro dell'interno delegato al coordinamento della protezione civile n. 2948 del 25 febbraio 1999», ricorda che l'articolo 17, comma 1, della citata ordinanza prevede che i consorzi costituiti nei bacini identificati con legge regionale n. 10/1993, per l'attuazione degli interventi di propria competenza, con specifico riguardo al conseguimento degli obiettivi di raccolta differenziata, si avvalgano di lavoratori assunti con contratto a termine e a tempo parziale di durata massima di 12 mesi. Ricorda, inoltre, che nella relazione illustrativa del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 245 del 2005 (A.S. 3669), in cui compariva una norma che richiamava l'utilizzo dei lavoratori assunti in base all'ordinanza richiamata, si faceva presente che «il servizio connesso alla raccolta differenziata dei rifiuti viene effettuato dai consorzi di bacino istituiti nella regione Campania ai sensi della legge regionale 10 febbraio 1993, n. 10, allo scopo utilizzando il contingente di circa 2.200 unità di personale già assegnate dal Commissario delegato ai consorzi in proporzione alla popolazione rientrante nella loro circoscrizione, per effetto del decreto-legge 1o ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, dell'articolo 17 dell'ordinanza del Ministro dell'interno delegato al coordinamento della protezione civile n. 2948 del 25 febbraio 1999 e delle ordinanze commissariali n. 1 del 1o giugno 1999, n. 23 del 3 febbraio 2001 e n. 22 del 23 febbraio 2001. Per l'utilizzo del predetto contingente la spesa è attualmente sostenuta in parte con gli introiti derivanti dalla riscossione della quota parte della tariffa indicata dall'articolo 2, comma 6 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3286 del 9 maggio 2003, ed in parte con le risorse messe a disposizione dal Commissario delegato». Fa inoltre presente che nel documento consegnato alla 13a Commissione del Senato dai rappresentanti del Commissario nel corso dell'audizione del 31 maggio 2007, nell'evidenziare alcuni profili di criticità che il presente decreto-legge mira a risolvere, viene sottolineato che una delle cause principali della carente gestione della raccolta differenziata dei rifiuti può essere individuata nello scarso utilizzo dei consorzi di bacino e vi si legge che «La situazione di frammentazione che caratterizza la raccolta differenziata è dovuta principalmente al ricorso sempre più frequente, operato dai comuni, in favore dell'affidamento del servizio di raccolta ad enti od aziende pubbliche diverse dai Consorzi». Nel documento del Commissario vengono quindi commentate le disposizioni

 


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recate dall'articolo in esame, che «si sono rese necessarie alla luce delle notevoli lacune ravvisate nella gestione dei consorzi, legate in particolare agli insufficienti livelli di raccolta differenziata raggiunti» a causa delle quali «si è dovuto procedere, nel tempo, al commissariamento di taluni di essi, che allo stato attuale risultano essere cinque: Caserta 3, Caserta 4, Napoli 3, Napoli 4, e Salerno 1. A fronte di circa 2.200 lavoratori assunti nei consorzi alla fine degli anni '90 si è infatti appurato che detto personale è pressoché inutilizzato, mentre si sono rilevate spese di gestione e fringe benefits per il personale dirigente degne delle più ricche holdings industriali del nostro Paese».
Precisa poi che il comma 2 dell'articolo 4 dispone che sono fatti salvi i contratti già stipulati, nonché quelli in corso di esecuzione anche con eventuali proroghe già concordate tra le parti prima dell'entrata in vigore del presente decreto, tra i comuni e i soggetti, anche privati, per l'affidamento della raccolta sia del rifiuto differenziato che indifferenziato. Il comma 3 attribuisce al Commissario delegato il potere di proporre alla regione l'accorpamento dei consorzi ovvero il loro scioglimento, qualora questi ultimi non adottino le misure prescritte da una specifica ordinanza commissariale per l'incremento dei livelli di raccolta differenziata e prescrive il raggiungimento dell'obiettivo minimo di raccolta differenziata di cui ai commi 1108 e 1109 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2007. Il comma 3-bis prevede la predisposizione da parte dei consorzi di appositi piani economico-finanziari, che spetta al Commissario delegato approvare.
L'articolo 5 attribuisce ai prefetti della regione Campania, per quanto di loro competenza e anche ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, il compito di assumere ogni necessaria determinazione per assicurare piena effettività agli interventi e alle iniziative previsti dal decreto e attuate dal Commissario delegato.
L'articolo 6 prevede la nomina a sub-commissari dei Presidenti delle province campane, con il compito di concorrere alla programmazione e all'attuazione delle iniziative necessarie ad assicurare la piena realizzazione del ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale. Conseguentemente viene disposta l'abrogazione dell'articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 263 del 2006, che disciplinava la figura dei sub-commissari e prevedeva l'istituzione di una Commissione di cinque esperti nella soluzione delle emergenze ambientali. L'articolo 7 prevede l'adozione immediata, da parte dei comuni della regione Campania, di iniziative urgenti per assicurare che, a decorrere dal 1o gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della determinazione della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) e della tariffa igiene ambientale (TIA), siano applicate misure tariffarie per garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti indicati in appositi piani economico-finanziari.
Mentre l'articolo 8 contiene la clausola di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica, l'articolo 9, attraverso una novella all'articolo 3, comma 1-ter, del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, prevede l'adozione, da parte del Commissario delegato, del Piano per la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti per la regione Campania. L'articolo 10, infine, dispone l'immediata entrata in vigore del decreto.
Conclude, riservandosi di formulare la proposta di parere al termine del dibattito.

Gianni PAGLIARINI, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.


 


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(omissis)

 

Decreto-legge 61/07: Emergenza rifiuti in Campania.
C. 2826 approvato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole).

 

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 26 giugno 2007.

Gianni PAGLIARINI, presidente, avverte che è stato richiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche tramite l'attivazione dell'impianto a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.

Stefano PEDICA (IdV), relatore, evidenziando l'assenza di interventi sul provvedimento in esame e ritenendo insussistenti profili problematici per le parti di competenza, formula una proposta di parere favorevole.

Antonino LO PRESTI (AN) preannuncia voto di astensione del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore.

Paola PELINO (FI) dichiara voto di astensione sulla proposta di parere del relatore.

Angelo COMPAGNON (UDC) preannuncia anch'egli voto di astensione del suo gruppo sulla proposta del relatore.

La Commissione approva la proposta di parere favorevole del relatore.


 


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(omissis)

 

Decreto-legge 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e rinvio).

 

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Donato Renato MOSELLA (Ulivo), relatore, ricorda che la Commissione è chiamata ad esprimere il parere di competenza alla VIII Commissione sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 61 del 2007, nel testo trasmesso dal Senato. Tale decreto-legge reca interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti in Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti. Il decreto-legge si compone di dieci articoli. L'articolo 1, nel testo trasmesso dal Senato, individua, al comma 1, i seguenti siti da destinare a discarica per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi, provenienti dalle attività di selezione, trattamento e raccolta di rifiuti solidi urbani, fino alla cessazione dello stato di emergenza: Serre (in provincia di Salerno); Savignano Irpino (in provincia di Avellino); Terzigno (in provincia di Napoli); Sant'Arcangelo Trimonte (in provincia di Benevento). Per quanto concerne, più specificamente, l'ambito di competenza della Commissione, si segnala che nel corso dell'esame da parte del Senato è stato specificato che l'attivazione di tali siti potrà avvenire anche in deroga a specifiche disposizioni vigenti in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione per la difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, nel rispetto dei principi fondamentali in materia di tutela della salute e dell'ambiente e salvo l'obbligo per il Commissario delegato di assicurare le misure occorrenti alla tutela della salute e dell'ambiente. La motivazione di tale disposizione risiede nella considerazione, contenuta anche nella relazione illustrativa, che la normativa vigente «per il suo carattere generale può determinare rigidità nell'azione di emergenza». Tuttavia, accanto alla possibilità di deroga, il comma prevede comunque alcune norme volte a garantire la tutela della salute e dell'ambiente. I commi 2 e 3 limitano, rispettivamente, l'utilizzo del sito di Serre fino alla realizzazione di un

 


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nuovo sito idoneo per lo smaltimento dei rifiuti e l'uso finale del sito di Terzigno, ubicato all'interno del Parco nazionale del Vesuvio, per il solo recapito di frazione organica stabilizzata (FOS) ed esclusivamente ai fini di ricomposizione morfologica del sito medesimo. Con riferimento a Terzigno, inoltre, al Commissario viene attribuito il compito di assicurare in particolare l'adozione delle necessarie misure di mitigazione ambientale. L'articolo 2, sostanzialmente modificato dal Senato, novella, al comma 1, l'articolo 3, comma 2, del precedente decreto-legge n. 263 del 2006, in materia di affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti. Esso in particolare demanda al Commissario delegato il compito di individuare le soluzioni ottimali per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti e per l'eventuale smaltimento delle balle di rifiuti prodotte dal 15 dicembre 2005. A tal fine, si prevede l'eventuale ricorso allo strumento della requisizione ai fini dell'utilizzazione di impianti, cave dimesse e discariche, anche se sottoposti a provvedimento di sequestro da parte dell'Autorità giudiziaria e, in tale ultimo caso, la sospensione dell'efficacia di tale provvedimento dall'adozione del provvedimento di requisizione fino alla cessazione dello stato di emergenza. Si segnala, per quanto di competenza della Commissione, che tale disposizione prevede l'assunzione della gestione da parte del Commissario delegato, fino alla cessazione dello stato di emergenza, e l'adozione delle necessarie misure di protezione in relazione alla tutela della salute, dell'ambiente e all'eliminazione delle situazioni di pericolo; l'articolo 2 attribuisce poi al Commissario delegato il compito di assicurare la ricognizione delle cave dismesse della regione e selezionare quelle che non presentano profili di rischio ambientale e sanitario e impone allo stesso di sentire i Presidenti delle regioni confinanti, nel caso di discariche campane allocate in prossimità di centri abitati ricadenti in altre regioni. Il comma 2, al fine di consentire anche l'espletamento dell'attività di presidio dei siti da destinare a discarica, eleva da quindici a trenta unità il personale appartenente all'Arma dei carabinieri, alla Guardia di finanza ed al Corpo forestale dello Stato che può essere impiegato. L'articolo 3, al comma 1, vieta, in assenza di interventi di riqualificazione o di opere di bonifica, la localizzazione di ulteriori siti di smaltimento finale di rifiuti nel territorio dell'area «Flegrea», nonché nelle aree protette e nei siti di bonifica di interesse nazionale. Il comma 1-bis, introdotto dal Senato, prevede, invece - decorsi venti giorni dall'inizio del conferimento dei rifiuti nel sito di Difesa Grande - il divieto di localizzare ulteriori nuovi siti di smaltimento finale nel territorio del comune di Ariano Irpino e la chiusura definitiva del sito di Difesa Grande. L'articolo 4 prevede l'obbligo per i comuni campani di avvalersi in via esclusiva per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata, dei consorzi di bacino (costituiti ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale n. 10 del 1993), che utilizzano i lavoratori assegnati in base all'ordinanza n. 2948 del 1999 (comma 1), facendo salvi, tuttavia, i contratti già stipulati e quelli in corso di esecuzione anche con eventuali proroghe già concordate tra le parti (comma 2, modificato dal Senato). Il comma 3, nel testo risultante dagli emendamenti approvati dal Senato, attribuisce al Commissario delegato il potere di proporre alla regione l'accorpamento dei consorzi ovvero il loro scioglimento, qualora questi ultimi non adottino le misure prescritte da una specifica ordinanza commissariale per l'incremento dei livelli di raccolta differenziata e prescrive il raggiungimento dell'obiettivo minimo di raccolta differenziata di cui ai commi 1108 e 1109 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2007. Il comma 3-bis, introdotto al Senato, prevede la predisposizione da parte dei consorzi di appositi piani economico-finanziari, che spetta al Commissario delegato approvare. L'articolo 5 attribuisce ai prefetti della regione Campania, per quanto di loro competenza e anche ai sensi del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, il compito di assumere ogni necessaria determinazione per assicurare piena effettività agli interventi e

 


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alle iniziative previsti dal decreto e attuati dal Commissario delegato. L'articolo 6, al comma 1 (modificato nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento), prevede la nomina a sub-commissari dei Presidenti delle Province campane, con il compito di concorrere alla programmazione e all'attuazione delle iniziative necessarie ad assicurare la piena realizzazione del ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale; al comma 2, dispone la conseguente abrogazione dell'articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 263 del 2006 (che disciplinava la figura dei sub-commissari e prevedeva l'istituzione di una Commissione di cinque esperti nella soluzione delle emergenze ambientali); al comma 3, infine, prevede la possibilità di revoca della dichiarazione dello stato di emergenza anche in ambito provinciale attraverso successivi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, su proposta del Commissario delegato. L'articolo 7, modificato dal Senato, prevede l'adozione immediata, da parte dei comuni della regione Campania, di iniziative urgenti per assicurare che, a decorrere dal 1o gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della determinazione della TARSU e della TIA (tariffa igiene ambientale), siano applicate misure tariffarie per garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti indicati in appositi piani economico-finanziari. L'inadempimento di tale obbligo nei termini previsti è sanzionato con lo scioglimento del consiglio comunale, a norma dell'articolo 141, comma 1, del Testo unico sugli enti locali. L'articolo 8 contiene la clausola di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica e, al fine del rispetto della medesima, prevede che il Commissario delegato provveda alle attività di sua pertinenza nell'ambito delle risorse disponibili sulla contabilità speciale e demanda al Ministero dell'economia il compito di monitorare gli oneri e di riferire bimestralmente al Parlamento in merito all'utilizzo delle risorse disponibili sulla contabilità speciale. L'articolo 9, sostanzialmente modificato dal Senato - attraverso una novella all'articolo 3, comma 1-ter, del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263 - prevede l'adozione, da parte del Commissario delegato, del Piano per la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti per la regione Campania; la medesima disposizione disciplina il contenuto del Piano e ne individua le finalità negli obiettivi di raccolta differenziata, nella piena tracciabilità del ciclo dei rifiuti, nell'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, in metodi di trattamento biologico e in un elevato livello di tutela ambientale e sanitaria. L'ultimo periodo dell'articolo 9 demanda al Commissario il compito di assicurare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della medesima disposizione, l'individuazione di siti idonei per la realizzazione di impianti di compostaggio e per la messa a norma di almeno uno degli impianti esistenti di produzione di combustibile da rifiuti ai fini della produzione di combustibile da rifiuti di qualità e di frazione organica stabilizzata di qualità. L'articolo 10, infine, dispone l'immediata entrata in vigore del decreto. Giudica certamente apprezzabile lo sforzo compiuto dai colleghi del Senato, che nell'esaminare il provvedimento, hanno rimarcato la necessità, già all'articolo 1, che si lavori nella direzione di evitare che insorgano nuove situazioni di emergenza. La possibilità di derogare anche alle disposizioni vigenti in materia igienico-sanitaria non dispensa in alcun modo dal rispetto dei principi fondamentali in materia di salvaguardia della salute, che deve essere sempre assicurata. Ritiene evidente, infatti, che non sia pensabile affrontare l'emergenza rifiuti senza tenere ben presenti i profili di carattere sanitario. Da questo punto di vista, va considerato quanto esposto dal Ministro della salute, Livia Turco, nel corso dell'audizione svolta al Senato, il 5 e 7 giugno scorsi, in particolare circa le «evidenze scientifiche attualmente disponibili circa il rischio per la salute derivante da una corretta gestione dei rifiuti ed in generale sulla connessione rifiuti-salute», ma anche relativamente alle azioni che il Ministero

 


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della salute intende promuovere per coadiuvare le altre istituzioni nazionali e locali già impegnate per risolvere le emergenze. Considerata in generale l'attenzione agli aspetti connessi alla salvaguardia della salute che il provvedimento esprime, e anche l'elevato livello di tutela sanitaria che il «Piano per la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti per la regione Campania» dovrà garantire, formula una proposta di parere favorevole.

Mimmo LUCÀ, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.


 


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(omissis)

 

DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole).

 

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 26 giugno 2007.

Dorina BIANCHI, presidente, ricorda che nella seduta di ieri è stata svolta la relazione e il relatore ha formulato una proposta di parere favorevole.

Salvatore MAZZARACCHIO (FI) rileva che nella regione Campania l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti va ad aggravare una situazione già complessa sotto il profilo sanitario. Osserva quindi che l'articolo 1, comma 1, risulta contraddittorio, in quanto prevede che i siti da destinare a discarica siano attivati anche in deroga a specifiche disposizioni vigenti in materia igienico-sanitaria, ma, al contempo, nel rispetto dei principi fondamentali in materia di tutela della salute: si tratta, a suo avviso, di disposizioni suscettibili di dar luogo alle interpretazioni più disparate. Sebbene il provvedimento rechi, al successivo articolo 2, ulteriori disposizioni a tutela della salute, ritiene opportuno inserire nella proposta di parere un richiamo all'attività di monitoraggio e controllo che deve essere svolta da parte del Ministero della salute.

Dorina BIANCHI, presidente, propone di sospendere la seduta al fine di procedere all'audizione del Ministro Turco. La seduta riprenderà al termine dell'audizione.

La Commissione concorda.

La seduta, sospesa alle 14.40, è ripresa alle 15.50.

Katia ZANOTTI (SDpSE) annuncia voto favorevole sulla proposta di parere del relatore, che ringrazia per l'ampia illustrazione del provvedimento. Rileva peraltro, in via generale, che è necessario individuare una soluzione definitiva e non di carattere emergenziale alla drammatica situazione dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.

Luigi CANCRINI (Com.It) si associa alle considerazioni svolte dal collega Mazzaracchio in ordine alla necessità che il Ministero della salute svolga, per quanto di sua competenza, un'intensa attività di monitoraggio e controllo.

Francesco Paolo LUCCHESE (UDC) osserva che il provvedimento in esame sconta la difficoltà di contemperare esigenze e interessi diversi e, in certa misura, contrastanti. Concorda con il collega Mazzaracchio nel ritenere contraddittorie le previsioni in materia di tutela della salute contenute al comma 1 dell'articolo 1 e condivide il suo richiamo all'attività di monitoraggio e controllo che deve essere svolta dal Ministero della salute. Ritiene inoltre che sui risultati di tale attività dovrebbe essere periodicamente informato il Parlamento. Dopo aver ricordato che le preoccupazioni per la salute sono all'origine delle proteste popolari contro l'attivazione delle discariche, annuncia voto favorevole sulla proposta di parere del relatore.

Donato Renato MOSELLA (Ulivo), relatore, ribadisce la necessità di un intervento urgente e incisivo sullo smaltimento dei rifiuti in Campania e ritiene che il decreto-legge in esame garantisca in modo adeguato le esigenze di tutela della salute.

 


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Peraltro, recependo le indicazioni formulate dai colleghi di maggioranza e opposizione, ritiene che, nelle premesse del parere, possa essere segnalata l'esigenza che il Ministero della salute svolga un'incisiva attività di monitoraggio e controllo. Illustra quindi la sua proposta di parere favorevole (vedi allegato 1).

Domenico DI VIRGILIO (FI), intervenendo per dichiarazione di voto, annuncia, anche a nome del suo gruppo, l'astensione sulla proposta di parere del relatore.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.


 


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(omissis)

 

ALLEGATO 1

DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania (C. 2826 Governo, approvato dal Senato).

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

 

La XII Commissione,
esaminato, per le parti competenza, il disegno di legge C. 2826 Governo, approvato dal Senato, recante «DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania»;
ritenuto che l'articolo 1, nel disporre che i siti da destinare a discarica siano individuati anche in deroga alle disposizioni vigenti in materia igienico-sanitaria, garantisce che siano comunque rispettati iprincipi fondamentali in materia di tutela della salute;
considerato tuttavia che sarebbe comunque opportuna una attività di costante monitoraggio e controllo da parte del Ministero della salute sul rispetto di tali principi nelle varie fasi di attuazione del provvedimento,
esprime

PARERE FAVOREVOLE.

 

 

 


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(omissis)

 

DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e rinvio).

 

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Arnold CASSOLA (Verdi), relatore, rileva che il provvedimento in esame, approvato dall'altro ramo del Parlamento, reca interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti in Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti. Il provvedimento si compone, di dieci articoli.
L'articolo 1, nel testo trasmesso dal Senato, al comma 1, individua i seguenti siti da destinare a discarica per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi, provenienti dalle attività di selezione, trattamento e raccolta di rifiuti solidi urbani, fino alla cessazione dello stato di emergenza: Serre (in provincia di Salerno); Savignano Irpino (in provincia di Avellino); Terzigno (in provincia di Napoli); Sant'Arcangelo Trimonte (in provincia di Benevento).
L'attivazione di tali siti può avvenire anche in deroga alla normativa vigente in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione per la difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, ma nel rispetto dei principi fondamentali in materia di tutela della salute e dell'ambiente e salvo l'obbligo per il Commissario delegato di assicurare le misure occorrenti alla tutela della salute e dell'ambiente. I commi 2 e 3 limitano, rispettivamente, l'utilizzo del sito di Serre fino alla realizzazione di un nuovo sito idoneo per lo smaltimento dei rifiuti (individuato dal Presidente della provincia di Salerno) e l'uso finale del sito di Terzigno, ubicato all'interno del Parco nazionale del Vesuvio, per il solo recapito di frazione organica stabilizzata (FOS) ed esclusivamente ai fini di ricomposizione morfologica del sito medesimo. Con riferimento a Terzigno,

 


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inoltre, al Commissario viene attribuito il compito di assicurare in particolare l'adozione delle necessarie misure di mitigazione ambientale, mediante la predisposizione di un piano da adottarsi di intesa con il Presidente della regione Campania e con il Ministro dell'ambiente.
L'articolo 2, sostanzialmente modificato dal Senato, al comma 1, novella l'articolo 3, comma 2, del precedente decreto-legge n. 263, in materia di affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti. Esso in particolare demanda al Commissario delegato il compito di individuare - anche mediante affidamenti diretti in deroga alla normativa vigente - le soluzioni ottimali per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti e per l'eventuale smaltimento delle balle di rifiuti prodotte dal 15 dicembre 2005.
A tal fine, si prevede l'eventuale ricorso allo strumento della requisizione ai fini dell'utilizzazione di impianti, cave dimesse e discariche, anche se sottoposti a provvedimento di sequestro da parte dell'Autorità giudiziaria e, in tale ultimo caso, la sospensione dell'efficacia di tale provvedimento dall'adozione del provvedimento di requisizione fino alla cessazione dello stato di emergenza.
La disposizione prevede inoltre in tali casi l'assunzione della gestione da parte del Commissario delegato fino alla cessazione dello stato di emergenza e l'adozione delle necessarie misure di protezione in relazione alla tutela della salute, dell'ambiente e all'eliminazione delle situazioni di pericolo.
L'articolo 2 attribuisce poi al Commissario delegato il compito di assicurare la ricognizione delle cave dismesse della regione e selezionare quelle che non presentano profili di rischio ambientale e sanitario e impone allo stesso di sentire i Presidenti delle regioni confinanti, nel caso di discariche campane allocate in prossimità di centri abitati ricadenti in altre regioni. Il comma 2 della disposizione, al fine di consentire anche l'espletamento dell'attività di presidio dei siti da destinare a discarica, eleva da quindici a trenta unità il personale appartenente all'Arma dei carabinieri, alla Guardia di finanza ed al Corpo forestale dello Stato che può essere assegnato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi dell'articolo 1, comma 8, del decreto-legge n. 245 del 2005.
L'articolo 3, al comma 1, vieta, in assenza di interventi di riqualificazione o di opere di bonifica, la localizzazione di ulteriori siti di smaltimento finale di rifiuti nel territorio dell'area «Flegrea», nonché nelle aree protette e nei siti di bonifica di interesse nazionale. Il comma 1-bis, introdotto dal Senato, prevede, invece - decorsi 20 giorni dall'inizio del conferimento dei rifiuti nel sito di Difesa Grande (riaperto ai sensi dell'O.P.C.M. n. 3596 del 15 giugno 2007) - il divieto di localizzare ulteriori nuovi siti di smaltimento finale nel territorio del comune di Ariano Irpino e la chiusura definitiva del sito di Difesa Grande.
L'articolo 4 prevede l'obbligo per i comuni campani di avvalersi in via esclusiva per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata, dei consorzi di bacino (costituiti ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale n. 10 del 1993), che utilizzano i lavoratori assegnati in base all'ordinanza n. 2948 del 1999 (comma 1), facendo salvi, tuttavia, i contratti già stipulati e quelli in corso di esecuzione anche con eventuali proroghe già concordate tra le parti (comma 2, modificato dal Senato). Il comma 3, nel testo risultante dagli emendamenti approvati dal Senato, attribuisce al Commissario delegato il potere di proporre alla regione l'accorpamento dei consorzi ovvero il loro scioglimento, qualora questi ultimi non adottino le misure prescritte da una specifica ordinanza commissariale per l'incremento dei livelli di raccolta differenziata e prescrive il raggiungimento dell'obiettivo minimo di raccolta differenziata di cui ai commi 1108 e 1109 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2007. Il comma 3-bis, introdotto al Senato, prevede la predisposizione da parte dei consorzi di appositi piani economico-finanziari, che spetta al Commissario delegato approvare.

 


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L'articolo 5 attribuisce ai prefetti della regione Campania, per quanto di loro competenza e anche ai sensi del T.U. delle leggi di pubblica sicurezza, il compito di assumere ogni necessaria determinazione per assicurare piena effettività agli interventi e alle iniziative previsti dal decreto e attuati dal Commissario delegato.
L'articolo 6, al comma 1 (modificato nel corso dell'esame presso ramo del Parlamento), prevede la nomina a sub-commissari dei Presidenti delle Province campane, con il compito di concorrere alla programmazione e all'attuazione delle iniziative necessarie ad assicurare la piena realizzazione del ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale; al comma 2, dispone la conseguente abrogazione dell'articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 263 del 2006 (che disciplinava la figura dei sub-commissari e prevedeva l'istituzione di una Commissione di cinque esperti nella soluzione delle emergenze ambientali); al comma 3, infine, prevede la possibilità di revoca della dichiarazione dello stato di emergenza anche in ambito provinciale attraverso successivi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, su proposta del Commissario delegato.
L'articolo 7, modificato dal Senato, prevede l'adozione immediata, da parte dei comuni della regione Campania, di iniziative urgenti per assicurare che, a decorrere dal 1o gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della determinazione della TARSU e della TIA (tariffa igiene ambientale), siano applicate misure tariffarie per garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti indicati in appositi piani economico-finanziari. L'inadempimento di tale obbligo nei termini previsti è sanzionato con lo scioglimento del consiglio comunale, a norma dell'articolo 141, comma 1, del T.U. sugli enti locali.
L'articolo 8 contiene la clausola di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica e, al fine del rispetto della medesima, prevede che il Commissario delegato provveda alle attività di sua pertinenza nell'ambito delle risorse disponibili sulla contabilità speciale e demanda al Ministero dell'economia il compito di monitorare gli oneri e di riferire bimestralmente al Parlamento in merito all'utilizzo delle risorse disponibili sulla contabilità speciale.
L'articolo 9, sostanzialmente rimaneggiato dal Senato, attraverso una novella all'articolo 3, comma 1-ter, del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, prevede l'adozione, da parte del Commissario delegato (entro 90 giorni dall'entrata in vigore della disposizione, d'intesa con il Ministro dell'ambiente e sentiti la Consulta regionale per la gestione dei rifiuti nella regione Campania e il Commissario per la bonifica), del Piano per la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti per la regione Campania; la medesima disposizione - oltre a prevedere che ai fini della redazione del Piano, il Commissario si avvalga di strutture operative nazionali del Servizio nazionale della protezione civile e del concorso delle amministrazioni e degli enti pubblici - disciplina il contenuto del Piano e ne individua le finalità negli obiettivi di raccolta differenziata, nella piena tracciabilità del ciclo dei rifiuti, nell'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, in metodi di trattamento biologico e in un elevato livello di tutela ambientale e sanitaria. L'ultimo periodo dell'articolo 9 demanda al Commissario il compito di assicurare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della medesima disposizione, l'individuazione di siti idonei per la realizzazione di impianti di compostaggio e per la messa a norma di almeno uno degli impianti esistenti di produzione di combustibile da rifiuti ai fini della produzione di combustibile da rifiuti di qualità e di frazione organica stabilizzata di qualità.
Per quanto attiene alle procedure di contenzioso in ambito comunitario, segnala che nel dicembre 2006 la Commissione ha inviato all'Italia un parere motivato complementare per violazione del diritto comunitario con riferimento alla deroga alle disposizioni sulla gestione dei

 


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rifiuti di cui all'allegato I della direttiva 75/442/CEE, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE.
Secondo la Commissione, l'Italia è venuta meno agli obblighi previsti dalla direttiva 75/442, come modificata dalla direttiva 91/156 in quanto: ai sensi delle disposizioni di cui all'articolo 1, commi da 25 a 27 e comma 29, della legge 308 del 15 dicembre 2004, alcune sostanze o oggetti, che ai sensi della direttiva 75/442 sono da considerarsi rifiuti, vengono sottratti all'ambito della legislazione italiana sui rifiuti; sono state adottate disposizioni volte a restringere l'ambito di applicazione della direttiva 75/442 in Italia, con riferimento alla definizione di rifiuto di cui all'articolo 1, lettera a) della medesima direttiva.
Secondo la Commissione, dall'invio del parere motivato nel dicembre 2005, l'Italia non ha ancora conformato la sua normativa alla legislazione dell'UE. Al contrario, il decreto legislativo n. 152 del 2006, recante norme in materia ambientale, ha riconfermato tale normativa, le cui modifiche verranno esaminate nel prossimo punto all'ordine del giorno odierno e per le quali ho predisposto, per incarico della Commissione, una specifica relazione.
Il 26 ottobre 2006 la Commissione ha presentato ricorso contro l'Italia alla Corte di giustizia, per essere venuta meno agli obblighi previsti dagli articoli 2, 5, 6, 10, 13 e 14 della direttiva 1999/31/CE sulle discariche di rifiuti, che è stata recepita nell'ordinamento italiano per mezzo del decreto legislativo n. 36 del 13 gennaio 2003.
In particolare la Commissione rileva che: l'articolo 15 del decreto legislativo in questione, relativo al prezzo corrispettivo per lo smaltimento in discarica, non è conforme all'articolo 10 della direttiva, in quanto non fa riferimento ad una durata del periodo successivo alla chiusura di almeno trenta anni; l'articolo 12 e l'allegato II del decreto legislativo n. 36, nel trasporre le disposizioni della direttiva concernenti la chiusura e la gestione post-operativa delle discariche, non contengono una disposizione che stabilisca che il gestore debba notificare all'autorità competente eventuali significativi effetti negativi sull'ambiente riscontrati a seguito delle procedure di controllo e debba conformarsi alla decisione dell'autorità competente sulla natura delle misure correttive e sui termini di attuazione delle medesime. Pertanto la normativa italiana di attuazione non risulta conforme all'articolo 13, lettera c) della direttiva.
Nei confronti dell'Italia risultano avviate altre procedure di infrazione per inadempimento degli obblighi derivanti dalla medesima direttiva 75/442/CEE sui rifiuti, come modificata dalla direttiva 91/156/CE.
Il 2 maggio 2005 la Commissione ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia per essere venuta meno agli obblighi che le incombono in virtù dell'articolo 1 della citata direttiva. Secondo la Commissione l'Italia con l'articolo 10 della legge n. 93 del 2001 e l'articolo 1, commi 17 e 19, della legge n. 443 del 2001 ha escluso le terre e le rocce da scavo destinate all'effettivo riutilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati, dall'ambito di applicazione della disciplina nazionale sui rifiuti.
Il 23 marzo 2005 la Commissione ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia per non corretta applicazione degli articoli 4, 8 e 9 della citata direttiva; dell'articolo 2, comma 1, della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi, e dell'articolo 14 della direttiva 1999/31/CE sulle discariche di rifiuti. La Commissione dichiara di essere venuta a conoscenza dell'esistenza sul territorio italiano di un elevato numero di discariche funzionanti illegalmente e senza controllo delle autorità pubbliche, alcune delle quali contenenti rifiuti pericolosi. La Commissione ritiene che, fintanto che essa tollera la presenza di tali discariche, la Repubblica italiana violi gli obblighi derivanti dalle citate direttive. Inoltre, in relazione alle discariche già esistenti alla data del 16 luglio 2001, la mancanza di informazioni sui piani di riassetto che i gestori di tali discariche avrebbero dovuto presentare entro il 16 luglio 2002, porta la Commissione a considerare non esistenti

 


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tali piani di riassetto e le relative misure di autorizzazione e di eventuale chiusura delle discariche non rispondenti ai requisiti di legge.
Il 23 giugno 2005 la Commissione ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia ritenendo che la normativa nazionale di recepimento violi la citata direttiva 75/442/CEE sui rifiuti, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE. In particolare, la Commissione sostiene che l'articolo 14 del decreto legge n. 138 dell'8 luglio 2002 (convertito in legge n. 178 dell'8 agosto 2002) sia in contrasto con gli obblighi derivanti dall'articolo 1(a) della direttiva citata, poiché prevede che siano esclusi dall'ambito di applicazione del decreto legislativo n. 22 del 1997 (che ha recepito la direttiva 75/442/CEE come modificata) le sostanze o oggetti destinati alle operazioni di smaltimento o recupero di rifiuti non esplicitamente elencate agli allegati B e C del decreto legislativo n. 22/97 nonché i beni, sostanze o materiali residuali di produzione o di consumo, qualora gli stessi possano essere e siano riutilizzati in un ciclo produttivo o di consumo, a condizione che non sia effettuato alcun intervento preventivo di trattamento e che gli stessi non rechino pregiudizio all'ambiente, oppure, anche qualora venga effettuato un intervento preventivo di trattamento, quando quest'ultimo non configuri un'operazione di recupero fra quelle elencate all'allegato C del decreto legislativo n. 22/97.
La Commissione è del parere che una siffatta esclusione costituisca un'indebita restrizione della nozione di rifiuto, e quindi dell'ambito d'applicazione della normativa italiana sulla gestione dei rifiuti. Di fatto, l'interpretazione prospettata dal legislatore italiano avrebbe per effetto una limitazione dell'applicazione delle disposizioni della direttiva alle sole fattispecie identificate dalla normativa italiana, escludendone altre non prevedibili a priori che potrebbero invece esservi assoggettate ed in relazione alle quali un'interpretazione estensiva della nozione di rifiuto si renderebbe necessaria. Ciò, secondo la Commissione, si pone in contrasto con le disposizioni della direttiva, che non possono essere derogate da una norma di diritto interno.
Sottolinea peraltro che il citato articolo 14 del decreto legge n. 138 dell'8 luglio 2002 (convertito in legge n. 178 dell'8 agosto 2002) è stato abrogato dall'articolo 264 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
In conclusione, propone di esprimere parere favorevole sul provvedimento in esame, poiché non si evidenziano profili problematici sul piano della compatibilità comunitaria.

Franca BIMBI, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta che avrà luogo domani.

La seduta termina alle 14.25.


 


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(omissis)

 

DL 61/07: Emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole).

 

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 26 giugno 2007.

Arnold CASSOLA (Verdi), relatore, ricorda di aver già presentato, nella seduta di ieri, una proposta di parere favorevole, non rilevando profili problematici fra il provvedimento all'esame della Commissione e la normativa comunitaria.

Franca BIMBI, presidente, osserva che la normativa europea costituisce e ancor più costituirà per il futuro del nostro Paese un metro di paragone importantissimo in settori così delicati come quello affrontato dal decreto-legge in esame, soprattutto quando si affermerà con sempre maggiore evidenza la preminenza del diritto comunitario su quello interno.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole del relatore.


 


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(omissis)

 

Interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione della Camera).
(Esame e conclusione - Parere favorevole con osservazioni).

 

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Il senatore Claudio MOLINARI (AUT), relatore, manifesta preliminarmente l'auspicio che non si debba più esaminare in futuro un provvedimento di urgenza presentato dal Governo recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania. Attesta il proficuo lavoro svolto dalla 13a Commissione del Senato in sede di esame del provvedimento in oggetto. Osserva che il testo contiene disposizioni in materia di gestione e smaltimento di rifiuti, settore che rientra nell'ambito della materia ambientale, assegnata dall'articolo 117, comma 1, lettera s), della Costituzione alla competenza esclusiva dello Stato. Riferisce quindi sulle disposizioni di cui all'articolo 2 che, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, stabiliscono che il Commissario delegato, qualora le discariche situate in Campania siano allocate in prossimità di centri abitati ricadenti in altre regioni, adotti ogni provvedimento sentiti i presidenti delle regioni confinanti. Illustra quanto previsto dall'articolo 4, comma 3, che stabilisce, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, che il Commissario delegato proponga alla regione di sciogliere od accorpare i consorzi di bacino, qualora questi non abbiano assunto iniziative utili all'incremento dei livelli di raccolta differenziata. Stigmatizza le previsioni di cui all'articolo 7 in materia di tariffe, segnatamente nella parte in cui si dispone che i comuni della regione Campania siano tenuti ad assicurare, a decorrere dal 1o gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della determinazione della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e della tariffa igiene ambientale, l'applicazione di misure tariffarie tali da garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti indicati in appositi piani economico-finanziari. Evidenzia l'incongruenza determinata dalla previsione sui consorzi di bonifica rispetto ai contenuti del disegno di legge del Governo recante il «Codice delle autonomie», all'esame della I Commissione del Senato, che non contempla tra le modalità di gestione dei servizi pubblici locali il sistema dei consorzi medesimi. Richiama i contenuti dell'articolo 6, che prevede, per consentire un graduale rientro nelle competenze ordinarie, la nomina dei Presidenti delle province quali sub-commissari per l'emergenza rifiuti, al fine di attuare le iniziative necessarie ad assicurare la realizzazione del ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale. Sottolinea quindi l'esigenza di carattere generale che i perduranti interventi commissariali in deroga alla normativa vigente non incidano sull'assetto organizzativo e sulle competenze regionali e degli enti locali costituzionalmente definite. Osserva altresì

 


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che i fondi destinati all'emergenza rifiuti in Campania risultano prelevati dalle risorse assegnate alla protezione civile.

Leoluca ORLANDO, presidente, evidenzia che, pur riscontrandosi taluni miglioramenti nell'articolato in esito alle modifiche apportate nel corso dell'esame al Senato, risulta ancora fortemente penalizzato il ruolo delle autonomie locali.

Il senatore Augusto MASSA (Ulivo) si associa alle considerazioni del Presidente; sostiene tuttavia che si pone sovente un problema di competenza delle amministrazioni locali del mezzogiorno nell'affrontare le diverse criticità del territorio.

Il senatore Claudio MOLINARI (AUT), relatore, fa notare che sarebbe opportuno infondere maggiore fiducia al complessivo sistema delle autonomie locali per promuoverne una maggiore autorevolezza nelle fasi più delicate di gestione e tutela del territorio.

Leoluca ORLANDO, presidente, evidenzia l'esigenza che lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania debba effettivamente concludersi entro il previsto termine del 31 dicembre 2007, affinché sia assicurato l'esercizio dei propri compiti agli enti ordinariamente competenti, non essendo ulteriormente accettabile la perdurante assenza di ruolo delle autonomie locali.

Il senatore Claudio MOLINARI (AUT), relatore, sulla base delle considerazioni emerse nel corso del dibattito, formula quindi una proposta di parere favorevole con osservazioni (vedi allegato 3).

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 14.25.


 


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(omissis)

 

ALLEGATO 3

Interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti.
C. 2826 Governo, approvato dal Senato.

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

 

 

La Commissione parlamentare per le questioni regionali,
esaminato il testo del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 61/2007, approvato dal Senato, in corso di esame presso la VIII Commissione della Camera, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti, e su cui la Commissione ha già espresso un parere alla 13a Commissione del Senato in data 31 maggio 2007;
considerato che il testo contiene disposizioni in materia di gestione e smaltimento di rifiuti, settore che rientra nell'ambito della materia ambientale, assegnata dall'articolo 117, comma 1, lettera s), della Costituzione alla competenza esclusiva dello Stato;
considerato che il novero dei poteri di deroga consentiti per motivi di protezione civile deve essere inserito in un sistema di collaborazione e ripartizione delle competenze tra Stato ed enti locali, riconoscendo al primo le funzioni di promozione e coordinamento degli interventi ed ai secondi la gestione degli interventi sul territorio;
valutata l'impostazione del testo in esame, che contempla interventi degli enti locali e della regione nella direzione di una decisione il più possibile partecipata e condivisa sulle misure volte a contrastare l'emergenza, con un maggiore coinvolgimento nel ciclo di gestione e smaltimento rifiuti della regione e dei presidenti delle province;
considerate le disposizioni di cui all'articolo 2 che, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, stabiliscono che il Commissario delegato, qualora le discariche situate in Campania siano allocate in prossimità di centri abitati ricadenti in altre regioni, adotti ogni provvedimento sentiti i presidenti delle regioni confinanti;
evidenziato quanto previsto dall'articolo 4, comma 3, che stabilisce, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, che il Commissario delegato proponga alla regione di sciogliere od accorpare i consorzi di bacino, qualora questi non abbiano assunto iniziative utili all'incremento dei livelli di raccolta differenziata;
rilevato l'articolo 6, che prevede, per consentire un graduale rientro nelle competenze ordinarie, la nomina dei Presidenti delle province quali sub-commissari per l'emergenza rifiuti, al fine di attuare le iniziative necessarie ad assicurare la realizzazione del ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale;
considerato che potrebbe apparire non conforme al rispetto delle competenze della regione la previsione di cui all'articolo 9, pur modificata nel corso dell'esame del testo al Senato, che sembra trovare giustificazione solo nel quadro di una effettiva

 


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conclusione dello stato di emergenza entro il termine del 31 dicembre 2007 fissato dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 25 gennaio 2007;
esprime

PARERE FAVOREVOLE

 

 

con le seguenti osservazioni:
a)
occorre evidenziare, anche in considerazione della durata ultradecennale dello stato di emergenza, che si pone un'esigenza di carattere generale che i perduranti interventi commissariali in deroga alla normativa vigente non incidano sull'assetto organizzativo e sulle competenze regionali e degli enti locali costituzionalmente definite;
b) occorre altresì evidenziare l'esigenza che lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania debba effettivamente concludersi entro il previsto termine del 31 dicembre 2007, al fine di assicurare l'esercizio dei propri compiti agli enti ordinariamente competenti, non essendo ulteriormente accettabile la perdurante assenza di ruolo delle autonomie locali.






(Discussione sulle linee generali - A.C. 2826 )

 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che il presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento.
Avverto, altresì, che l'VIII Commissione (Ambiente) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, deputato Margiotta, ha facoltà di svolgere la relazione.

SALVATORE MARGIOTTA, Relatore. Signor Presidente, onorevoli deputati, inizio la trattazione della mia relazione dai motivi della decretazione d'urgenza. Gli stessi sono di tutta evidenza dalle immagini televisive che quotidianamente vediamo, ma voglio fornire qualche dato per rendere edotto il Parlamento della complessità della situazione.
Il 31 maggio 2007, in sede di audizione presso la XIII Commissione del Senato, i rappresentanti del Commissariato hanno fornito i seguenti dati: esistono attualmente 250 mila tonnellate di rifiuti accumulate presso i sette impianti ex CDR, 380 mila tonnellate presso i siti di stoccaggio provvisorio, 300 mila tonnellate ancora per strada. Vi è un totale, dunque, di 950 mila tonnellate che a quella data risultavano non smaltite e necessitanti di un sito ove essere conferite.
La situazione è di evidente complessità. L'emergenza, peraltro, è stata prorogata al 31 dicembre con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 gennaio 2007.


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Il cuore del decreto è, a mio parere, l'articolo 1, che individua esattamente i siti da adibire a discarica. Voglio anche aggiungere che è di oggi la notizia secondo la quale la Commissione europea ha avviato un procedimento di infrazione proprio in relazione all'emergenza rifiuti in Campania. La Commissione ritiene che l'Italia sia venuta meno agli obblighi della direttiva perché non ha creato una rete di impianti di smaltimento idonea ad assicurare un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana in Campania. Ciò costituisce un ulteriore motivo di emergenza.
Voglio anche immediatamente esprimere un giudizio politico. La situazione è negativa e nuoce fortemente all'immagine del Paese, del Mezzogiorno, della Campania. Inoltre, ne determina negativi influssi sul turismo e sull'economia. Sarebbe però un errore se questa discussione divenisse un processo, se fosse indirizzata a maramaldeggiare. Questa discussione deve essere invece votata all'immediata conversione di un decreto-legge, la cui urgenza è, appunto, di tutta evidenza.
Trovo, peraltro, condivisibile l'impostazione ed i giudizi contenuti nella relazione territoriale sulla Campania, approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti il 13 giugno 2007, pochi giorni fa, peraltro con una grande convergenza delle forze politiche di maggioranza e di opposizione. In essa, si evidenzia come intraprendere un percorso mirato al graduale ritorno alla normalità sia un dovere indifferibile, per Governo, regioni, province e comuni, oltre che per il commissario delegato. A tal fine, nella relazione si esprime la necessità di non alterare la sequenza operativa delineata dal decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, il cui disegno di legge di conversione è stato già modificato e migliorato al Senato.
È necessario dare assoluta priorità all'individuazione delle discariche; avviare contemporaneamente il commissioning del termovalorizzatore di Acerra; avviare la realizzazione di impianti basati su soluzioni tecnologiche anche diverse dalla termovalorizzazione; programmare la manutenzione straordinaria e, più in generale, il revamping dei sette impianti per la produzione del CDR (come dirò, uno dei problemi seri che ci sono in Campania è proprio connesso alla scarsa qualità del prodotto che tali impianti forniscono, anche se realizzati in tempi recenti).
In tale contesto, bisogna inserire e sviluppare la raccolta differenziata. È degno di attenzione il documento presentato, in sede di audizione, il 31 maggio 2007, presso la 13a Commissione del Senato, dai rappresentanti del commissariato. Vi si dice, infatti - oltre a fare un primo bilancio sull'attività già svolta nei sei mesi dall'entrata in vigore del precedente decreto-legge - che il problema più importante, cui il decreto-legge in esame cerca di rimediare, è quello, leggo testualmente, «della individuazione dei siti atti a raccogliere più volumetrie possibili di rifiuti che a causa della mancata raccolta differenziata e di un mal funzionamento degli impianti di CDR non possono essere avviati alla termovalorizzazione, ma debbono necessariamente essere stoccati in discarica». Questo è il tema più delicato.
Purtroppo, in Campania ancora oggi il sistema delle discariche, invece che essere un elemento accessorio e tra i meno importanti, così come stabilito dalla legge Ronchi, continua, viceversa, ad essere, nella sostanza, il pilastro del sistema. Peraltro, le cronache degli ultimi mesi hanno mostrato quanto difficile sia realizzare una discarica in Campania, anche a causa di posizioni non sempre univoche all'interno della maggioranza e, purtroppo, qualche volta all'interno dello stesso Governo.
Ma perché in Campania siamo ancora a questo punto, al tredicesimo anno di emergenza rifiuti? Il piano integrato della regione Campania per i rifiuti solidi urbani prevedeva due termovalorizzatori e una serie di impianti di selezione per la produzione del CDR. Di questi, ve ne sono sette, ma producono CDR non a norma. Il CDR prodotto non può essere utilizzato dai due termovalorizzatori esistenti i quali, peraltro, non sono ancora pienamente funzionanti, anzi quello di Santa Maria La


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Fossa, secondo i dati forniti dallo stesso commissario delegato, necessita di almeno due anni e mezzo per poter entrare in funzione. È ancora in atto, infatti, la procedura VIA, anche se contemporaneamente si è dato inizio ai lavori sulle opere civili.
L'impianto di Acerra, che pure avrà integrale completamento entro il 26 novembre 2007, dovrà essere poi affidato in gestione e, pertanto, passerà ancora qualche mese. Inoltre, vi è necessità, lo diremo più innanzi, di lavorare su impianti di selezione e di incrementare la raccolta differenziata.
Rapidamente, ricordo che il 6 dicembre 2006 abbiamo convertito in legge il decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, con un provvedimento di cui io stesso, ancora una volta, sono stato relatore. I punti salienti di tale provvedimento erano e sono, perché molti di essi rimangono in vigore, i seguenti: la coincidenza del commissario con il capo del dipartimento della protezione civile, non oltre il 31 dicembre 2007; l'individuazione di tre subcommissari e di una commissione di cinque esperti (vedremo che il nuovo decreto-legge abolisce gli uni e gli altri); la riduzione dell'organico della struttura commissariale (grazie al lavoro di Bertolaso, i dipendenti sono passati da 101 a 70 unità); la ridefinizione delle condizioni per l'affidamento del servizio di smaltimento e, soprattutto, l'aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti da parte del commissario che, in base alla normativa richiamata, doveva avvenire d'intesa con la regione Campania e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti i comuni e le province (vedremo che il decreto-legge in esame novella tale punto, all'articolo 9).
Inoltre, si affidava al commissario il compito di individuare, in via di somma urgenza, soluzioni ottimali per lo smaltimento dei rifiuti e delle balle di rifiuti trattati (le cosiddette ecoballe), anche in cave dismesse; si individuava nel 50 per cento l'obiettivo da raggiungere sotto il profilo della raccolta differenziata e si stabiliva la necessità di un accordo di programma tra commissario e Conai per raggiungere il 60 per cento della raccolta di imballaggi; si prevedeva, infine, l'utilizzo e la messa in sicurezza di alcune discariche.
Veniamo adesso al contenuto del decreto-legge in esame, che consta di dieci articoli.
Come ho già affermato, il comma 1 dell'articolo 1 rappresenta il pilastro del provvedimento. In tale disposizione vengono individuati i seguenti siti da destinare a discarica per rifiuti solidi urbani ed anche speciali non pericolosi, fino alla fine dello stato di emergenza. Tali siti sono ubicati a Serre, in provincia di Salerno - precisamente, in relazione alla discarica di Macchia Soprana, e non più a quella di Valle della Masseria, che invece era stata individuata dal commissario Bertolaso come la migliore delle soluzioni possibili -, a Savignano Irpino, in provincia di Avellino, a Terzigno, in provincia di Napoli, a Sant'Arcangelo Trimonti, in provincia di Benevento. Non compare la quinta provincia, quella di Caserta, in quanto dotata di discarica in località Lo Uttaro.
Il testo, così come modificato al Senato, prevede che l'attivazione di tale discariche debba avvenire anche in deroga a specifiche disposizioni vigenti in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione per la difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, nel rispetto dei principi fondamentali in materia di tutela della salute e dell'ambiente e salvo l'obbligo per il commissario delegato di assicurare le misure occorrenti alla tutela della salute e dell'ambiente.
Al comma 2 dell'articolo 1 viene limitato l'utilizzo del sito di Serre fino all'individuazione di un nuovo sito idoneo da parte del presidente della provincia di Salerno. A tal proposito, ritengo opportuno leggere testualmente alcune osservazioni del commissario delegato che, in seguito ad una propria istruttoria, aveva ritenuto idoneo il sito in località Valle della Masseria, nel comune di Serre, per 700 mila tonnellate. Tuttavia, tale scelta è stata osteggiata dallo stesso Ministro dell'ambiente


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e della tutela del territorio e del mare e ulteriori polemiche ed opposizione sono state sollevate dalle autorità locali; il che ha reso necessario individuare nuovi siti e, dunque, emanare il decreto-legge in esame.
Al comma 3 viene individuato l'uso finale del sito di Terzigno per il solo recapito della cosiddetta FOS, ossia la frazione organica stabilizzata, ed esclusivamente ai fini di composizione morfologica del sito medesimo.
L'articolo 2, sostanzialmente modificato dal Senato, novella l'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 263 del 2006, in materia di affidamento del servizio di smaltimento. In particolare, vi si legge che il commissario individua, anche mediante affidamenti diretti in deroga alla normativa vigente, le soluzioni ottimali per lo smaltimento dei rifiuti e per lo smaltimento delle balle prodotte a decorrere dal 15 dicembre 2005. Si prevede che ciò possa eventualmente avvenire, anche mediante requisizioni di impianti, cave dismesse e discariche, anche se sottoposte a provvedimenti di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria.
Questo profilo di problematicità è stato analizzato dalle Commissioni competenti, in particolar modo dalla Commissione giustizia che, comunque, ha espresso - come vedremo - parere favorevole.
Al comma 1-bis dell'articolo 2 si prevede che, nel caso in cui le discariche situate in Campania siano allocate in prossimità di centri abitati ricadenti in altre regioni, il commissario adotti ogni provvedimento, sentiti i presidenti delle regioni confinanti. Al comma 2 si innalzano da quindici a trenta le unità provenienti da Carabinieri, Guardia di finanza e Corpo forestale dello Stato, utilizzabili dal commissario delegato per ovvi motivi, anche in relazione ad attività di presidio dei siti da destinare a discarica.
All'articolo 3, comma 1, viene vietata la localizzazione di ulteriori siti di smaltimento finale di rifiuti nel territorio dell'area Flegrea, in particolar modo nei comuni di Giugliano, Villaricca, Qualiano e Quarto, nonché nelle aree protette e nei siti di bonifica di interesse nazionale. Al comma 1-bis - e ciò è molto importante - si precisa che decorso il termine di venti giorni dall'attivazione, ovvero dall'inizio del conferimento nel sito di Difesa Grande, nel territorio di Ariano Irpinio, il sito è definitivamente chiuso e nel territorio comunale non possono essere localizzati altri siti. I venti giorni scadranno tra poco e se nel frattempo non si attivassero le altre discariche previste all'articolo 1, e dunque se nel frattempo non approvassimo rapidamente tale decreto-legge, si potrebbe avere un aggravamento notevole della situazione di complessità.
All'articolo 4, comma 1, si stabilisce che per la raccolta differenziata i comuni debbano avvalersi in via esclusiva dei consorzi di bacino costituiti ai sensi della legge della regione Campania n. 10 del 1993. Si ritiene, infatti, che uno dei motivi del fallimento in Campania di tale raccolta differenziata sia stato il mancato utilizzo di tali consorzi di bacino che, peraltro, assorbono e pagano 2.200 unità di lavoratori, molto spesso assolutamente inutilizzati. Il commissario ha anche precisato che nel frattempo i vertici di tali consorzi godono di spese di gestione e fringe benefit degne delle più ricche holding industriali del nostro Paese (sono parole del commissario delegato); cinque di questi consorzi sono stati commissariati. Inoltre, capita che i comuni, che aderiscono ai consorzi, paghino i consorzi e contemporaneamente, però, paghino anche soggetti terzi per la raccolta differenziata: quindi pagano due volte senza ottenere risultato.
Si ritiene, allora, che il commissario possa proporre alla regione l'accorpamento del consorzio, ovvero il loro scioglimento, qualora essi non adottino, entro 90 giorni dalla sua adozione, le misure previste da una specifica ordinanza commissariale volta ad ottenere l'incremento della raccolta differenziata con l'obiettivo minimo di cui ai commi 1108 e 1109 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2007, i quali - ricordo rapidamente - prevedono che in ogni ATO si giunga ad un 40 per cento di raccolta differenziata entro il termine del 2007; ad un 50 per


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cento entro la fine del 2009; ad un 60 per cento entro la fine del 2011, mentre dopo tale data si prevede di potersi muovere verso percentuali ancora più elevate, come d'altra parte avviene in molte parti del Paese, addirittura fino alla prospettiva «rifiuti zero».
I consorzi predispongono piani economico-finanziari che il commissario dovrà approvare, che devono contenere tutti gli elementi indispensabili ai fini dei costi, dei ricavi e degli investimenti, anche con riferimento ai riflessi tariffari sulle utenze.
All'articolo 5 si precisano i compiti attribuiti ai prefetti. All'articolo 6, come dicevo, vengono nominati, quali subcommissari, i presidenti delle province a titolo gratuito, cosicché, al comma 2, vengono abrogate le previsioni del precedente decreto-legge in relazione ai tre subcommissari e anche in relazione alla commissione di esperti. Il comma 3 - ciò lo ritengo molto importante - prevede la possibilità di revoca dello stato emergenziale anche in solo ambito provinciale, attraverso successivi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del commissario delegato. Si fotografa, quindi, una situazione in Campania non omogenea sul territorio, ma a macchie di leopardo. Si ritiene, inoltre, che, ove alcune province, prima delle altre, possano uscire dall'emergenza, sia giusto che esse possano farlo indipendentemente da quello che accade nella restante parte del territorio regionale.
L'articolo 7 impone che la Tarsu (tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani) e la TIA (tariffa di igiene ambientale) coprano completamente i costi del ciclo integrato dei rifiuti e si afferma che i comuni, ove non stabilissero ciò, possono essere soggetti persino a scioglimento del consiglio comunale.
L'articolo 8 prevede l'invarianza della spesa, con un leggero appesantimento, perché prevede che addirittura il Ministro dell'economia e delle finanze debba bimestralmente rispondere alle Camere sul monitoraggio che effettua sulla medesima spesa.
L'articolo 9 novella l'articolo 3, comma 1-ter, del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263. L'opposizione discuterà molto sull'argomento, che effettivamente è un elemento delicato: si prevede, infatti, che il commissario adotti, entro novanta giorni, il piano per la realizzazione del ciclo integrato dei rifiuti, d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti la consulta regionale e il commissario per la bonifica. Sparisce, rispetto alla precedente legge, l'intesa con la regione Campania, mentre rimane l'intesa con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. La regione Campania, naturalmente, sarà sentita, perché è parte della consulta regionale.
Entro novanta giorni - anche questo è un aspetto fondamentale - il commissario delegato deve individuare siti idonei per la realizzazione di impianti di compostaggio - che costituiscono un altro anello fondamentale della catena del ciclo dei rifiuti - ed assicura la messa a norma di almeno uno degli impianti esistenti: i sette che esistono non producono, purtroppo, CDR utilizzabile.
L'articolo 10 prevede l'entrata in vigore del decreto-legge.
Concludo, citando e rappresentando i pareri che sono stati chiamati ad esprimere le altre Commissioni sul testo del provvedimento: la I (Affari costituzionali), la IV (Difesa), la VI (Finanze), l'XI (Lavoro), la XII (Affari sociali) e la XIV (Unione europea) hanno espresso parere favorevole, mentre la II (Giustizia), la X (Attività produttive) e la Commissione parlamentare per le questioni regionali hanno espresso parere favorevole con osservazioni.
Rilevo, altresì, che il Comitato per la legislazione ha espresso un parere articolato, nel quale tuttavia non sono state formulate specifiche richieste di modifica del testo. Faccio, infine, presente che la V Commissione (Bilancio) non ha ancora espresso il parere e lo esprimerà domani mattina, direttamente per l'esame in Assemblea.


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PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

PAOLO NACCARATO, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Cosenza. Ne ha facoltà.

GIULIA COSENZA. Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale del mio intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Cosenza, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
È iscritto a parlare l'onorevole Paolo Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO RUSSO. Signor Presidente, colleghe e colleghi, il provvedimento in esame appare francamente incostituzionale, superfluo, inutile, incapace di produrre risultato, sbagliato, dannoso, kafkiano e farraginoso nella sua articolazione: esso non produce il risultato auspicato.
Si tratta di un caso opposto rispetto al repetita iuvant. Già il decreto-legge del 9 ottobre 2006, n. 263, presentava le stesse caratteristiche: lo sostenemmo con veemenza in Assemblea e precisammo le ragioni per le quali quel decreto-legge non avrebbe avuto alcuna efficacia. Ahimè, quel decreto-legge non ha prodotto alcun risultato: in buona sostanza, ad oltre sei mesi dall'emanazione, esso risulta inattuato, inattuabile ed impraticabile e costituisce, addirittura, un perverso strumento di freno rispetto all'azione del commissario straordinario.
Il tema centrale che ponemmo allora, e che ancora oggi poniamo, sembra una questione marginale e semantica, ma in realtà è una questione centrale e politica, che rappresenta in modo icastico e plastico il perché questa presunta maggioranza di centrosinistra non può governare il nostro Paese.
Questa maggioranza, infatti, ha posizioni diverse al proprio interno, distinte, antitetiche e tanto distanti da essere impraticabili sul piano dell'esercizio di un'azione o di un'iniziativa. Il risultato è l'impasse permanente, di cui siete responsabili e colpevoli, perché sapete bene che non siete nella condizione di decidere nulla rispetto a qualsivoglia argomento. Oggi parliamo di rifiuti. Pur sapendo ciò, vi continuate a dilettare in un esercizio dannoso e per alcuni aspetti infame, trattandosi di una materia che attiene direttamente alla salute dei cittadini di un'importante regione, tutto politico, infrapolitico, da teatrino, fatto di salamelecchi e incomprensioni interne alla vostra presunta maggioranza.
Vi dicemmo che in una situazione emergenziale è necessario che sia soltanto uno a decidere. Insomma, come nelle vere emergenze, nei cataclismi, nei sismi, come al fronte, occorre che vi sia una catena di comando ben chiara e definita, con un unico decisore.
Vi dicemmo allora che il nuovo istituto che avevate creato - devo dire che la fantasia non vi è mai mancata -, un istituto straordinario e anomalo, la triarchia, in base al quale per ogni scelta del «povero» Bertolaso era necessaria la concertazione del Ministro dell'ambiente e del presidente della regione (due soggetti, peraltro casualmente campani, che in qualche modo sono di fatto i responsabili dell'emergenza che oggi si va a governare), non consentiva di raggiungere la condivisione auspicata, con la quale è evidente che non vi sarebbe stata l'emergenza.
L'emergenza è figlia di quella assenza di condivisione. Oggi non mi ascolterete ascrivere una responsabilità in modo aspecifico ai presidenti della regione: la presidenza Rastrelli è abbondantemente prescritta, da un paio d'anni. E non mi ascolterete indicare il presidente Bassolino quale responsabile di quella emergenza.
Le responsabilità, infatti, stanno venendo fuori e sono evidenti. La vera responsabilità è di questa maggioranza di governo ed è connessa al fatto che da più di un anno vi ostinate a ritenere che


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quella emergenza può essere governata con strumenti assolutamente improponibili e, di fatto, essi stessi causa dell'emergenza. L'emergenza degli ultimi anni deriva dai vostri provvedimenti incauti, incapaci di produrre risultati, inutili, improduttivi, che mettono il «povero» Bertolaso nella condizione di dover ricercare una concertazione.
Accade, quindi, quello che ben sapete è accaduto di volta in volta: dimissioni, il teatrino tipico della politica, dell'«italietta», dimissioni annunciate e poi ritirate, braccio di ferro tra il Ministro e il «povero» Bertolaso per rendere una discarica più o meno capiente o per trasferirla di qualche metro. Come dire: tutte vicende che nulla hanno a che vedere con l'emergenza.
Se siamo in condizioni di emergenza - come ho ascoltato dalle accorte parole del relatore - con centinaia, centinaia e centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti maleodoranti sparsi per le strade della città di Napoli e della Campania, che fanno straordinaria mostra di sé, soprattutto sui quotidiani internazionali, se quella è l'emergenza a cui facciamo riferimento, il «balletto» della politica, i veti incrociati, le spartizioni a cui abbiamo dovuto assistere col precedente decreto sono inutili.
Vi ricordate? Vi suggerimmo di mettere i presidenti di provincia a fare i subcommissari: ci siete arrivati con dieci mesi di ritardo! Pensate che questi dieci mesi non siano costati al Paese? Non c'entra in questo il presidente Bassolino: siete voi i responsabili di questa incapacità!
Siete voi che, per dieci mesi, avete consentito che giungessero a Napoli vari subcommissari, dai nomi addirittura stranieri, se non settentrionali (peraltro alcuni anche «inciampati» in importanti vicende giudiziarie). Siete voi che avete consentito di costituire altre commissioni e altri consulenti. Siete voi che avete impostato un provvedimento credendo che si potesse gestire una catena di comando con i rifiuti per strada, affidando a chi aveva già fallito quella responsabilità, anzi peggio: affidando a chi aveva già fallito una sorta di «catena di Sant'Antonio», per cui affinché fosse presa una decisione dovevano decidere tutti, e tutti allo stesso modo; e puntualmente non si è deciso o, quando si è deciso, lo si è fatto male, e quando si è deciso, e deciso male, si è trattato sempre di una decisione frutto di trattative oscure.
Questo è l'elemento centrale di quel provvedimento, che tentammo di farvi capire che era sbagliato; ed oggi, a distanza di dieci mesi, senza chiedere perdono all'Italia, perdono per questa maggioranza di governo, perdono per il pasticcio combinato dieci mesi fa, il Governo si presenta con un altro provvedimento e cambia la triarchia in diarchia.
Oggi le scelte strategiche non dovrebbero essere appannaggio del presidente della regione, del direttore Bertolaso e di Pecoraro Scanio ma, secondo il vostro provvedimento, dovrebbero essere il frutto di una condivisione tra il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il direttore Bertolaso, come se versassimo in condizioni di ordinarietà, come se nulla fosse accaduto su Serre, come se nulla fosse accaduto su Terzigno: facendo, come sempre, finta di niente.
È grave ciò che state combinando, perché lo state realizzando mentre i cittadini di Napoli sono sommersi dai rifiuti; i cittadini della provincia di Napoli sono sommersi dai rifiuti e voi «cincischiate» ancora in ragionamenti politici tutti interni, con una sorta di manuale Cencelli dei rifiuti, per tentare di sistemare ora questa, ora quella coda della vostra improvvida maggioranza!
Mi sarei aspettato un sussulto di orgoglio, un sussulto d'amore per quella terra. E me lo sarei aspettato anche alla luce delle notizie che vengono dalla procura - col sequestro, per 750 milioni di euro, di risorse Impregilo e con la interdizione per un anno alla stessa Impregilo -, notizie che disegnano un futuro ancora più buio per quella gestione. Se questo sussulto, in aula, si fosse verificato, magari partendo dal lavoro in Commissione si sarebbe potuto cominciare ad abbozzare un percorso comune, rendendo questa Assemblea e la Commissione capaci di produrre risultati


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condivisi su alcune piccole questioni, che rappresentano però il nodo vero, la soluzione di questa emergenza.
La prima questione riguarda la necessità di individuare con certezza chi comanda e chi decide. Questi dovrà, sì, avere il senso e la responsabilità della condivisione, della partecipazione, della collaborazione, ma bisogna essere certi che alla fine, in una vicenda tanto delicata, ci sia comunque uno che decida, mentre qui non si sa chi prende le decisioni. Una volta a palazzo Chigi, notte tempo, ci si incontra per mediazioni oscure sulla scelta dei subcommissari; altre volte ci si incontra in prefettura o a palazzo Santa Lucia a Napoli; non avvengono mai cose chiare, abbiamo sempre rappresentazioni di una politica che allontana sempre di più i cittadini.
Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la «storia» che la politica non decide: non è vero! La vostra errata politica ha deciso; avete assunto una decisione dieci mesi fa, vi siete assunti l'onere di una decisione senza la condivisione di una parte importante del Parlamento, della metà degli italiani. Siete andati avanti, avete voluto fare da soli e avete commesso pasticci: quella è la politica colpevole che ha sbagliato! Oggi, vi ripresentate come nulla fosse - evito di parlare del passato, parlo delle vostre responsabilità del recentissimo passato - ad affermare che tutto sommato è stato varato un provvedimento normativo che non ha prodotto grandi effetti, e ne presentate un altro, di dubbia costituzionalità, con un po' di pasticci e con tante incertezze.
L'altro elemento che sollevammo già dieci mesi or sono riguardava le risorse. Affermammo che non era condivisibile il concetto di invarianza della spesa, espressione coniata allora che definirei singolare. Andate a dire ai cittadini campani queste cose quando pagano la TARSU: l'invarianza della vostra spesa significa «varianza» della spesa per le tasche del cittadino campano, che sarà posto in una condizione unica, cioè si troverà costretto a pagare la TARSU più alta d'Italia, d'Europa e forse del mondo, a cospetto di un servizio sul quale non offro un aggettivo. Tutto ciò avviene perché voi pretendete l'invarianza della spesa.
Mi sarei aspettato, anche per l'apprezzamento che c'è stato in Assemblea e in altre sedi della relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti votata il 13 giugno scorso, che ci si avviasse a considerare una parte importante di tale relazione, allorché afferma con chiarezza che c'è un'altra emergenza, quella della tassazione locale. Bisogna intervenire presto su quel fronte per evitare che i comuni vengano sommersi, vengano piegati da tale incapacità finanziaria!
Vi pare normale che la norma preveda che è possibile ridurre la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani fino al 40 per cento, quando non si ha la corresponsione di un servizio, e che poi pensate per decreto di aumentare la TARSU più alta d'Italia rispetto ad un servizio che non c'è e che non si intravede?
Per quanto attiene ai costi, sarei curioso di comprendere, signor Presidente, rappresentante del Governo e onorevoli colleghi, quanto costa oggi lo smaltimento, il trattamento dei rifiuti in Campania. E vorrei non credere ai dati che troppo spesso circolano e che addirittura indicherebbero che il costo dello smaltimento attuale, nel passaggio negli impianti presunti di CDR, nel passaggio e nel trasporto alle piazzole di stoccaggio - simpatica l'espressione «provvisorio» -, nell'eventuale trattamento successivo o addirittura nell'additivazione o nell'incenerimento, arriverebbe, attraverso tutti questi passaggi, a superare le 200 euro a tonnellata, mentre trasferire questi rifiuti in Germania - non sto invocando questa soluzione, ma sto esprimendo un giudizio di paragone - costa appena 160 euro a tonnellata. Delle due l'una: o c'è qualcosa che non funziona oggi e bisogna metterci mano, o è singolare la condizione che i cittadini campani devono pagare per le inefficienze, per le cattive gestioni, per le incapacità gestionali che voi ponete in essere.
Il Commissario Bertolaso ha detto con chiarezza di viaggiare alla giornata, di


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navigare a vista, e che la politica - immagino si riferisse alla maggioranza di questo Parlamento - non gli consente di mettere in campo con poteri reali l'esercizio di un suo piano. Cosa deve dirvi di più? Vi ha detto che gli legate le mani, da una parte gli dite di andare e dall'altra parte lo frenate, che le manfrine interne alla politica bloccano la capacità di risolvere la questione.
La relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha preso in considerazione l'ingorgo istituzionale: l'ingorgo è esattamente questo pasticcio che si è combinato, per cui non si sa mai chi debba decidere. Nonostante vi sia un commissario, quest'ultimo deve sentire, deve ascoltare, deve condividere, deve partecipare, quasi fosse un consesso pubblico, non in ragione di una condizione talmente emergenziale da risultare addirittura pericolosa per la salute umana.
Ma i punti di criticità sono tanti: manca in questo provvedimento un riferimento, dico uno solo, all'accordo quadro di programma, proprio quello promosso dalla relazione della Commissione parlamentare di inchiesta. Chiedetevi per quale ragione quella relazione è stata votata dal centrodestra e non da tutto il centrosinistra: il fatto è che, in quel momento, sono emerse tutte le contraddizioni politiche che fingete di non fare emergere in quest'Assemblea. Nascondendo qui quelle posizioni, di fatto, imbrigliate il «povero» Bertolaso rendendolo incapace di operare per il bene delle popolazioni campane.
Vi pare normale agire in Campania con tre commissari che hanno evidentemente azioni contermini e, addirittura, le une collegate alle altre e che il centro decisionale non sia posto nelle mani di un solo soggetto? Quando si va su un territorio a proporre, ad esempio, un impianto, c'è la necessità di attivare una procedura di bonifica e bisogna chiedere il permesso: avete addirittura scritto in questo decreto che bisogna chiedere il permesso per concordare con l'altro commissario l'opportunità, la possibilità di mettere in campo una bonifica.
Vi chiediamo un atto di resipiscenza. Pensateci: serve un solo commissario che gestisca le bonifiche, il sistema dei rifiuti, il sistema delle acque, tre vicende collegate, intimamente connesse. Poi, nel provvedimento fate riferimento ai consorzi, credendo che questi funzionino, o, peggio, che funzionino da quando li avete commissariati.
I lavoratori continuano a non lavorare e non è più una vicenda di sei anni fa, parlo dell'ultimo anno: chi è responsabile della mancanza di un piano industriale che faccia lavorare chi è pagato per farlo? Guardate, ve lo ripeterò fino alla noia: non c'entra più il presidente della regione Campania.
I responsabili siete voi, che avete posto delle norme funzionali a lasciare tutto com'era! Inoltre, ponete con grande enfasi l'accento sul ruolo che può esser dato alle province. Certo, è cosa intelligente coinvolgere le province. Ve l'avevamo detto dieci mesi fa, ci siete arrivati con qualche ritardo; è delle persone intelligenti cambiar pensiero!
Sapete bene, tuttavia, che l'ipotesi che state formulando confligge direttamente e stride in modo assoluto con la legge regionale, approvata dal consiglio regionale della Campania due mesi fa, in cui le province diventano delle «orfanelle», una sorta di ranger dell'ambiente.
Ritenete, giustamente, che le province debbano assumere un ruolo strategico importante. Dal 1o gennaio 2008 attiverete una procedura in base alla quale le province si vedranno spogliate di ogni responsabilità e tutto ricadrà sulla regione, per la programmazione, e sull'Autorità di ambito territoriale ottimale (ATO), il nuovo istituto che diventa, di fatto, soltanto un sistema per gestire grandi appalti in modo centralizzato.
Vi chiedevamo di iniziare a pensare non solo alle responsabilità provinciali; non solo a coinvolgere le province, ma anche le grandi città; mi riferisco a Napoli, a Salerno, a Caserta, ai capoluoghi di provincia. Perché non pensare a Napoli come un ambito, per far sì che sia il sindaco di Napoli (che non è un sindaco


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del centrodestra, ma del centrosinistra) a dover gestire e governare questo fenomeno su scala cittadina per convincere quella amministrazione che, forse, è giunto il momento di fare un piano dei rifiuti per una città di un milione di abitanti, che produce un terzo dei rifiuti della Campania? È giunto, forse, il momento di fare un piano dal punto di vista organizzativo, strutturale, e anche dal punto di vista impiantistico? Niente di tutto questo.
Esiste un fenomeno più grave, che riguarda il traffico illecito di rifiuti, soprattutto speciali, che proviene dal nord. Vi abbiamo chiesto di prevedere una norma che consenta di costruire una task force di contrasto permanente a tale flusso, che ogni notte «ammorba» quei territori. Nemmeno ciò è stato fatto.
Vi abbiamo chiesto di fare chiarezza sul piano gestionale. A partire da domani mattina è in dubbio che la Fibe possa continuare a gestire quegli impianti, a costruire il termovalorizzatore di Acerra.
Forse questa era l'occasione per riflettere e sollecitare il Commissario Bertolaso a partire subito per una grande gara di livello europeo. Voglio escludere che, con le procedure di somma urgenza, si stia pensando a qualche affidamento ad amici, ad amici degli amici, ad imprese nazionali, pronte a sbarcare a Napoli per fare affari.
Il provvedimento in discussione verrà approvato con i soliti «mugugni» dei parlamentari del centrosinistra. So bene cosa pensate di tale provvedimento. Tuttavia, so bene che «l'ordine di scuderia» vi indurrà a «turarvi il naso» e ad approvare tale provvedimento, che confligge con i territori. I cittadini della Campania sanno che, laddove questo provvedimento non fosse approvato, non accadrebbe nulla di strano.
Da quarantacinque giorni questo provvedimento è già legge, è già valido, eppure nulla è stato fatto, in quest'arco di tempo, per utilizzare le norme contenute in tale decreto-legge. Nulla è stato fatto perché il Commissario Bertolaso sa bene che questo provvedimento non serve a nulla, che semmai frena, blocca, imbriglia, genera condizioni di empasse, serve a mondare le coscienze più o meno ambientaliste, ma non offre nessuna soluzione concreta.
Vi abbiamo chiesto, per quanto riguarda la raccolta differenziata, di fare sul serio, ma ci vuole troppo? Ci vuole troppo per fare un'ordinanza - non una legge! -, un'ordinanza, magari del Presidente del Consiglio, che indichi con chiarezza come separare il secco dall'umido in ogni casa dei cittadini campani? Ci vuole tanto a scegliere le strade della concretezza? Ci vuole tanto per indicare, nella separazione del secco dall'umido, una delle soluzioni che possono contribuire significativamente alla risoluzione di questo problema? Perché non si fa? Non si fa per coprire altre inefficienze! Non si fa perché si stanno aspettando, probabilmente, altre inefficienze che determineranno ulteriori appalti, questa volta non a danno dello Stato nazionale, ma dei poveri cittadini campani, i quali si troveranno nella singolare situazione di dover pagare di tasca propria le inefficienze del Governo nazionale e del Commissario, costretto a non poter governare alcun fenomeno perché imbrigliato!
Ma è possibile che non vi venga in mente di pensare che esistono cento comuni che fanno la raccolta differenziata in quella regione e non sono aiutati per niente? Non sono aiutati nemmeno con linee guida, che avrebbero potuto perlomeno indicare formule omogenee tra i vari comuni su come fare la raccolta differenziata e rendere più facile il lavoro anche degli impianti di selezione! Nulla di tutto questo...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

PAOLO RUSSO. Concludo, Presidente. È tutto lasciato alla fantasia, alla passione e alla vivacità dei territori! Il fallimento dell'istituto commissariale è tutto qui: nell'azione messa in campo, in modo proditorio, dalla maggioranza di Governo per rendere fragile, di fatto, un commissario importante come il dottor Bertolaso, imbavagliando la sua azione e frenando ogni sua iniziativa.
Per tale ragione chiediamo a tutti colleghi, soprattutto a quelli che meglio conoscono


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la vicenda, una riflessione affinché si possa trovare in questa Assemblea...

PRESIDENTE. Grazie...

PAOLO RUSSO. Permettete, Presidente... Chiediamo una riflessione affinché si possa trovare il margine per emendare, ove sia possibile, su piccole vicende e per rendere questo provvedimento se non dannoso, perlomeno non straordinariamente fallace nei confronti dei poveri cittadini campani (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Misiti. Ne ha facoltà.

AURELIO SALVATORE MISITI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, questa sera stiamo iniziando la discussione di un disegno di legge di conversione di un decreto-legge in materia di interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per consentire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti: in altre parole, stiamo approntando una legge per cercare di garantire tali poteri. Si tratta di una sfida che riguarda tutti noi, anche se, certamente, non è nostra la responsabilità del fallimento.
Il fallimento proviene da lontano. Ormai, da oltre 13 anni, si versa in uno stato di emergenza. Non credo si possa attribuire alle aule del Parlamento la situazione di grave crisi che attraversa la Campania in tale settore.
È vero quanto detto dal relatore, e cioè che la situazione di grave crisi in Campania ormai è stata diffusa dai media di tutto il mondo e fornisce un'immagine estremamente negativa soprattutto della città di Napoli, ma anche delle altre città e del territorio caro della nostra bella regione Campania.
È necessario fare di tutto per superare tale situazione di emergenza. Il Parlamento ha già approvato un provvedimento che non ha dato i frutti sperati, ma ha fatto compiere alcuni passi in avanti. Oggi, ci troviamo nella necessità di intervenire nuovamente perché quando si cerca di superare uno stato di crisi di tale portata mediante una legge, se quest'ultima non riesce a svolgere il ruolo prefisso, letteralmente scritto nel testo del provvedimento, evidentemente ciò avviene in quanto vi sono delle resistenze, interne ed esterne alla regione Campania, che hanno impedito che i contenuti di tale provvedimento si potessero realizzare.
È chiaro che vi è una resistenza, non al nuovo, ma al ritorno alla normale amministrazione. Si tratta di ciò, in quanto se, come è vero, tredici anni di emergenza rappresentano un'anomalia, è anche vero che essa è diventata un'abitudine per alcuni, i quali, evidentemente si trovano bene con l'emergenza, che è diventata la normalità.
Scaricare sugli altri le proprie responsabilità è un esercizio che, in Italia, si effettua sempre. Dobbiamo assumerci delle responsabilità. Con il decreto-legge in discussione, il Governo e la maggioranza si sono assunti tali responsabilità. Tuttavia, occorre verificare se le indicazioni contenute nel predetto provvedimento possano risolvere il problema oppure vadano corrette. Il Senato ha svolto un primo lavoro. Ritengo che il provvedimento sia stato migliorato in alcuni punti, mentre in altri, forse è peggiorato.
Certamente, il testo del decreto-legge è migliorato nella parte in cui attribuisce responsabilità alle province - come in relazione alla nomina a sub-commissari dei presidenti di provincia - nel suggerire che i consorzi possano essere ridotti su proposta del commissario, nella semplificazione e riduzione del personale effettuata, citata dal relatore, nonché nella prescrizione, di carattere perentorio, per cui, qualora l'ente non realizzi quanto dovuto, viene commissariato e sostituito dall'ente di livello superiore. Vi sono tali miglioramenti.
Tuttavia, al Senato, sono state inserite ulteriori modifiche che probabilmente complicano l'azione del Commissario. Vorrei mettere in evidenza ciò, in quanto né


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il Governo, né il Ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio, hanno voluto e previsto in sede di Consiglio dei ministri l'intesa per realizzare tale stralcio di piano regionale sui rifiuti, previsto nel decreto-legge, che è volto a cercare di superare l'emergenza. Non è il piano previsto dalla legge ordinaria. È un piano che doveva essere prodotto rapidamente dal commissario, senza alcuna intesa con il Ministero dell'ambiente e con il presidente della regione, ma solo dando ascolto alla consulta, in cui il presidente della regione è presente, senza obbligo di intesa o di concerto.
Il Senato ha inserito tale previsione e noi siamo certamente rispettosi; però, questa Camera può anche, a mio avviso, tentare il cambiamento, soprattutto rispetto a quelle parti che in qualche modo complicano il lavoro del Commissario.
Infatti, è chiaro che l'intesa con il Ministero non è un'intesa con il Ministro, ma con una struttura che ha i suoi tempi, che sono ordinari, mentre abbiamo bisogno di tempi straordinari, straordinariamente ridotti. Ci sono ancora migliaia di tonnellate di rifiuti che giacciono per le strade delle città e dei paesi della Campania.
Quindi, probabilmente, sta qui il cambiamento in negativo, visto che si tratta di un'emergenza. Comunque, tutti gli enti, a partire dal Ministero dell'ambiente, dalla regione Campania, dalle province e dallo stesso commissario, anche se l'impianto del provvedimento dovesse restare immutato, devono impegnarsi a risolvere i problemi rapidissimamente.
Non c'era certamente bisogno di un decreto-legge per individuare i siti delle discariche: sarebbero stati sufficienti una legge regionale, un intervento locale, un accordo con i comuni. Eppure, è stato necessario intervenire a livello di Governo e di Parlamento, perché non si trovava una soluzione, perché c'erano delle difficoltà nella stessa Campania.
Per questo motivo, noi ed il Governo oggi svolgiamo un ruolo di supplenza: infatti, individuare i siti delle discariche non era compito né del Governo né nostro, bensì un compito ordinario della regione. Se questa non vi è riuscita, se recentemente ha approvato una legge regionale sui rifiuti che ha inserito delle innovazioni, anche positive, insieme ad altre che personalmente non riesco a condividere, bisogna altresì dire che in quella legge non c'è stata questa scelta, che pure noi siamo costretti a fare.
Detto questo, noi non siamo la causa del fallimento e della crisi nella Campania, ma cerchiamo in tutti i modi di poterla risolvere. Anch'io faccio riferimento al lavoro svolto dalla Commissione bicamerale e credo che questa, nelle conclusioni, dia un'indicazione utile per uscire dall'emergenza. Infatti, è vero che è importante rimuovere i rifiuti dalle strade della Campania, ma è anche vero che la situazione non cambierà se non si trovano le soluzioni per il medio o lungo termine, se non si attua un piano stralcio che permetta di uscire dalla straordinarietà, e se tale intervento non si accompagna a provvedimenti che, certamente, non sono a costo zero.
Vi è, infatti, la necessità di utilizzare somme straordinarie, che possono provenire anche dai fondi strutturali, che nei sei mesi che ormai rimangono e nel prossimo anno si possono impiegare per realizzare un atterraggio morbido dalla straordinarietà all'ordinarietà nel campo della gestione dei rifiuti. Ciò per arrivare rapidamente, nel giro di un anno, un anno e mezzo, al ciclo integrato dei rifiuti, come previsto dalle normative comunitarie. Come ricordava giustamente il relatore, è stata aperta, per la situazione campana, una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Si tratta di un ciclo integrato dei rifiuti che certamente deve andare nella direzione di un approccio che possa fondarsi sia sulla raccolta differenziata, sia sulla separazione del secco dall'umido, sia sulla termovalorizzazione, sia sull'ammendante organico, sia sulla discarica, ma soltanto per i residui di lavorazione.
Ma è giusto anche che vi sia un controllo attraverso organismi di controllo e di monitoraggio (cosa mai fatta in passato), basati sulle nuove tecnologie e sulle


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capacità professionali e scientifico-tecnologiche esistenti in Campania (perché tale regione è ricca di queste capacità, nei suoi uomini, nelle sue università e nei suoi centri di ricerca), per aiutare la Campania a uscire da questa situazione. È giusto semplificare, come fa il decreto-legge, decongestionare le istituzioni e razionalizzare le competenze in modo che si possa rapidamente sapere chi fa che cosa.
È logico altresì andare nella direzione di un'efficace prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata. Più si razionalizza la raccolta, più si esce dalla caotica situazione attuale e più si può controllare il percorso dei rifiuti in Campania, in modo che la criminalità organizzata venga tenuta ai margini e venga sconfitta.
Quindi, è necessario pensare fin da adesso - e nel decreto c'è questo indirizzo - di prevedere cosa si farà dopo il commissariamento. Se non è previsto nel decreto, comunque la regione Campania ha tutte le possibilità di lavorare insieme al Governo, alle Commissioni parlamentari e al Commissario - finché c'è - per un eventuale accordo di programma-quadro (che auspichiamo e che auspica la Commissione bicamerale), affinché la Campania possa andare verso la normalità e tornare allo splendore di un tempo.
Ce lo auguriamo, e riteniamo che il disegno di legge in esame possa in qualche modo aiutare ad uscire dalla crisi. Riteniamo che sia possibile modificarlo; se ciò non sarà possibile, gli enti interessati - tutti, maggioranze e opposizioni, nel Parlamento e nella regione Campania - dovranno collaborare per l'uscita da questa crisi. Se non lo faranno, tutti si assumeranno le responsabilità, non solo le maggioranze parlamentari. Infatti, questa crisi - lo ripeto - viene da molto lontano e tutti hanno le loro responsabilità: quando erano maggioranza e adesso che sono opposizione, quando eravamo opposizione e oggi che siamo maggioranza.
Rivolgo un augurio, dunque, alla regione Campania e ai campani. Ritengo che ce la possono fare, con l'appoggio di tutta l'Italia, di tutta la Nazione, del Commissario, che va lasciato lavorare, del Ministero dell'ambiente, che non deve tirarsi indietro (come effettivamente non fa) in questo momento, e con l'appoggio della maggioranza e dell'opposizione che stanno nel consiglio regionale della Campania.
Mi auguro che il decreto-legge possa essere convertito rapidamente in legge e che si aiuti il Commissario a fare il suo dovere senza intralci, attuando quanto è previsto dal decreto stesso nella massima libertà e nella piena consapevolezza.
Allora sì, potremo dire che è andato bene il commissariamento, che si chiude un'epoca, che si chiudono 14 anni di commissariamento e che si viaggia nel nuovo, arrivando nel 2008 a considerare la Campania una regione normale anche dal punto di vista della gestione dei rifiuti (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e L'Ulivo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Giuditta. Ne ha facoltà.

PASQUALINO GIUDITTA. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, la discussione del provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea deve rappresentare l'occasione per avviare un confronto serio e rigoroso tra le forze politiche, al fine di determinare le condizioni per il superamento di questa gravissima emergenza che sta vivendo il nostro Paese, tenendo anche in debito conto tutte le difficoltà che fino ad oggi hanno impedito la messa a regime del ciclo integrato dei rifiuti sul territorio della nostra regione.
La discussione di oggi non può riguardare esclusivamente la conversione del decreto-legge n. 61 del 2007, ma deve rappresentare l'avvio di una nuova fase sul fronte della politica dei rifiuti, che per troppo tempo ha sofferto l'assoluta mancanza organica di una programmazione che affrontasse e risolvesse concretamente questo difficile ed annoso problema, che affligge in generale il Mezzogiorno d'Italia, ma che in Campania ha assunto proporzioni allarmanti.
Onorevoli colleghi, questa situazione di grave emergenza non nasce oggi: essa


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viene da lontano ed è frutto di una politica dei rifiuti inadeguata e superficiale, priva di programmazione e di alcuna organicità negli interventi. Tali inefficienze costringono diverse aree del territorio campano e le relative popolazioni a vivere in una condizione emergenziale perenne.
Da cittadino della regione Campania, non posso non sottolineare che le forti proteste delle popolazioni - non ultima quella di Ariano Irpino - debbono essere considerate non un atto di violenza, ma l'espressione forte della condizione di gravissimo disagio di quelle comunità, le quali, nel profondo, esprimono la volontà di dialogo e collaborazione con le istituzioni.
La drammatica protesta dei cittadini arianesi è stata superata soprattutto grazie alla modifica del testo al nostro esame, nel quale si prevede oggi il proseguimento dell'utilizzo della discarica di Difesa Grande per soli 20 giorni, con la successiva bonifica del sito: ciò costituirà, peraltro, per la città di Ariano l'occasione per avviare una nuova politica di sviluppo di un territorio da troppi anni penalizzato. In questo modo, si chiude un capitolo che ha determinato profondo malessere nella popolazione locale e si avvia finalmente un'azione di bonifica di un sito che per troppi anni è stato lo sversatoio dell'intera regione Campania.
La gravità della situazione campana ha spinto anche il Capo dello Stato a rivolgere un energico richiamo alle autorità di ogni livello affinché ciascuno faccia la propria parte per porre rimedio a questa vera e propria tragedia.
Onorevoli colleghi, abbiamo dunque la consapevolezza che l'estrema gravità di questa situazione ci impedisce di sottolineare le contraddizioni che pure emergono dall'analisi del decreto-legge al nostro esame e ci pone di fronte alla responsabilità di procedere comunque alla sua approvazione, per evitare ulteriori difficoltà e ritardi nel superamento della fase emergenziale.
Devo però anche evidenziare che nell'articolo 1 del decreto si dispone la bonifica e la messa in sicurezza dei siti di smaltimento incontrollato dei rifiuti attraverso l'elaborazione di un piano specifico, da adottare secondo il metodo della concertazione fra Commissario straordinario, presidente della regione e Ministro dell'ambiente.
Onorevoli colleghi, dal decreto-legge emerge un dato politico e istituzionale nuovo, rappresentato dalla scelta, prevista dall'articolo 6, di attribuire all'amministrazione provinciale della Campania alcune funzioni in materia di politiche per i rifiuti, attraverso la nomina dei presidenti delle province a sub-commissari di Governo, chiamati ad attuare - d'intesa con il commissario delegato - le iniziative necessarie per la realizzazione del ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale. Attraverso tale norma, che va accolta positivamente, si procede anche alla responsabilizzazione delle amministrazioni provinciali, che tornano ad essere attrici di un sistema di governance integrata e multilivello del sistema della gestione dei rifiuti.
Merita attenzione, inoltre, la norma prevista dall'articolo 4, che mira ad incrementare i livelli di raccolta differenziata: a mio giudizio, tale obiettivo deve necessariamente passare attraverso l'introduzione di premialità per incentivare i territori virtuosi che raggiungono gli standard previsti dall'ordinamento.
Il decreto-legge interviene anche a disciplinare, all'articolo 7, le esigenze di copertura dei costi di gestione del servizio di smaltimento, attraverso la revisione del regime tariffario della tassa per i rifiuti solidi urbani. Se ciò, da una parte, rappresenta un elemento che giustamente mira a coprire in maniera integrale le spese relative alla gestione del servizio, dall'altra parte, suscita qualche perplessità poiché, in un momento di difficoltà qual è quello che stanno vivendo i cittadini della Campania, non si possono chiedere anche sacrifici di natura economica.
Appare certamente condivisibile anche la scelta di prevedere, all'articolo 9 del decreto-legge, l'avvio del nuovo piano per la realizzazione del ciclo industriale integrato dei rifiuti, fissando come priorità le


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azioni di prevenzione nella produzione, riutilizzo, riciclaggio del materiale, recupero di energia e smaltimento.
Onorevoli colleghi, voglio sottolineare che il decreto-legge al nostro esame soprattutto fissa un punto fondamentale: la scadenza al 31 dicembre 2007 come termine per la fine dello stato di emergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania.
L'auspicio del gruppo dei Popolari-Udeur è che, proprio in considerazione dell'immediata scadenza prevista nel decreto-legge, si individuino fin da ora tutte le condizioni necessarie per il passaggio verso il regime ordinario.
Le istituzioni che ultimamente hanno dimostrato responsabilità e maturità devono essere accompagnate in questa fase per renderle pronte ed operative ad affrontare, nella giusta maniera, la gestione ordinaria a partire dal 1o gennaio 2008. Sarebbe disastroso proseguire, per qualsiasi ragione, nella gestione commissariale.
Colleghi, in quest'ottica, un contributo notevole alla individuazione di una nuova strategia tesa a rafforzare l'efficacia della politica dei rifiuti sul territorio regionale viene dalla relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, appena presentata in Parlamento. Attraverso un'intensa ed approfondita attività, la Commissione si è posta l'obiettivo di rappresentare, nelle varie sfaccettature, la reale situazione dell'emergenza dei rifiuti sul territorio, anche con l'importante supporto delle audizioni svolte con tutti gli attori istituzionali. È emersa la sostanziale inadeguatezza della struttura commissariale rispetto agli obiettivi per cui il commissario era stato istituito.
La perenne conflittualità tra le istituzioni straordinarie e i territori ha determinato una mole di ricorsi alle varie magistrature, che ha reso ancora più difficile e complesso il superamento delle criticità del sistema integrato di gestione dei rifiuti, ingessando, di fatto, anche l'azione dei commissari.
La lunga gestione commissariale si è anche caratterizzata come struttura autonoma e completamente avulsa dalle strutture ordinarie che, anziché affiancare, si sono dimostrate indifferenti e disinteressate alla politica dei rifiuti.
Questo insieme di elementi negativi, che si desumono dall'analisi dell'esperienza delle gestioni commissariali, fa emergere pertanto l'esigenza di superare del tutto l'attuale impianto legislativo e di restituire ai territori le competenze e i poteri necessari per poter affrontare l'ordinaria gestione, con scelte chiare e definite.
Allo stesso tempo, è auspicabile che vengano precisate in modo rigoroso le funzioni assegnate ai diversi livelli decisionali, al fine di evitare duplicazioni di competenze e di attribuzioni. In questo spirito, si pone anche il superamento degli ambiti territoriali ottimali (ATO) previsti dal legislatore regionale campano, che rischiano di essere ulteriori centri di spesa di danaro pubblico, che potrebbero anche contrastare con gli indirizzi della finanza pubblica tendenti al contenimento dei costi della politica.
Il codice dell'ambiente, nella sua versione definitiva ancora in itinere, dovrebbe prevedere un nuovo modello organizzativo, attribuendo alle amministrazioni provinciali le competenze del ciclo integrato dei rifiuti ed eliminando gli ATO previsti dalla legge regionale, che rappresenterebbero una sovrapposizione al livello istituzionale più adeguato, costituito dalle amministrazioni provinciali, per esercitare le proprie funzioni nell'ambito del piano regionale dei rifiuti.
Superare le difficoltà significa anche affrontare la difficile situazione per la elevata densità demografica del territorio di Napoli e della sua provincia, nell'ambito del territorio regionale. Affermare un principio solidaristico, da parte delle altre province campane, significa accettare, in modo proporzionale, anche il surplus di rifiuti prodotti in quell'area. Solo in questo modo si potrebbe raggiungere quel giusto equilibrio per la gestione del ciclo dei rifiuti nella nostra regione.
Onorevoli colleghi, ritengo quindi che l'approvazione del decreto-legge al nostro


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esame, come risultante di un proficuo dibattito parlamentare che si è sviluppato tra le forze politiche da tempo, possa rappresentare un momento di svolta, finalizzato all'avvio di una fase istituzionale nuova, caratterizzata, da un lato, da una forte assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e delle forze politiche, dall'altro, dal sostegno al commissario straordinario per consentire l'attuazione degli ultimi adempimenti previsti dalla norma in esame.
Per garantire l'effettivo superamento dell'emergenza è necessario anche vigilare e contrastare fortemente l'azione di forze e di interessi riconducibili a poteri criminali, che trovano vantaggiosa una condizione di perenne difficoltà nella gestione del sistema integrato dei rifiuti.
Noi Popolari-Udeur riteniamo sia necessario al più presto voltare pagina per poter rilanciare lo sviluppo del territorio della regione Campania, anche alla luce delle opportunità che si presenteranno con il nuovo ciclo di programmazione dei fondi strutturali 2007-2013, anche tenendo conto della recente procedura di infrazione avviata dall'Unione europea proprio relativa ai ritardi registrati in questo settore.
Onorevoli colleghi, bisogna creare immediatamente le precondizioni indispensabili affinché il territorio superi questa fase di emergenza, che al momento rappresenta una grande azione frenante per l'attivazione dei processi di crescita e sviluppo sociale, economico e civile della nostra regione. Pertanto, come gruppo Popolari-Udeur esprimeremo il voto favorevole sul decreto-legge in discussione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Fasolino. Ne ha facoltà.

GAETANO FASOLINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in verità non riesco a immaginare l'utilità di questo dibattito, dal momento che una cappa di piombo è scesa sul dibattito stesso, quando abbiamo appreso che probabilmente nella giornata di martedì il Governo porrà la questione di fiducia sul provvedimento in esame.
Ci saremmo augurati, invece, che la discussione potesse essere articolata, ampia ed esaustiva, in maniera che almeno alcune delle questioni da noi poste potessero venire accolte.
Inoltre, non riesco a capire perché mai il Governo dovrebbe porre la questione di fiducia, quando in Commissione abbiamo dato prova di grande disponibilità, ritirando gli emendamenti dalla discussione e rimandandoli all'aula. Pertanto, credo che il Governo non abbia nessun alibi per questo atteggiamento.
Ciò detto, desidero ricordare come il gruppo di Forza Italia e, del resto, tutta l'opposizione, siano stati fermamente contrari, nel corso del dibattito sul decreto-legge istitutivo della figura commissariale, alla creazione di tale figura. Ciò non perché non avessimo o non abbiamo stima del dottor Bertolaso, ma perché riteniamo che l'istituzione commissariale rappresenti soltanto un alibi - l'ennesimo - per le inadempienze e le incapacità della classe politica regionale campana di centrosinistra.
Devo anche aggiungere, che personalmente, quando si è svolto il dibattito nell'autunno scorso, ho concluso uno dei vari interventi tenuti in quella occasione, con queste parole, che voglio richiamare alla memoria dell'Assemblea: «Concludo rivolgendo una preghiera al dottor Bertolaso, che riconosco persona seria. Se capirà fin dalle prime battute che il potere politico non gli consente di portare avanti la delega, allarghi le braccia e alzi bandiera bianca. La preghiera è di dirlo subito e non alla fine dell'esperienza commissariale, altrimenti avremmo perso altro tempo prezioso per giungere ad una soluzione definitiva dell'emergenza rifiuti in Campania».
Vorrei ricordare all'Assemblea qual è la situazione esistente oggi in Campania. È cambiato qualcosa? Vi è stato un miglioramento? In risposta, passo a leggere una pagina de Il Mattino di oggi, mercoledì 27 giugno 2007: «Barricate a San Giovanni»; «Allarme topi al Cardarelli»; «Sequestrati alimenti nei mercatini di Fuorigrotta»; «Le aziende chiudono per i rifiuti» (a


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carattere cubitale); «Gli industriali: alberghi e agroalimentare in crisi»; «Montemarano (assessore alla sanità della regione Campania): gravi rischi per i roghi»; «Emergenza rifiuti: la situazione si fa ancora più drammatica con sequestri e proteste». Continua Il Mattino: «Mille tonnellate di spazzatura ancora a terra»; «blocchi con auto in coda per ore a San Giovanni»; «cento roghi spenti dai vigili del fuoco»; «controlli a raffica sugli alimenti a Fuorigrotta»; «in serata il grido d'allarme del presidente degli industriali, Gianni Lettieri: non è retorica dire che le aziende stanno chiudendo per l'emergenza rifiuti, che gli albergatori sono a pezzi e il turismo, l'agriturismo, l'agroalimentare soffrono gravemente per questa situazione intollerabile»; «la raccolta prosegue a macchia di leopardo, il cattivo odore infesta ormai la città e i centri della provincia. Intanto, l'assessore regionale alla sanità, Angelo Montemarano, ha spiegato che il vero rischio legato al perdurare dell'emergenza è la diossina prodotta dalla spazzatura in fiamme che può arrivare sulle nostre tavole sotto forma di mozzarella e carne».
E poi ancora: «Allarme topi al Cardarelli». Non sembra di stare in una città europea, sembra di stare nella Bombay o nella Calcutta di cinquant'anni fa. Si tratta di una situazione tragica perché arriva a colpire il cuore dell'economia campana e la sua credibilità rispetto al mondo intero con cui comunque tale economia ha dei rapporti, certamente sia di dare sia di avere.
A questo punto, ci saremmo aspettati che Bertolaso prendesse atto dell'inutilità e della dannosità del suo esperimento. Se non ne prende atto, lo facciano le forze politiche.
Dice l'assessore Montemarano: «La diossina inquinerà l'aria di Napoli». Vorrei chiedere al «mondo verde», che da anni si è opposto alla costruzione dei termovalorizzatori perché comunque producono scarichi inquinanti: sarebbe stato meglio avere dei termovalorizzatori o l'attuale stato di degrado? Non sarebbe stato meglio tentare la strada che tutto il mondo ha percorso e che ha portato alla risoluzione del problema dei rifiuti piuttosto che stare a guardare e bloccare ogni iniziativa tendente a smaltire i rifiuti nella regione Campania?
Questo è un atto d'accusa a tutta una classe politica e al centrosinistra in modo particolare! Non vorrei fare dietrologia, ma nel presente dibattito è necessario chiarire le responsabilità. Qualcuno parla, sempre dietrologicamente, della giunta Rastrelli, ma siamo veramente alla preistoria! Comunque, il piano della giunta Rastrelli prevedeva cinque termovalorizzatori in Campania. Chi è stato contrario a tali termovalorizzatori? Chi si è unito con le piazze che protestavano per non farli realizzare? Chiudiamo con la dietrologia, arriviamo al decreto-legge in esame, il n. 61 del 2007.
Signor Presidente, colleghi, una prima sensazione negativa mi è venuta leggendo il frontespizio del decreto-legge, dove mancano due nomi autorevoli: Pecoraro Scanio e Di Pietro. Tali nomi figuravano nel primo decreto-legge. Quando quel decreto-legge è stato convertito in legge, ho protestato in modo particolare per l'articolo 3. Con un atto legislativo, infatti, si è tentato di occupare uno spazio amministrativo, gli appalti, che l'ottimo dottor Catenacci, commissario ai rifiuti in Campania, aveva realizzato con gare europee con una tempistica ordinaria.
Chiesi in quest'aula che sul punto mi rispondessero sia il Ministro Pecoraro Scanio, sia, e soprattutto, il Ministro Di Pietro, che ha legato il suo nome alla battaglia morale in Italia. Volevo sapere perché si ritenesse di dover revocare degli appalti realizzati seguendo scrupolosamente le procedure previste e affidare i relativi servizi con concessioni ad libitum senza alcuna procedura di gara.
L'articolo 3 è stato ora sostituito dall'articolo 2 del decreto-legge n. 61 del 2007 che stiamo per convertire in legge. È vero, sono state eliminate alcune questioni gravi, anche perché avrebbero avuto delle ricadute contabili che noi saremmo stati


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attenti a richiamare all'attenzione della Corte dei conti, ma la sostanza è rimasta perfettamente la stessa.
Leggo i primi passi di questo articolo 2: «Il Commissario delegato con le necessarie garanzie ambientali e sanitarie» - ci mancherebbe altro! - «individua in via di somma urgenza» - perché in via di somma urgenza? - «fatta salva la normativa antimafia» - e, pure in questo caso, ci mancherebbe! - «anche mediante affidamenti diretti a soggetti diversi dalle attuali società affidatarie del servizio (...)». Affidamenti diretti! Ministro Di Pietro, ma la signoria vostra dormiva nel Consiglio dei ministri quando è stato proposto il decreto-legge in esame?
E dovremmo dormire noi in Parlamento su un affare «stramiliardario» che colpisce le finanze dei cittadini e soprattutto l'etica della classe politica. Il centrosinistra non ha più alibi, «il re è nudo». Di fronte, all'appuntamento dei grandi appalti, sta crollando miseramente un mondo di inganni e di corruttela.
Vi faccio venia della lettura integrale dell'articolo 2 perché lo conoscete tutti; le modifiche apportate dal Senato non hanno arrecato ad un miglioramento.
Sollevo un'altra questione ed è relativa all'articolo 4 sui consorzi di bacino. Caro Presidente, lei non è un campano, ma deve credermi sul fatto che, anche in Campania vi sono dei comuni, governati sia dal centrodestra sia dal centrosinistra (forse sono di più quelli di centrodestra), che hanno adottato il sistema della raccolta differenziata con gare alle quali hanno partecipato ditte private che stanno svolgendo bene il servizio. Non si tratta di piccoli comuni. Uno di questi comuni, quello di Capaccio Paestum, ha dato il via alla raccolta differenziata solo pochi mesi fa; si tratta di un comune di 22 mila abitanti che durante l'estate arriva a 100-200 mila abitanti, ed in pochi mesi è giunto al 60 per cento della raccolta differenziata. Ora, cosa si vuole fare con il decreto-legge in esame? Si vogliono togliere gli incarichi alle ditte che vincono gli appalti - quasi che l'imprenditorialità privata sia da giubilare o da ghettizzare - e si eliminano così quelle professionalità che, nei comuni che stanno adottando la raccolta differenziata, riescono a portare avanti un discorso serio e produttivo dimostrando che, anche in Campania, si può raggiungere uno standard europeo nel settore. Per legge si vorrebbero affidare tali gestioni ai famigerati consorzi di bacino, costituiti da operai per la gran parte diretti con logiche clientelari.
Colleghi della maggioranza, ritenete che il decreto-legge in esame possa essere approvato così? Noi volevamo chiedervi di svolgere un dibattito al quale partecipare senza il rigoroso voto del silenzio che osservate quasi come foste dei monaci trappisti! Avremmo voluto sentire le vostre ragioni, discutere con voi.
Ritenete che il fine sia pulire le strade della Campania o dare il lavoro a duemila persone, che fino a questo momento non hanno dato nessuna prova di attaccamento ai servizi e al dovere? È questo il fine? Usare l'emergenza rifiuti per sanare una richiesta clientelare di posti e non, invece, usare le migliori tecnologie e imprenditorialità che abbiamo a disposizione per superare, in modo definitivo, l'emergenza rifiuti?
Cerco di avviarmi rapidamente alla conclusione. Per quanto concerne la TARSU, con questo decreto fate ricadere sulle popolazioni campane tutto il peso finanziario del disastro ambientale dovuto alla irresponsabilità di Antonio Bassolino e del centrosinistra. Come faranno i cittadini campani a pagare tre volte quanto pagano oggi, se il problema non si risolve? Ma come pensate che la gente poi non protesti? Come fa a pagare quando vede le proprie strade inondate dall'immondizia e come farà a non prendersela con il sindaco di turno che magari è un buon amministratore e che voi avrete messo in condizione di essere cacciato via perché gli verranno addebitate le colpe non sue dell'aumento di tassazione e della perdurante sporcizia nelle strade?


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Voglio leggere un'agenzia stampa, pubblicata da Adnkronos: «la procura sta facendo la propria parte e ora anche gli altri enti preposti dovrebbero fare la loro, non a parole ma con i fatti». Lo ha affermato il procuratore di Napoli, Giandomenico Lepore, riferendosi all'emergenza rifiuti in Campania durante la conferenza stampa di oggi sul caso Impregilo Spa. Il procuratore Lepore ha dichiarato che «se non verranno adottati provvedimenti, saremmo costretti prima o poi ad uscire con le mascherine». Il procuratore, dunque, si cala nei panni dei cittadini.
Vorrei dire, sempre in modo sommesso, composto e rispettoso, al dottor Lepore e a tutta la magistratura di Napoli e della Campania, sia penale sia contabile, che ciascuno, per la sua parte, è chiamato a prendere provvedimenti in modo che i responsabili del disastro possano finalmente sentire sul collo il fiato non solo dei cittadini che giustamente protestano, ma anche di coloro che le leggi debbono farle osservare da tutti, anche dagli amministratori - mi permetto di dirlo - del centrosinistra.
Vogliamo un'Italia più libera, più giusta e più democratica (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Erminia Mazzoni, ne ha facoltà.

ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, con il disegno di legge in esame la maggioranza ci chiede ancora una volta di convertire un decreto-legge per la gestione dell'emergenza rifiuti in Campania. Tale atto contiene la piena confessione di un'incapacità degli enti che, in via ordinaria, avrebbero dovuto occuparsi della gestione dei rifiuti, ma anche della struttura commissariale che, in questi dieci mesi, non è riuscita a risolvere una situazione che il dottor Bertolaso aveva detto - sono parole sue - che avrebbe risolto in circa dieci giorni.
Con ciò non voglio certo dubitare della sua professionalità e delle sue alte capacità, ma è un dato di fatto che, nonostante gli ampi poteri straordinari che gli sono stati conferiti anche con il precedente decreto, il dottor Bertolaso non ha potuto fare passi in avanti e si presenta al Parlamento con un piano straordinario per lo smaltimento dei rifiuti in discarica esattamente identico a quello posto alla nostra attenzione già dieci mesi fa: gli stessi siti, gli stessi strumenti, nella stessa situazione di drammatica emergenza.
La contrarietà dell'UDC nei confronti del provvedimento è ben motivata: i nostri gruppi parlamentari, nella fase di conversione in legge del precedente decreto, hanno dato un contributo positivo al miglioramento del testo e avevano annunciato, in quella sede - assumendosi una dolorosa, faticosa e quasi insopportabile responsabilità -, che non avrebbero dato il consenso ad ulteriori proroghe o rinvii. Adesso, con coerenza, manteniamo la posizione di contrarietà nei confronti di un'ennesima proroga e di un ennesimo rinvio: sarebbe, infatti, da irresponsabili, di fronte a questo dichiarato fallimento, pensare di condividere il prolungamento della somministrazione di una terapia che si sta dimostrando sicuramente letale per la regione Campania.
L'onorevole Margiotta, all'inizio della sua relazione, ha affermato che i motivi di urgenza sono sotto gli occhi di tutti e che basta guardare le immagini provenienti dalla regione Campania per riuscire ad individuare la fondatezza del provvedimento d'urgenza che oggi viene chiesto di approvare. Onorevole relatore, se realmente i motivi sottesi all'emergenza fossero così chiari e sotto gli occhi di tutti, non saremmo in questa condizione, perché sicuramente molte teste sarebbero cadute sotto il peso della loro responsabilità. I motivi di urgenza del provvedimento, infatti, non sono tanto le montagne di rifiuti accumulate da troppi anni sulle strade della Campania, ma ciò che sta dietro all'accumulo dei rifiuti stessi. Non si tratta di un tentativo di cercare un capro espiatorio.


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Il Ministro Nicolais, in questi giorni, girando per la regione Campania, ha invitato soprattutto i rappresentanti del centrodestra ad abbandonare il tentativo di ricerca del colpevole. Vorrei dire al Ministro Nicolais, al rappresentante del Governo presente in aula e ai pochi colleghi «sopravvissuti», che questo è solo il primo, indispensabile atto perché questa tragica vicenda non continui ad essere affidata alle stesse persone e agli stessi strumenti e non si reiteri sempre uguale a se stessa. È normale pensare che sbagliare sia umano, ma perseverare è sicuramente diabolico: noi non vogliamo essere partecipi e complici di un disegno diabolico.
Ritengo opportuno rilevare che il provvedimento in esame mostra la sua fragilità e denuncia anche la precarietà e la codardia con la quale si muovono le forze di governo sia nazionali sia regionali. Ciò è evidente già nel titolo, laddove ci viene chiesto di convertire un decreto che reca «interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania».
Gli interventi straordinari dovrebbero essere tesi, se veramente fossero seri e avessero carattere straordinario, a risolvere non l'emergenza nella gestione dei rifiuti, ma le tante emergenze presenti in Campania. Abbiamo sotto gli occhi, onorevole relatore, un'emergenza sanitaria, un'emergenza criminalità, un'emergenza finanziaria, un'emergenza della legalità, un'emergenza istituzionale. Lo affermano i numerosi titoli di giornale che adesso evito di riprodurre, perché lo ha già fatto opportunamente il collega Fasolino, intervenuto prima di me. Sono cose dichiarate.
Mi permetto di segnalare anche le odiose e incomprensibili contraddizioni che si verificano, perché il Commissario Bertolaso chiede, insieme al Governo, di rinnovare l'incarico commissariale, ma, nel contempo, è il primo che dichiara che vi è un rischio di epidemie e lancia un SOS come capo del Dipartimento della protezione civile affinché si risolva la situazione in maniera diversa.
Non è corretto - e ripeto mostra la sua fragilità - anche il riferimento alla sola regione Campania, perché l'emergenza non può essere definita un'emergenza campana, ma nazionale. Come ho già detto in tante altre occasioni, sarebbe incomprensibile che continuassimo a discutere della questione in esame in Assemblea affidandola al potere decisionale del Parlamento, se essa non avesse dei riverberi sul territorio nazionale.
Rispetto a questo, vorrei però aggiungere due dati, che credo siano indicativi. In primo luogo, la Campania occupa circa il 43 per cento del territorio nazionale inquinato e, rispetto ad una cifra simile, non si può considerare questa emergenza, questa situazione drammatica, come una situazione esclusivamente campana.
Inoltre, la media di produzione pro capite dei rifiuti in Campania è molto più bassa della media nazionale: vi è un rapporto di 482 chili all'anno, contro i 536 della media nazionale. Tuttavia, i quantitativi che si accumulano per le strade, senza che nessuno ci fornisca una spiegazione, sono di gran lunga superiori alle previsioni. Anche in questo caso, vi è qualcosa che riguarda il territorio nazionale, che il Governo non vuole assolutamente prendere in considerazione.
La parte più esilarante - se possiamo ancora avere la capacità di trovare comicità in questa vicenda - è la parte finale del titolo del decreto-legge: interventi straordinari per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti. Ciò vuol dire che abbiamo la necessità di convertire in legge un decreto-legge per scrivere all'interno di un articolato che cosa i comuni, le province, i consorzi e le prefetture devono fare a norma di legge, cioè per spiegare con una legge quello che una legge già prevede. Credo che questa sia l'espressione più chiara della confessione di incapacità che viene realizzata attraverso questo ennesimo decreto-legge.
Nel merito, vorrei fare alcune considerazioni sull'articolato. Il relatore ha definito l'articolo 1 il pilastro del decreto-legge in esame e, in effetti, esso è l'articolo che ci apre la porta e ci avvia in un percorso infernale di dieci articoli.


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Nell'articolo 1, vi è già la carta di presentazione del Governo, che si presenta come assolutamente indifferente alla legge e, quindi, al rispetto dei basilari principi di legalità, ma anche come un Governo assolutamente disinteressato a preservare ed a garantire il rispetto dei diritti minimi e fondamentali dei cittadini della Campania.
Nell'articolo 1, infatti, oltre all'individuazione dei siti delle discariche, che a questo punto diventa la parte meno preoccupante, si stabilisce che l'individuazione dei siti avviene «in deroga a specifiche disposizioni di legge vigenti in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione per la difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, nel rispetto dei principi fondamentali in materia di tutela della salute e dell'ambiente».
Credo che questa sia una dichiarazione di una gravità non commentabile, che giustamente rappresenta il pilastro del provvedimento, perché mantiene ciò che nei nove articoli successivi il Governo intende utilizzare per poter prolungare l'agonia della nostra regione, la Campania.
Alcuni interventi che possiamo definire correttivi e mediamente migliorativi del testo sono stati fatti per garantire la minima salvaguarda ai comuni inseriti in parchi nazionali o relativamente ad alcune altre aree, che vengono escluse dal potere di conquista e di colonizzazione della struttura commissariale.
L'articolo 2 è un'altra «perla» del presente decreto e definisce le modalità di affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti. Dopo aver ribadito che il commissario delegato può, in via di somma urgenza, affidare la gestione, con affidamenti diretti, a soggetti diversi dalle attuali società affidatarie, affida al Commissario straordinario la possibilità di requisire gli impianti e di utilizzare siti che siano anche sottoposti a provvedimento dell'autorità giudiziaria.
Mi permetto di leggere il testo presentato in II Commissione giustizia dal relatore di maggioranza, con le motivazioni a sostegno di quelle osservazioni che il relatore ha solo citato, ma che non ha ricordato in quest'aula, e che sono diventate osservazioni - mi permetto di precisare - per quella necessità, alla quale ha fatto riferimento anche il collega Paolo Russo, che hanno vissuto i colleghi di maggioranza, i quali hanno dovuto, per forza, votare anche ciò in cui non credevano, perché sono motivazioni esposte dal relatore presidente della Commissione.
Di particolare interesse - dicono i rilievi - è la disposizione secondo cui il Commissario può utilizzare, anche tramite requisizione, gli impianti, le cave dismesse o abbandonate, le discariche che presentano volumetrie disponibili, anche se sottoposte a provvedimento di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria. Il testo dispone la sospensione dell'efficacia di tale provvedimento a partire dall'adozione del provvedimento di requisizione, fino alla cessazione dello stato di emergenza. Tale disposizione suscita forti perplessità, in quanto consente di requisire siti assoggettati a provvedimenti della magistratura, per indagini penali in corso. Tutto ciò determina il rischio di gravi ingerenze, da parte di un'autorità amministrativa, nell'attività dell'autorità giudiziaria, specialmente in relazione al profilo della conservazione degli elementi della prova.
Credo che ciò sia sufficiente per far capire la gravità di quanto si sta attuando con questo articolo 2.
Passando al secondo punto, l'attribuzione al Commissario del potere di requisire beni senza precisare la disciplina da applicare, sempre la relazione depositata dal presidente afferma che la requisizione costituisce esercizio di un potere di natura straordinaria, che trova il suo riferimento normativo nell'articolo 7 della legge 20 marzo 1865, n. 2248 e nell'articolo 2 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, i quali attribuiscono al prefetto il potere di disporre della proprietà privata nel caso di urgenza e grave necessità pubblica. Finalità dell'istituto è quella di consentire l'utilizzazione temporanea del bene senza acquisizione definitiva, sicché, allo spirare del termine di efficacia, il proprietario dell'area requisita ha diritto alla sua restituzione. Occorre a tale proposito considerare che, qualora sia applicabile


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la citata normativa, il proprietario del bene sequestrato dall'autorità giudiziaria avrebbe diritto ad un indennizzo. Ciò anche quando si tratta di beni sequestrati alla criminalità organizzata. Si potrebbe, quindi, prevedere un'osservazione volta a sollevare la questione, invitando la Commissione di merito a valutare l'opportunità di prevedere una disciplina speciale della requisizione o deroghe alla disciplina generale.
Questo è riconducibile all'articolo 2 ed alla gravità dei comportamenti che con esso si vogliono porre in essere.
Per quanto riguarda l'articolo 3 (Divieto di localizzazione di nuovi siti di smaltimento finale di rifiuti), faccio solo un piccolo plauso rispetto all'inserimento del termine di utilizzazione della discarica di Ariano Irpino e mi permetto di chiedere scusa, anche a nome dei cittadini di Ariano Irpino, per quanto accaduto.
Tuttavia, vorrei far notare che ciò che è accaduto, quell'esplosione di violenza da parte dei cittadini arianesi - che ben conosco, per essere stata deputato di quel collegio - è il sintomo, il segnale di una ulteriore emergenza che vi è nella regione Campania e della quale nessuno si fa carico, un'emergenza sociale. Il cittadino si sente solo ed abbandonato e simili risposte, le risposte che ottiene solo in seguito a manifestazioni di questo tipo, non fanno altro che alimentare tale situazione, perché il cittadino avrebbe invece bisogno di una classe dirigente responsabile, che non si scandalizza di fronte alle reazioni che abbiamo registrato in piazza, ma che le previene e, prima che esse abbiano luogo, provvede per tutelare i diritti fondamentali dei cittadini.
Passando all'esame dell'articolo 4, che riguarda i consorzi di bacino, sui quali alcuni riferimenti sono stati già espressi, segnalo rapidamente solo l'assoluta illegittimità - dal mio punto di vista - della previsione dell'obbligo da parte dei comuni di procedere alla raccolta differenziata esclusivamente attraverso i consorzi, senza stabilire le modalità di contrattazione, i prezzi, gli strumenti, i tempi, il che vuol dire consegnare i comuni nelle mani dei consorzi, rendendoli ostaggio di trattative disperate. I consorzi chiaramente rimangono nella loro strutturazione, con la pesantezza degli organigrammi che è stata registrata da più parti e con tutto quel personale per la cui assunzione sono state anche aperte delle indagini presso la procura di Napoli, fatti non secondari se non per il Governo e per la maggioranza. Tralascio l'analisi dell'articolo 5 che ricorda al prefetto cosa debba fare nel caso in cui ci siano situazioni di emergenza e che rappresenta solo un modo per ricordargli che ha dei compiti sul territorio.
Per ciò che attiene all'articolo 6 sulla nomina dei sub-commissari e le modalità di individuazione di questi da parte dei presidenti delle province, c'è da dire che abbiamo perso dieci mesi; lo ha già ricordato il collega Paolo Russo e non mi soffermo ulteriormente. In sede di conversione del precedente decreto-legge lo avevamo già ricordato, avevamo ripetuto a gran voce che sarebbe stato opportuno evitare ulteriori frammentazioni e appesantimenti della struttura commissariale e che bisognava incominciare ad operare nella direzione della «provincializzazione» della gestione dei rifiuti attraverso il coinvolgimento diretto dei presidenti della provincia, ma per ottenere tutto ciò abbiamo dovuto aspettare altri dieci mesi.
Passando all'esame dell'articolo 7, quello che attiene alle tariffe, che rappresenta il dono più bello che si consegna ai cittadini della Campania che stanno continuando a pagare per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (che non avviene da oltre dieci anni), c'è da dire che si pagano le inadempienze dei vari commissari che si sono succeduti, delle classi dirigenti. I cittadini si troveranno a pagare un surplus, un aumento perché questi dieci mesi di fallimento hanno prodotto costi aggiuntivi che non vengono caricati come sarebbe naturale, scontato, banale, sulle spalle di chi è responsabile di tale fallimento ma sulle spalle dei cittadini della Campania.
Avremo un aumento della TARSU e della TIA, e la massima libertà di tartassare i cittadini della regione Campania per gli enti che non hanno mai rispettato i


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loro compiti, mai svolto il loro dovere, mai garantito un servizio essenziale. Conseguentemente l'articolo 8 prevede la clausola di invarianza della spesa perché - è bene ribadirlo - il Governo non si vuole occupare economicamente della vicenda. Infatti, data la sua debolezza politica, non ha la forza di convincere non i colleghi rappresentanti della Campania e di altre regioni del sud che conoscendo - non lo dico per campanilismo - la gravità di questa situazione avrebbero fatto cose ben diverse, ma i tanti colleghi che vengono da altre regioni che devono, nella solita logica populista e qualunquista che li contraddistingue, cercare di non far trapelare la notizia che qualche «soldo nazionale», a copertura delle irresponsabilità del Governo nazionale, potrebbe essere impiegato nella regione Campania per ristorare i cittadini dei danni subiti.
Mi auguro che le iniziative che ho sentito esporre circa la richiesta di azione collettiva per il risarcimento danni da parte dei cittadini per tutto quello che hanno subito negli ultimi tredici anni nei confronti della regione e del Governo centrale vadano avanti e che si possa ristorare almeno dai danni economici maggiori i cittadini della Campania.
Si conclude poi con l'unica nota che speriamo possa trovare una realizzazione: la previsione del piano per il ciclo integrato dei rifiuti, che dovrà poi essere realizzato dal Commissario in un tempo che viene definito con indicazioni che possono essere approssimativamente condivise e con una speranza in esso contenuta. Infatti, non possiamo che affidarci a una speranza, considerato che anche nel precedente provvedimento, come negli altri, era indicato tra i compiti del commissario anche quello di realizzare il piano integrato per il passaggio alla gestione ordinaria.
Quindi, credo sia chiaro che ci sono più motivi di contrarietà a questo decreto-legge. La contrarietà che oggi manifestiamo con forza come gruppo UDC è, ancora una volta, segno della nostra responsabilità.
Riteniamo che in questo momento la soluzione - vista la fallimentarietà della gestione commissariale, che non ha fatto altro che aggravare una situazione di disagio, perché ha reso ancora più difficile ricostruire un sistema di legalità che si nasconde dietro questo comparto - sia quella di ritornare alla gestione ordinaria, di ritornare ad una gestione verificabile, di ritornare all'affidamento di finanze congrue, e di contenere le esuberanze amministrative di quelli che si sono occupati di questo settore per oltre dieci anni nei limiti della legalità, attraverso la riconduzione delle loro iniziative a quello che la legge già stabilisce nel caso di gestione ordinaria.
Credo che questa sia l'unica soluzione - continueremo a ripeterlo - e ci dispiacerà dover dire ancora tra qualche tempo, quando sottoporrete di nuovo all'Assemblea un altro provvedimento similare, «ve lo avevamo detto». Infatti, credo che questo non ci consoli, non tanto come cittadini della Campania, ma come rappresentanti istituzionali di un Paese che cerca di presentarsi, per se stesso e per gli altri, anche all'estero come civile e moderno.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Francescato. Ne ha facoltà.

GRAZIA FRANCESCATO. Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, ormai è quasi un appuntamento rituale, trovarci qui, tra pochi colleghi «sopravvissuti», a dibattere l'ennesimo capitolo di questa emergenza infinita dei rifiuti in Campania.
Lunedì, abbiamo discusso le mozioni presentate dal centrodestra, stasera ci troviamo a valutare la conversione del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, che, con tutti i suoi limiti e le sue imperfezioni (chi le nega?), noi Verdi approveremo, perché molto semplicemente rappresenta una tappa obbligata di un percorso obbligato, quello che abbiamo scelto con il varo del cosiddetto supercommissariamento, nell'autunno scorso.
Ricordo ancora una volta che è stata una scelta sofferta, densa di perplessità,


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perché, come molti qui, anche noi siamo sempre stati contrari a prolungare i commissariamenti, figuriamoci un commissariamento che si trascina da tredici anni. Questa volta, però, noi Verdi non vogliamo guardare indietro. Ci siamo rifiutati nei giorni scorsi, e ci rifiutiamo oggi, di ripercorrere ancora una volta il sentiero a ritroso della ricerca della responsabilità, del dito puntato, della polemica spesso pretestuosa.
Ci limitiamo a ricordare che noi eravamo contro il piano regionale sui rifiuti, vera origine di questo disastro ambientale annunciato, sia quando portava la firma di Rastrelli, di Alleanza Nazionale, sia quando è stato fatto proprio da Bassolino, con una grave sottovalutazione delle conseguenze devastanti che questa adozione acritica avrebbe comportato e che ha comportato di fatto.
Adesso riteniamo utile soltanto concentrarci sulla via di uscita, sull'exit strategy, che dobbiamo continuare tenacemente a perseguire e di cui il commissariamento doveva e dovrebbe costituire un passaggio chiave.
Con questo spirito, nonostante tutto costruttivo - nonostante i roghi, le nubi di diossina, i guai quotidiani, ultimo in ordine di tempo il sequestro delle risorse Impregilo -, vogliamo guardare a questo disegno di legge di conversione, sulla cui urgenza drammatica non è neanche il caso di insistere.
Il cuore di questo provvedimento - lo ha detto chiaramente il relatore - riguarda la tanto sofferta e combattuta individuazione dei siti per le discariche. A questo proposito, permettetemi alcuni chiarimenti sulla vicenda forse più controversa, di certo la più seguita dai media e dall'opinione pubblica, che riguarda il sito di Valle della Masseria, nel territorio di Serre. Dato che su questo punto il centrodestra ha spesso attaccato sia gli ambientalisti che il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, rei di aver difeso un'area protetta (a cosa serviamo, altrimenti?), ossia l'oasi del WWF istituita trent'anni fa, che conosco benissimo, vorrei con forza riaffermare le sacrosante ragioni di quel «no».
Ricordo che, su ben 655 aree estrattive dismesse, o abbandonate, in Campania, si è puntato, da subito, purtroppo, su quella che si trovava in una zona di grande valore naturalistico, ambientale e paesaggistico, dichiarata oasi di protezione faunistica, come da direttiva 92/43/CEE. Una zona umida di importanza internazionale, ai sensi della Convenzione di Ramsar, ancora a due passi da un SIC, habitat di un animale rarissimo, la lontra.
Inoltre, il sito di Serre, proprio perché è dotato di tali caratteristiche straordinarie, rientrava nelle tipologie di aree escluse a priori, per motivi ambientali, dallo stesso Commissario. Non solo: esso era già sede - lo sappiamo tutti - di ben due discariche, Macchia Soprana e Basso dell'Olmo. Ambedue percolano il Sele, nonostante le reiterate assicurazioni fornite alle popolazioni locali che si sarebbe trattato di discariche ben fatte, che non avrebbero prodotto inquinamento.
Di fronte a esperienze di tale genere, come potevano le popolazioni fidarsi per la terza volta? Altro che «sindrome di Nimby»! La popolazione di Persano, il popolo del presidio di Valle della Masseria, che ha difeso con tanta tenacia il suo territorio, non l'ha fatto solo per motivazioni localistiche, ma anche per tutelare gli interessi, oltre che dell'ambiente, di una intera collettività.
Ma noi - vorrei chiarirlo bene stasera - non ci siamo limitati al «no»; non siamo il «partito del no», accusa che viene ripetuta con una stanca litania, ma priva di fondate ragioni. Abbiamo aiutato Bertolaso, ci siamo attivati alla ricerca di una soluzione alternativa, che il Ministero dell'ambiente ha trovato, sempre nel territorio di Serre, con l'assenso di quella stessa popolazione «riottosa» contro cui si è puntato il dito come affetta dalla «sindrome di Nimby».
Dal 1o luglio, infatti, aprirà il sito di Macchia Soprana, una collina ricoperta di macchia mediterranea alta sul Sele, bonificata e resa idonea a tempo di record. È


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un sito dove è stato trovato, a sorpresa, un fondo argilloso. Tale argilla, invece, secondo Bertolaso, si trovava soltanto in Valle della Masseria; questa era stata una delle motivazioni che avevano orientato la sua scelta. Sembra, quindi, che Macchia Soprana potrà ospitare fino a 700 mila tonnellate di rifiuti, la stessa quantità che avrebbe dovuto essere sversata nella tanto controversa Valle della Masseria.
Quindi - lo ripeto -, l'alternativa è stata trovata fuori dell'area protetta e, in questo modo, si è data contemporaneamente risposta sia alle giuste esigenze della popolazione e del territorio, sia alle urgenze, ormai indifferibili, create dalla sempre più drammatica emergenza regionale: altro che mancato supporto all'azione di Bertolaso!
Ma non basta. La provincia di Napoli, a proposito di protagonismo da restituire alle province, sta portando avanti con tenacia, sia pure tra le note difficoltà, il lavoro per la localizzazione degli impianti di compostaggio. E fa bene! Infatti, senza la separazione lapalissiana del secco dall'umido - primo passo di qualunque raccolta differenziata degna di questo nome - non si va da nessuna parte!
Non basta: si sta lavorando anche per un inventario capillare delle cave del casertano, per trovare sistemazione per almeno 500 mila tonnellate di ecoballe di smaltimento, cui fa riferimento anche l'articolo 2, comma 1, del decreto-legge in discussione.
Infine, presto entrerà in funzione - si pensa a settembre - la prima linea dell'impianto di Acerra.
A proposito di impianti, colgo nuovamente l'occasione per sfatare la leggenda secondo la quale i Verdi sono contrari a tutti gli impianti. Certo, siamo contrari agli inceneritori per i motivi che abbiamo mille volte ripetuto, ma non chiudiamo la porta a tecnologie avanzate, di cui ormai abbiamo esempi anche in Italia oltre che in Europa. Faccio il caso del trattamento meccanico-biologico (non a caso, all'articolo 9 del presente decreto-legge, si fa cenno proprio a tale tipo di trattamento). Tuttavia, ricordiamo ancora una volta che non esiste impianto all'avanguardia che tenga, se non si mette in moto, sin dall'inizio, un corretto ciclo dei rifiuti che cominci, necessariamente - lo ripetiamo da decenni - con le tre «r»: riduzione dei rifiuti all'origine, raccolta differenziata e riciclaggio, di cui si occupa, appunto, l'articolo 4 del decreto-legge in discussione.
Tale formula funziona ovunque - basta volerlo! -, funziona anche nella tanto vituperata Campania. Esistono comuni virtuosi; ad esempio, da quando siamo al governo, nel centro di Grumo Nevano siamo arrivati al 35 per cento della raccolta differenziata!
L'attuazione delle tre «r» è l'ingrediente principale, il piatto forte di questo decreto-legge e l'articolo 9 lo ribadisce con chiarezza. È la fase chiave per garantire il graduale ritorno alla tanto sospirata normalità, così come viene delineato nelle pagine conclusive della relazione sulla Campania approvata pochi giorni fa - lo scorso 13 giugno - dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti.
Si tratta di un percorso che condividiamo e che mira ad arrivare ad un ciclo integrato dei rifiuti (partendo dalla corretta fase delle tre «r»), allo scioglimento del cosiddetto ingorgo istituzionale, alla prevenzione o, almeno, alla riduzione delle infiltrazioni criminose e all'impostazione - questo è un punto cruciale - del delicatissimo passaggio del dopo-commissariamento che, ormai, è dietro l'angolo.
Riteniamo, quindi, che tale decreto sia un tassello di un mosaico sicuramente complicatissimo da disegnare, ma crediamo che non vi sia altra strada. Per tale motivo, noi Verdi esprimeremo un voto favorevole sulla conversione in legge di tale decreto-legge (Applausi dei deputati dei gruppi Verdi e L'Ulivo).

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti.

La seduta, sospesa alle 22,20, è ripresa alle 22,25.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Iacomino. Ne ha facoltà.


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SALVATORE IACOMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, signor rappresentante del Governo, signor relatore, ci troviamo nuovamente a parlare di emergenza rifiuti in Campania e a discutere di uno spettacolo indecente ed indecoroso che mette, ancora una volta, tale regione al centro dell'attenzione del Parlamento, dandole una rappresentazione odiosa di una terra usata come spettro del pericolo rifiuti che va scongiurato soltanto con qualche inceneritore in più, come è avvenuto nell'ipotesi della Sicilia, ove il Governo ha approvato un piano rifiuti e collocato gli inceneritori in un'oasi naturale e nel triangolo della morte ad Agusta.
Ecco come fare per non sostenere le lotte e le battaglie delle comunità locali, dei movimenti ambientalisti, dei comitati per la salvaguardia dell'ambiente e della salute che ieri hanno marciato contro Cuffaro e Berlusconi e oggi si dichiarano pronti a marciare contro Cuffaro e Prodi. Il decreto-legge n. 61 del 2007, il cui disegno di legge di conversione è stato già approvato al Senato, che ha introdotto importanti modifiche, ripropone al Parlamento una discussione che va oltre gli schieramenti e il rapporto più o meno conflittuale tra maggioranza e opposizione.
Non si può tenere un atteggiamento di doppiezza su questa materia quando esistono responsabilità sia del centrodestra che del centrosinistra in Campania, in materia di rifiuti. L'atteggiamento di collaborazione al Senato, che ha approvato con modifiche il provvedimento in discussione, non corrisponde allo stesso atteggiamento che qui alla Camera è proprio di una parte dell'opposizione che introduce reali elementi di ostruzionismo.
Oggi in Campania le emergenze si sommano tra di loro e forniscono un'immagine degradata che questa terra non merita e che indica responsabilità trasversali riconducibili ad una grande questione irrisolta, comune a molte altre regioni del Mezzogiorno.
Se non si aggrediscono le questioni sociali, del lavoro, della salute e dello sviluppo, l'emergenza rifiuti, l'emergenza sicurezza ed altre saranno sempre le maschere grottesche con le quali tali terre verranno viste da una politica miope e non lungimirante. La questione rifiuti risulta essere un mix di tutti i deficit del nostro paese: culturale, politico, amministrativo, economico, ambientale, sanitario e occupazionale. In pratica, si tratta di un black out di sistema. Essa nasce, innanzitutto, da una sottovalutazione della questione dei rifiuti, che continua, ancora oggi, ad essere considerata ambito settoriale e non un tema che incrocia tutti gli ambiti della vita, sia quotidiana che istituzionale.
In tale materia, i Governi del centrodestra e del centrosinistra non si sono distinti tra loro. Tredici anni fa la giunta Rastrelli aveva varato un piano rifiuti che attribuiva la parte onerosa del ciclo, cioè la raccolta, ai comuni e ai loro consorzi, e la parte in cui vi era un guadagno, cioè gli impianti, ai privati, anzi ad un privato, la società Fibe, gruppo Impregilo, Fiat, Montezemolo, in relazione alla quale stamane abbiamo avuto la notizia dell'applicazione da parte del Gip di una misura interdittiva, cioè il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.
La società Fibe, con un'unica gara sulla cui correttezza sono stati avanzati molti dubbi, si era aggiudicata costruzione e gestione di tutti gli impianti previsti dal piano, due inceneritori e sette impianti di trattamento meccanico e biologico, i cosiddetti CDR. Tuttavia, insieme agli impianti, alla predetta società, era stata attribuita la scelta dei siti ove costruirli. Per aggiudicarsi gli appalti i concorrenti dovevano disporre delle aree e tale società, per propria convenienza, così come emerge dalle indagini condotte da diverse procure, aveva individuato Acerra e Santa Maria La Fossa, che distano quindici chilometri, tra le aree ove costruire i due inceneritori, aree a più alta incidenza di patologie tumorali e malformative e, per giunta, siti di bonifica di interesse nazionale.
La scelta dei luoghi è alla base delle proteste dei comuni di Acerra e Santa Maria La Fossa. Questo rappresenta un primo elemento di comprensione.


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Altro elemento importante da considerare, che porta all'emergenza di questi giorni, è che il bando di gara disponeva che l'aggiudicatario, ove mai, come poi è successo, gli inceneritori fossero stati realizzati in un tempo diverso dalla costruzione degli impianti CDR, avrebbe dovuto procedere allo smaltimento a proprie spese, fuori da quella regione, negli impianti a ciò destinati. Siccome l'emergenza crea emergenza e con i poteri commissariali straordinari si può derogare alle norme, come avviene anche con questo decreto-legge, con un'ordinanza si decide che, a causa dell'emergenza del 2001, nelle more dell'avvio del cantiere per l'inceneritore, le ecoballe prodotte dai CDR possono essere stoccate nel territorio della regione Campania, favorendo ancora una volta chi si è aggiudicato la gara.
Se la scelta era l'incenerimento, non si poteva autorizzare lo stoccaggio senza disporre del forno in cui bruciare i rifiuti, per cui il territorio è diventato area di stoccaggio e dal 2001 ad oggi si sono accumulati 6 milioni di tonnellate di ecoballe e ogni mese vi è la necessità, ancora oggi, di 40 mila metriquadrati di nuove aree per depositare ecoballe, che sono inidonee ad essere bruciate per la cattiva funzionalità dei CDR e per la loro qualità tecnologica.
L'amministrazione regionale aveva abdicato alla funzione di governo del territorio e mai nessuna giunta regionale ha messo in discussione quelle scelte, nonostante ve ne fossero tutte le condizioni.
Per tredici anni si è lasciato che la situazione corresse verso il baratro: percentuali irrisorie di raccolte differenziate; sei milioni di tonnellate di ecoballe uscite dai CDR, balle di immondizie, vere e proprie bombe ecologiche accatastate come immense piramidi; quasi mille discariche illegali, ma non clandestine, di rifiuti industriali e ospedalieri, provenienti da mezza Italia e gestiti dalla camorra; altre centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti che periodicamente si accumulano per le strade fino a quando qualcuno le incendia, spargendo nell'aria più diossina di trenta inceneritori messi insieme; decine e decine di treni per portare una gigantesca quantità di rifiuti campani nel resto d'Italia e in Germania.
La gestione commissariale ha trasformato il cancro in metastasi, affidando la soluzione del problema alle stesse persone, i presidenti delle giunte regionali, che, come titolari dell'ordinaria amministrazione, ne erano stati esautorati.
Oltretutto, la gestione commissariale ha accentuato nella popolazione uno spirito di delega, per cui a risolvere il problema deve essere lo Stato. L'attuale gestione commissariale non ha fatto di meglio, perché non sono stati modificati i presupposti che ne definiscono gli obiettivi, cioè prendere tempo con sempre nuove discariche, come si è fatto in questi tredici anni, in attesa dei due inceneritori campani previsti dall'iniziale progetto. È in questa incertezza nell'affrontare l'emergenza che il commissario delegato ha fallito nell'obiettivo di un'uscita da un'emergenza che continua a persistere a Napoli e in Campania.
Il tentativo di individuare discariche in aree protette, come Serre e Terzigno, nel parco del Vesuvio, introducono elementi di perplessità, che fanno tanto sospettare una riedizione di ciò che è successo ad Acerra sull'individuazione dei suoli. È lo stesso sindaco di Serre a denunciare una compravendita sospetta di terreni, che dal loro valore di 3,50 euro al metro quadro sono saliti a 120 euro, e l'affidamento a società in odore di ecomafia. Si tratta di un grosso affare gestito da alcune società che si perdono come scatole cinesi e i diversi collegamenti tra le varie società portano ad aziende come Impregilo.
Il commissario Bertolaso, nonostante avesse conoscenza del tentativo di infiltrazione di società legate ai poteri criminali, non ha ritenuto necessario rivedere le sue posizioni, con un atteggiamento sospetto in capo ad un alto funzionario dello Stato. Sarà la magistratura a dirci cosa è accaduto! Sono state le lotte e la mobilitazione delle comunità locali e delle istituzioni locali e nazionali che hanno, per adesso, scongiurato un altro disastro.


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Né la Commissione bicamerale rifiuti fino ad oggi è riuscita a introdurre elementi di discontinuità col passato, attribuendo a uno sterile concetto di ingorgo istituzionale le responsabilità sulla gestione delle emergenze, individuando la soluzione e l'apertura di discariche qualunque sia il sito.
Meschino poi chi pensa di lucrare sul piano politico nel proporsi nelle passerelle istituzionali a rappresentare una Commissione che in termini di maggioranza non c'è più e certamente può soltanto rappresentare se stesso: una posizione che ormai non riesce più a difendere l'operato di una regione ormai al collasso. Perfino lo stesso Bassolino, nel rientrare in campo in prima persona dopo anni di apparente assenza, in un'intervista su L'Unità del 20 giugno 2007, autocriticamente ammette limiti, errori e responsabilità, non soltanto sulla gestione politico-amministrativa, ma anche sugli effetti di un piano del ciclo dei rifiuti che ormai non regge più alle sfide di un nuovo modello di sviluppo, che ha in sé un nuovo processo di produzione dei rifiuti.
Già il testo modificato al Senato, che non è certamente il migliore possibile, va in controtendenza rispetto alla concezione tipicamente industriale, legata alla sola costruzione di impianti di incenerimento. Si afferma, in questo testo, la presentazione entro 90 giorni di intese col Ministro dell'ambiente, di un piano per la realizzazione del ciclo integrato dei rifiuti, legato principalmente alla raccolta differenziata, alla individuazione dei siti di compostaggio e alla produzione di FOS di qualità. Al posto della localizzazione di siti nel Parco del Vesuvio e Terzigno, la discarica viene sostituita con il deposito di frazione organica stabilizzata di qualità, con il vincolo di assicurare la ricomposizione morfologica del sito e la bonifica delle discariche illegali su quelle aree, come per Ariano Irpino, Villaricca, Serra e Giuliano.
Questi siti individuati dal testo originario del decreto-legge, che erano stati individuati dal commissario Bertolaso, a quale logica si ispirano? Non ritengo ad elementi tecnici specifici, come in un primo momento avevano tentato di farci credere. Infatti, esperti in materia dei suoli e sottosuoli, come il professore Ortolani, direttore dell'Istituto di geologia dell'Università di Napoli, e il professore De Medici, hanno collaborato a titolo gratuito con il Commissario partecipando attivamente per due mesi all'individuazione delle soluzioni più idonee dal punto di vista tecnico per l'uscita dall'emergenza.
Questi esperti avevano indicato siti alternativi a quelli voluti cocciutamente dal dottor Bertolaso, che si prestavano sia dal punto di vista tecnico-geologico, sia dal punto di vista dell'accesso e della viabilità per raggiungerli. Le risposte alle valutazioni e alle indicazioni di questi esperti non sono mai arrivate dalla struttura commissariale.
Tutte le indagini della magistratura che hanno portato ad arresti e procedimenti giudiziari, anche in questi mesi, devono far riflettere seriamente sugli intrecci esistenti fra gli interessi camorra-politica-struttura commissariale, se si vuole aprire la vera sfida ai poteri criminali. Deve far riflettere ulteriormente il fatto che nell'audizione in Commissione bicamerale rifiuti dei rappresentanti dell'ASL Napoli 4, dove insiste l'inceneritore di Acerra, il direttore sanitario, a proposito delle cui capacità a svolgere quel ruolo si nutrono grandi perplessità (qui veniamo a certe nomine politiche), cade dalle nuvole parlando del termovalorizzazione di Acerra, del suo impatto ambientale e dei controlli dell'inquinamento dei suoli.
Tutte queste osservazioni, che si intrecciano con le valutazioni sul decreto-legge, ci rendono più attenti a un monitoraggio della situazione, affinché venga garantita l'applicazione del decreto e non la solita tecnica del rinvio.
Infine vanno chiarite con fermezza le questioni riguardanti le tariffe. Sacrosanto è il principio che i cittadini debbono pagare la tariffa per coprire l'intero costo dello smaltimento, sacrosanto è il diritto dei cittadini a non pagare i costi dell'emergenza perché le responsabilità del passato sono in capo alla regione.


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I cittadini della Campania e i comuni debbono pagare esclusivamente il costo ordinario di una gestione ordinaria. Questo è un altro elemento approvato al Senato che sancisce questo principio.
L'emergenza Campania è stata un alibi per sottrarre al Ministero competente e alla legislazione sulla tutela ambientale l'intera questione della raccolta, trattamento e smaltimento rifiuti, specialmente quando si discute in termini di limitazione delle emissioni nocive.
L'emergenza spinge verso la scorciatoia dell'utilizzo, come unica soluzione, di apparati industriali: è necessario, invece, intervenire sulla produzione dei rifiuti e sulla spinta verso la raccolta differenziata. La produzione in Campania, ogni giorno, è pari a 7.200 tonnellate di rifiuti: di queste, ogni giorno, restano 3.500 tonnellate come ecoballe e 2.300 tonnellate come FOS (frazioni organiche stabilizzate). Tutto ciò va stoccato in discarica. Con questo ritmo, il sistema non regge: nessuna regione manda in discarica o all'incenerimento più del 35-40 per cento dei suoi rifiuti; se la Campania pensa di mandarne il 90 per cento, il sistema salta.
Questa è la vera emergenza in Campania e, su questo aspetto, crediamo che il decreto al nostro esame fornisca risposte, se non completamente condivisibili, certamente sufficienti per un nuovo percorso che miri al superamento dell'emergenza, alle garanzie per la tutela dell'ambiente, della salute dei cittadini e delle aree protette, nonché alla salvaguardia dell'autonomia dei poteri degli organi dello Stato e delle autonomie locali.
Tali considerazioni ci inducono a preannunciare il voto favorevole del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea sul provvedimento al nostro esame.

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Taglialatela, iscritto a parlare: si intende che vi abbia rinunciato.
È iscritto a parlare l'onorevole Pedulli. Ne ha facoltà.

GIULIANO PEDULLI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, esprimo il mio apprezzamento per la presentazione del decreto-legge svolta dal relatore, in quanto egli non si è limitato ad illustrarne il merito, ma ha fatto anche il punto della situazione attuale della Campania, utilizzando uno stile che condivido, quello cioè di pensare al futuro e a come contribuire a superare l'emergenza.
Ho ascoltato con attenzione e rispetto gli interventi che mi hanno preceduto: alcuni li condivido in gran parte, altri meno o per nulla. Per quel che riguarda questi ultimi, non li condivido sia per le valutazioni espresse sul senso, sul merito e sul giudizio del decreto - che è stato condito in taluni interventi con un'infinità di aggettivi a dir poco apocalittici -, sia per lo spirito che li anima. Ho udito, infatti, la volontà di rimanere inchiodati al passato, di reiterare attacchi alla maggioranza che sono ormai stantii, di spingere sulla ricerca delle responsabilità - tutte a senso unico - relative al passato e, in particolare, all'ultimo anno.
Per quanto riguarda il passato, considerato che l'emergenza rifiuti è in atto dal 1994, è obiettivo ritenere che vi siano stati, in un contesto complesso e difficile, limiti che attengono al governo politico del problema, così come è possibile che siano emersi profili con risvolti giudiziari. Sotto il primo aspetto, sono state e saranno le popolazioni, con il loro voto, a pronunciarsi; sotto il secondo, spetta alla magistratura, che è attenta ai problemi, assumere, come essa sta facendo, le iniziative che ritiene più idonee.
Per quel che riguarda l'ultimo anno, pur permanendo una grave situazione di emergenza, ritengo che nel corso di esso si sia messo in campo lo sforzo maggiore che si è avuto nel lungo periodo commissariale per cercare di uscire dalla situazione esistente: così ha fatto il Governo, con i provvedimenti adottati, ivi compreso questo decreto; così ha fatto il commissario Bertolaso, che ha lavorato e sta lavorando con passione e determinazione. A lui esprimiamo non solo pieno appoggio, ma anche l'incoraggiamento a portare a compimento


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il suo mandato, per contribuire a costruire con le istituzioni locali la nuova e decisiva fase post-commissariale.
In questo avvio, bene ha svolto il proprio lavoro anche la Commissione bicamerale, con la relazione stralcio proprio sul tema dell'emergenza rifiuti in Campania approvata lo scorso 13 giugno. Ritengo che la Commissione abbia fatto bene a produrre questo atto, poiché il suo mandato non è solo quello inquisitorio, che pure essa sta svolgendo, ma anche quello propositivo.
Non mi scandalizzano le polemiche politiche, ma non le considero produttive, né per contribuire a dare le necessarie risposte alle popolazioni della Campania, né in vista dello sforzo che a noi è richiesto per superare l'emergenza; un'emergenza sulla quale, peraltro, proprio oggi è intervenuta anche l'Unione europea.
A me pare che a noi sia richiesto il massimo di convergenza fra le forze politiche, il massimo di unità e di sintonia tra le istituzioni locali - va apprezzato lo sforzo che alcuni sindaci stanno compiendo in tal senso - e il massimo di compartecipazione di tutte le forze sociali, di quelle produttive e dei cittadini.
La situazione di emergenza in Campania continua ad essere molto grave: le notizie di questi giorni, anche per l'anomalia climatica, indicano, anzi, preoccupanti dirette conseguenze sanitarie sulle popolazioni. La priorità della salute adesso è rappresentata dall'urgenza di togliere i rifiuti dalle strade e portarli ad uno smaltimento che fornisca le più ampie garanzie alle popolazioni che si trovano più vicine alle discariche individuate per questa fase.
Il decreto-legge in discussione ha, anzitutto, proprio questa finalità, in quanto può attivare le discariche individuate ma ancora oggi chiuse. Ma esso non si limita a questo, fornendo altresì utili disposizioni anche per una prospettiva più lunga. Il decreto-legge, quindi, rappresenta un atto necessario ed urgente, e prima lo si approva meglio è: auspico che l'Assemblea abbia consapevolezza di ciò.
Il testo licenziato dal Senato - è stato osservato da altri - ha migliorato quello originario emanato dal Governo, sia per il contributo fornito dalle opposizioni e dalla stessa maggioranza, sia nel tener conto delle preoccupazioni delle popolazioni interessate. È la dimostrazione che il decreto-legge non era blindato e che, ogni qual volta vi sono le condizioni, a prescindere dal voto finale delle opposizioni, si lavora con apertura e disponibilità.
Il relatore ha evidenziato che l'elemento centrale del decreto-legge in discussione è costituito dall'articolo 1, relativo all'apertura di discariche e alla loro messa in sicurezza: quattro siti in quattro province diverse. Si tratta di una scelta tesa non a concentrare lo smaltimento in un unico sito regionale, bensì ad attuarlo in maniera diffusa ed equilibrata sul piano territoriale. Ma si possono aggiungere altre due considerazioni.
In primo luogo, la misura va mantenuta secondo questo principio, poiché anche l'uscita di un solo sito metterebbe in crisi tutto il sistema. In secondo luogo, se si ricorre ad un provvedimento, prima governativo e poi parlamentare, vuol dire che non c'erano le condizioni locali per poterlo assumere.
Dell'articolo 1 evidenzio anche i limiti posti per la qualità dei rifiuti da conferire, per esempio, nel sito del Parco nazionale del Vesuvio, e le misure di mitigazione ambientale, di bonifica e messa in sicurezza (per esempio, nel sito di Terzigno). Così come evidenzio quanto previsto dal comma 1-bis dell'articolo 3 sul limite temporale relativo al conferimento nel sito di Difesa Grande. Evidenzio, altresì, quanto previsto dal comma 3 dell'articolo 4, relativo alle azioni da intraprendere per l'incremento significativo della raccolta differenziata.
Mi pare opportuno anche quanto stabilito dall'articolo 6, cioè la nomina dei presidenti delle province a subcommissari, perché ciò è motivato da due dei capisaldi che guardano al futuro: la tempestiva restituzione dei poteri agli enti ordinariamente competenti e l'autosufficienza degli ambiti provinciali.


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L'osservazione svolta sull'articolo 7 in materia di tariffe, a mio avviso, ha un carattere puramente populista. Se ci si riferisce ai contenuti effettivi della norma, che sancisce esattamente ciò che avviene ovunque esista una gestione normale del ciclo dei rifiuti, la tassa di smaltimento dei rifiuti e la tariffa di igiene ambientale debbono coprire integralmente i costi del servizio, compresi quelli relativi ai piani per la raccolta differenziata. È normale che proprio con riferimento alla raccolta differenziata, contestualmente alla scelta della forma più efficace, di norma il «porta a porta», si predisponga un piano dei costi che gravano sugli utenti e la premialità per le pratiche migliori. Cosa diversa, come è stato osservato, sarebbe una dinamica tariffaria in assenza del servizio. Quindi, mi pare opportuno evitare confusioni e stare esattamente allo spirito della norma.
Infine, voglio guardare ed invitare tutti a guardare al dopo commissariamento. Qui possiamo trovare più sintonia rispetto al decreto-legge. Vi sono due punti fermi: il commissariamento deve concludersi il 31 dicembre 2007, per tornare ad un regime ordinario. Per andare in questa direzione, è utile fare riferimento - come dicevo all'inizio - al documento della Commissione bicamerale approvato a larga maggioranza il 13 giugno.
Come Ulivo, abbiamo dato atto alle opposizioni del contributo fornito e del voto favorevole espresso, puntualizzando che si è volutamente tenuto distinto il decreto-legge, che pure ha richiamato nei suoi punti essenziali il dopo commissariamento, che è il vero oggetto della relazione della Commissione bicamerale.
Lavoriamoci insieme e con convinzione per dare sostanza all'intesa istituzionale di programma, al ciclo integrato dei rifiuti, al decongestionamento istituzionale e alla razionalizzazione delle competenze, ad un'efficace prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata, ad una più incisiva tutela della salute delle popolazioni locali. So che la sfida è difficile, ma noi dobbiamo fare di tutto, per il ruolo che abbiamo, per cercare di vincerla (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Stradella, iscritto a parlare: si intende che vi abbia rinunciato.
È iscritto a parlare l'onorevole De Angelis. Ne ha facoltà.

GIACOMO DE ANGELIS. Signor Presidente, credo che quella che stiamo svolgendo stasera avrebbe potuto essere e può ancora essere una discussione importante.
Ho ascoltato con interesse e con attenzione gli interventi dei colleghi, a partire, come è giusto che sia, da quelli dell'opposizione. Tuttavia, credo - come evidenziato da alcuni di tali interventi - che non possiamo continuare a svolgere una discussione - mi rivolgo, in particolare, al rappresentante del Governo - volgendoci sempre indietro per individuare le responsabilità. In questo modo ci sfuggirebbe la vera situazione attuale esistente in Campania. Le responsabilità - l'ho affermato anche in altre occasioni - sono chiare; esse sono ovviamente, per questioni anche di onestà intellettuale, diversificate tra i gruppi dirigenti, politici e istituzionali della Campania. Sono responsabilità che coinvolgono tutti. La domanda che dobbiamo porci in merito all'odierna discussione è la seguente: ci rendiamo conto di qual è la situazione oggi in Campania, in questo preciso momento?
Bisogna capire se si vuole continuare a distinguere fra responsabilità dell'opposizione e del Governo, oppure se si vuole fornire un aiuto per uscire da questa insopportabile emergenza alla regione Campania. Una persona che vive quotidianamente in tale regione - come molti di coloro che sono intervenuti nel dibattito - sa cosa sta succedendo in essa. Voi avete soltanto la fortuna di poter leggere le notizie che arrivano dalla Campania. Il problema non è solo rappresentato dai cumuli di immondizia che si trovano a Napoli, nella sua periferia o in altri comuni. Cosa sta accadendo?
In altri comuni della provincia e delle province interne è vero che non ci sono


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più cumuli di immondizia per le strade, ma in tali territori si adotta un altro provvedimento, quello dello stoccaggio provvisorio. Praticamente, per necessità, come si dice - scusandomi se uso questa terminologia -, per non dare nell'occhio, si preleva l'immondizia sotto casa e si costruiscono discariche abusive, che si definiscono «siti di trasferenza».
La situazione in Campania è di tale gravità. Una grande sensibilità nei confronti di questa problematica io, in sostanza, non la vedo: siamo rimasti in aula in pochi intimi, ma già all'inizio della discussione lo eravamo; può anche darsi che i colleghi siano interessati alla lettura dei resoconti domani - questo dibattito rimarrà agli atti della Camera -, pertanto ritengo sia giusto dire alcune cose.
Questione delle responsabilità. Quando alcuni parlamentari discutono in quest'aula, sarebbe necessaria, oltre alla dialettica politica, che c'è sempre fra di noi ed è giusto che ci sia, anche un po' di umiltà nelle affermazioni. Stasera, nel corso della discussione, mi veniva da ridere ricordando l'altro decreto-legge che abbiamo votato in questa sede.
Ogni volta si fa la seguente operazione: bisogna prendere provvedimenti per uscire dall'emergenza; ci era stato detto, e noi ci eravamo convinti anche come maggioranza, che il tema centrale era individuare un soggetto, svincolato dalla politica, dotato di grandi capacità tecniche e professionali, che potesse risolvere il problema dell'emergenza rifiuti in Campania. Allora, noi dobbiamo metterci d'accordo. O diciamo che questo professionista, il dottor Bertolaso, è capace di aiutarci a far uscire questa regione dall'emergenza o che non lo è. Non possiamo continuare a dire - mi rivolgo ai colleghi dell'opposizione - questo e il contrario di tutto, e a tirarlo da tutte le parti.
Una cosa deve essere chiara: non è possibile che non si possa esprimere un giudizio. Ricordate la questione relativa all'ultimo decreto-legge; ci aveva detto: se non convertite il decreto-legge subito, me ne vado. E noi abbiamo subito convertito il decreto-legge. Bertolaso ci aveva detto, anche in Commissione, che in dieci giorni avrebbe risolto il problema dell'immondizia per le strade. Lo ricordate tutti? Noi campani, che conosciamo la regione, dicevamo che forse la questione era un po' più complicata.
Attenzione, quindi, nell'esprimere giudizi o rassicurazioni così forti ai cittadini. Questo non significa che Bertolaso non debba continuare a fare ciò per cui è stato chiamato. Credo che debba continuare, però vorrei dire una cosa al Parlamento. Ho detto senza mezzi termini anche al dottor Bertolaso, in Commissione - però lui dovrebbe anche ascoltare ciò che succede nel nostro territorio -, di cercare insieme una soluzione. Noi tutti ci siamo impegnati a dare una mano per tentare di risolvere un problema che tocca noi come campani, non tocca altri. Per questo affermavo prima che ognuno lo tira per la giacca.
Lo voglio dire anche al collega che ha parlato prima di me: ma si può sostenere e non contestare il fatto che si individuano, tra le quattro discariche, due discariche che fanno parte di aree protette? Lo possiamo dire questo? Oppure, questo significa mettersi contro la volontà e le capacità di Bertolaso? Lo possiamo dire questo, per quello che ha prodotto e di cui noi stiamo ancora discutendo?
Inoltre, un anno fa - è anche agli atti della Commissione ambiente -, si disse, sulla base di un lavoro svolto, che in Campania vi erano centinaia di cave abbandonate. Non mi riferisco a quelle sequestrate alla camorra, che potevano avere delle caratteristiche morfologiche per essere adibite a discariche. È mai possibile - e lo chiedo anche al Governo - che dopo 13 anni parliamo sempre ed esclusivamente delle stesse discariche? Qual è il problema? Perché alla fine esce fuori Ariano Irpino? Poi si dice che quella popolazione è stata violenta! Ma, scusate, Bertolaso e tutti i parlamentari dovrebbero conoscere la storia di quel territorio, dove i cittadini hanno impiegato anni di lotte per chiudere quella discarica. Sono riusciti a chiuderla nel 2004 e dopo soli tre


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anni chiediamo la riapertura! Attenzione, questi sono i problemi che noi abbiamo!
Svolgo qualche considerazione molto veloce sul decreto-legge in esame. Voglio dire anche al relatore e al Governo che sono molto combattuto nel far prevalere, rispetto agli altri problemi presenti in tale regione, quello che ci si chiede ogni volta, vale a dire un senso di responsabilità per su un problema grave come quello della emergenza rifiuti in Campania. Se qualcuno mi chiede se sono disposto a dare una mano, anche attraverso il decreto-legge in esame, per togliere l'immondizia dalle strade, avviare un percorso, far uscire dall'emergenza questa regione, è ovvio che rispondo positivamente. Se, tuttavia, devo esaminare, come credo che avremmo dovuto, il decreto-legge in esame, vi sono delle cose che non ci convincono.
Non mi convince l'impostazione che lo stesso relatore ha fornito sul primo articolo. Quale pilastro? Quella è la dimostrazione tangibile e palese dell'incapacità della classe dirigente campana di risolvere i problemi in Campania. Come campano, per me, questa è una sconfitta, caro relatore!

SALVATORE MARGIOTTA. Relatore. Anche per me!

GIACOMO DE ANGELIS. Questo è il punto, nonostante le caratteristiche di cui abbiamo parlato prima e delle scelte che sono state compiute!
In secondo luogo, vorrei svolgere qualche considerazione sulle tariffe, perché tra di noi non dobbiamo giocare a non capirci e a fare propaganda. Mi dispiace che non ci siano i colleghi della destra. È ovvio che, se al cittadino non offri un servizio, nel momento in cui gli chiedi di pagare la tariffa, egli si ribella. È giusto. In Campania, non ci troviamo in una situazione di ordinarietà, perché in molte zone, come vedete tutti i giorni, non c'è la raccolta dei rifiuti. Che cosa dovremmo chiedere in quel caso? Dovremmo chiedere di pagare anche la tariffa? Attenzione, dovremmo chiedere di pagare una tariffa anche alterata! Sapete quanto me, infatti, che le leggi finanziarie degli scorsi anni prevedono che, se non si supera una percentuale di raccolta differenziata, aumenta la quota tariffaria. Per quei cittadini c'è, quindi, una seconda beffa!
Infine, voglio dire soprattutto al Governo, oltre che al relatore, con riferimento alla questione dei consorzi di bacino, che capisco la ratio per cui è stato scritto quell'articolo del decreto, ossia quella di accorpare, semplificare e dare una mano a risolvere dei problemi, ma il Governo, il relatore e il Parlamento sanno in che stato sono i consorzi e qual è la loro situazione? Sono consorzi indebitati fino all'inverosimile! Con questa clausola che avete introdotto nel decreto, in base alla quale i comuni devono obbligatoriamente utilizzare i consorzi per la raccolta differenziata, essi si potranno trovare di fronte ad una situazione ingestibile. Pertanto, chiedo al Governo un supplemento di discussione anche su questo aspetto.
Ripeto che comprendo tutte le perplessità e tutti i problemi che vi sono. Voglio capire tutto, perché amo troppo la mia terra per abbandonarla, e neppure credo sia opportuno speculare da un punto di vista politico contro questa regione. Le responsabilità sono chiare e vanno avanti per la loro strada. Faccio presente, però, al Governo che questa regione non può essere lasciata da sola, perché non ce la potrà fare. Sono troppi i guai prodotti! Troppi!
Nessuno poi dice che, alla fine, il sistema che definiamo come ciclo virtuoso dei rifiuti non funziona: lo volete dire? Senza ricorrere allo spauracchio della situazione di Acerra, ci è stato detto da tutti che, nel momento in cui l'inceneritore di Acerra entrerà in funzione, le ecoballe non potranno essere assorbite da quell'impianto. Non solo, la cosa più grave, caro Governo, su cui intervenire subito attraverso Bertolaso, è che il CDR che esce da quegli impianti non può andare nell'inceneritore di Acerra. Quindi, vedete com'è complicata la situazione?
Non so come articoleremo la discussione domani ma, nonostante ciò, capisco


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che abbiamo la necessità di dare una risposta chiara ai cittadini, un segnale chiaro di disponibilità forte e di attenzione del nostro Governo alle problematiche della Campania. Quindi, non so come andremo avanti, né se questo decreto avrà la possibilità di essere migliorato, però - mi rivolgo soprattutto al relatore e al Governo, che in seguito forse replicheranno -, se ciò non sarà possibile per una questione di tempi e di necessità, credo che da quel banco debba partire il segnale chiaro che su alcune questioni fondamentali il Governo si impegna ad aiutare chi dovrà portare avanti questa battaglia, gli enti locali e le province. Sono dei dati positivi contenuti in questo decreto, e questo è il segnale forte che dobbiamo dare.
Ritengo sia un lavoro che possiamo svolgere, se supereremo le diversità che molte volte sono tutte «politiciste» e che, pertanto, la gente non capisce.
In conclusione, i cittadini chiedono a noi politici, soprattutto campani, cosa stiamo facendo per uscire dall'emergenza, quando potranno rivedere le proprie città e le proprie strade pulite come in tutte le parti d'Italia. Credo che sia un impegno morale, anzitutto di noi parlamentari campani, dell'intero Parlamento e, soprattutto, del Governo, che in questa situazione deve continuare a creare le condizioni necessarie, monitorare continuamente e chiedere verifiche mensilmente, come è stato proposto anche al Senato, perché ne abbiamo bisogno.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Aurisicchio. Ne ha facoltà.

RAFFAELE AURISICCHIO. Signor Presidente, il gruppo Sinistra democratica è favorevole alla conversione in legge del decreto-legge n. 61 dell'11 maggio 2007, avente ad oggetto interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti.
La posizione del nostro gruppo non deriva, però, da una piena ed assoluta condivisione del testo in esame e delle misure in esso contenute. Vi sono punti che non ci convincono pienamente e ne indico quattro. Il primo è rappresentato dal fatto che nel decreto-legge è assegnata al Commissario delegato la facoltà di utilizzare, anche tramite requisizione, gli impianti, le cave dismesse o abbandonate e le discariche che presentano volumetrie disponibili, anche quando queste siano sottoposte a provvedimenti di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria.
Non si tratta di un astratto omaggio al principio della separazione dei poteri e del rispetto delle prerogative della magistratura. Si tratta, invece, della necessità di tener conto che, in Campania, vi sono indagini in corso sulla gestione dei siti di sversamento, sulla qualità e sulla quantità dei rifiuti sversati e sulla provenienza degli stessi. È proprio di oggi, infatti, la notizia di ulteriori provvedimenti della magistratura in ordine alla società di gestione degli impianti CDR, che hanno portato all'interdizione di Impregilo, Fisia e Fibe Campania alla contrattazione con la pubblica amministrazione limitatamente allo smaltimento e alle attività di recupero energetico dei rifiuti.
Il giudice per le indagini preliminari ha provveduto al sequestro di 750 milioni di euro in disponibilità delle richiamate società. È quindi a rischio la gestione dei CDR, il completamento del termovalorizzatore di Acerra e la sua gestione futura.
Si tratta di tener conto, inoltre, che in Campania vi è da sempre un'attiva e pervasiva presenza della camorra in tutte le attività connesse alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti, sia urbani, sia speciali, e la presenza della malavita organizzata ha riguardato anche e soprattutto i siti di sversamento.
Molto spesso i provvedimenti della magistratura sono di natura conservativa, tesi cioè a preservare lo stato dei luoghi per evitare che possano essere alterate le prove, le quali possono condurre all'accertamento delle responsabilità e dei reati commessi. La requisizione di quei siti può


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portare, quindi, all'interruzione delle indagini e alla vanificazione dell'azione dei giudici.
Il secondo punto è costituito dal fatto che il decreto-legge continua ad assegnare una funzione centrale ai consorzi tra comuni, costituiti ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale n. 10 del 1993, ai fini dell'organizzazione di un'efficiente raccolta differenziata, in modo da conseguirne più alte percentuali. Ma sono state proprio queste strutture, dove si sono annidati sprechi e beneficenze, a concorrere e a determinare il fallimento dei diversi piani per la raccolta differenziata succedutisi nel tempo.
Il decreto-legge, nello stabilire l'obbligo per i comuni di avvalersi in via esclusiva di queste strutture per la raccolta differenziata, assegna al Commissario delegato la facoltà di proporre alla regione l'accorpamento dei consorzi, ovvero il loro scioglimento, proprio per superare le incrostazioni negative che in queste strutture si sono annidate.
Il testo approvato dal Senato, per la verità, realizza un passo indietro rispetto alla formulazione originaria, che prevedeva in merito l'esercizio del potere diretto da parte del Commissario delegato, senza passare attraverso la formula della proposta di provvedimento alla regione. Recentemente è stata approvata la legge regionale n. 4 del 28 marzo 2007, che prevede l'istituzione degli ambiti territoriali ottimali (ATO) in conformità con quanto già stabilito dal decreto legislativo n. 152 del 2006.
L'istituzione degli ATO è stata prevista proprio per organizzare la gestione integrata dei rifiuti sul territorio, per superare la frammentazione delle disparate gestioni esistenti, attraverso l'individuazione di enti gestori a mezzo di gara pubblica ad evidenza comunitaria.
Se davvero si vuole avviare da subito un percorso di rientro nella gestione ordinaria - anche in considerazione che il 31 dicembre 2007 dovrebbero cessare i poteri commissariali e lo stato di emergenza -, il decreto-legge in fase di conversione dovrebbe prevedere la centralità degli ATO, riconducendo ad essi tutte le strutture consortili e societarie esistenti.
Il terzo punto è la previsione, all'articolo 6, della nomina a subcommissari dei presidenti delle province. Questi ultimi sono rappresentanti di enti che, in base al Titolo V, concorrono alla formazione dello stato democratico su un piano paritario rispetto agli altri soggetti costitutivi. Essi sono investiti, inoltre, direttamente dal voto popolare, di una funzione di rappresentanza degli interessi delle comunità provinciali.
È quantomeno incongruo, pertanto, che essi siano collocati in una funzione assolutamente subordinata e di natura prettamente esecutiva rispetto al Commissario delegato. Tale aspetto non è esclusivamente formale, ma attiene alle sostanza, al processo di costruzione delle decisioni e dell'attuazione delle stesse e, soprattutto, alla costruzione del piano regionale dei rifiuti e della definizione delle scelte che ne conseguono. Il testo del Senato compie passi in avanti in tal senso, ma la formulazione risultante è ancora insufficiente.
Il quarto punto è la previsione di cui all'articolo 7, secondo la quale, a decorrere dal 1o gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, i comuni dovranno applicare misure tariffarie atte a garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti. In base a tale formulazione, dovranno essere scaricati sui cittadini, sia attraverso la tassa di smaltimento (la Tarsu), sia attraverso la tariffa di igiene ambientale (la TIA), i costi dell'emergenza, compresi quelli derivanti dagli sprechi accertati e dall'eccesso di personale addossato alle strutture per l'emergenza. I cittadini e i comuni devono, cioè, sostenere il costo della gestione ordinaria: sarebbe un'insopportabile beffa per i cittadini che, a causa della grave crisi in atto, sono stati privati di un servizio di raccolta e smaltimento efficace ed efficiente e che adesso, proprio per questo, dovranno essere costretti a pagare di più.
Quelli richiamati sono aspetti importanti e significativi, che ho voluto rimarcare per rappresentare compiutamente la posizione del nostro gruppo, ma che non


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ci impediscono di sostenere la conversione del decreto-legge. Siamo convinti, infatti, che si debba porre fine al più presto ai disagi e alle sofferenze dei cittadini di Napoli e della Campania (perché è di questo che si tratta).
La presenza di cumuli di immondizia per le strade, con il pergolato che cola e le esalazioni maleodoranti, costituisce un insopportabile oltraggio che offende prima di tutto la dignità delle popolazioni campane: considerata la stagione e le alte temperature di queste settimane, sono concreti i rischi di una catastrofe sanitaria.
I cumuli devono essere rimossi e occorre fare tutto ciò che è necessario per preservare la salute pubblica e la civile convivenza. La maggioranza parlamentare, perciò, deve svolgere il ruolo che le compete, sostenendo lo sforzo del Governo per uscire dall'emergenza in atto, che dal Capo dello Stato è stata definita tragica.
È necessario sostenere, quindi, l'azione del Commissario delegato, nel quadro però di una collaborazione istituzionale, in primo luogo, con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con le istituzioni locali. Occorre sostenere, inoltre, le azioni volte a superare l'attuale acuta crisi e a determinare il rientro nell'ordinario.
Da questo punto di vista, il decreto-legge assegna al Commissario novanta giorni di tempo per definire, di intesa con gli altri soggetti istituzionali coinvolti, un nuovo piano per i rifiuti, in modo che dal 2008 si possa mettere mano ad un'azione strutturale, in grado di garantire una normalità di gestione e, soprattutto, la tranquillità alla popolazione della Campania, in modo che si possa dire: mai più emergenza.
Per questo motivo, serve rilanciare il ruolo dei sindaci e dei presidenti delle province, che dovranno diventare i futuri commissari dell'ordinario, e valorizzare i luoghi democratici delle assemblee elettive, consigli provinciali e consigli regionali, dove in massima trasparenza deve avvenire il confronto delle posizioni e se necessario anche lo scontro politico, ma sul merito delle scelte da compiere.
La risposta da dare alla grave emergenza in atto è tema, infatti, di assoluto carattere politico, che non può essere ridotto ad una questione di carattere tecnico, neutra rispetto alle posizioni politiche. L'aspetto di assoluta centralità dal punto di vista politico è certamente la necessità del superamento delle gestioni commissariali in materia di rifiuti. È proprio di oggi la presentazione da parte del procuratore generale della Corte dei conti del rendiconto dello Stato che, riprendendo una relazione della Corte dei conti dello scorso aprile, contiene un ampio approfondimento in merito alle questioni che riguardano le strutture commissariali. La relazione assume il sapore di un duro atto di accusa nei confronti dei commissariati straordinari. Essi sono venuti meno proprio nelle funzioni per le quali erano stati istituiti, non hanno saputo ottenere apprezzabili risultati né nella costruzione delle soluzioni impiantistiche previste né ai fini di un effettivo decollo della raccolta differenziata, non hanno conseguito una più efficace applicazione della disciplina ambientale, non hanno garantito nell'affidamento degli appalti il rispetto delle norme di concorrenza e non hanno costituito, infine, una barriera impenetrabile nei confronti della criminalità organizzata, come gli arresti operati nei mesi scorsi proprio in Campania dimostrano.
Insomma, ne risulta un quadro di strutture inefficienti, che hanno vissuto solo nella logica della perpetuazione dell'emergenza, determinando una spesa per 1,8 miliardi di euro, il 21 per cento dei quali spesi per stipendi e per il funzionamento delle sedi.
In Campania la struttura commissariale si perpetua dal 1994 ed è stata retta da prefetti, da presidenti della regione, poi nuovamente da prefetti, fino ad arrivare per ultimi a Bassolino, Catenacci e Bertolaso, nella sua qualità di capo del Dipartimento della protezione civile.
Il risultato è che non sono ancora stati realizzati gli impianti previsti né è stata


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realizzata un'efficiente raccolta differenziata. Di fatto tutta la produzione giornaliera dei rifiuti, che è pari a 7200 tonnellate, ha come destinazione obbligata le discariche o gli impianti di CDR. È questa la causa fondamentale del perdurare così a lungo dell'emergenza in Campania, perché in queste condizioni non ci può essere sistema di impianti che tenga.
C'è dunque un'origine: è la scelta fatta da Rastrelli, confermata da Losco e, quindi, da Bassolino, di privilegiare la scelta impiantistica nella illusione che fosse inutile ogni azione di selezione nella raccolta finalizzata a ridurre la massa da trattare.
Per di più, la soluzione impiantistica prescelta si rivela sbagliata, inadeguata e tale da fare aprire alla Commissione europea una procedura di infrazione per uso distorto dei fondi europei.
Ci sono le condizioni, quindi, in base alle notizie che oggi da più fonti sono arrivate, di un ulteriore inasprimento della situazione di emergenza. Sarebbe un danno gravissimo e per questo occorrono interventi immediati, a partire dalla conversione di questo decreto-legge.
Il lavoro compiuto al Senato rappresenta un segnale positivo, ha portato a significativi miglioramenti del testo, che hanno consentito di superare gravi situazioni di tensione in alcuni territori interessati dalla localizzazione dei siti di sversamento. Sono state accolte le richieste delle popolazioni di Parapoti, di Terzigno e di Ariano Irpino, in ordine ai tempi e alle modalità di utilizzo delle discariche.
In conclusione, il gruppo Sinistra Democratica Per il Socialismo europeo opererà per favorire la rapida conversione del decreto-legge in esame, perché esso serve a sgomberare le strade dai rifiuti e serve ad aprire una fase nuova, incentrata sulla piena responsabilità delle istituzioni locali, per costruire la svolta in direzione della normalità, che in Campania è necessaria (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Democratica. Per il Socialismo europeo).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.




(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 2826 )

 

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore ed il rappresentante del Governo rinunciano alla replica.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.




TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO GIULIA COSENZA IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE N. 2826

 

GIULIA COSENZA. Signor Presidente, intervengo per criticare l'impostazione del decreto-legge di cui discutiamo, poiché affronta ancora in modo emergenziale il tentativo di attenuare le conseguenze del disastro ambientale e sanitario in atto in Campania, prodotto dalla incapacità, irresponsabilità ed inadeguatezza dell'attuale classe politica regionale, dalla gestione clientelare della Giunta Bassolino, ma soprattutto dalle contraddizioni interne alle forze che compongono la maggioranza, che non hanno permesso la realizzazione degli impianti di smaltimento, rendendo così inefficienti anche le gestioni commissariali. Oggi dopo tredici anni di continua involuzione si è determinato il collasso operativo del servizio, con seri rischi per la salute pubblica.
L'ingorgo di competenze istituzionali e le incompetenze delle istituzioni locali hanno determinato una paralisi istituzionale e gestionale, peggiorata dal fatto che l'attività del commissario straordinario, della presidenza della regione e dell'attuale ministro dell'ambiente perseguono obiettivi non sinergici.
Già nell'ottobre del 2006 l'attuale Governo ha presentato un decreto che avrebbe dovuto assicurare la soluzione dello stato di crisi, anche attraverso il conferimento di ampi poteri nei confronti del commissario Bertolaso, per porre fine all'emergenza.
Tale decreto, come da noi preannunciato, non ha risolto le conflittualità ed è per questo motivo che è necessario dare al commissario tutti i poteri utili al superamento dello stato di crisi eliminando la concertazione con il ministro dell'ambiente


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e il presidente della regione visto che si sono rivelate fallimentari.
È indispensabile che il decreto preveda che il commissario lavori ad un piano dettagliato per l'attuazione del ciclo completo dei rifiuti, con la previsione di tempi certi, volto alla soluzione definitiva del problema.
Ci vogliono assunzioni di responsabilità, perché bisogna acquisire la consapevolezza che, se non si stabilisce l'impegno concreto relativo all'apertura dei termovalorizzatori necessari e sufficienti allo smaltimento, non si fa altro che allungare i tempi per la realizzazione della gestione ordinaria, dopo tredici anni di frode ai danni dei cittadini, con risultati quali malattie, tumori, malformazioni dei feti, diossina nel latte materno, discariche di rifiuti tossici in stato di abbandono incontrollato, preclusione allo sviluppo sociale ed economico, danni su tutto il territorio.
Dopo che è stata imposta la tassa sui rifiuti più alta d'Italia e sono stati spesi 1,5 miliardi di euro ci aspettiamo l'approvazione dell'emendamento da noi proposto per ridurre del 40 per cento la Tarsu. Se manca il servizio perché si deve pagare?
A tal punto è veramente inaccettabile che il Governo presenti un provvedimento con proposte indefinite, senza tempi certi e impegni seri.
Ritengo necessario prevedere in questo decreto-legge che il commissario indichi, nel piano che dovrà predisporre entro novanta giorni della data di entrata in vigore della legge, le date ed i termini di entrata in funzione del termovalorizzatore di Acerra, e per Santa Maria la Fossa, affinché si possa dare una prospettiva, una speranza ai cittadini disperati, che in questi giorni manifestano in tanti comuni perché, oltre ad essere sommersi dai cinque milioni di ecoballe stoccate, sono sommersi da più di un milione di tonnellate di rifiuti per strada, che aumentano giorno dopo giorno.
Ci vuole responsabilità da parte di questa Assemblea, colleghi! Non c'è più tempo per parlare di emergenza. Bisogna fissare le condizioni per ottenere interventi risolutivi, anche in merito alla raccolta differenziata, precondizione essenziale per il funzionamento del ciclo integrato. Quando e chi attuerà e non indicherà le azioni di prevenzione relative a produzione, riutilizzo e riciclaggio del materiale? Quando e chi si preoccuperà di adottare misure per la riduzione degli imballaggi? Siamo stati anche richiamati, in tal senso, dall'Unione europea.
A fine settembre, quando sarà pronta la prima linea del termovalorizzatore di Acerra, cosa si smaltirà, ma soprattutto, affinché possa entrare in funzione, perché all'avanzamento dei lavori non si associa il gestore? Perché non si mettono in moto le procedure di evidenza pubblica per consentire la partecipazione di qualificati gestori? Il costruttore a chi trasferirà le notizie relative alle caratteristiche dell'impianto, indispensabili al suo funzionamento?
Chi attiverà le procedure per l'ottenimento delle autorizzazioni all'esercizio e per 1'intitolazione dei contratti di servizio, in mancanza dei quali sono preclusi l'accensione e l'avviamento dell'impianto? Cosa si vuole aspettare ancora?
È per questi motivi che, se non si predisporranno in questo decreto-legge le condizioni per l'indicazione dei termini relativi a questi impegni, tale provvedimento servirà solo a favorire la continuazione dell'emergenza e chi ha causato questo disastro.






(Esame dell'articolo unico - A.C. 2826 )

 

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 2826 sezione 3), nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 2826 sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 2826 sezione 5).
Avverto altresì che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri, che sono distribuiti in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 2826 sezioni 1 e 2).
Passiamo agli interventi sul complesso delle proposte emendative presentate.
Ha chiesto di parlare il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, signori deputati, siamo arrivati alla discussione definitiva su questo decreto, che è nato sull'onda di una ripresa dell'emergenza rifiuti e di un acuirsi della crisi, che, detto in maniera molto chiara e netta, è tutt'altro che superata.
Ci troviamo di fronte ad un passaggio delicatissimo per le popolazioni campane: i cumuli di immondizia che popolano le strade sono la fotografia di una stagione politica ed amministrativa che ha segnato il passo, da un lato, perché non è riuscita a superare l'emergenza ed a portare alla


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Campania un moderno ciclo dei rifiuti, dall'altro lato, perché oggi è oggetto, da parte di tutto il mondo, di un insieme di critiche e di recriminazioni molto forte.
Si tratta di una crisi che ha attraversato in maniera permanente la vita quotidiana dei campani, di una vicenda drammatica che ha fatto il giro del pianeta, per la quale la politica non riesce a trovare una soluzione definitiva, chiara ed evidente rispetto alla disperazione dei cittadini napoletani e al disincanto di tanta gente, che da tanto tempo si è abituata a vivere questa condizione.
Questo decreto tenta, sicuramente con i limiti di un provvedimento costruito sulla base di un'emergenza - voglio far notare che è il secondo decreto-legge che si occupa dell'emergenza rifiuti in questa legislatura, che ha meno di un anno -, di mettere un punto su una questione: rimuovere la situazione di emergenza e permettere di rientrare rapidamente nell'ordinario.
Indubbiamente, ci sono dei passaggi che non condividiamo come Sinistra Democratica per il Socialismo europeo. Non si tratta esclusivamente di una questione di principio, e cioè il rifiuto dell'idea del commissariamento. Il primo punto - ne abbiamo segnalati quattro e pensiamo di presentare anche degli ordini del giorno in ordine a tale aspetto - è rappresentato dal fatto che, nel decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, è attribuita al Commissario delegato la facoltà di utilizzare, anche tramite requisizione, gli impianti, le cave dismesse o abbandonate e le discariche, anche quando siano sottoposti a provvedimenti di tipo cautelare. Non si tratta soltanto del mantenimento del principio costituzionale della separazione dei poteri e del rispetto delle prerogative della magistratura.
Si tratta della necessità di tener conto che in Campania vi sono indagini in corso sulla gestione dei siti di sversamento, sulla qualità e la quantità dei rifiuti che sono stati messi in tali sversatoi, in tali discariche. È di ieri una notizia che penso popolerà le pagine dei giornali anche nelle prossime settimane: la magistratura napoletana ha deciso di emettere un provvedimento nei confronti delle società che hanno gestito gli impianti CDR e che stanno procedendo alla costruzione del termovalorizzatore di Acerra, Impregilo, Fisia e Fibe Campania, con cui si interdicono tali società da qualsiasi rapporto con la pubblica amministrazione. Tale interdizione e il sequestro di 750 milioni di euro in disponibilità delle richiamate società delinea un quadro pesante: il quadro di un'omissione dei controlli da parte di chi doveva controllare la pubblica amministrazione, la politica dei governi nei confronti di scelte assunte in maniera sbagliata ed impianti che non avevano fatto quello che dovevano fare e che non erano a norma.
È chiaro che quando diciamo, in ordine al primo punto che segnaliamo, che vi è un limite rispetto alla possibilità di devoluzione dei poteri al commissariato, financo la possibilità di scavalcare la magistratura, è perché parliamo di un contesto delicatissimo. Ed è un contesto in cui il tema dei rifiuti e delle discariche non sempre, ma molto spesso, sfiora interessi di tipo criminale e camorristico.
Occorre tener conto che in Campania vi è da sempre un'attiva e pervasiva presenza della camorra in tutte le attività connesse al ciclo dei rifiuti, sia nello smaltimento di quelli urbani sia nello smaltimento di quelli speciali e la presenza della malavita organizzata ha riguardato anche e soprattutto quei siti. Da tale punto di vista, questa scelta rischia di creare un precedente estremamente pericoloso.
Il secondo punto è costituito dal fatto che il decreto-legge in esame continua ad assegnare una funzione centrale ai consorzi tra comuni, costituiti ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale n. 10 del 1993. A parte il fatto che il Consiglio regionale della Campania ha approvato una recente legge, la n. 4 del 28 marzo 2007, che prevede l'istituzione degli ATO, gli ambiti territoriali ottimali, e che è un passo fondamentale verso il superamento della stagione commissariale, che dura ormai da troppo tempo, da quattordici anni.


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Il decreto-legge, nello stabilire l'obbligo per i comuni di avvalersi in via esclusiva di tali strutture per la raccolta differenziata, assegna al commissario delegato la facoltà di proporre alla regione l'accorpamento dei consorzi, il che va bene, ovvero lo scioglimento, proprio per superare le incrostazioni negative che in tali strutture si sono annidate. Tali incrostazioni negative hanno determinato molto spesso impalcature clientelari che si sono perpetrate, senza alcun tipo di risultato per i cittadini. L'istituzione degli ATO è importante, così come è importante progressivamente superare i consorzi di bonifica, dove si sono annidati sprechi, beneficenze, prebende ed errori clamorosi.
Il terzo punto è costituito dalla previsione, all'articolo 6 del decreto-legge, della nomina a sub-commissari dei presidenti delle province. Questi ultimi sono rappresentanti di enti che, in base al Titolo V della Costituzione, concorrono alla formazione dello Stato democratico su un piano paritario rispetto agli altri soggetti costitutivi. Dobbiamo inaugurare anche in Campania una nuova stagione di democrazia e la stagione di democrazia passa attraverso la gestione autosufficiente dei rifiuti da parte degli enti preposti, cioè da parte delle assemblee elettive, da parte dei consigli provinciali e da parte dei sindaci.
I sindaci e presidenti delle province debbono dunque diventare veri e propri «commissari ordinari»: tali compiti debbono infatti essere affidati a coloro che rispondono davanti ai cittadini delle scelte rispetto al problema del ciclo dei rifiuti, un tema che fa parte di un sistema economico moderno e della vita delle persone. Il fatto di aver deresponsabilizzato per tanti anni gli operatori del territorio, cioè coloro che governano le comunità locali ha prodotto assai spesso situazioni drammatiche: si è infatti dato vita ad un vero e proprio corto circuito nel rapporto fra cittadini ed istituzioni.
Lo dimostra il fatto che oggi, al riaprire di talune discariche che erano state chiuse nei mesi scorsi - e di cui si era detto che non sarebbero state riaperte: mi riferisco a Parapoti ed Ariano Irpino - a causa della drammatica emergenza, ci siamo trovati di fronte a risposte disperate da parte dei cittadini. Certo, si tratta di risposte spesso incontrollate, sbagliate e al limite della violenza; pure, ciò accade soprattutto perché le scelte non sono partecipate e condivise: là dove si interrompe il meccanismo di confronto democratico si rischia infatti un corto circuito pesante. Questo è un aspetto non secondario, poiché la vicenda dei rifiuti in Campania è emblematica e non attiene semplicemente ad un segmento di una piccola parte del Mezzogiorno d'Italia: riguarda il Paese, il suo modo di concepire il rapporto fra l'uomo e l'ambiente, il tema della partecipazione alla democrazia e della necessità di un rapporto moderno fra i cittadini e le istituzioni.
Si tratta di vicende che si sono drammaticamente avvitate, e penso in particolare alla vicenda di Acerra, dove si è deciso di costruire il termovalorizzatore più grande d'Europa, per scelta esclusiva di quelle stesse aziende che oggi vengono interdette dalla magistratura. Acerra, da questo punto di vista, fa parte di un'area fortemente condizionata sotto il profilo ambientale. Non è una scoperta quella che emerge dal rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità per cui in quel triangolo - il «triangolo della morte» di Acerra, Giugliano, Qualiano e Villaricca - siamo di fronte alla incidenza tumorale sui feti più grande d'Europa: l'80 per cento! È evidente che le scelte dirigistiche non hanno funzionato: è una ricetta che ha fallito!
Allo stesso modo, occorre prestare attenzione al dramma delle popolazioni di Qualiano, con le quali abbiamo parlato nei giorni scorsi: a tale proposito domandiamo al Ministero dell'ambiente e alla Commissione ambiente di effettuare un'ispezione. Non è infatti possibile che le discariche, in quella realtà, vengano incendiate, sprigionando rifiuti tossici che vanno ad incidere sulla compatibilità ambientale, sulla natura, sullo stile di vita e sulla condizione di tanti uomini. Giriamo dunque per le strade della Campania: ci renderemo conto, leggendo i manifesti funerari, di


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quante donne e quanti uomini muoiono in un'età troppo prematura, a causa dei tumori, e di quanto il disastro ambientale - poiché di ciò si tratta - abbia inciso sulla vita di queste persone. Vi è bisogno di una svolta.
Il quarto punto che intendiamo segnalare e su cui il provvedimento non ci convince - anche se naturalmente lo voteremo - attiene alla vicenda delle tariffe. Mi riferisco alla previsione, di cui all'articolo 7, secondo la quale, «a decorrere dal 1o gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni», i comuni dovranno applicare «misure tariffarie per garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti».
In base a tale formulazione, dovranno essere scaricati sui cittadini - sia attraverso la tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu), sia attraverso la tariffa igiene ambientale (TIA) - i costi dell'emergenza, ivi compresi quelli derivanti dagli sprechi accertati e dall'eccesso di personale attribuito alle strutture per l'emergenza. Ebbene, non v'è dubbio che i cittadini ed i comuni debbono sostenere il costo della gestione ordinaria: chi deve pagare paghi!
Sarebbe però un'insopportabile beffa per i cittadini che, a causa della grave crisi in atto, oltre ad essere tempestati di rifiuti e a rischio di malattie, debbano subire un progressivo e repentino aumento delle tasse sull'immondizia. Su tale problema bisogna intervenire.
Concludo dicendo che il prossimo mercoledì voteremo a favore della conversione del decreto-legge in esame, ma chiediamo che esso sia l'ultimo che proroga il commissariamento. Dal 2008 vogliamo il ripristino della gestione ordinaria e che la politica si riappropri del proprio potere di scelta, che essa si assuma le proprie responsabilità e affermi qual è la situazione di fronte cittadini. Il commissariato è stato anche un grande alibi, una grande occasione per ricostruire impalcature burocratiche che molto spesso sfioravano l'inefficienza amministrativa: impasti burocratici e impasti clientelari.
Chiediamo che la politica riprenda la parola attraverso la gestione ordinaria e seria dei rifiuti, perché non è possibile che i tassi di raccolta differenziata siano così bassi, i più bassi d'Italia. Non è possibile che gli impianti debbano essere i più grandi d'Italia, né che in una situazione del genere tra due o tre mesi ci ritroviamo a parlare di nuovo dell'emergenza rifiuti. Quell'emergenza è diventata sistema e, come tale, dovrebbe essere svuotato o quanto meno superato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mario Pepe. Ne ha facoltà.

MARIO PEPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'ennesimo decreto-legge sull'emergenza rifiuti in Campania arriva oggi all'attenzione dell'Assemblea e credo che non sarà l'ultimo, perché esso sposta in avanti il problema solo di pochi giorni. Ormai la normalizzazione dell'emergenza rifiuti non è più un rischio, ma una realtà amara.
Il decreto-legge in esame individua nuove discariche e ne apre delle vecchie, mentre in Europa esse non esistono più da trent'anni. Ed è stata proprio la Commissione europea ad avviare una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per come il nostro Paese ha gestito l'emergenza dei rifiuti in Campania.
Napoli è diventata una discarica a cielo aperto, i cassonetti bruciano in provincia, a Pozzuoli, a San Giorgio a Cremano, bruciano anche in città, al centro di Napoli, a via Toledo, ai Camaldoli, e il fumo acre, che si sprigiona dai cassonetti in fiamme, rende l'aria della città irrespirabile. Come non ricordare, di fronte a questo inferno dantesco, le parole di Goethe? Nel suo libro Viaggio in Italia, egli afferma che Napoli è una città schiacciata fra Dio e Satana, laddove Dio è la bellezza dei luoghi, l'incanto del mare, la mitezza del clima; Satana è il vulcano che minaccia la città con lingue di fuoco e che scarica lapilli. Se oggi Goethe tornasse a Napoli, quella città che ha il volto di Dio e il volto di Satana, non avrebbe dubbi nel dare un nome e cognome a Satana: Antonio


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Bassolino! Il potente governatore della Campania, simbolo della politica che spreca e che non decide, della politica che spende, ma che non risolve i problemi dei cittadini, simbolo della politica che occupa il potere e basta!
Non si tratta soltanto dell'emergenza rifiuti, ma di responsabilità più gravi. In Campania esiste il problema della criminalità, dell'occupazione, si registra il più alto indice di rapine e il più basso di consumi culturali. In Campania vi è il crollo delle attività produttive, la crisi del turismo, tanto che dalle pagine del quotidiano Corriere del Mezzogiorno il giornalista Demarco lancia un grido disperato: «Fate qualcosa, chiedete aiuto. Stiamo annegando nell'immondizia. Bassolino e la Jervolino dovrebbero presentarsi nei programmi televisivi e lanciare un appello al Paese. Aiutateci!». Ma non lo faranno, tanto c'è il commissario Bertolaso, poi Napolitano, Prodi e il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Questo scarico di responsabilità ormai dura da 14 anni, al punto tale che in tutta la Campania Forza Italia ha preso l'iniziativa di presentare una petizione popolare per chiedere le dimissioni di Bassolino e la sospensione della Tarsu. A causa dell'inefficienza della giunta Bassolino, l'emergenza rifiuti si è trasformata in un grande affare per pochi e in un disastro per la maggior parte dei cittadini della Campania.
I numeri del disastro sono i seguenti: 5 milioni di tonnellate di ecoballe, 30 milioni di euro spesi in progetti che non hanno prodotto nessun elaborato e di cui Bassolino non conosce nulla, 300 milioni di euro buttati al vento per incentivare la raccolta differenziata, 2300 persone assunte con identico scopo mai utilizzate, 250 mila persone intossicate.
La mancanza di responsabilità da parte degli artefici del disastro e, in primo luogo, del presidente della regione, appare grottesca. Per questo chiediamo a Bassolino di rassegnare le dimissioni da presidente della regione e a Prodi un provvedimento finalizzato alla sospensione del pagamento della Tarsu in Campania, fino al ripristino della condizione della normalità. Invece, il decreto-legge in esame, paradossalmente, aumenta la Tarsu!
Concludo il mio intervento rivolgendo un invito sia al Governo ad accogliere gli emendamenti presentati dall'opposizione che riducono in parte il danno, sia al governatore Bassolino a dimettersi. Quando all'emergenza rifiuti si aggiungerà l'emergenza sanitaria, nei prossimi giorni (già vi sono trentotto casi di epatite a Napoli), lo cacceranno i cittadini, come cacciarono il governatore di Milano ai tempi della peste al grido: «Via la fame, via la carestia, via la peste». Bassolino sarà cacciato al grido: «Via la monnezza da Napoli e dalla Campania» (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Martusciello. Ne ha facoltà.

ANTONIO MARTUSCIELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta ci troviamo a dover discutere di una cronica emergenza che riguarda la nostra regione: l'emergenza rifiuti.
Tale emergenza si è determinata per l'impossibilità di individuare siti nei quali costruire discariche dove poter smaltire i rifiuti solidi urbani, per la mancanza di termovalorizzazioni, per l'insufficiente capacità delle popolazioni della nostra regione di realizzare in maniera adeguata e, comunque, nella media italiana, la raccolta differenziata.
Il commissario Guido Bertolaso, più di una volta, si è purtroppo dispiaciuto per l'isolamento di cui è stato fatto oggetto da parte delle istituzioni locali, soprattutto rispetto ad una necessità, da parte delle comunità, di farsi carico del problema in termini generali.
Troppe volte abbiamo visto assumere, anche da parte di esponenti parlamentari dell'attuale maggioranza, posizioni assolutamente demagogiche rispetto alla necessità o meno di localizzare in alcuni comuni discariche che costituiscono uno degli elementi necessari, ma evidentemente non sufficienti, per attivare il ciclo dei


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rifiuti, il quale si articola in più fasi: nella raccolta differenziata (che, lo ripeto, purtroppo all'interno della nostra regione non raggiunge neanche la media dell'Italia meridionale), nella selezione del rifiuto, nel compostaggio e, da ultimo, nella collocazione all'interno del termovalorizzatore per produrre energia.
Il commissario Bertolaso, come dicevo, ha indicato alcune soluzioni operative nel corso dei mesi della propria attività: provincializzazione della raccolta dei rifiuti, discariche e termovalorizzatori. È necessario ragionare su tali fasi se vogliamo affrontare finalmente e definitivamente il problema. Inoltre, dobbiamo farlo avendo un quadro generale, quello costituito dall'Italia e dall'Unione europea.
Vorrei fornire alcuni dati, confrontando la Campania con due nazioni europee che sono simili per numero di abitanti. In Svizzera, ad esempio, a fronte di una produzione di rifiuti che è pari a 13 milioni di tonnellate, vi sono 52 discariche e 29 termovalorizzatori, mentre nella Repubblica Ceca, per smaltire 28 milioni di tonnellate di rifiuti, vengono impiegate 380 discariche e tre inceneritori. Nella nostra regione, per gli stessi quantitativi di rifiuti, non abbiamo ancora un termovalorizzatore e combattiamo quotidianamente con l'apertura o con la chiusura delle discariche, che costituiscono una delle fasi del processo dei rifiuti, ma non quella risolutiva.
Penso che tali numeri siano sufficienti per esprimere un giudizio estremamente negativo nei confronti di chi ha amministrato fino ad ora, avendo poteri straordinari e risorse. Su questo punto, vale anche la pena di citare alcuni dati, che hanno caratterizzato in maniera negativa l'operato del presidente della regione, nonché commissario straordinario.
In quest'aula, abbiamo il dovere di recriminare sull'ingente danno economico che tutta la vicenda dei rifiuti ha determinato, non soltanto sull'immagine della nostra regione e del nostro Paese a livello internazionale, ma anche sul danno economico che si è prodotto rispetto alle attività proprie della nostra regione, innanzitutto per quanto riguarda il fatturato turistico. La Federalberghi ha, infatti, denunciato un calo quasi del dieci per cento delle prenotazioni alberghiere nell'intera regione Campania. Ciò significa che la questione dei rifiuti e l'immagine negativa che in termini generali si ha negli altri Paesi, nonché il riverbero assolutamente negativo sulla stampa internazionale, producono una flessione delle prenotazioni alberghiere e, quindi, un calo del fatturato turistico, che rappresenta certamente un asset economico della nostra regione.
Purtroppo, si dibatte ancora in questi giorni in maniera poco responsabile, ma molto demagogica, sull'utilizzo, o meno, e sull'utilità, o meno, dell'impatto ambientale dei termovalorizzatori, mentre tutte le altre nazioni europee e le altre regioni italiane hanno da anni avviato questi impianti, assolutamente efficienti e produttivi, che, alla fine, hanno incenerito anche i nostri rifiuti. Dobbiamo, infatti, ricordare ancora una volta che già due anni fa la regione Campania dovette chiedere alla Germania di accogliere i nostri rifiuti pagando un costo di oltre cento euro per tonnellata. Tutto ciò ha provocato il doppio danno non soltanto di pagare il trasporto, ma di consentire poi che gli stessi rifiuti fossero utilizzati all'interno di un termovalorizzatore e, pertanto, producessero energia. Quindi, un doppio danno per la comunità campana e, invece, un doppio vantaggio per la popolazione tedesca.
Recentemente, la Romania ha invece rifiutato di accettare i rifiuti della Campania, tanto è vero che ci siamo trovati in una situazione di straordinaria emergenza e, in questo momento, abbiamo oltre un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti che giace per le strade della Campania. Ecco perché lascia davvero sconcertati che - cito soltanto un caso clamoroso, quello dell'Austria -, mentre in altri Paesi si è riusciti a collocare termovalorizzatori nel centro delle città, come a Vienna, invece in Italia si dibatte ancora se costruire o meno il termovalorizzatore ad Acerra. Comunque, le popolazioni non hanno ancora la consapevolezza che quello stabilimento,


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nel momento in cui sarà attivo, non avrà certamente un impatto ambientale negativo nei confronti delle popolazioni.
Tutto ciò è avvenuto perché, nel corso degli anni, non si è avuta la capacità di stabilire una corretta comunicazione nei confronti delle popolazioni; né, d'altra parte, soprattutto rispetto alla comunità di Acerra, si è avuta l'intelligenza politica e la sensibilità di trattare con tale comunità rispetto ad un risarcimento in termini ambientali. La comunità di Acerra, infatti, ha vissuto nel corso degli anni una storia molto travagliata dal punto di vista ambientale. Ad Acerra vi era l'impianto industriale di Montefibre che, notoriamente, ha prodotto diossina e che ha evidentemente inquinato il territorio. Giustamente, la popolazione di Acerra è preoccupata e aveva la necessità di essere risarcita da un punto di vista ambientale. Il presidente Bassolino, pur avendo i poteri straordinari anche per quanto riguarda la bonifica e risorse cospicue, nel corso degli anni non ha avuto la capacità, l'intelligenza e la sensibilità di individuare Acerra come sito utile per la bonifica da diossina. Se ciò fosse avvenuto, si sarebbe probabilmente avuta una sorta di compensazione su quel territorio, che avrebbe tranquillizzato la popolazione acerrana.
L'aspetto della comunicazione su queste vicende è fondamentale. Voglio citare una questione che riguarda, ancora una volta, il termovalorizzatore di Vienna. Quando si decise di costruire il nuovo termovalorizzatore, l'amministrazione comunale di Vienna chiamò come architetto un noto ambientalista, che, solo qualche tempo prima, aveva manifestato con decisione contro una centrale elettrica. Alla fine, dopo attenti studi sulle tecnologie e sui processi industriali, l'architetto Hundertwasser decise di accettare l'incarico e si lanciò nell'impresa di realizzare quella che poi definì addirittura un'opera d'amore per la sua città, e lo fece senza compenso alcuno.
Gli abitanti del quartiere, che pure avevano protestato contro il nuovo impianto che temevano inquinante, furono in un certo senso garantiti dall'autorevolezza della prestigiosa firma «verde» e superarono quelle perplessità. Tanto è vero che oggi, a distanza di 15 anni, convivono con il termovalorizzatore, infinitamente più sicuro rispetto alle emissioni dei fumi.
La stessa cosa, d'altra parte, è avvenuta in tante altre città d'Italia. A Brescia, abbiamo un termovalorizzatore che consente un risparmio di 510 milioni di kilowattora all'anno e che produce energia per 170 mila abitanti; quest'anno ha ricevuto il premio come termovalorizzatore più sicuro del mondo (a certificarlo è stato il Waste-to-Energy Research and Technology Council, un organismo indipendente).
Abbiamo citato dei casi scientifici per testimoniare, ancora una volta, che è necessario svolgere nei confronti delle popolazioni locali un'attività di comunicazione che serva, in qualche misura, a tranquillizzare le popolazioni.
Un termovalorizzatore, non dimentichiamolo, aggiunge al trattamento termico dei rifiuti la funzione di produzione di energia e consente il raggiungimento di due risultati: il trattamento dei rifiuti e la produzione di energia utile, vale a dire l'energia elettrica e il calore (laddove è possibile utilizzare anche il calore, ad esempio, per il teleriscaldamento). Pertanto, con questo sistema si risparmiano anche risorse energetiche non rinnovabili, come il metano, il petrolio e il carbone, che oggi vengono utilizzati per produrre l'80 per cento dell'energia che consumiamo.
Nel corso di questi anni, sono stati commessi una serie di errori nei confronti delle popolazioni, tanto è vero che rispetto a questo problema c'è stata, il più delle volte, una vera e propria sommossa, molto spesso cavalcata da «masanielli» improvvisati che hanno portato avanti, purtroppo, una contestazione avente finalità diverse da quelle propriamente ambientali. Il più delle volte, si è trattato di una contestazione politica, che ha finito con l'avvalorare tesi che vedono nell'incapacità di risolvere l'emergenza rifiuti una necessità che consente all'industria eco-criminale di prosperare.


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Purtroppo, il dato che dobbiamo registrare quest'anno è assolutamente drammatico. Legambiente, nel 2006, ha comunicato un dato inquietante: 23 miliardi di euro, a tanto ammonta il fatturato dell'eco-criminalità in Italia. Lo smaltimento di rifiuti illegali che transitano in tutta Italia, in maniera precipua all'interno della nostra regione, supera i 26 milioni di tonnellate. Si tratta di una montagna di rifiuti alta 2600 metri. Questi sono i dati straordinariamente inquietanti che riguardano, purtroppo, il nostro territorio e con i quali i carabinieri, la Polizia e la Guardia di finanza devono continuamente confrontarsi per cercare di contrastare un fenomeno inquietante come questo.
Ecco perché alla dell'emergenza rifiuti va data finalmente una risposta definitiva e non più transitoria. Non soltanto perché bisogna risolvere un'emergenza ambientale, in questi giorni diventata anche un'emergenza sanitaria, ma anche perché nella risoluzione di un contesto complesso, quale il ciclo dei rifiuti, non c'è dubbio che si finirebbe col determinare un ostacolo continuo a tutte quelle fasi che, in questo momento, sono gestite da attività criminali e non da organismi a ciò preposti.
Desidero svolgere un'ultima considerazione in relazione alle risorse che sono state destinate, nel corso di questi anni, all'emergenza rifiuti. Proprio ieri, l'Unione europea ha avviato una procedura di contestazione nei confronti delle spese, oltre un miliardo e 800 milioni di euro, che hanno riguardato il Commissario per l'emergenza rifiuti.
Vi sono stati tredici anni di gestione del problema con queste cifre, nonché assunzioni di tutti i tipi: vorrei ricordare che prima delle elezioni regionali del 2000, per la raccolta differenziata, furono assunti quasi duemila lavoratori socialmente utili, che poi - lo testimoniano i dati - non hanno consentito alla nostra regione di allinearsi ai dati italiani. Napoli, infatti, ha una raccolta differenziata che si attesta intorno al 5 per cento e la regione Campania è più o meno intorno al 13 per cento; la media dell'Italia meridionale è inferiore al 20 per cento, mentre le regioni del Nord sono abbondantemente attestate intorno al 40 per cento.
Quindi, vi sono state assunzioni clientelari, ma soprattutto vi è stato uno sperpero di risorse pubbliche in attività che non sono coerenti con la missione del commissariato per l'emergenza rifiuti, che è appunto quella di risolvere la cronica emergenza, e attività di tipo clientelare che hanno riguardato consulenze molte volte non pertinenti rispetto alla funzione stessa del Commissario straordinario.
La Corte dei conti, in una relazione inerente al caso Campania, annota l'esistenza di significative discrepanze nel rapporto fra le ingenti risorse assegnate, quelle utilizzate e le voci di spesa relative al funzionamento dell'organizzazione. Inoltre, in un altro documento si dichiara espressamente che notevoli sono risultati gli sprechi e le disfunzioni.
Questi sono i dati rilevati dalla Corte dei conti: fra il 2004 e il 2005 il Commissario ha assegnato ben ventiquattro incarichi intuitu personae; il costo sostenuto per gli affitti degli immobili adibiti a sedi del commissariato - tre fino al gennaio 2004, cui se ne è aggiunta un'altra di recente, costituita a viale Gramsci - ammontano ad oltre un milione di euro.
Ecco perché, signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo di fronte ad una realtà che definire cronica è ormai un eufemismo. Dobbiamo avere il coraggio di assumerci le nostre responsabilità...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ANTONIO MARTUSCIELLO. ... e dobbiamo chiudere questa fase emergenziale con uno spirito di collaborazione e con una capacità che ci deve vedere tutti uniti rispetto ad un problema che non riguarda più, purtroppo, soltanto la regione Campania, ma l'intero Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fasolino. Ne ha facoltà.

GAETANO FASOLINO. Signor Presidente, l'esame di questo decreto-legge sta


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procedendo per comparti e segmenti perché, l'incombente minaccia - e forse non è solo una minaccia! - della questione di fiducia, in pratica strozza il dibattito. Ne conseguirà che le proposte avanzate nel corso dei vari interventi dell'opposizione non potranno avere un seguito; né troveranno risposta i vari interrogativi che tutti ci siamo posti sulla necessità di modificare questo decreto-legge che è si inutile e pleonastico, ma che nasconde al suo interno un lato oscuro di cui si afferrano solo malamente i contorni.
Inoltre, vi è un'atmosfera nuova, determinata da quanto sta trapelando dagli organi di stampa sullo stato delle indagini che la magistratura penale conduce a Napoli da tempo e che pare oggi siano pervenute ad una svolta significativa. Desidero riportare qualche titolo: «Per il governatore è pronta la richiesta di rinvio giudizio»; Bassolino per il PM «non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali assunti dall'ATI affidataria in relazione alla gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani in Campania».
«Bassolino», inoltre, «ometteva di promuovere e sollecitare iniziative volte a garantire il rispetto dell'obbligo contrattuale e tralasciava, ancora, di intraprendere iniziative dirette a contestare e, comunque, ad impedire le accertate violazioni contrattuali delle società affidatarie».
Sono frasi che, in realtà, rappresentano veri e propri macigni su una politica e su un'immagine. Dunque, la prima questione che pongo all'Assemblea e al centrosinistra è di ricordarvi i tempi di Antonio Di Pietro, quando era sufficente che un politico fosse colpito da un semplice avviso di garanzia, o che venisse iscritto nel registro degli indagati, perché subito la grande stampa, in concerto mediatico imponesse al malcapitato di abbandonare la carica.
Qualcuno si è anche ucciso in difesa della propria dignità.
Sono un campano e, quindi, so che Bassolino, a quell'epoca, era uno dei più attivi a sollecitare gli uomini politici colpiti da avvisi di garanzia, o comunque indagati, a rimettere i loro mandati e a tornare a casa. È giusto ora chiedere a Bassolino di comportarsi allo stesso modo. Ne prenda atto l'intero centrosinistra!
Ricordo un episodio che risale all'epoca in cui Claudio Martelli era il Ministro di grazia e giustizia. Dopo aver appreso un bel mattino, da un giornale, di solito ben informato, che nella famosa «procura del sole» si preparava o era già pronto un avviso di garanzia nei suoi confronti telefonò a Borrelli che, con callida e dispiaciuta compunzione, rispose che, purtroppo, l'avviso di garanzia c'era, anche se andava considerato una difesa dei diritti dell'indagato. Quell'avviso di garanzia, invece, rappresentava l'atto di morte di un'esperienza politica.
Amici del centrosinistra, noto che i banchi della sinistra radicale sono pressoché vuoti: evidentemente la Campania interessa solo quando bisogna sollevare polveroni e proteste. Mi rivolgo a questa sinistra, chiedendo se non ritiene, oggi, che sia suo dovere imporre ai suoi uomini, che siedono nella giunta regionale, di andarsene a casa e, inoltre, di imporre a Bassolino di togliere il disturbo, in nome della difesa di un principio e di una etica politica. O forse pensate che Bassolino vi possa fare ancora comodo, perchè rappresenta tuttora il vostro alibi? Non avete capito che Bassolino è finito, un'epoca è tramontata, e se voi approverete il decreto-legge, così come licenziato dal Governo e dal Senato, ne diventerete complici e responsabili e domani sarete voi nel banco degli imputati.
L'articolo 2, che sostituisce il comma 2 del «famigerato» articolo 3 della legge commissariale e che sarà, a mio parere, la fonte di incassi di tangenti miliardarie, parla, comunque, di affidamenti di somma urgenza e di affidamenti diretti. Ho affermato anche ieri che sono stato amministratore. Ebbene, con il mio ufficio tecnico concordavo anche per le urgenze sempre una gara regolare. Anche la ditta chiamata ad intervenire di notte per un ponte che crollava su un fiume non era mai sola: ve n'erano


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almeno cinque! Quindi, quali affidamenti diretti? Ci sono anche le gare della somma urgenza!
Passata l'urgenza, si procedeva poi ad un affidamento ulteriore con bando di gara.
Cancellate l'articolo 2: è una vergogna! Del resto, dovreste preoccuparvi, perché sul provvedimento non vi è più la firma del Ministro Di Pietro, che conosce tante cose, ha anche un certo intuito e ha capito che intorno al decreto-legge non spira un'aria buona!
Probabilmente lunedì presenterete un maxiemendamento sul quale porrete la fiducia. Passando all'articolo 4, ritenete possibile risolvere la raccolta differenziata in Campania ricorrendo ai consorzi di bacino? I consorzi sono un'autentica vergogna, l'immagine deteriore e più deleteria della regione Campania e spesso non sono in grado neanche di svolgere servizi ordinari. Immaginiamo cosa succederebbe se la raccolta differenziata, secondo i «grandi» canoni dei Verdi e della sinistra, venisse affidata ai consorzi di bacino! I pochi comuni nei quali la raccolta differenziata sta procedendo bene, in Campania, sono quelli che hanno affidato il servizio - così come prevede la legge, così come Dio comanda e come sostengono i vecchi segretari comunali - con regolari gare d'appalto.
Chiudo l'intervento - sperando di aver rispettato i tempi - con la questione della Tarsu: vi sarebbero tante cose da dire al riguardo, ma possiamo mai aumentarla nel momento in cui le strade sono invase da rifiuti? Se vogliamo aiutare il ritorno alla normalità, dobbiamo prima cominciare a risolvere il problema dello smaltimento e solo dopo adeguare i canoni.
Non siamo, tanto per intenderci, per l'abolizione della tassa del macinato, ma per avviare bene la fase virtuosa; ai Comuni serve un iniziale sostegno finanziario da parte del Governo.
L'augurio mio e del gruppo di Forza Italia è che il relatore, gli amici della maggioranza seduti su questi banchi, che ci ascoltano, e il Governo, che è presente, possano recepire le nostre indicazioni, volte a migliorare un decreto che, se resta nei termini in cui è stato proposto, può far diventare ancora più drammatica l'emergenza rifiuti della regione Campania.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mazzoni. Ne ha facoltà.

ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, colleghi, il gruppo UDC ha presentato, per essere coerenti con la posizione di contrarietà al provvedimento in esame, un numero abbastanza consistente di emendamenti soppressivi, parzialmente soppressivi e correttivi del decreto-legge, al fine di indicare la strada che per noi sarebbe da percorrere.
Si tratta di emendamenti integralmente soppressivi, perché riteniamo che il decreto-legge dovrebbe essere totalmente ripensato dal Governo; di emendamenti parzialmente soppressivi, perché almeno le parti più scandalose, quelle che sono evidentemente illegittime, se non addirittura incostituzionali, andrebbero eliminate, per riuscire a tornare nei ranghi della responsabilità istituzionale che dovremmo tutti i giorni interpretare; e di emendamenti modificativi e correttivi, che cercano, nei limiti del possibile, ma con poche speranze, di correggere e migliorare il testo del provvedimento in esame.
Svolgerò sicuramente alcune considerazioni aggiuntive rispetto a quanto ho già detto ieri sera in sede di discussione generale, ma prima di sviluppare queste considerazioni, alle quali non intendo sottrarmi, vorrei rivolgere alcune domande alla Presidenza, immaginando che le risposte mi possano pervenire in un momento successivo: quanto costa una seduta come quella che stiamo tenendo oggi? Che danno ulteriore arreca al nostro sistema, già così oneroso e onerato?
Noi dell'UDC, e gli altri colleghi che sono intervenuti, siamo qui a discutere responsabilmente, ancora una volta, per tentare di sviluppare quella forma di dialogo costruttivo che dovrebbe svolgersi quotidianamente all'interno delle aule parlamentari, ma in realtà stiamo partecipando


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ad una farsa e lo sappiamo tutti. Questa seduta è inutile, come la Presidenza ed il rappresentante del Governo sanno. Sono costi inutili, perché sappiamo che lunedì il Governo ha già deciso di porre la questione di fiducia sul provvedimento, l'ennesima questione di fiducia su un ennesimo decreto-legge, che è profondamente contestabile.
Vorrei saperlo, quindi, per fornire ai cittadini un'ulteriore cifra con la quale cercare di fare due conti rispetto all'incapacità di buona amministrazione che il Governo sta dimostrando.
Gli emendamenti soppressivi che abbiamo presentato sono rivolti sicuramente all'articolo 1. Riteniamo, infatti, che l'articolo 1, definito ieri sera dal collega Margiotta come il pilastro del provvedimento in esame - sia la parte più deprecabile del decreto-legge e sicuramente da cancellare.
Vi è un'indicazione dei siti per decreto-legge. Era necessario un atto amministrativo, che era di competenza della regione, ovvero del Commissario, ma, in presenza di un'incapacità a provvedere ad un normale atto di esecuzione amministrativa, interviene addirittura il Governo con un decreto-legge, individuando alcuni siti senza motivazione e senza alcun tipo di valutazione di merito, tecnica o scientifica.
Si tratta, peraltro, sempre degli stessi siti, già saturi, già utilizzati, addirittura sottoposti a provvedimenti giudiziari di sequestro, a rischio per la salute dei cittadini.
L'articolo 1 contiene una previsione che riteniamo incostituzionale, perché, tra l'altro, il decreto-legge immagina di portarla a compimento superando i limiti imposti dalla legge.
È espressamente previsto nell'articolo 1 che le azioni, le iniziative, gli atti del commissario potranno essere realizzati in deroga alla normativa paesaggistica e alla normativa in materia di tutela della salute e dell'integrità dei cittadini. Pertanto, è una norma sicuramente incostituzionale, che in prima battuta vorremmo fosse soppressa: vorremmo che ritornassero al di Commissario - per il tempo che gli residua, fino al 31 dicembre - i compiti di individuazione, secondo quei criteri di concertazione e di cognizione che producono una conoscenza del territorio, indispensabile all'individuazione più opportuna dei siti di discarica.
Per quanto riguarda l'articolo 2, abbiamo presentato alcune proposte emendative. L'articolo 2 in questione decreto prevede la possibilità che il commissario proceda all'affidamento del servizio di gestione dei rifiuti, in deroga alla normativa europea e nazionale sulle gare, quindi con affidamenti diretti, incontrollati, con la sola salvaguardia della regolarità delle certificazioni antimafia, ma è poca cosa rispetto alle tante nebulose che si addensano oggi su questo sistema di affidamento dei lavori.
Proprio oggi, è su tutti i giornali la vicenda che riguarda la società che in questi anni ha gestito e continua a gestire il comparto dei rifiuti in Campania, l'Impregilo - che con le sue società collegate (la FIBE, la FIBE Campania, la FIBE Impianti) ha gestito in maniera incontrollata i rifiuti in Campania -, addirittura incaricata dal presidente Bassolino di redigere il piano per la gestione ordinaria dei rifiuti nella nostra regione. Intanto, noi continuiamo ad incaricare con decreto il commissario di continuare ad affidare a soggetti terzi, senza alcun controllo, questo delicatissimo settore. Pertanto, chiediamo che questa parte venga soppressa.
Sempre nell'articolo 2, è prevista l'attribuzione al Commissario del potere di requisire i siti, in dispregio della normativa vigente sulla requisizione dei siti e della conseguente previsione del procedimento per indennizzare i proprietari dei siti stessi. Da ultimo, sempre nell'articolo 2, viene previsto il superamento anche dei vincoli posti dall'autorità giudiziaria. Le nostre proposte emendative tendono a sanare queste forme gravi di illegittimità e che speriamo comunque che trovino ascolto da parte dei rappresentanti del Governo.
All'articolo 4 riteniamo, con le nostre proposte emendative, di introdurre l'indispensabile previsione di condizioni per


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l'affidamento del servizio di raccolta differenziata ai consorzi, perché nello stesso articolo il presente decreto stabilisce l'obbligo, da parte dei comuni, di avvalersi esclusivamente dei consorzi per la gestione del servizio di raccolta differenziata. Questa obbligatorietà, in assenza della previsione di condizioni per la regolazione del rapporto tra il comune e il consorzio, è sicuramente un gravissimo limite e un gravissimo rischio, perché non si possono rendere i comuni ostaggio di tali strutture (le quali peraltro non hanno funzionato, sono state commissariate e quindi non sono sicuramente l'interlocutore migliore al quale consegnare le nostre già disagiate amministrazioni comunali).
Inoltre, si aggiungono delle previsioni che tendono a ristabilire una gestione combinata della raccolta differenziata con quella indifferenziata, partendo da una vicenda che si è verificata in queste ultime settimane in Campania e che ha dimostrato la fragilità delle disposizioni contenute nel decreto in esame. Si tratta di una vicenda verificatasi nel comune di Caserta: in occasione del bando di gara per la raccolta e per la gestione dei rifiuti non differenziati, non si è presentato nessuno, non ha partecipato nessuno. Infatti, è evidente che la raccolta indifferenziata, quindi del tal quale, è antieconomica se non è combinata alla possibilità per una qualunque società o impresa privata di gestire anche il settore del rifiuto differenziato. Si tratta, insomma, di emendamenti correttivi e migliorativi del testo che ci viene proposto.
Per quanto riguarda l'articolo 6, non abbiamo presentato emendamenti perché riteniamo che la disposizione in questione rappresenti la parte buona del provvedimento in esame, ed è quanto avevamo proposto, come UDC, anche in occasione della discussione del precedente decreto, ovverosia la possibilità di coinvolgere direttamente i presidenti delle province. Si tratta di un modo per ridurre i costi della gestione commissariale e per consentire, senza sprechi di denaro in consulenze, una conoscenza diretta ed immediata dei territori sui quali intervenire per la pianificazione della gestione dei rifiuti. Riteniamo pertanto che finalmente si sia giunti, con tale articolo, a coinvolgere in maniera diretta i presidenti delle province, anticipando il percorso di «provincializzazione» della gestione ordinaria.
Nell'articolo 7, su cui abbiamo tentato al Senato una battaglia, che non abbiamo vinto, si stabilisce la possibilità e si indica all'amministratore regionale la strada dell'aumento della tassa per lo smaltimento dei rifiuti, per coprire finanziariamente tutte le previsioni contenute negli articoli precedenti del decreto in esame; in altre parole, per coprire tutte le inefficienze che si sono registrate e alle quali il Governo ritiene di rispondere con questa disciplina straordinaria, esonerando quindi gli amministratori regionali dalle responsabilità più che evidenti, anche se purtroppo non ancora accertate in maniera definitiva.
La tassa è a carico dei cittadini, i quali quindi dovranno pagare anche di più di quanto hanno pagato fino ad oggi per un servizio che non hanno mai ottenuto: dal mio punto di vista, anche questa norma, pur non essendo stato rilevato nelle pregiudiziali di costituzionalità, è incostituzionale, perché la tassa è un onere che può essere caricato sulle spalle del cittadino solo se direttamente relazionato all'erogazione di un servizio. In questo caso non abbiamo mai avuto l'erogazione di un servizio né avremo sicuramente, di qui ai prossimi mesi, l'erogazione di quel servizio alle condizioni e con le modalità con le quali dovrebbe essere reso in un sistema civile e in un sistema-paese normale.
Noi speriamo che il Governo presti attenzione ai nostri emendamenti e al nostro sforzo di collaborazione, che in questo modo rappresentiamo in Assemblea.
Comprendo la posizione dei colleghi della maggioranza, e ricordo al collega Scotto, il quale suggeriva la strada del ritorno all'ordinario dopo questa ennesima proroga, che non è mai consigliabile rinviare a domani quello che si può fare oggi. Da diversi anni, noi chiediamo il ritorno all'ordinario e riteniamo che sia l'unica strada percorribile per tentare di rientrare


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nei ranghi, nella regione Campania. Eppure, ancora oggi, in quest'aula, una richiesta assolutamente inaccoglibile del Governo, formulata con il decreto in esame, secondo la quale si realizzerà - ancora una volta domani - il detto ritorno alla gestione ordinaria.
Non credo che «domani», alla scadenza del 31 dicembre 2007, si vedrà finalmente realizzare l'obiettivo di buona e sana amministrazione, perché sono convinta che, visto come è impostata la linea di gestione del Governo in questo decreto-legge, il 31 dicembre 2007 saremo ancora in quest'Assemblea a discutere di un'eventuale ennesima proroga nei confronti di questo o di altro Commissario per la gestione dei rifiuti in Campania.
Credo che per tali fatti dovrebbe pagare chi ha mancato di esercitare le proprie funzioni, che le responsabilità dovrebbero essere accertate e dovrebbero emergere.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Mazzoni.

ERMINIA MAZZONI. Purtroppo, dobbiamo rivolgerci alla magistratura e sperare che essa svolga questo compito, perché una responsabilità politica, morale ed etica fino ad oggi non si è registrata. Nessuno ha avuto il coraggio, come avviene nei Paesi civili, di fare un passo indietro rispetto al disastro nel quale è stata condotta la nostra regione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Laurini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO LAURINI. Signor Presidente, mentre oggi, in un'aula ormai deserta e in un'atmosfera che non esito a definire kafkiana, continuiamo stoicamente a fare denunce forti ma inutili, riflessioni profonde ma assolutamente inascoltate dalla maggioranza, proiettata oramai verso la questione di fiducia che il Governo porrà la prossima settimana con un maxiemendamento, la questione emergenza rifiuti in Campania ha avuto, oggi, un ulteriore sussulto mediatico.
Infatti, da un lato, è «rimbalzata» da Bruxelles la notizia che la Commissione europea, preoccupata della grave situazione in Campania, prospetta l'avvio di una procedura di infrazione a carico dell'Italia per il mancato rispetto della direttiva sui rifiuti, in un'epoca in cui gli strumenti e i sistemi per risolvere il problema sono ormai noti, diffusi, utilizzati in tutto il mondo. Dall'altro lato, si è appresa la notizia del precipitare della vicenda giudiziaria napoletana per fatti gravissimi, connessi all'intreccio tra politica e malaffare nel settore dello smaltimento dei rifiuti, con il rinvio a giudizio di esponenti del più alto livello politico-istituzionale regionale.
In questa situazione, nella quale i parlamentari campani si sono visti respingere la mozione Bondi ed altri n. 1-00170, che impegnava il Governo su punti fondamentali e, direi, minimali, per cominciare a uscire dall'emergenza, è utile per tutti completare il quadro e lo sfondo nel quale si colloca l'attuale emergenza, che affonda le sue radici negli anni Settanta, quando la regione Campania, alla sua prima legislatura, approvò il 19 novembre 1973 la legge n. 23, intitolata «Finanziamenti regionali per la costruzione, ampliamento e completamento di impianti per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani».
La regione Campania, allora a guida pentapartitica, fu tra le prime in Italia a varare un'organica normativa in questo delicato settore, in un periodo in cui il problema del corretto smaltimento dei rifiuti cominciava già a porsi. La legge fu approvata da quel consiglio regionale, nel quale era stato eletto per la prima volta, ad Avellino, l'allora giovane funzionario del partito comunista Antonio Bassolino, destinato poi a divenire, prima, sindaco di Napoli e, poi, governatore e Commissario straordinario per lo smaltimento di rifiuti.
Oggi, a distanza di trentaquattro anni, dobbiamo con profonda amarezza rilevare che, se quei tredici articoli approvati dal legislatore regionale del 1973 fossero stati applicati puntualmente, la comunità campana avrebbe evitato di vivere in questi anni drammaticamente tra i rifiuti. Sarebbero


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stati evitati enormi sprechi di risorse locali e nazionali e si sarebbe evitata una grande vergogna, ribaltata sugli organi di comunicazione di tutto il mondo, con comprensibili ed enormi danni al turismo e all'immagine del nostro Paese e di una città che, dall'essere la più grande e importante capitale europea, con il suo centro storico patrimonio dell'umanità protetto dall'Unesco, è degradata ad uno dei luoghi più infrequentabili del mondo.
È necessario guardare un momento al passato, anche solo un attimo, a ciò che è avvenuto negli ultimi trent'anni. Richiamandomi alla citazione di Goethe - fatta da Mario Pepe in ricordo di Ernest Renan - il quale scrisse che «i veri uomini di progresso sono quelli che sanno guardare al passato», aggiungo che guardare al passato aiuta a individuare negligenze e responsabilità politiche, amministrative e penali, senza fare superficialmente di ogni erba un fascio, come ricordato anche questa mattina. Fare un cocktail di tutte queste cose, infatti, non aiuta ad uscire dall'emergenza, come non aiuta affatto il decreto-legge di cui discutiamo, che è assolutamente inadeguato. Esso, infatti, ripete errori tragici sulla filosofia e sulle modalità dell'intervento, annacquando ancora una volta poteri e responsabilità, paralizzati e confusi, tra i diversi livelli, impedendo al commissario di operare con l'autonomia e la prontezza indispensabili.
Il giudizio, quindi, non può che essere del tutto negativo. Resta la speranza che, all'ultimo momento, la maggioranza e, soprattutto, il Governo cambino rotta. È il nostro augurio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tortoli. Ne ha facoltà.

ROBERTO TORTOLI. Signor Presidente, siamo di fronte ad un disastro ambientale, sanitario, finanziario, di legalità e di credibilità politica. Di fronte a tutti questi disastri, ci troviamo a ripetere un inutile rituale.
L'ultima volta che è stato convertito un decreto-legge sull'emergenza Campania è stato sei mesi fa; sono tredici anni che si parla di emergenza rifiuti in Campania. La politica non ha trovato il sistema di risolvere l'emergenza ed essa si è vendicata diventando «sistema».
Non mi addentrerò sulle proposte emendative, né sul complesso del provvedimento in esame, perché esso, dopo tredici anni dall'inizio dell'emergenza, è già sbagliato per come viene partorito dalla maggioranza. Essa sembra non rendersi conto dei citati disastri, che sono sotto gli occhi non solo di tutti gli italiani, ma di tutti gli europei e, probabilmente, anche di tutto il mondo.
Il provvedimento in esame, minimale, inutile, ripetitivo, probabilmente anche peggiorato - perché si è diminuita la responsabilità di alcuni attori che devono gestire l'emergenza -, è figlio dell'incapacità di chi governa il Paese di capire che siamo arrivati a un momento drammatico, in cui non è più credibile rimandare per altri sei mesi o, comunque, ripetere gli stessi errori commessi nel passato.
Che il disastro ambientale sia reale e complesso, lo denunciano tutti i fatti che si verificano ogni giorno; ne è dimostrazione la disperazione della popolazione, che finisce per fare a se stessa danni ulteriori, rispetto a quelli che già esistono.
La regione è incapace di uscire da un disastro ecologico sempre più vasto, che non vede fine; nella migliore delle ipotesi, il giorno in cui si dovesse trovare il bandolo della matassa, essa avrà di fronte a sé anni e anni ancora, prima di poter chiudere la fase di emergenza.
Ci troviamo, inoltre, di fronte a un disastro sanitario che peggiora ancora di più quello ambientale e che non si limita a danneggiare la popolazione, ad inquietare, a peggiorare la condizione di qualità della vita di un'intera popolazione regionale.
Se si considera che il nostro è il settimo, l'ottavo Paese industrializzato del mondo e che, all'inizio del terzo millennio, dovrebbe essere in grado di garantire ai propri cittadini un livello di qualità della vita notevole, oggi viviamo il dramma di una popolazione - come quella di Napoli


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e della Campania in genere - alla quale, invece, affidiamo una qualità della vita ridotta.
La soluzione di tale problema non è più procrastinabile. Si tratta di un disastro sanitario che va a toccare, probabilmente, anche i prodotti tipici di quella regione e noi seguitiamo nel balletto rituale di rinvio, di proroga di questo minimale provvedimento.
Per non parlare del disastro finanziario! Milleottocento miliardi spesi per l'emergenza Campania! Milleottocento miliardi spesi male! La Corte dei conti sottolinea che il 21 per cento di tale somma è stato speso in stipendi, quindi in qualcosa di assolutamente non strutturale per risolvere il problema.
È un disastro finanziario che il nostro Paese non si può permettere di prorogare, se non con obiettivi che portino alla soluzione del disastro ambientale. Ma non si vede assolutamente alcuna possibilità di soluzione, se non si riesce a fare un piano organico per quanto riguarda la gestione dei rifiuti in quella regione, con la difficoltà e l'impossibilità di aprire nuove discariche, con la mancanza degli impianti necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti, con la raccolta differenziata che non presenta quelle caratteristiche necessarie a risolvere il problema e che, comunque, non risolverebbe il problema laddove non si fosse capaci - come dicevo - di chiudere il cerchio della gestione dello smaltimento dei rifiuti.
Vi è anche un disastro di legalità che, ogni giorno, appare sempre più evidente, con la magistratura che comincia ad allargarsi nelle sue inchieste sempre più mirate e precise, che stanno facendo venire alla luce, in maniera palese e sempre di più, l'ingerenza della politica e la commistione tra politica, affari, problemi dell'ambiente e gestione dei rifiuti.
Si tratta di un'illegalità diffusa che peggiora ulteriormente l'immagine di un territorio come quello intorno a Napoli, che deve essere, invece, tutelato sempre di più dalla politica locale e anche da quella nazionale.
Tuttavia, probabilmente, il più grande disastro è quello della credibilità politica.
Per tale motivo, ritengo particolarmente grave l'incapacità di questa maggioranza di ascoltare l'opposizione, di sedersi ad un tavolo a riflettere su come uscire veramente, una volta per tutte, da questa emergenza.
Il disastro della credibilità politica è l'aspetto più grave. L'altro giorno Bertolaso è stato aggredito dalla popolazione, ma Bertolaso rappresentava noi. Siamo stati noi, in qualità di istituzione centrale, ad aver conferito a Bertolaso il compito di risolvere il problema dell'emergenza in Campania e, pertanto, hanno aggredito noi! Chi aggrediva, in un certo senso, era stato istigato da noi! Per anni abbiamo raccontato delle bugie ad una popolazione che oggi è disperata e che, quindi, giustamente si ribella, perché non ha capito né le cause né gli effetti del disastro, né dove si va, né come si può risolvere il problema.
Quindi, siamo stati noi gli aggressori e gli aggrediti, ma dirò di più, lo saremo ancora, se non usciamo dall'equivoco e dall'incapacità di affrontare seriamente un disastro vero, non fittizio, enorme, che deteriora l'immagine del nostro Paese nel mondo!
Una volta ci sentivamo derisi, quando l'Italia era rappresentata con «spaghetti e mandolino» o Napoli con la «pizza»; il rischio è che d'ora in avanti saremo rappresentati con i rifiuti, e quei cumuli di immondizia che devastano la Campania sono un monumento alla politica!
Mi meraviglio che Pecoraro Scanio stia ancora negli uffici del Ministero dell'ambiente: se ne dovrebbe andare a Napoli e non tornare a Roma fino a che non abbia trovato una soluzione al problema della sua regione.
Ieri, da fonti Ansa, ho appreso che il Ministro Pecoraro Scanio ha parlato di tutto: ha ritirato fuori l'elettrosmog, ha parlato del 20 per cento di erosione delle coste in Sicilia, ha parlato di acque, di aria, di «aria fritta».
Pecoraro Scanio dovrebbe recarsi a Napoli, nella sua regione, per risolvere il problema dell'emergenza rifiuti in Campania,


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senza ripetere qui questo inutile rituale! Dovrebbe sentire sulla sua pelle la vergogna della sua regione, che non riesce a uscire da tale impasse drammatico che ne inquina l'immagine. Dovrebbe rimanere, ripeto, a Napoli - non a Roma - per risolvere il problema, perché quei cumuli di immondizia, se sono il monumento che si merita una politica con la «p» minuscola in campo ambientale, ma non solo, sono, in particolare, il monumento di questo Ministro del gruppo dei Verdi che non si deve nemmeno permettere di parlare di problemi ambientali diversi da quelli dell'emergenza rifiuti in Campania. Risolva tale emergenza e chieda a tutti di partecipare alla soluzione del problema! Tutti dobbiamo assumerci le nostre responsabilità!
Non mi riferisco né a Bassolino né alla gestione della sinistra in Campania: quando in un Paese nascono problemi di tale portata, la responsabilità è di tutti!
È anche troppo facile attribuire la responsabilità a qualcuno; probabilmente qualcuno ce l'ha: anche la magistratura sta indagando su questo «qualcuno», ma si tratta di responsabilità più specifiche. La responsabilità è politica in un Paese che non riesce a risolvere problemi ambientali che sono stati risolti in tutti i Paesi del mondo e che sono stati risolti anche in alcune parti d'Italia come a Brescia, per esempio.
Brescia è considerata la città che ha l'impianto di termovalorizzazione più efficiente del mondo; è il migliore in senso assoluto, per efficienza e per immissioni nell'aria.
Contemporaneamente siamo di fronte allo scandalo dell'emergenza rifiuti in Campania, che cerchiamo di risolvere in tutte le maniere, inviandoli in Romania, pagando la Germania, perché li prenda, con il nord che, a questo punto, si rifiuta di collaborare, dopo tredici anni di mancanza di soluzione del problema.
La responsabilità è di tutti; è un disastro reale della nostra immagine politica! Quando si parla di casta, si parla di questo: non si ha più la capacità di risolvere i problemi. La politica ha bisogno di un sistema binario: «sì» o «no», in mezzo non vi è nulla. Non vi sono le fantasie o i tentativi disperati di mediazione o di aggiungere responsabilità a responsabilità che non ci sono. Quando abbiamo conferito a Bertolaso l'incarico di Commissario in Campania, abbiamo giocato l'ultima disperata carta, perché in ordine a Bertolaso c'era da parte di tutti la condivisione sul fatto che ci trovavamo di fronte a un personaggio capace che ci rappresentava.
È un anno che Bertolaso - ma siamo noi a farlo, non è lui, perché Bertolaso rappresenta noi - racconta favole: l'anno scorso ha affermato che, in dieci giorni, si sarebbe risolto il problema. Un paio di settimane fa ha ripetuto che il problema della Campania sarà risolto tra venti giorni. Ora si lamenta perché non ha i poteri per svolgere il suo ruolo.
Questo è il vero disastro: la nostra incapacità di guardarci negli occhi, anche tra maggioranza ed opposizione, per affrontare un problema che è di tutti, del nostro Paese, risolvendolo in una maniera seria, anche perché in questo modo gli italiani non concederanno mai la loro fiducia né a voi né a noi!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO RUSSO. Signor Presidente, tenterei pacatamente di cercare di comprendere a cosa serva, non il dibattito che stiamo svolgendo, ma il provvedimento sul quale stiamo ragionando.
Esso serve più o meno a quello a cui serviva il decreto-legge dell'ottobre scorso, quello dell'ottobre 2006. Quindi, in buona sostanza, questo provvedimento non serve a nulla. Quel decreto-legge a nulla serviva, lo dicemmo, e a nulla è servito: non è stato utilizzato per un'azione di sensibilità ambientale o per fare impianti, non è stato utilizzato per fare nulla!
Questo provvedimento non serve a niente perché, se fosse stato funzionale all'emergenza, appena approvato dal Consiglio dei ministri e quindi vigente, avrebbero consentito l'esercizio di alcune attività,


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per esempio la realizzazione delle quattro discariche indicate nell'articolo 1. Che vergogna! Un Governo nazionale, un Parlamento che si deve preoccupare di attività che, in genere, vengono svolte sui territori: indicare i luoghi dove smaltire i rifiuti!
Ebbene, ormai questo decreto-legge, è in vigore da quarantotto giorni e da quarantotto giorni non una, dico non una, delle quattro discariche interessate dall'articolo 1 è stata allestita, messa in programmazione o organizzata, né mai saranno utilizzate. Nessuna delle quattro discariche!
A nulla, quindi, serve il decreto-legge, la cui conversione è in esame: è una sorta di pannicello caldo che rappresenta più un tentativo di catarsi, di pulizia della propria anima, come se si volesse dimostrare che qualche cosa si è fatto, anche se male ed inutilmente.
Questo per quanto riguarda l'inutilità del decreto. Il provvedimento risulta poi dannoso, perché presenta alcuni riferimenti incomprensibili ed illogici che non hanno alcuna attinenza con lo stato dei luoghi e dell'arte. Mi riferisco ad uno in particolare: si vuole, attraverso il decreto, individuare una soluzione per il trattamento delle ecoballe prodotte, chissà perché, a partire dal 15 dicembre 2005; come se quelle prodotte il 14 dicembre, prodotte oggi o prodotte domani avessero un loro destino! La verità è che, senza una ragione propria, si tenta di fare altri pasticci, cercando di individuare improbabili soluzioni, il più delle volte costose, con lauti appalti; speriamo che la norma presente nel decreto e che consente l'affidamento attraverso la somma urgenza non verrà mai utilizzata, altrimenti alle sollecitazioni che provengono dall'Unione europea per la grave crisi sanitaria e ambientale che abbiamo determinato si aggiungeranno ulteriori sollecitazioni derivanti dalla scarsa trasparenza delle nostre procedure di affidamento.
Una soluzione va individuata per le ecoballe, ma deve essere una soluzione ad alta tecnologia che davvero costi poco. Per quanto riguarda le ecoballe, credo che ormai viaggiamo sul numero di circa 6 milioni di tonnellate: ragioniamo insomma di numeri epocali.
Se solo volessimo spostare tali ecoballe per trattarle, come dicono alcuni scienziati, o additivizzarle, come dicono altri ambientalisti, occorrerebbe qualcosa come 300 mila automezzi. Un'opera ciclopica, una delle più grandi opere mai realizzate dal punto di vista del risanamento ambientale; passeremmo alla storia per un'opera del genere, come i costruttori della muraglia cinese, un'opera che non ha dimensioni corrispondenti nella storia moderna. Eppure, vi è qualcuno che ancora crede a questa possibilità.
Il decreto-legge è anche incostituzionale. Addirittura prevede la possibilità di utilizzare discariche sottoposte a sequestro da parte dell'autorità giudiziaria. Voglio soltanto che riflettiate su un dato: perché quelle aree, quelle discariche erano state sequestrate? Immagino perché è in corso un'indagine della magistratura. Voi pensate che oggi non vi sia una condizione di inquinamento delle prove, se venissero utilizzate impropriamente quelle discariche? Non avremmo reso un servigio o, meglio, non avreste reso un servigio agli inquinatori di professione? Credo di sì.
Il Governo e la maggioranza sempre più diventano complici di ecocriminali ed ecoinquinatori, intervenendo in via d'urgenza e determinando guasti su guasti.
Ma non parliamo delle responsabilità passate. Vorrei essere molto chiaro: è evidente che le responsabilità politiche sono di Bassolino e del centrosinistra, mentre le responsabilità penali vengono individuate in altra sede. Vorrei, invece, ragionare sulle responsabilità attribuibili alla maggioranza di Governo ed al Governo nell'ultimo anno.
Mi spiegate cosa avete fatto nell'ultimo anno, quale passo in avanti è stato compiuto, cosa si è fatto in più negli ultimi dodici mesi? Altra cosa, lo ripeto, è la responsabilità politica del presidente Bassolino. Spiegatemi voi quali sono gli indirizzi, le indicazioni, cosa avete consentito che il direttore Bertolaso facesse!


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Si è forse individuato un piano regionale o un qualche piano provinciale? Avete forse consigliato a qualche grande città - i cui amministratori, peraltro, sono tutti vostri colleghi ed amici di partito, illuminati esponenti dei nuovi partiti che stanno nascendo - di mettere in piedi una saggia raccolta differenziata e uno straccio di piano? Avete forse consigliato alla città di Napoli di fare qualcosa? O pensava, quel sindaco, che il problema potesse essere risolto trasferendo - magari nottetempo, come ebbe a fare nel caso dei Rom - i rifiuti in Romania? Nessuno di voi ha spiegato a quel sindaco che l'etica ambientale imporrebbe saggiamente di non trasferire i rifiuti nei Paesi la cui sensibilità ambientale non è elevata?
Si ha dunque la sensazione che, in qualche modo, siate in competizione con la criminalità organizzata, poiché essa fa la stessa cosa: trasferisce flussi di rifiuti speciali nei Paesi a minore sensibilità ambientale (le ultime rotte sono verso il sud-est asiatico). Questa è l'unica grande invenzione che è giunta dal mondo della politica del centrosinistra campano!
Il centrodestra ed io vi avevamo già avvisato, dieci mesi fa, che la triarchia non funziona: non funziona in condizioni ordinarie, figurarsi in condizioni emergenziali! Dicemmo che non funzionava e non poteva funzionare: ed ovviamente essa ha prodotto risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Dunque - immagino sollecitati dai campanelli che giungevano tempestivamente alle vostre orecchie dalle procure campane -, avete trasformato la triarchia in diarchia. Ma la musica non cambierà: resterà il consueto braccio di ferro.
In questi mesi, abbiamo assistito ad un combattimento permanente fra Bertolaso ed un ministro. Addirittura, il Presidente del Consiglio ha dovuto più volte - a Napoli, a Caserta, e poi a palazzo Chigi - incontrare il direttore Bertolaso per convincerlo a stare tranquillo, perché aveva l'appoggio di tutti, perché quel ministro contava e non contava, e vi sarebbe stata una soluzione politica. Ma la soluzione politica che è poi giunta non ha reso ragione alla gravità della situazione: essa ha di fatto prodotto una condizione di paralisi assoluta e totale.
Mi chiedo dunque: essendo sommersi dai rifiuti, cosa ci si potrebbe aspettare da un Governo non imbambolato, com'è questo, dai veti e dai diktat delle varie anime della maggioranza? Io mi aspetterei un sussulto di orgoglio e di amore per quelle terre. Rafforzare Bertolaso, riducendo eventualmente la durata temporale della sua azione: così si affrontano le emergenze. Si sarebbe dovuto dire: «Faccia tutto quel che è necessario e presto restituisca i poteri alla gestione ordinaria!»; così si opera normalmente nel mondo. Voi, invece, adoperate un metodo esattamente opposto: strumentalizzate la grande professionalità di un funzionario dello Stato, spalmando la sua azione nel corso del tempo e attribuendogli una serie di poteri, ma subordinandoli sempre alla frequentazione ed al via libera dei santuari della politica campana, quegli stessi santuari che sono i responsabili delle emergenze in corso.
Il risultato è che ormai i rifiuti hanno raggiunto le centinaia di migliaia di tonnellate e sono sparsi ovunque, e ancora oggi, al cospetto di tale gravità, presentate un provvedimento con il quale lo si imbriglia, lo si ammanetta, lo si imbavaglia, lo si frena e, di fatto, lo si paralizza. Costringendolo, pertanto, a fare cosa? Esternazioni sui giornali. Le avete lette? «Io vivo alla giornata», ha detto, «navigo a vista», «il mio piano è stato fermato». Ma fermato da chi? Dai veti, dai diktat, dalle consorterie politiche. Egli pietisce con il cappello in mano un consenso che evidentemente non c'era, non c'è stato e non potrà esserci.
Non poteva funzionare tale sistema, voi lo sapevate. Ciononostante, colpevolmente siete andati avanti su questa strada e ciecamente perseverate in questo errore. Non vorrei apparire in controtendenza rispetto a tutte le dichiarazioni che ho ascoltato a proposito della vile aggressione di Ariano Irpino al Commissario Bertolaso, ma essa è figlia del primo e del secondo decreto-legge, i quali non forniscono


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autorevolezza e autonomia al Commissario Bertolaso. Pertanto, era evidente che il segnale che si dava era di tale genere: «ecco il capro espiatorio, prendetevela con lui!»
Per questa ragione, gli emendamenti da noi presentati cercano di modificare la sostanza di questo provvedimento al fine di renderlo più capace di rispondere direttamente ai bisogni dei cittadini campani: togliere i rifiuti dalla strada ed essere trattati in modo civile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carfagna. Ne ha facoltà.

MARIA ROSARIA CARFAGNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo ennesimo decreto-legge si prosegue con la logica dell'emergenza, senza riuscire ad individuare il vero obiettivo per il superamento della questione rifiuti. Questo modo di confrontarsi con un disastro simile elimina anche quella sottile speranza che ancora qualcuno, in Campania e in Italia, nutre riguardo alla soluzione di un dramma nel quale ormai viviamo da troppo tempo.
Forse i rappresentanti del Governo, anziché continuare a litigare e a sprecare tempo per cercare di trovare un equilibrio all'interno di una coalizione che ha posizioni tra loro inconciliabili, bene farebbero a venire in Campania, a rendersi conto, a toccare con mano, a verificare una realtà invivibile e delle condizioni di vita che ormai generano una situazione che è gravemente dannosa per l'ambiente, ma soprattutto per la salute dei cittadini.
La Campania, purtroppo, non ha risolto e non risolverà in tempi brevi questo annoso problema, perché chi l'ha governata ha preferito gestire il potere quotidiano, fatto di nomine, di consulenze, di assunzioni, di viaggi di rappresentanza e di sedi all'estero che costano una somma enorme, anziché governare pensando al futuro, predisponendo e attuando dei progetti necessari per il riscatto di una regione condannata ad uno stato di agonia.
L'emergenza rifiuti si risolve e deve essere risolta con l'adozione di due misure: da un lato, la costruzione di impianti di termovalorizzazione e, dall'altro, l'incentivazione della raccolta differenziata. Su questi due punti - è sotto gli occhi di tutti, purtroppo - il centrosinistra, in Campania, ha fallito del tutto. Gli impianti di termovalorizzazione, che il centrodestra aveva progettato, sono stati sopraffatti dalla logica delle discariche, dove si annidano affarismo e criminalità organizzata.
Quanto alla raccolta differenziata, in Campania siamo tra l'8 e il 10 per cento, mentre in Italia si è al 24 per cento. Ciò è accaduto perché non si è fatto leva sulla coscienza civica dei cittadini, che vanno incentivati alla raccolta differenziata con sconti consistenti sulla tassa dei rifiuti, come è accaduto in un comune del salernitano che costituisce una sorta di oasi felice in Campania. Mi riferisco al comune di Mercato San Severino, dove il sindaco la pensa in maniera diversa, ha avviato una raccolta differenziata, per strada non ci sono rifiuti e i cittadini respirano sicuramente un'aria migliore rispetto a quella che i cittadini campani sono costretti a respirare nel resto del territorio campano.
Allora, anziché parlare ai cittadini per convincerli a separare, per esempio, l'umido dal vetro, la plastica dalla carta, il vostro amato Bassolino ha ben pensato di darsi al clientelismo, una attività in cui, bisogna ammetterlo, è imbattibile. Ha assunto ben 2316 persone formalmente per la raccolta differenziata ma che, sostanzialmente, fanno ben altro, visto che la raccolta differenziata in Campania ha raggiunto livelli percentuali bassissimi. Non fanno nulla, percepiscono uno stipendio in cambio del loro voto, di quello della loro famiglia, dei loro amici e degli amici degli amici.
Prima di chiedere al Parlamento di votare il disegno di legge di conversione di questo decreto-legge, credo che il Governo abbia il dovere di spiegare come sono stati spesi in Campania quei due miliardi di euro destinati, a quanto pare solo formalmente, all'emergenza rifiuti. Prima di votare questo decreto-legge, abbiamo il diritto di sapere - vogliamo sapere - come


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pensate di smaltire tutti i rifiuti che al momento sono stoccati in vari siti nelle cosiddette ecoballe.
I problemi che abbiamo davanti credo siano di due tipi: uno di medio periodo, se così si può dire, ed uno di lungo periodo.
Per ciò che riguarda il problema di medio periodo, lo smaltimento dei rifiuti accantonati e di quelli che verranno prodotti, siamo convinti che ci vorranno almeno 5-10 anni per risolverlo. Pertanto, serve chiarezza e sincerità da parte del Governo. È opportuno spiegare ai cittadini che il problema non si risolverà mai, se non verranno costruiti numerosi termovalorizzatori e se non sarà incrementata contestualmente la raccolta differenziata. Allora, dovete dirci quanti impianti intendete costruire, dove e soprattutto in quanto tempo.
Il secondo problema a cui facevo riferimento, quello di lungo periodo e, per certi versi, anche quello di maggiore gravità, riguarda il disastro ambientale e sanitario che questa situazione ha determinato. Le falde acquifere campane sono ormai inquinate, i terreni agricoli sono a rischio, la presenza di diossina nell'aria è elevatissima, i ricoveri per problemi respiratori sono al di sopra della media nazionale, le malformazioni infantili sono pari all'84 per cento in più rispetto al dato italiano, la percentuale di cittadini colpiti da cancro è in vertiginoso aumento. Questi sono dati di fatto spaventosi, ma che voi continuate a nascondere dietro l'assenza di conferme scientifiche di quanto purtroppo emerge.
Quando, tra qualche anno, statistiche e scienza ci confermeranno il danno che avete prodotto sull'ambiente e sulla salute dei cittadini, più che un decreto-legge come quello in esame forse sarà necessaria e più appropriata una risoluzione dell'ONU che condanni Bassolino e gli altri responsabili per crimini contro l'umanità.
Concludo facendovi notare che quello che doveva essere un modello di buon governo della sinistra in Italia si sta rivelando, in realtà, il peggiore sistema clientelare italiano. Il fatto che, ad ogni elezione, in Campania il centrosinistra continui a prendere tanti voti dimostra che non c'è libertà di voto, che il consenso viene estorto, contrattato e che fa leva non sulla libera scelta, ma su prebende, nomine, consulenze e assunzioni.
Quanto sia sempre più grave e delicata la questione in Campania ce lo dice anche una notizia Ansa di ieri sera, relativa ad un provvedimento giudiziario dal quale emerge che Bassolino sarebbe vicino al rinvio a giudizio per truffa relativa al ciclo sullo smaltimento dei rifiuti. Per evidenziare la gravità di queste accuse, leggo soltanto un brevissimo passo di tale agenzia: «Bassolino, come è sottolineato nell'ordinanza del gip Saraceno in riferimento alle imputazioni formulate dai pm, aveva i poteri di sovraintendere e assicurare "la cura e l'attuazione della corretta gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani assimilabili e speciali".
Bassolino, tuttavia, per i pm "non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali assunti dall'ATI, affidataria, in relazione alla gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani in Campania". Omettendo, inoltre, di "promuovere e sollecitare iniziative volte a garantire il rispetto dell'obbligo contrattuale" di ricezione da parte dell'ATI di tutti i rifiuti solidi urbani, e omettendo di "intraprendere iniziative dirette a contestare e comunque impedire le accertate violazioni contrattuali da parte delle società affidatarie"».
La gravità di tali accuse indurrebbe una persona normale e responsabile alle dimissioni spontanee. Bassolino, invece, come ha sempre fatto, se ne infischia, fa finta di nulla o, peggio, non se ne rende conto, anche perché passa le sue giornate immerso in una Napoli che appartiene, purtroppo, soltanto ad una ristretta e più fortunata minoranza. Noi, invece, abbiamo a cuore la Napoli di tutti napoletani e pertanto, oltre ad esprimere la nostra ferma e convinta contrarietà al decreto-legge in esame, esprimiamo, a nome della Campania per bene ed onesta, l'auspicio che, quanto prima, Bassolino e la Jervolino si dimettano per far spazio a chi non ama il potere gestionale, ma sogna e spera


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in un futuro migliore per una delle più belle e più grandi regioni d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere delle Commissioni.

SALVATORE MARGIOTTA, Relatore. Signor Presidente, mi corre innanzitutto l'obbligo di ricordare il parere espresso dalla V Commissione (Bilancio), di cui ieri non avevo dato conto nel corso della mia relazione in quanto lo stesso non era ancora pervenuto. Tale parere è favorevole (nulla osta).
Alla luce delle valutazioni espresse ieri, riteniamo che si debba accelerare il più possibile l'iter del provvedimento e, quindi, evitare un nuovo passaggio al Senato.
La Commissione, pertanto, invita i presentatori a ritirare tutte le proposte emendative presentate, esprimendo, altrimenti, parere contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIAMPAOLO VITTORIO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento di interpellanze urgenti.




(Posizione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2826 )

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, Vannino Chiti. Ne ha facoltà.


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VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Signor Presidente, colleghi, a nome del Governo, a ciò espressamente autorizzato dal Consiglio dei Ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti, nel testo della Commissione identico a quello approvato dal Senato, atto Camera 2826.
Vorrei fare una sola considerazione, a tal proposito. La situazione della Campania, dal punto di vista dei rifiuti, è drammatica; essa è sotto gli occhi di tutti, dell'Italia ed anche dell'Europa. Esistono carenze, contraddizioni - sia storiche sia recenti - e ritardi, nell'attuare un piano di smaltimento dei rifiuti; tutto ciò ha creato una situazione insostenibile. Lo Stato centrale, il Governo, il Parlamento non possono rimanere né insensibili né inerti, e non lo hanno fatto perché sono già intervenuti, nominando un commissario.
Abbiamo il dovere di intervenire in modo ancora più tempestivo ed efficace e la conversione in legge di questo decreto-legge nel minor tempo possibile è diventata imprescindibile, una delle condizioni per poter far fronte a tale situazione.

PRESIDENTE. A seguito della decisione del Governo di porre la questione di fiducia, la Conferenza dei presidenti di gruppo è convocata alle 12 nella biblioteca del Presidente per l'organizzazione del seguito del dibattito.
La seduta riprenderà subito dopo la conclusione di tale riunione.
Sospendo pertanto la seduta.




(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2826 )

 

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Neri. Ne ha facoltà.

SEBASTIANO NERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, è inutile - anche se non del tutto - sottolineare che il Governo non riesce neanche ad adottare provvedimenti, divenuti necessari a seguito di situazioni emergenziali, senza fare ricorso al voto di fiducia.
Ciò non accade, certamente, perché sul tema dell'emergenza rifiuti - come è stata relativamente e impropriamente definita la questione oggetto del provvedimento al nostro esame - ci si sia imbarcati in una sorta di contrapposizione politica, come alcuni rappresentanti del Governo hanno voluto, in qualche modo, palesare falsamente all'opinione pubblica.
Ciò accade, invece, perché, soprattutto quando si tratta di affrontare provvedimenti che devono risolvere i problemi veri del Paese, dare risposte concrete e tradurre il potere di governare nell'arte di governare - saper, cioè, affrontare i problemi per risolverli e non per complicarli o rinviarli nel tempo! - il Governo manifesta non solo la sua totale incapacità a dare anche risposte elementari, che il Paese attende, ma addirittura la sua incapacità a immaginare come i problemi possano essere risolti concretamente.
Se l'emergenza rifiuti in Campania non rischiasse di diventare una vera tragedia per la popolazione - mi domando se solo per caso si tratti di una popolazione meridionale - sarebbe degna della trama di un film dell'indimenticabile Totò.
Infatti, basta leggere il provvedimento in discussione, per passare dalla scoperta dell'acqua calda alla proposta dell'assurdo. Prevedere che, con urgenza, siano reperiti nuovi siti nei quali stoccare i rifiuti prodotti quotidianamente appartiene alla ovvietà: è chiaro che se produciamo rifiuti questi debbano essere smaltiti. Risulta meno chiaro il fatto che anni di amministrazione di centrosinistra nelle grandi città campane e nella regione Campania abbiano convinto quei concittadini che i rifiuti si producono ma non si debbano smaltire a casa propria, bensì altrove.
Infatti, abbiamo assistito, negli anni, ad una sequela di «no» (non entro nel merito delle tematiche dei singoli sistemi di smaltimento dei rifiuti): il «no» ai termovalorizzatori, il «no» all'uso delle discariche già adibite a tale fine, il «no» alla creazione di nuove discariche, il «no» a qualunque ipotesi di smaltimento dei rifiuti, determinato da anni di una distorta cultura di diritti senza doveri che le amministrazioni


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di colore omologo al Governo che oggi «sgoverna» il Paese hanno indotto in tali cittadini, i quali ritengono di avere il diritto di produrre rifiuti e di scaricarli nel resto del paese, in qualche altro luogo. Parlo da siciliano in quanto, a turno, è toccato anche a noi subire i cargo con i rifiuti campani.
Pertanto, per verificare se un'emergenza debba essere definita tale, consultiamo il vocabolario, il quale la definisce come ciò che, per un fatto imprevedibile, non determinato e non programmato, si viene a verificare per circostanze di caso fortuito o di forza maggiore.
Quando accade che, nel corso degli anni, un problema non venga affrontato, né risolto e si aggravi progressivamente, non ci si trova in presenza di una vera e propria emergenza, bensì di un'emergenza programmata, in base alla quale gestire, con la logica emergenziale che tutto consente, una serie di problemi che, invece, andrebbero gestiti con buonsenso.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

SEBASTIANO NERI. Concludo, signor Presidente. Il paradosso dell'assurdo consiste nel riaprire la discarica di Difesa Grande per venti giorni, durante i quali il commissario procura altre cave. Mi spiegherete, in soli venti giorni, quale Mandrake possa riuscire a creare nuovi siti per lo smaltimento!

PRESIDENTE. Deve concludere, per favore.

SEBASTIANO NERI. Tale modalità di affrontare i problemi, a mio avviso, è decisamente irresponsabile.
Per tali ragioni, la componente del gruppo Misto del Movimento per l'Autonomia voterà convintamente contro un Governo antimeridionalista.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Barani. Ne ha facoltà.

LUCIO BARANI. Signor Presidente, anche il nostro gruppo, Democrazia Cristiana per le Autonomie-Partito Socialista-Nuovo PSI, non voterà la fiducia posta dal Governo per la conversione in legge del decreto-legge recante interventi straordinari per superare l'emergenza rifiuti nella regione Campania, per molti motivi, tra i quali due in particolare.
In primo luogo, siamo politicamente e concettualmente contrari al Governo Prodi, al governo Bassolino e al sindaco di Napoli, Jervolino, i quali, ognuno per proprio conto, sicuramente non curano l'interesse della Campania, in generale, e della bella e famosa Napoli, in particolare.
In secondo luogo, questi tre personaggi politici, ovunque amministrino o governino portano male. Quando li si incontra e li si ascolta, bisogna toccare ferro. Ieri, alle 11,40, quando il Ministro per i rapporti con il Parlamento, il toscano Vannino Chiti, si è presentato in aula per proferire la frase di rito - per la diciannovesima o ventesima volta: non si contano più le volte che il Governo ha chiesto la fiducia - lo ha fatto con il volto addolorato e triste - perché anche i ministri si vergognano di questa incapacità di governare, affrontare e risolvere i problemi dell'Italia e degli italiani e, nel caso di specie, della Campania - indossando anche occhiali neri, che gli conferivano un aspetto spettrale (com'è la situazione dei rifiuti in Campania) o, meglio ancora, angosciante.
L'aspetto è stato notato anche dai colleghi della maggioranza e uno di loro, l'onorevole Evangelisti, lo faceva notare al Ministro Chiti stesso, con la battuta: «Ti manca il bastone bianco» alludendo alla possibilità di scambiarlo per un non vedente.
Sono sicuro che i ciechi politicamente vedono molto di più di Prodi, di questo Governo e dello stesso Ministro Chiti. Alla scenetta mancava un soggetto importante: il cane, il nobile cane per i ciechi; ebbene, improvvisamente il miracolo: il cane entra veramente e si affianca al Ministro Chiti. Non si tratta, però, del prezioso animale accompagnatore e amico dei disabili e dei


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non vedenti, ma del pitt-bull azzannatore, cattivo e feroce divoratore di liberi professionisti, artigiani, commercianti, cittadini dediti alle arti e ai mestieri, lavoratori, impiegati e pensionati: era il Viceministro Visco, notoriamente amico «speciale» della Guardia di finanza, dell'economia creativa, delle cooperative rosse, dell'Unipol, delle banche, dei bancari e dei banchieri e, in particolare, di tutti quelli del Monte dei Paschi di Siena e di certi industriali simili a Luca Cordero di Montezemolo, che pretenderebbero ancora di dividere gli utili e socializzare le perdite.
Torniamo a questa vergognosa fiducia, al malaffare e ai malavitosi camorristi ancora protetti dal decreto-legge, con regista maximo Bassolino, governatore della Campania, con vittima sacrificale il Commissario Bertolaso (ormai, non si contano più le sue dimissioni o presunte tali), con il sindaco di Napoli, Jervolino, comparsa inconcludente in questa tragicomica commedia, ma anche con l'intervento da vero protagonista, nella commedia della «rifiutopoli» campana, del Ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio, in conflitto di interessi, per l'impostazione ideologica estremista nell'intera vicenda.
È proprio vero che al peggio non c'è mai fine, perché dopo la gestione bassoliniana, già di per sé angosciante, Napoli e la Campania non si meritavano veramente un Ministro dell'ambiente così devastante: come se avessimo nominato Dracula presidente dell'AVIS!
Eppure l'emergenza rifiuti in Campania ha raggiunto livelli di gravità estrema proprio a causa della diffusione di un estremismo ambientalista e irrazionale che ha portato ogni ente locale e la regione a rifiutare di farsi carico dello smaltimento dei rifiuti prodotti nel proprio territorio.
L'emergenza rifiuti si protrae da anni e ha portato allo sperpero di ingentissime quantità di denaro, miliardi di euro di denaro pubblico, senza avviare a soluzione problemi di fondo. Il ciclo dei rifiuti è infatti sostanzialmente bloccato per la mancanza di termovalorizzatori in numero adeguato, per il fallimento della raccolta differenziata, per l'accumulo di un'enorme quantità di ecoballe di pessima qualità e per la cecità politica di non aver preveduto l'obbligo, per ogni comune della Campania, di individuare siti per realizzare discariche al fine di smaltire i rifiuti prodotti nel comune stesso, chiudendo così il ciclo di tutti i rifiuti prodotti, come fanno tutte le altre regioni d'Italia.
La quindicennale emergenza dei rifiuti in Campania è arrivata, quindi, a un livello di gravità estrema, che testimonia il fallimento della gestione Bassolino e dell'impostazione ideologica estremista del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Non è accettabile il rifiuto di tutti gli enti locali campani alla localizzazione di discariche o di termovalorizzatori nel loro territorio che ha portato a spedire i rifiuti campani in Germania con costi pesantissimi e a formulare l'assurda proposta di inviare l'immondizia campana nella lontana Repubblica di Romania, ricevendo dalla stessa un risentito rifiuto.
L'irrazionale e irresponsabile gestione del ciclo dei rifiuti in Campania ha determinato l'accumulo di immondizia per le strade che, data alle fiamme dai cittadini esasperati, ha prodotto ulteriori danni per la salute a causa della produzione di diossina.
Il provvedimento in esame contiene esclusivamente misure occasionali, che non producono effetti significativi sulle vere cause dell'emergenza rifiuti e aiutano solo la camorra e gli amministratori loro amici.
Il decreto-legge deve prevedere un articolo unico: le dimissioni per legge del governatore Bassolino e di alcuni presidenti della provincia campana non capaci, non all'altezza, troppo collusi con la camorra, che li sostiene e li vota e che con loro fa affari d'oro, il cosiddetto «caro rifiuto».
In Campania abbiamo raggiunto un livello di guardia rosso, non solo per il colore delle giunte, ma anche per il pericolo tangibile della salute pubblica, per il diffondersi di malattie infettivo-diffusive, per la contaminazione chimica del suolo e


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delle falde freatiche e per l'inquinamento dei prodotti dell'agricoltura e della zootecnia.
Lo stoccaggio dei rifiuti ha accelerato ovunque i processi di fermentazione nella stagione estiva per le alte temperature e, a causa degli incendi provocati dai cittadini esasperati, vengono prodotti ulteriori danni per la salute e l'ambiente, a causa del percolato, della fermentazione, dei prodotti chimici intermedi e della pirolisi (combustione incompleta), che producono un aumento esponenziale dei livelli di diossina nel suolo e nelle acque superficiali e profonde.
Concludo riprendendo il tema iniziale: questo Governo, con l'ennesima fiducia, il governatore Bassolino, per la disastrosa e angosciante gestione della politica dei rifiuti in Campania, che ha inferto ferite mortali al territorio e favorito gli interessi della camorra e delle cooperative rosse, e, infine, questo sindaco di Napoli, che sta cancellando la bellezza e la fama di questa città nel mondo e la sta rendendo tristemente famosa per l'accumulo dei rifiuti ovunque, non porteranno veramente male? Bisognerà veramente togliere il malocchio alla Campania?
Ormai, il detto profetico «vedi Napoli e poi muori» non è già riferito alle sue immense bellezze, ma alla morte fisica di chi frequenta, anche solo saltuariamente, i luoghi contaminati da inquinanti chimici, come la diossina, o batterici o, peggio ancora, prodotti della parziale combustione, molto cancerogena, o dal percolato, prodotto della fermentazione dei rifiuti che distrugge l'ambiente come Attila. È proprio vero! Dove passa Attila - Prodi e Bassolino - non cresce più l'erba!
Quindi, in conclusione, diciamo tre «no» a questo Governo, al governatore Bassolino e al sindaco di Napoli, ma diciamo un «sì» grande a elezioni immediate in Italia, in Campania e a Napoli, nell'attesa di sapere quando il commissario Bertolaso, vittima sacrificale, si ridimetterà. Ai posteri l'ardua sentenza (Applausi dei deputati del gruppo DCA-Democrazia Cristiana per le Autonomie-Partito Socialista-Nuovo PSI)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Del Mese. Ne ha facoltà.

PAOLO DEL MESE. Signor Presidente, siamo chiamati ad esprimere la nostra fiducia al Governo su un disegno di legge di conversione di un decreto-legge che affronta, non certo per la prima volta, lo spinoso problema dell'emergenza rifiuti in Campania: tutti noi sappiamo che si tratta di una situazione particolarmente complessa e delicata sia per la necessità di garantire il corretto svolgimento dei compiti istituzionali nel settore dello smaltimento dei rifiuti, sia per la necessità di salvaguardare il diritto costituzionalmente garantito dei cittadini alla propria salute.
La necessità di ricorrere alla decretazione d'urgenza è palese: 250 mila tonnellate di rifiuti accumulati verso gli impianti ex CDR, 380 mila tonnellate accumulate verso i siti di stoccaggio provvisori, 300 mila tonnellate accumulate ancora per strada, per un totale di 950 mila tonnellate di rifiuti, in costante aumento.
Si tratta di una situazione estremamente negativa, che nuoce fortemente all'immagine del Paese, del Mezzogiorno e, soprattutto, della Campania, e che ormai è divenuta ingestibile: da anni la Campania è sottoposta a commissariamento, ma necessita di essere avviata verso un processo virtuoso di ritorno alla gestione ordinaria, che rappresenta, senza forse, la prima esigenza.
L'impossibilità di continuare a gestire in via straordinaria il settore dei rifiuti ci viene confermata dallo stesso Bertolaso, che recentemente ha espresso il desiderio di essere restituito in via esclusiva alle sue originarie funzioni di capo della protezione civile. Anche la questione relativa a Bertolaso va risolta una volta per tutte.
In questo senso, la scadenza del 31 dicembre, come termine per la fine dello stato di emergenza nel settore dei rifiuti, deve rappresentare uno stimolo per tutte le istituzioni coinvolte affinché si individuino, da subito, le condizioni necessarie per il passaggio verso il regime ordinario, in quanto sarebbe veramente disastroso


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proseguire, per qualsiasi motivo, nella gestione commissariale.
È d'altra parte del tutto evidente che non giovano a nessuno le continue, interminabili recriminazioni sulle cause e le origini delle responsabilità in tale materia: si tratta di responsabilità complessive, frutto, molte volte, di scelte sbagliate nel passato che riguardano sia i Governi di centrodestra che di centrosinistra, per la mancanza di una programmazione organica che affronti e risolva concretamente tale grave situazione.
Il dato da cui partire è il fatto che ci si trova ancora in fase di emergenza - come testimoniano i rifiuti per strada, gli incendi dei cassonetti - con i connessi pericoli sul piano della salute dei cittadini. La conversione quindi del decreto-legge in esame rappresenta un atto dovuto, un passaggio necessario da compiere con l'obiettivo dichiarato di condurre la gestione del ciclo dei rifiuti in Campania alla completa normalità e con l'auspicio che questo possa essere l'ultimo decreto-legge in materia; almeno, ce lo auguriamo.
Da questo punto di vista, un elemento estremamente positivo è dato dal coinvolgimento diretto delle province che vengono così responsabilizzate, tornando ad essere protagoniste attive di un sistema di governance integrata della gestione dei rifiuti.
La perenne conflittualità tra le istituzioni straordinarie di territorio, la struttura autonoma avulsa dalle strutture ordinarie della lunga gestione commissariale, infatti, hanno reso ancora più difficile e complesso il superamento delle criticità esistenti, paralizzando di fatto l'azione dei commissari e facendo emergere l'esigenza di superare del tutto l'attuale impianto legislativo e di restituire ai territori le competenze e i poteri necessari per affrontare l'ordinaria gestione, con scelte chiare e definite, precisando in modo rigoroso le funzioni assegnate ai diversi livelli decisionali al fine di evitare duplicazioni di competenze e di attribuzioni, forse anche individuando forme nuove di responsabilizzazione delle autorità locali che consentano loro di agire con massima celerità e in completa autonomia.
Persino le proteste delle popolazioni devono essere viste come uno stimolo, non come un ostacolo in tale direzione, in quanto sono espressione delle condizioni di gravissimo disagio di quelle comunità, che non chiedono altro che riaprire un dialogo costruttivo con le istituzioni.
Tuttavia, ciò non è sufficiente. Occorre anche garantire l'effettivo superamento dell'emergenza, attraverso una vigilanza diretta a contrastare l'azione della criminalità organizzata che continua ad alimentare il mercato illecito dei rifiuti che trova il suo terreno fertile proprio nella condizione di perenne difficoltà della gestione del sistema integrato.
Nella stessa direzione ci spinge d'altronde anche la procedura di infrazione aperta contro l'Italia, tra le tante a dire il vero, dall'Unione Europea che evidenzia il rischio di diffusione di malattie e di inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo, con grave preoccupazione per la salute umana e per l'ambiente, sottolineando come la situazione in Campania sia una palese violazione della direttiva quadro sui rifiuti, che impone agli Stati membri di prendere tutte le misure necessarie per impedire che i rifiuti vengano abbandonati, riversati o smaltiti in modo incontrollato.
Per tutte queste ragioni il gruppo Popolari-Udeur ritiene necessario voltare subito pagina, per rilanciare lo sviluppo del territorio della regione Campania e nonostante le contraddizioni che emergono dall'analisi del provvedimento in esame, manifestiamo la nostra fiducia al Governo, nella convinzione che questo sia, al momento, l'unico strumento che ci consente di evitare ulteriori difficoltà e ritardi nel superamento della fase emergenziale (Applausi dei deputati del gruppo Popolari-Udeur).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pellegrino. Ne ha facoltà.

TOMMASO PELLEGRINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con dispiacere siamo chiamati ad esprimere un voto di fiducia su un provvedimento, come il decreto-legge


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11 maggio 2007, n. 61, indispensabile dopo la nuova emergenza dei rifiuti in Campania. Certo, in modo responsabile non abbiamo problema ad affermare che si tratta di un decreto-legge con dei limiti e delle imperfezioni; ma ci saremmo aspettati, da parte dell'opposizione, un senso di responsabilità maggiore, soprattutto di fronte ad una situazione emergenziale che ha messo letteralmente in ginocchio i cittadini campani.
Di fronte a tale grave situazione, la demagogia, le strumentalizzazioni, la retorica non servono assolutamente a risolvere i problemi dei cittadini campani. Anzi, sicuramente contribuiscono ad aumentare la sfiducia e lo scetticismo nei confronti delle istituzioni e della politica. È arrivato il tempo di agire in modo concreto, di far sentire la presenza della politica e delle istituzioni, di mostrare che siamo ancora capaci di affrontare e di risolvere i problemi della gente.
Ormai i cittadini campani conoscono bene le responsabilità e ciò che si aspettano da noi sono risposte concrete, capaci di ridare dignità a popolazioni che non meritano queste umiliazioni.
A dirlo siamo proprio noi Verdi che, in tante circostanze, abbiano assunto una posizione fortemente critica sugli aspetti che riguardavano la gestione dei rifiuti in Campania: in particolare, è da anni che denunciamo la truffa subita dai cittadini campani da parte della Fibe. Oggi, vi è ancora qualcuno che finge di meravigliarsi di fronte al giudizio espresso dalla magistratura: ci è stato addirittura fatto credere che le ecoballe potessero rappresentare una fonte di ricchezza; in realtà, sono stati lasciati sui nostri territori cumuli di balle, rifiuti impacchettati che oggi non solo contribuiscono ad alimentare la crisi, ma rappresentano un vero e proprio rischio ambientale e, dunque, un rischio per la salute dei cittadini campani. È questa l'unica, vergognosa ricchezza che ci è stata lasciata.
È da anni che noi Verdi parliamo di riduzione della produzione di rifiuti, di incentivi al riuso, di inertizzazione dei rifiuti, di nuove e più avanzate tecnologie per lo smaltimento dei medesimi, della realizzazione di impianti di compostaggio, dell'utilizzazione degli inerti per bonificare e chiudere le moltissime cave sequestrate alla camorra presenti sul territorio campano, molte delle quali sono ancora gestite dalla camorra stessa. È molti anni, ancora, che parliamo di raccolta differenziata: proprio in tema di raccolta differenziata, occorre ricordare che, nei comuni campani nei quali essa viene effettuata in percentuali significative, l'emergenza rifiuti non si è assolutamente avvertita. Tutto ciò oggi non è più una fantasia dei Verdi, ma è una necessità assoluta.
In quest'aula, qualcuno ha avuto anche il coraggio di criticare il Ministro dell'ambiente ed i Verdi per la posizione assunta sulla discarica di Serre. Desidero in proposito ricordare che, proprio nel caso di Serre, abbiamo assistito ad uno degli esempi più belli e significativi di come una comunità ha collaborato con le istituzioni, al fine di individuare sul proprio territorio una valida ed altrettanto efficiente alternativa alla discarica indicata dal Commissario Bertolaso, dicendo ovviamente e naturalmente «no» al tentativo di imporre una discarica in un'oasi protetta. Contro mille ostacoli, così, ci siamo adoperati per andare incontro alle esigenze dei cittadini, preoccupandoci di tutelare una simile oasi protetta.
Da ieri, dunque, la discarica di Macchia Soprana è funzionante, nonostante i tanti proclami sull'impossibilità di aprirla effettuati sulla base di pure e semplici invenzioni. In proposito, trovo grave che alcuni esponenti del centrodestra, proprio in questi giorni, abbiano parlato di un terreno non adatto per la realizzazione di una discarica: ricordo, infatti, che le perizie tecniche hanno evidenziato la presenza di un terreno argilloso, esattamente identico a quello di Valle della Masseria.
Di fronte a tale gratuito ostruzionismo, questi colleghi parlamentari farebbero bene a chiedersi che cosa abbia fatto il centrodestra, nei cinque anni in cui è stato al Governo, per aiutare la Campania ad uscire dal commissariamento e cosa abbia fatto il Ministro dell'ambiente del centrodestra


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per riqualificare i territori campani devastati e degradati dal punto di vista ambientale. Un simile atteggiamento ostruzionistico, strumentale, demagogico e certamente non costruttivo né propositivo, che ha costretto il Governo a porre la fiducia sulla conversione in legge del decreto-legge in esame, non rappresenta certamente una bella pagina per la nostra politica e per il nostro Parlamento.
Per quanto riguarda la vicenda di Serre, noi Verdi abbiamo offerto un contributo estremamente concreto, aiutando il Commissario Bertolaso a recuperare uno spirito di collaborazione e di concertazione con la comunità di Serre, per arrivare alla definizione di un sito alternativo: siamo certamente orgogliosi di essere riusciti nel nostro obiettivo. Ciò dimostra, qualora ve ne fosse bisogno, che le imposizioni nei diversi territori alimentano solo disordine e sfiducia da parte dei cittadini verso le istituzioni: se oggi in Campania vi è un clima di grande scetticismo fra i cittadini, infatti, è perché troppe sono state negli anni le promesse fatte e non mantenute!
Dopo tredici anni di commissariamento, assistere ancora ad una situazione di piena emergenza nei territori campani è l'evidente dimostrazione del fallimento delle strutture commissariali: ecco perché noi Verdi siamo convinti che occorrerà al più presto arrivare ad una gestione dei rifiuti ordinaria, attribuendo la responsabilità agli organi democraticamente eletti e non a strutture commissariali composte da persone di nomina varia che non hanno fatto altro che alimentare l'emergenza, creare situazioni clientelari ed aumentare a dismisura lo sperpero di denaro pubblico. Se poi a tutto questo si aggiunge il forte condizionamento della criminalità organizzata - o meglio il notevole interesse, da parte della camorra, che ha visto nell'emergenza rifiuti una fonte di guadagno - si può allora capire ancor di più la ragione per cui oggi vi sono cumuli di spazzatura sulle nostre strade.
È evidente che, nonostante ciò, non possiamo pensare che non vi siano state responsabilità della politica: scelte sbagliate, assenza di una adeguata programmazione per lo smaltimento dei rifiuti, mancati investimenti per utilizzare tecnologie più avanzate e con basso impatto ambientale, assenza di programmazione di investimenti per realizzare una vera raccolta differenziata, assenza di una politica per il riuso e di incentivi per le industrie del riciclo, mancanza di controlli e di verifica sulle attività delle diverse strutture commissariali che si sono alternate negli anni, assenza di una programmazione di bonifiche nei territori campani e, infine, il fatto di aver pensato che i rifiuti potessero addirittura rappresentare una fonte di ricchezza, investendo e credendo negli impegni assunti dalla Fibe.
Sicuramente tali elementi rappresentano una parte significativa di errori commessi dalla politica nel suo complesso e non dal centrosinistra o dal centrodestra.
Il nostro augurio e, nello stesso tempo, il nostro impegno è che si giunga, al più presto, a chiudere tutte le forme di commissariamento, rivelatesi incapaci di affrontare e risolvere i problemi per i quali esse sono state istituite.
Ma, nonostante la situazione si presenti grave e drammatica, la Campania e i cittadini campani vogliono reagire e noi, come istituzioni, abbiamo il dovere di stare dalla parte dei cittadini, smettendola con le contrapposizioni sterili che, ormai, disgustano tutti i cittadini italiani.
Per tali motivi, noi del gruppo dei Verdi, con la nostra cultura di un ambientalismo tante volte del «sì» e qualche volta del «no», ma sempre ed esclusivamente a tutela dell'interesse e del bene dei cittadini, esprimiamo un voto favorevole sulla questione di fiducia e voteremo a favore anche del decreto-legge al nostro esame, con l'augurio che mai più, in quest'aula, si debba parlare di emergenza rifiuti in Campania e in qualsiasi altra regione d'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Verdi, Italia dei Valori e La Rosa nel Pugno).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato De Angelis. Ne ha facoltà.


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GIACOMO DE ANGELIS. Signor Presidente, partirei, in questo mio breve intervento, da una considerazione: siamo chiamati, questa mattina, ad esprimere il nostro consenso o meno sulla richiesta di fiducia da parte del Governo. Credo, però, che, prima di arrivare a ciò, sia utile rimarcare fortemente un giudizio nei confronti del decreto-legge in discussione.
Questo secondo decreto-legge, che convertiremo in legge, pone una questione drammatica, quella dei rifiuti e dell'emergenza rifiuti, ma, anche, dell'emergenza sanitaria nella regione Campania.
Vorrei suggerire al Governo che non possiamo continuare ad andare avanti con decreti-legge successivi, poiché si avverte la necessità - e credo che il Governo debba essere impegnato in prima persona - di porre le condizioni per uscire, sia pure in modo graduale, dall'emergenza attuale.
Il nostro gruppo avrebbe preferito - e lo abbiamo dichiarato anche in Commissione - discutere in merito al decreto-legge in esame: si tratta, infatti, di un provvedimento che non ci convince del tutto e che, dopo le modifiche apportate al Senato, alcune anche interessanti, forse avremmo avuto bisogno di discutere ulteriormente, per migliorarlo ancora di più.
Credo che sicuramente - ma, ripeto, il Senato ha svolto un buon lavoro - determinate questioni, e ne citerò solo alcune, siano rimaste ancora sospese e da affrontare.
In primo luogo, si pone la questione dell'individuazione delle discariche o, come ricordava nel corso della discussione sulle linee generali lo stesso relatore, il problema di individuare le discariche per uscire dall'emergenza.
Credo che, in merito a quel problema, chi aveva il compito di risolverlo non abbia svolto un lavoro eccezionale; anzi, ha creato ancora di più dissapori nelle comunità che sono già tartassate dall'annoso problema dei rifiuti. Forse, avremmo potuto ragionare più adeguatamente e lavorare, individuando soluzioni migliori, a fronte dell'attuale emergenza.
Inoltre, in merito al problema relativo alle tariffe, che molti colleghi hanno affrontato anche nella fase della discussione sulle linee generali del provvedimento, in Campania siamo di fronte ad una situazione particolare, dove il giusto appello di pagare le tasse per i rifiuti viene lanciato in una situazione in cui il servizio è completamente carente e si è creata una completa sfiducia fra i cittadini campani - o in molte zone della Campania - con riferimento all'erogazione di tale servizio a fronte del pagamento di una tariffa per i rifiuti che in altre condizioni dovrebbe essere normale e giusto.
Credo che su tale aspetto il Governo debba sentirsi impegnato a riflettere, ad individuare il sistema per uscire anche da questa situazione in modo positivo.
Inoltre, vi è la questione dei consorzi: è stato affermato che i consorzi di bacino, istituiti per organizzare meglio la raccolta differenziata e perciò per uniformare il ciclo in un unico procedimento, sicuramente erano adeguati. Ma ci troviamo in una situazione particolare in cui essi, costruiti e formalizzati in questi anni, in parte sono commissariati. Tuttavia, l'aspetto ancora più grave è rappresentato dai consorzi di bacino oberati da debiti, con il rischio - poiché abbiamo stabilito nel decreto-legge il vincolo che i comuni sono tenuti ad utilizzare i consorzi di bacino - di trovarci in una situazione paradossale. Anche in tale circostanza si può determinare di nuovo un'interruzione su un aspetto che riteniamo fondamentale e che fino ad oggi non è stato perseguito, ossia il potenziamento e l'avvio ordinario della raccolta differenziata.
Poi vi sono alcuni argomenti - li vorrei puntualizzare - che creano perplessità in merito al provvedimento in esame. Ovviamente, vi è una situazione nuova. Ieri, il Governo ha posto la questione di fiducia sulla conversione in legge del decreto-legge in esame. Capiamo l'origine delle motivazioni adottate, anche se molto stringate.
Ci troviamo ancora di fronte ad una situazione fortemente a rischio, dove continuano - anche se suscitano minore interesse - i roghi in molte realtà della


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periferia di Napoli e della provincia. Sapete bene che tale situazione può causare un altro danno, ancora più grave, sulla salute pubblica, a causa della produzione di quantità enormi di diossina, con il rischio - molto grave - che essa rientri nel ciclo alimentare. Ed è possibile che ciò avvenga! Vi è un esempio molto recente rappresentato dalla situazione di Acerra: l'abitudine di bruciare rifiuti, soprattutto quelli provenienti dall'agricoltura, ha prodotto in vaste zone l'accumulo di diossina.
Credo che le motivazioni date ci abbiano convinto a modificare il nostro giudizio sul provvedimento in esame.
Voglio far presente al Governo che le dichiarazioni rilasciate dal dottor Bertolaso, in cui lo stesso si è mostrato molto sfiduciato a causa delle difficoltà che incontra nello svolgere il suo lavoro, ci creano dubbi. Noi, ovviamente, speriamo che si possano superare queste difficoltà, anche perché, in caso contrario, si determinerebbe una situazione di ulteriore insicurezza per tutto territorio della regione Campania.
Credo che Bertolaso possa aiutarci a uscire dall'emergenza. Nel provvedimento in esame vi sono disposizioni che rappresentano segnali forti per metterlo in condizione di andare avanti per superare questo disastro. Risultano infondate, inoltre, le dichiarazioni dell'opposizione in base alle quali Bertolaso è vincolato ad un rapporto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Credo che le dichiarazioni del Ministro Pecoraro Scanio, da questo punto di vista, abbiano fugato definitivamente qualsiasi dubbio. Egli ha offerto la sua piena disponibilità e collaborazione al dottor Bertolaso per risolvere questa emergenza.
Ciò premesso, credo che il provvedimento in esame rappresenti un secondo momento importante al fine di superare gradualmente la crisi dell'emergenza rifiuti in Campania.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

GIACOMO DE ANGELIS. Concludo Presidente. Dopo aver convertito in legge il decreto-legge in esame, occorre - questo lo voglio dire al Governo - creare le condizioni per un'uscita graduale dall'emergenza. Sono necessari un impegno e un'attenzione più forti dal parte del Governo, perché credo che, con tutti i disastri che sono stati prodotti, la Campania da sola non possa farcela. Soltanto con un'azione sinergica tra Governo ed enti locali e con la collaborazione dei cittadini si potrà uscire da questa emergenza.
Alla luce di queste considerazioni, tralasciando alcuni dubbi sull'efficacia di alcune disposizioni contenute nel provvedimento in esame, il gruppo dei Comunisti Italiani voterà a favore della fiducia al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Comunisti Italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Di Gioia. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, signor Ministro, signor sottosegretario, il gruppo La Rosa nel Pugno si sente fortemente responsabilizzato sui problemi che discendono dall'emergenza rifiuti in Campania e nella città di Napoli.
Abbiamo il dovere politico e morale di ridare fiducia ai cittadini campani e di rilanciare l'immagine di una bellissima regione, che, in questi ultimi tempi, è stata sottoposta a tensioni e ha offerto al mondo uno spettacolo certamente non bello.
Abbiamo la necessità di ridare fiducia ai cittadini, che l'hanno persa in questi tredici anni di emergenza continua dei rifiuti. Una fiducia che non riguarda semplicemente il centrosinistra, ma riguarda le istituzioni e quindi il centrosinistra e il centrodestra che in questi tredici anni hanno governato la regione Campania. I cittadini non credono più nella politica e nelle istituzioni. Soltanto il richiamo del Presidente della Repubblica ha fatto in modo che i cittadini potessero accettare soluzioni che consentono di andare avanti in un percorso che - come dicevo - ci deve vedere impegnati a risolvere questo annoso problema.
Il provvedimento in esame pone all'attenzione, sia del centrodestra sia del centrosinistra,


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le modalità con cui tentare di risolvere tale emergenza rifiuti. Siamo anche noi dell'avviso che tale decreto-legge porti in sé questioni che potevano e dovevano essere discusse al fine di dare più spessore e creare le condizioni idonee a superare, in tempi abbastanza rapidi, l'emergenza rifiuti e ritornare alla normalità nella gestione dello smaltimento degli stessi.
Di tale provvedimento contestiamo, ad esempio, le modalità con cui è stato definito lo schema di individuazione di nuove discariche, che penalizza quei cittadini che hanno già patito in tempi passati le aperture di tali discariche; faccio riferimento, in modo particolare, ai cittadini irpini. Tale schema prevede la realizzazione di nuove discariche nelle stesse aree, confinanti con altre regioni di cui bisogna chiedere ed ottenere il consenso.
I problemi investono anche le aree protette, mentre altri, giustamente sollevati dai colleghi che mi hanno preceduto, riguardano i consorzi di bacino. Riscontriamo nel provvedimento anche aspetti positivi come, ad esempio, la nomina dei sub-commissari, individuati nelle persone dei presidenti delle province i quali, in questo difficile momento, hanno mostrato la capacità di assumersi grosse responsabilità. Cito per tutti il presidente della provincia di Caserta e il sindaco di Salerno, amministratori locali che si assumono responsabilità al fine di superare un'emergenza oggettivamente difficile.
Come evidenziato dai colleghi, l'emergenza rifiuti in Campania fa registrare 950 mila tonnellate di rifiuti e 5 milioni di ecoballe. Si tratta di un problema serio che è stato affrontato anche dalla Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, la quale ha individuato, in un documento approvato dalle forze politiche di maggioranza e di opposizione un percorso che consente di giungere rapidamente alla predisposizione di un sistema ordinario di smaltimento dei rifiuti che consentirà di superare l'emergenza e, soprattutto, di defenestrare anche la cosiddetta ecomafia.
Nonostante le difficoltà che il provvedimento in esame pone - evidenziate dalla questione di fiducia che il Governo ha posto su di esso nella giornata di ieri - il gruppo della Rosa nel Pugno voterà convintamente la fiducia al Governo, perché questi possa portare avanti le iniziative politiche che sta predisponendo in questi giorni.
Va posto in rilievo con forza come il Governo attuale sia riuscito nell'arco di un anno soltanto a rideterminare le condizioni sociali, politiche ed economiche, che il Governo Berlusconi in cinque anni aveva sostanzialmente dilapidato. Abbiamo superato le difficoltà di bilancio e rimesso in ordine i conti. Stiamo attuando una politica attiva che rilancerà sia il sistema sociale sia la competitività delle aziende e il sistema Paese.
Un rilancio necessario dopo il disastroso Governo di centrodestra che ha creato, in questo Paese, grandi disparità che agevolavano soprattutto i più ricchi, facendo diventare i poveri ancora più poveri. La nostra coalizione di centrosinistra non presenta contraddizioni, ma al contrario l'esaltazione delle diverse culture: essa ha la consapevolezza di guidare il Paese.
Il nostro Paese è squilibrato, avendo subito effetti sociali devastanti, ed ha bisogno di recuperare una sua credibilità a livello internazionale. Ciò è quanto noi stiamo facendo con determinazione proprio perché siamo convinti di poter restituire dignità e prospettive ai cittadini italiani.
Per tutti questi motivi il gruppo della Rosa nel Pugno, come dicevo precedentemente, voterà convintamente la fiducia al Governo, in modo che esso possa rispettare gli impegni assunti, nei confronti degli elettori, nel programma elettorale.
Questi sono i motivi per i quali voteremo «sì». Voteremo, pertanto, a favore di questo provvedimento, nonostante le considerazioni che ho espresso in precedenza; e voteremo «sì» alla fiducia dando così, come detto, la possibilità al Governo di portare avanti il proprio programma, per il bene dei cittadini.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Misiti. Ne ha facoltà.

AURELIO SALVATORE MISITI. Signor Presidente, il gruppo dell'Italia dei Valori ritiene urgente ed indispensabile approvare immediatamente il decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, nonostante lo stesso presenti in alcuni punti della stesura attuale, dopo le modifiche del Senato, qualche zona d'ombra.
In primo luogo, vi sono motivi dell'urgenza. Nel decreto-legge in esame sono contenute delle risposte alle esigenze immediate della Campania: l'articolo 1 individua, infatti, i siti di quattro discariche ubicate nelle province campane (che, evidentemente, potevano anche essere stabiliti da una legge regionale ma, considerata la sua mancanza, il decreto-legge ha provveduto per suo conto). Sulla crisi dei rifiuti in Campania, inoltre, l'Unione europea ha già avviato nei confronti del nostro Paese una procedura di infrazione. È necessario, quindi, dare delle risposte sia ai cittadini campani, sia all'opinione pubblica nazionale, sia all'Unione europea.
Occorre provvedere rapidamente; il decreto-legge contiene, infatti, anche altre misure indispensabili in questo momento. In particolare, vi è la previsione di un piano, che definirei «stralcio», da realizzare ad opera del Commissario delegato. La Campania ha bisogno di un piano regionale di smaltimento dei rifiuti se vuole affrontare i problemi dell'impiantistica che, senza tale piano, risulterebbe inattuabile.
È evidente che la situazione di urgenza consiste in giorni e in ore. Naturalmente, la realizzazione delle discariche previste dal decreto-legge provvederebbe a ciò, oltre a quanto il Commissario sta già facendo.
Ritengo che sia stato fatto un errore nell'abbandonare la grande possibilità che offriva la discarica di Serre, in contrada Masseria, e scegliere un'altra discarica, molto più piccola; la prima discarica poteva contenere, infatti, due milioni di tonnellate di rifiuti e avrebbe risolto il problema per un lungo periodo di tempo, mentre la seconda e le altre che si tenta di riaprire, possono contenere un numero di tonnellate molto inferiore. Ciò significa che il Commissario delegato è stato messo in grave difficoltà.
Per tale ragione ritengo che, all'interno del decreto-legge, vi sia una modifica introdotta dal Senato su cui bisogna intendersi. Mi riferisco alla previsione del piano «stralcio» regionale dei rifiuti rispetto al quale il Commissario delegato deve operare d'intesa con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il problema non è trovare un'intesa con un Ministro (con il quale ci si può intendere anche con una telefonata), ma con un Ministero, che è una struttura ampia; vi è, pertanto, il rischio di perdere tempo prezioso e, quindi, di non rispondere all'esigenza, affrontata dal decreto-legge, di provvedere con urgenza. A tale riguardo il Ministro si è già pronunciato; da ciò si può dedurre che non vi saranno tempi lunghi. È necessario, tuttavia, che in tempi brevissimi, giorni ed ore, il Ministro e il Commissario stabiliscano tale intesa sul piano che sarà presentato da Bertolaso.
È necessario però, fin da adesso, affrontare il problema che il decreto-legge tenta di risolvere; ossia di avviarsi verso la fine dell'emergenza mediante l'attuazione del piano menzionato con il consenso della popolazione e, soprattutto, con l'appoggio dello Stato che in questo momento si rende disponibile ad agevolare il superamento dall'emergenza rifiuti con una serie di proposte contenute all'interno del provvedimento in esame.
La ragione per cui noi voteremo a favore della fiducia attiene proprio al fatto che questo decreto-legge, se convertito subito, aiuta ad uscire dall'emergenza, proprio in virtù del piano che il Commissario è delegato a predisporre. Se ciò è vero, non vedo quale sia l'alternativa ad una situazione di tal genere, e non vedo nemmeno quale potere possa esercitare il Commissario se il Parlamento e il Governo non glielo attribuiscono, in modo tale che possa agire senza intralci e senza perdere tempo.


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Concludo osservando che il decreto-legge prevede non solo un rafforzamento dei poteri del Commissario, ma anche una delega ai presidenti delle province che sono nominati subcommissari. È chiaro che ciò significherà che anche la legislazione della regione dovrà adeguarsi a tale previsione perché i subcommissari non possono terminare il loro mandato immediatamente; dopo il 1o gennaio 2008 devono continuare ad operare come presidenti delle province, e quindi come responsabili degli ATO, nell'ambito dei quali lo smaltimento dei rifiuti deve avvenire per ogni provincia. È ciò è quanto stanno facendo alcune delle province più virtuose. Se alcune province sono più virtuose è bene che il decreto-legge abbia previsto che esse possano superare l'emergenza anche senza attendere le altre province o l'intera regione.
Tali novità, accompagnate da possibili altre iniziative da parte del Governo, come quella di realizzare un accordo quadro di programma, possono aiutare la Campania in questo frangente difficile. Credo, altresì, che la prima base per raggiungere l'obiettivo sia quella, come detto, di approvare il decreto-legge rapidamente per poter andare verso il superamento dell'emergenza campana dei rifiuti.
Ringrazio il Presidente, sperando che si approvi rapidamente il disegno di legge di conversione - anche se attraverso un sistema difficile da spiegare, come quello della posizione della questione di fiducia - per il bene della popolazione campana e per la salute della regione, anche al fine di ridurre i disagi dei visitatori, dei turisti e dei cittadini in generale. Perciò sosterremo in maniera convinta il Governo e voteremo a favore della questione di fiducia che esso ha posto (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Aurisicchio. Ne ha facoltà.

RAFFAELE AURISICCHIO. Signor Presidente, il gruppo della Sinistra democratica voterà la fiducia posta dal Governo sulla conversione in legge del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, avente ad oggetto interventi urgenti per superare la grave emergenza rifiuti in Campania.
Voteremo a favore della fiducia nonostante siano presenti, nel decreto-legge, punti che non ci hanno convinto pienamente, che abbiamo puntualmente evidenziato nel corso del dibattito. Mi riferisco alla facoltà, concessa al Commissario delegato, di requisire siti (anche se soggetti a sequestro della magistratura) ed alla insistita volontà di puntare sui consorzi di bacino (che si sono rivelati in questi anni veri e propri «carrozzoni» inefficienti e clientelari, a discapito degli ATO, previsti dalla nuova e recente legge regionale). Mi riferisco, inoltre, al ruolo subalterno e prettamente esecutivo assegnato ai presidenti delle province nell'ambito del provvedimento ed al rischio di addossare sui cittadini - il che ci preoccupa molto - a partire dal 1o gennaio 2008, i costi dell'emergenza e il peso degli sprechi.
Voteremo la fiducia perché siamo convinti che sia necessario porre fine al più presto ai disagi e alle sofferenze dei cittadini. La presenza di cumuli di immondizia per le strade, con il pergolato che cola e le esalazioni maleodoranti, costituisce un insopportabile oltraggio, che offende la dignità delle popolazioni campane e che, considerata la stagione e le alte temperature di queste settimane, costituisce un concreto rischio di catastrofe sanitaria. Quei cumuli devono essere rimossi e occorre fare tutto ciò che è necessario per preservare la salute pubblica e la civile convivenza.
La maggioranza parlamentare, perciò, deve svolgere il ruolo che le compete, sostenendo lo sforzo del Governo per uscire dalla tragica emergenza in atto. È necessario conferire al commissario delegato i poteri di cui ha bisogno per operare, nel quadro, però, di una collaborazione istituzionale, in primo luogo con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e, in secondo luogo, con le istituzioni locali.
Occorre favorire, inoltre, il rientro nell'ordinario a partire dal 1o gennaio 2008:


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da questo punto di vista il decreto-legge assegna al Commissario novanta giorni di tempo per definire, d'intesa con gli altri soggetti istituzionali coinvolti, un nuovo piano per i rifiuti, in grado di garantire normalità di gestione e, soprattutto, tranquillità alla popolazione della Campania.
Occorre, pertanto, rilanciare il ruolo dei sindaci e dei presidenti delle province, che dovranno diventare i futuri commissari dell'ordinario e valorizzare i luoghi democratici delle assemblee elettive - consiglio regionale e consigli provinciali - dove il confronto delle posizioni politiche in merito alle scelte da compiere deve avvenire in massima trasparenza.
Il modo attraverso il quale uscire dalla grave emergenza in atto è, infatti, un tema di squisito carattere politico: non è una questione tecnica, né neutra rispetto alla politica. Primaria rilevanza politica assume, inoltre, il tema del superamento delle gestioni commissariali in materia di rifiuti. Esse, come ha evidenziato la Corte dei conti, sono venute meno proprio nelle funzioni per le quali erano state istituite: non hanno saputo ottenere apprezzabili risultati né nella costruzione delle soluzioni impiantistiche, né ai fini di un effettivo decollo della raccolta differenziata.
Non hanno conseguito una più efficace applicazione della disciplina ambientale né hanno garantito trasparenza e concorrenza nell'affidamento degli appalti. Infine, non hanno costituito una barriera impenetrabile nei confronti della criminalità organizzata.
I commissari hanno agito, insomma, nell'esclusiva logica della perpetuazione dell'emergenza, accumulando disservizi e sprecando ingentissime risorse: 1,8 miliardi di euro, il 21 per cento dei quali spesi per stipendi e funzionamento delle sedi.
In Campania la struttura commissariale si perpetua dal 1994 ed ha visto avvicendarsi nella direzione prefetti e presidenti di regione: il risultato è che ancora non sono stati realizzati gli impianti previsti, né è stata organizzata un'efficiente raccolta differenziata.
Di fatto, tutta la produzione giornaliera dei rifiuti - che è pari a 7.200 tonnellate - ha come destinazione obbligata le discariche o gli impianti di CDR. In tali condizioni, non vi può essere sistema di impianti in grado di funzionare. Sta qui la causa principale del lungo perdurare dell'emergenza in Campania, ed è qui che deve incidere con forza il nuovo piano per i rifiuti che dovrà essere varato.
Il lavoro compiuto al Senato è stato positivo: rispetto alla stesura originaria il testo è stato migliorato, anche con il concorso dell'opposizione, e sono state accolte le richieste delle popolazioni di Parapoti, di Terzigno, di Ariano Irpino, in ordine ai tempi ed alle modalità di utilizzo delle discariche.
Di fronte alla manifesta volontà del centrodestra di ricorrere all'ostruzionismo per vanificare la conversione in legge del decreto-legge, non è rimasta altra strada che la posizione della questione di fiducia, alla quale, come detto, il gruppo Sinistra Democratica Per il Socialismo europeo risponderà con voto favorevole (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Democratica. Per il Socialismo europeo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Comunisti Italiani - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Dussin. Ne ha facoltà.

GUIDO DUSSIN. Signor Presidente, colleghi, il gruppo Lega Nord è contrario all'ulteriore, diciannovesima questione di fiducia che è stata posta e che verrà votata tra poco, imposta alla propria maggioranza, che è divisa, ed a tutto il Parlamento che subisce l'impotenza del Governo nazionale ed anche di quello locale campano.
Avete imposto il Commissario straordinario e non lo sostenete. Nelle piazze, in modo particolare, troppi sono i vostri parlamentari che si oppongono e si agitano come «capipopolo» per meri fini elettorali e troppi sono i vostri amministratori incapaci, che arrecano un grave danno alla Campania, ma non solo: anche all'intero Paese.


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Non sostenete il Commissario in Assemblea perché il decreto-legge in esame è debole nel merito e inopportuno come tempistica. Non accettate il confronto in aula in quanto sapete di essere divisi al vostro interno sulle decisioni fondamentali, quali la scelta dei siti per le discariche, la realizzazione di inceneritori, la raccolta differenziata porta a porta «spinta», il taglio definitivo delle clientele, che avete creato in tanti anni di amministrazione locale.
Infine, la collusione con la camorra - lo sappiamo tutti, lo avete dichiarato anche voi - è palese ed evidente, e non volete superare questa impasse, che crea una delle peggiori questioni a livello nazionale.
Non accettate il confronto in Assemblea per non mettere in imbarazzo i parlamentari del nord del vostro schieramento, che ovviamente apprezzano ed hanno apprezzato, in questi ultimi anni, la gestione dei rifiuti da parte degli amministratori di rappresentanze politiche quali la Lega Nord.
Il 10 luglio 2007 la Legambiente, associazione del settore di centrosinistra, con chiara «marcatura» di centrosinistra, premierà un presidente di consorzio leghista, per aver ottenuto il miglior risultato di raccolta differenziata in tutto il Paese. La raccolta differenziata in questo consorzio - che non nomino - è pari, se non maggiore, al 70 per cento. È chiaro che, effettuando una raccolta differenziata di tale livello, vi trovereste già realizzate, di fatto, varie discariche.
Quindi, non occorre pensare ad altre discariche.
Pensate solo a come organizzare al meglio il vostro Partito Democratico, che tra i suoi quarantacinque saggi ha anche inserito il nome del presidente della Campania Bassolino: auguri! Intanto, i rifiuti rimangono sulle strade.
In Assemblea e soprattutto nelle Commissioni della Camera e del Senato avremmo potuto completare e migliorare il provvedimento normativo in esame, avremmo potuto migliorare lo scempio che avete proposto e sul quale non avete voluto confrontarvi nel merito delle questioni. La vostra cultura contempla esclusivamente l'esercizio del potere e non il confronto per recepire positivamente le esperienze di altre realtà. Preferite avanzare proposte quali lo smaltimento dei rifiuti in Romania o nel nord Italia con spese a carico di tutti i cittadini, anche di quelli del nord.
Avevamo chiesto di essere presenti in Assemblea, ma ci è stato vietato per altri motivi; ciò ci dispiace davvero. Al Senato abbiamo compiuto un lavoro propositivo e lo ha dimostrato il recepimento di alcuni nostri emendamenti. Si è compresa la volontà del movimento della Lega Nord e il suo modo di operare sul territorio e nei confronti dei cittadini, tesi a favorire la civiltà nelle sue varie realtà e non a sviluppare e potenziare il consenso rispetto a situazioni di degrado che a livello europeo determinano sicuramente un'immagine deteriore di tutto il Paese.
Siamo contrari a garantirvi la fiducia per proseguire a governare il Paese perché sapete solo chiedere tasse e ancora tasse e non siete in grado di risolvere problemi elementari come quello della pulizia e dell'igiene di una regione. Se i rifiuti venissero considerati una risorsa - lo abbiamo sempre detto - allora le cose cambierebbero anche in Campania.
Il provvedimento in esame non prevede le gare ad evidenza pubblica, e mi chiedo come facciano certi gruppi a votarlo e chi andremo a favorire. Ma lo sappiamo benissimo! In tutti gli appalti di smaltimento, come avete sottolineato anche voi, servirebbe trasparenza: noi lo diciamo e lo pratichiamo da anni. Bisogna avere il coraggio di proporre norme che garantiscano la trasparenza.
Il nostro voto, il voto del gruppo della Lega Nord non potrà che essere contrario su tale modo di fare politica attraverso le imposizioni e le questioni di fiducia che il Governo pone ogni mese.
Questo Governo non è neanche riciclabile: le sue componenti sono troppo differenti tra loro e molteplici sono i soggetti che devono essere trattati in modo diverso. Nella maggioranza ci sono soggetti che si propongono come pericolosi e nocivi per il


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nostro Paese. Abbiamo visto le conseguenze delle ultime boutade in piazza: esse hanno creato una grande tensione tra Commissario straordinario, realtà politica locale e politica nazionale.
Per tali motivi - successivamente, in sede di discussione finale sul provvedimento, entreremo nel merito della questione illustrando le nostre posizioni - voteremo contro la fiducia al Governo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Adolfo. Ne ha facoltà.

VITTORIO ADOLFO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, alcuni mesi fa nel prendere la parola in Assemblea sulla materia in esame avevo già manifestato la contrarietà del gruppo dell'UDC e le forti perplessità su questo provvedimento. Avevo solamente una speranza, che riponevo soprattutto nel dirigente dello Stato Bertolaso, con il quale negli anni scorsi avevo avuto l'opportunità di collaborare nella ricostruzione avvenuta dopo l'alluvione nel ponente ligure. Avendo, quindi, conosciuto la persona, il tipo di organizzazione e il modo in cui la stessa attuava i provvedimenti, tutto ciò almeno costituiva per me un motivo di rassicurazione.
Sono passati sei mesi e, purtroppo, la realtà non è cambiata; anzi, penso che sia peggiorata. Bertolaso non è stato messo in condizione di svolgere pienamente il mandato ricevuto: i suoi poteri sono stati in qualche modo contenuti e le risorse finanziarie che ha avuto a disposizione forse non erano pienamente sufficienti. Oggi, nella regione Campania, ci ritroviamo con un milione di tonnellate di rifiuti, di cui 300 mila nelle strade le restanti «parcheggiate» in vari siti, che comunque devono essere smaltiti.
Sono stati spesi oltre 2 miliardi di euro a vario titolo e non si è ottenuto alcun risultato operativo. Delle quattro discariche che dovevano essere aperte, al momento neanche una è stata avviata. Quella di Ariano Irpino cesserà le sue funzioni il giorno 8 luglio, e ne sarà aperta una a Macchia Soprana con una capienza limitatissima: tutta questa precarietà non fa certamente ben sperare per il futuro.
Il sistema di raccolta differenziata sostanzialmente non viene attuato e, per quanto riguarda il piano regionale integrato dei rifiuti, al momento, non si ha la volontà di prevedere un impianto finale di trattamento dei rifiuti, ovverosia il termovalorizzatore.
Allora, in questo quadro così complesso, non rimane altro che sperare che il Governo conferisca finalmente pieni poteri al dirigente dello Stato, con una forte squadra di collaboratori, affinché possa intervenire con decisione su tali problematiche.
Tutto ciò certamente rappresenta una sconfitta della politica nella regione Campania, soprattutto della maggioranza, della giunta regionale e di quelle amministrazioni provinciali che in quel contesto e nell'ambito delle sinergie che si sono prodotte hanno creato questo problema di emergenza. Tale vicenda non è conosciuta solo entro i confini della nostra Repubblica: ormai ha varcato gli stessi ed ha creato grandi problemi di immagine anche sotto il profilo dell'efficienza che, invece, dovremmo comunque dimostrare.
Si è parlato, altresì, della connivenza con l'ecomafia e con le organizzazioni criminose: anche qui lo Stato deve mostrare i muscoli ed avere la capacità (perché è nell'interesse democratico di tutti), nonché la forza e la coerenza di debellare con determinazione tali situazioni.
È in questo quadro - al quale avremmo potuto offrire un altro contributo attraverso la discussione in Assemblea, evitando il ricorso alla fiducia, che contestiamo come metodo - che preannuncio il voto contrario dell'UDC sulla questione di fiducia posta dal Governo (Applausi dei deputati del gruppo UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Iacomino. Ne ha facoltà.

SALVATORE IACOMINO. Signor Presidente, colleghe e colleghi deputati, signori


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rappresentanti del Governo, il decreto-legge in discussione, già approvato dal Senato, su cui il Governo ha posto la questione di fiducia, ripropone al Parlamento una discussione che va oltre gli schieramenti e il rapporto più o meno conflittuale tra maggioranza e opposizione.
L'atteggiamento di collaborazione dell'opposizione al Senato, dove sono state introdotte importanti modifiche, non attenua la critica alla doppiezza dimostrata qui alla Camera da una parte dell'opposizione, che ha adottato lo strumento dell'ostruzionismo, specialmente quando, di fronte ad un'emergenza così seria come quella sui rifiuti in Campania, esistono responsabilità sia del centrodestra, sia del centrosinistra. È un comportamento irresponsabile, che non vuole tenere conto dei gravi pericoli che incombono sui cittadini campani e che attengono alla salute e alla convivenza civile.
In Campania le emergenze si sommano tra loro e danno un'immagine degradata, che questa terra non merita e che indica responsabilità riconducibili a una grande questione irrisolta, comune a molte regioni del Mezzogiorno. Se non vengono aggredite le questioni sociali, della salute, del lavoro e dello sviluppo, l'emergenza sicurezza, l'emergenza rifiuti ed altre, quelle regioni saranno sempre le maschere grottesche con le quali tali terre sono viste da una politica sempre più miope e poco lungimirante.
La questione rifiuti rappresenta un mix di tutti i deficit del nostro Paese: culturale, politico, amministrativo, economico e occupazionale, in pratica un blackout di sistema. Esso nasce da una sottovalutazione della questione rifiuti, che continua ancora ad oggi ad essere considerata ambito settoriale e non un tema che incrocia tutti gli ambiti della vita, sia quotidiani, sia istituzionali.
I governi regionali che si sono susseguiti, sia del centrodestra sia del centrosinistra, non si sono distinti tra di loro. Tredici anni fa, la giunta Rastrelli aveva varato un piano rifiuti che attribuiva la parte onerosa del ciclo, cioè la raccolta, ai comuni e ai loro consorzi, e la parte in cui vi erano i profitti, cioè gli impianti, ai privati, anzi ad un privato, la società Fibe, gruppo Impregilo-Fiat, nei confronti della quale la settimana scorsa il giudice per le indagini preliminari ha emesso la misura interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.
La società Fibe con un'unica gara, sulla cui correttezza sono stati avanzati molti dubbi, si era aggiudicata la costruzione e gestione degli impianti previsti dal piano, due inceneritori e sette impianti meccanico-biologico, i cosiddetti CDR. Oltre a ciò, alla predetta società era stata attribuita la facoltà di scegliere i luoghi dove costruire gli impianti. Per aggiudicarsi gli appalti, i concorrenti dovevano disporre di aree, e tale società per convenienze proprie legate a compravendite di terreni, dove un ruolo non secondario ha assunto la camorra, aveva individuato in Acerra e Santa Maria La Fossa, che distano 15 chilometri tra di loro, le aree dove costruire i due inceneritori, aree a più alta incidenza di patologie tumorali e malformative.
Altro elemento importante da considerare, che porta all'emergenza di questi giorni, è che il bando di gara disponeva che l'aggiudicatario, ove mai gli inceneritori fossero stati realizzati in un tempo diverso dalla costruzione degli impianti CDR, avrebbe dovuto procedere allo smaltimento a proprie spese, fuori regione, in impianti destinati a tale scopo.
Ma poiché nello stato di emergenza i poteri commissariali straordinari possono derogare alle norme, nel 2001, con un'ordinanza, venne deciso che le ecoballe prodotte dai CDR potevano essere stoccate nel territorio della regione Campania, favorendo, ancora una volta, chi si era aggiudicato la gara.
Dal 2001 ad oggi sono state stoccate 6 milioni di tonnellate di ecoballe e ogni mese vi è ancora la necessità di 40 mila metri quadrati di nuove aree per depositare le ecoballe, inidonee ad essere bruciate per la cattiva qualità tecnologica del CDR.


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La regione aveva abdicato alla funzione programmatoria e di governo del territorio e mai nessuna giunta regionale ha messo in discussione tali scelte.
Per tredici anni si è lasciato che la situazione corresse verso il baratro: percentuali irrisorie di raccolta differenziata; 6 milioni di tonnellate di ecoballe uscite dai CDR; balle di immondizia che sono vere e proprie bombe ecologiche, accatastate come immense piramidi; quasi mille discariche illegali, ma non clandestine, di rifiuti industriali e ospedalieri provenienti da mezza Italia e gestiti dalla camorra; altre centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti che periodicamente si accumulano per le strade, fino a quando qualcuno le incendia provocando emissioni di diossina; più di trenta inceneritori messi insieme. La gestione commissariale ha trasformato il cancro in metastasi!
Oggi il presidente della regione Campania ammette, anche in modo autocritico, limiti, errori e responsabilità, non soltanto sulla gestione politico-amministrativa, ma anche sugli effetti di un piano del ciclo dei rifiuti che non regge più alle sfide di un nuovo modello di sviluppo, che ha in sé un nuovo processo di produzione dei rifiuti.
Il decreto-legge in discussione, modificato dal Senato e sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia, va in controtendenza rispetto alla concezione tipicamente industriale legata alla sola costruzione di impianti di incenerimento. Attraverso il varo di un piano, da presentare entro novanta giorni, legato principalmente alla raccolta differenziata, all'individuazione dei siti di compostaggio e alla produzione di fosse di qualità, inizia un vero percorso per uscire dall'emergenza rifiuti in Campania, che va attentamente monitorato affinché non si adotti la solita tecnica del rinvio.
La scorciatoia dell'utilizzo di apparati industriali per uscire dall'emergenza è fallita. È necessario, invece, intervenire sulla produzione dei rifiuti e su una spinta della raccolta differenziata. L'emergenza è stata un alibi per sottrarre, agli organi competenti e alla legislazione sulla tutela ambientale, l'intera questione della raccolta, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti, specialmente in termini di limitazione delle emissioni nocive.
Infine, sulle tariffe, va detto con chiarezza e fermezza che i costi dell'emergenza non possono ricadere sui cittadini: essi hanno il dovere di pagare un servizio efficiente, al costo ordinario di una gestione ordinaria.
Su tali aspetti auspichiamo che il decreto-legge fornisca risposte sufficienti per un nuovo percorso, che miri al superamento dell'emergenza, alle garanzie per la tutela dell'ambiente, della salute dei cittadini e delle aree protette, nonché alla salvaguardia dell'autonomia dei poteri degli organi dello Stato e delle autonomie locali.
Preannunzio, quindi, il voto favorevole del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'articolo unico del disegno di legge in esame (Applausi dei deputati del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).




(Ripresa dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2826 )

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bocchino. Ne ha facoltà.

ITALO BOCCHINO. Signor Presidente, colleghi, ribadiamo il «no» di Alleanza


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Nazionale al decreto-legge in esame e, soprattutto, all'ennesima richiesta di fiducia avanzata dal Governo.
Il decreto-legge in esame, nei contenuti, non solo è inutile, poiché non affronta e non fa nulla per risolvere l'emergenza rifiuti, ma è anche dannoso poiché, come unico obiettivo, mira a protrarre una situazione difficile, complicata e diventata ormai ingestibile, mettendo, come sempre, le mani nelle tasche dei contribuenti.
È inutile tamponare la situazione dell'emergenza, dobbiamo risolverla! Non si può andare avanti dieci anni ricorrendo ai decreti-legge per gestire un'emergenza che, in quanto tale, deve avere una data in cui è previsto che essa termini.
Prima di dare vita a un provvedimento come questo e di andare in cerca di nuovi siti da destinare a discarica, chiediamo che il Governo, nelle aule parlamentari e dinanzi all'opinione pubblica, spieghi con chiarezza cosa è accaduto negli scorsi dieci anni.
Vorremmo sapere per quale ragione in Campania è stata bloccata la costruzione dei termovalorizzatori, che avrebbero risolto il problema: ne è in costruzione uno solo, che quando sarà terminato probabilmente non sarà neanche in grado di essere avviato.
Vorremmo comprendere per quale motivo il centrosinistra campano ha privilegiato la logica delle discariche, dove si annidano l'affarismo e la criminalità organizzata e non sono stati effettuati investimenti nella raccolta differenziata, che in Campania ha raggiunto il 10 per cento circa, in quanto nessuno ha fatto in modo che crescesse.
Vorremmo sapere quale sia il giudizio del Governo sull'operazione gigantesca di clientelismo, creata dal centrosinistra campano intorno all'emergenza rifiuti, di fatto prorogata e rifinanziata con il provvedimento in discussione. Vorrei che spiegaste per quale motivo, direttamente, clientelarmente ed elettoralmente sono state assunte 2.316 persone, che non svolgono alcuna attività e percepiscono lo stipendio, ma si trovano lì unicamente per garantire il consenso contrattato, anziché per effettuare realmente la raccolta differenziata.
Vorremmo conoscere per quale ragione i gestori delle discariche, che hanno fatto grandi affari negli ultimi anni, sono stati candidati alle elezioni regionali nelle liste che appoggiavano l'attuale presidente della giunta.
Pertanto, prima di affermare la necessità di emanare un decreto-legge per superare l'emergenza, è necessario che ci mettiate a conoscenza di quanto è accaduto perché, senza l'analisi del passato e degli sprechi, a causa dei quali sono stati spesi 2 miliardi di euro e la Campania è diventata la pattumiera d'Italia e d'Europa, non riusciremo a programmare il futuro.
Sappiamo bene dove si trova l'immondizia, che è stata stoccata nelle cosiddette ecoballe. Vi sono grandi cimiteri di ecoballe in Campania, terreni sconfinati, con milioni di tonnellate di immondizia. Come verrà smaltita? Ciò non è previsto nel decreto in discussione, che pone una serie di questioni per quanto riguarda le discariche, affrontando solo l'emergenza del giorno, quella quotidiana. Invece, vorremmo sapere quale fine farà tutta la nettezza urbana stoccata. Il solo termovalorizzatore in costruzione ad Acerra avrebbe bisogno di cinquant'anni per smaltire quanto stoccato.
Vorremo sapere se intendiate inviarla in Romania - e se, a vostro avviso, ciò rappresenti l'allargamento dell'Unione europea - o in Germania, con i treni delle Ferrovie dello Stato - con un costo della spedizione pari a 1 euro per ogni tonnellata - per lo stoccaggio, per poi ritirarla fra dieci anni, dopo aver pagato anche il costo del deposito.
Vorremmo conoscere cosa intendiate fare di questo grande cimitero creato da voi stessi in Campania. Con il decreto-legge oggetto di conversione non fate altro che nascondere la polvere sotto il tappeto. Manifestate l'intenzione di aprire due, tre, quattro discariche, individuare siti nuovi, prorogando l'emergenza di due o tre mesi,


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che poi scoppierà di nuovo, ma voi stessi non ci dite come volete risolvere il problema.
Pertanto, avanziamo una proposta forte, anzi fortissima dal punto di vista istituzionale, ma abbiamo il dovere di farlo, perché abbiamo a cuore la Campania, per quello che essa rappresenta dal punto di vista del territorio e della popolazione, perché è la seconda regione d'Italia, perché in essa si trova Napoli, capitale del Mezzogiorno, una delle città d'arte e culturali più importanti d'Europa, dell'Occidente e del mondo.
Oggi vi chiediamo di favorire un cambio della guardia alla guida della regione Campania. Vi sono delle responsabilità politiche. Lo stesso Bassolino ha affermato di rendersi conto di avere delle responsabilità politiche, ma che nessuno osi pensare che egli abbia delle responsabilità personali. A noi non interessano queste ultime, che riguardano, semmai, le indagini della magistratura, che proseguono.
Ci domandiamo se tra alcuni giorni quando verrà rinviato a giudizio il presidente della regione per abuso d'ufficio e truffa aggravata ai danni dello Stato, non sarà giunto il momento di attivare la procedura prevista dall'articolo 126 della Costituzione, il quale prevede che il Presidente della Repubblica, con decreto motivato, possa sciogliere il consiglio regionale e destituire il presidente della giunta per gravi violazioni di legge.
Credo che, se un presidente di una giunta regionale, nominato commissario del Governo per risolvere un'emergenza, viene rinviato a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato e riduce la regione che governa ad una pattumiera internazionale, le più alte istituzioni debbano far sentire forte la propria voce, ma non con il decreto-legge in esame, che non serve a nulla.
Chiediamo al Governo e al Capo dello Stato di applicare l'articolo 126 della Costituzione e di ripristinare la capacità di governo della regione Campania e una democrazia che in questi anni è stata condizionata da un voto contrattato in base a logiche clientelari ed affaristiche: questa è la richiesta che avanziamo.
La democrazia, onorevole Presidente, si fonda su due pilastri: da un lato c'è ovviamente il pilastro logico, in base al quale chi ha vinto le elezioni democraticamente ha il diritto di governare e di portare avanti il suo programma; ma ci sono anche delle garanzie e dei contrappesi, rappresentati dai limiti imposti a colui che governa in base al mandato democratico che gli è stato dato.
Riteniamo che la giunta regionale della Campania abbia oltrepassato tali limiti e che ci siano le condizioni, a causa delle reiterate violazioni di legge che si sono verificate, per intervenire, Costituzione alla mano, e per procedere allo scioglimento della giunta regionale.
Questo decreto-legge è pessimo anche nel merito: lo dicono anche gli uffici della Camera dei deputati quando affermano che «appare opportuno che il Governo fornisca ulteriori chiarimenti, precisando, per ciascuna tipologia di interventi, la relativa fonte di finanziamento».
Come al solito inserite dei proclami all'interno del decreto-legge, ma non prevedete alcuna copertura finanziaria e vi affidate all'emergenza, tanto poi, come al solito, si aumenterà la Tarsu per chiedere più soldi ai cittadini in Campania, che sono in Italia quelli che pagano di più per la tassa dei rifiuti a fronte del peggior servizio. Poi utilizzerete i soldi del commissario straordinario e, pian piano, anche quelli della protezione civile per tale scopo. Questo non si può fare (lo ha detto anche la burocrazia della Camera dei deputati): dovete prevedere una copertura chiara a tutte le fonti di spesa. Non è possibile continuare così, anche perché non possiamo spendere i soldi della protezione civile per gestire un'emergenza, che non è tale: non è un terremoto, non è un'alluvione, ma è un'emergenza frutto dell'incapacità di governare!
Dobbiamo quindi rimuovere il problema, ossia dobbiamo rimuovere coloro che sono incapaci a governare e non,


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invece, spendere i soldi della protezione civile come se ci fossero stati un'alluvione o un terremoto.
A nome del gruppo di Alleanza Nazionale rivolgo quindi un appello al Governo affinché si renda conto che un'ennesima difesa del governo regionale della Campania non solo deprime ulteriormente quella realtà territoriale, ma crea anche problemi politici al Governo centrale. Credo sia arrivato il momento che ve ne rendiate conto.

PRESIDENTE. Deputato Bocchino, concluda.

ITALO BOCCHINO. Concludo, Presidente, ribadendo il nostro invito al Capo dello Stato ad avviare il procedimento previsto dall'articolo 126 della nostra Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Paolo Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO RUSSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, perché il Governo ha posto la fiducia? Per la preoccupazione dei tempi? Evidentemente no: il decreto-legge scade l'11 luglio e sarebbe stato possibile emendarlo utilmente e riapprovarlo in Senato. Piuttosto la causa è stata la paura della ragionevolezza: gli emendamenti che avrebbero reso efficace il decreto-legge, lo avrebbero anche reso esplosivo da un punto di vista politico. Sarebbero venute fuori tutte le contraddizioni, tutte le contrapposizioni e tutte le incomprensioni interne alla maggioranza di centrosinistra.
Il provvedimento che stiamo esaminando e sul quale è stata posta la fiducia è inutile.
È inutile, perché indica quattro siti come sedi di discarica, nessuno dei quali verrà utilizzato in tal senso: mi riferisco al sito di Savignano, che forse sarà pronto a novembre, o quello di Terzigno, utilizzabile solo per la FOS e chissà quando sarà prodotta una FOS degna di tal nome; a quello di Sant'Arcangelo Trimonti, addirittura per le ceneri utilizzate in regime di emergenza - guardate un po' - di un dissociatore molecolare, una specie di marchingegno che ha a che fare con i forni di Auschwitz ed a quello di Serre, che, come vedete, oggi è null'altro che una piattaforma.
Il provvedimento in esame è improduttivo, perché è incapace di produrre effetti; è, quindi, inefficace. Quello precedente prevedeva una triarchia, la possibilità che in tre si governasse un complesso fenomeno. Oggi, per le ovvie ragioni - immagino di carattere giudiziario - si è passati dalla triarchia alla diarchia, ma sostanzialmente la questione non cambia.
La filiera del comando, in una condizione emergenziale, è posta tutta nelle mani non di un solo soggetto, come è naturale che accada quando si è in una condizione emergenziale, ma piuttosto nelle mani di due soggetti, che puntualmente pensano in modo diverso.
Questo provvedimento è anche dannoso, perché piegherà i comuni sotto le macerie dei dissesti finanziari: decine e decine di comuni si piegheranno, perché non avranno una capacità finanziaria autonoma e perché voi costringete, con questo provvedimento, ad incrementare senza fine la Tarsu.
Si determinerà - credo - una condizione unica al mondo: il servizio peggiore, inequivocabilmente testimoniato dalle immagini in onda sui network di ogni parte, al costo più alto del mondo! Non basta quanto oggi già viene pagato, ma si aggiunge, con questo decreto, un ulteriore balzello in funzione della vostra sollecitazione.
Il direttore Bertolaso aveva chiesto anche maggiori risorse: sento dire nelle ultime ore che si sta, con il solito meccanismo funambolico, esaminando qualche ipotesi di ulteriore risorsa. Abbiate il coraggio di prevederne lo stanziamento nel provvedimento e chiarite al sistema politico e agli italiani che investite per fare uscire quella regione dall'emergenza rifiuti! Non potrebbe essere altrimenti, perché, se lo fate senza risorse, è evidente che di


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fatto è come se non lo faceste e che saremo costretti, di qui a qualche mese, a ritornare sul tema.
Manca tutto in questo provvedimento! Manca una politica del riuso, manca una politica industriale, manca una politica degli impianti, manca la politica dell'autosufficienza! Non vi è accenno alcuno al traffico illecito di rifiuti o ad una task force, che pure avevamo sollecitato. Toccherà a qualcuno di voi avveduto spiegare che ogni ambito territoriale, ogni provincia, ogni grande città, persino Napoli devono rendersi autosufficienti e non sperare, di volta in volta, che ci sia una Germania o una Romania, pronta o meno, ad accogliere i rifiuti di quella terra. Bisognerà spiegare a quel sindaco che non può bastare Serre a risolvere i problemi della città di Napoli!
Questo provvedimento stride e confligge con il documento della Commissione parlamentare di inchiesta con riferimento all'accordo quadro di programma ed alla necessità di modulare la tassazione locale in misura direttamente proporzionale al servizio reso. Esso confligge anche con la legge regionale, approvata qualche mese fa, che rende le province una sorta di rangers ambientali ed i comuni dei nani. Siete voi, voi e solo voi, oggi, i responsabili di questo disastro!
Ve lo ha detto anche il Commissario straordinario Bertolaso, costretto ad una manfrina permanente; egli, abituato alle grandi emergenze, all'efficacia dell'azione, alle grandi missioni, viene viceversa fermato, bloccato, imbrigliato, addirittura ridicolizzato dai vostri veti, dalle pastoie e dalle dinamiche tutte del teatrino della politica del centrosinistra, che prima lo indica quale mago e poi gli chiude la borsa e lo ammanetta. Di giorno in giorno il povero Bortolaso ha dovuto mendicare un consenso, prima con Bassolino e poi con Pecoraro; cappello in mano, piativa ai santuari della politica campana e quando l'uno era d'accordo, l'altro si metteva di traverso e viceversa. Nel frattempo i rifiuti aumentavano sulle strade, crescevano a dismisura, alimentando quel circolo perverso dell'inquinamento e delle patologie neoplastiche e neonatali.
In questa regione, in Campania, la diossina ormai è ovunque e persino le donne puerpere rischiano di avvelenare i propri figli! La vergogna dovrebbe coprire i vostri miseri calcoli! Avevamo provato ad aiutarvi a modificare il pessimo provvedimento in esame: avete voluto fare da soli per fare peggio. Avete temuto che le contaminazioni scatenassero il libero arbitrio dei parlamentari del centrosinistra. Avete preferito l'inutile isolamento alla sana collaborazione. Avevamo chiesto un sussulto d'amore per la Campania: avete proceduto ciecamente ed a colpi d'ascia. Avete così colpito con quell'ascia prima il commissario Bertolaso e poi i cittadini campani.
Andate, andate pure! Voi credete di andare avanti, eppure sapete di stare fermi. Avete la sensazione della corsa in avanti, perché spingete indietro i cittadini campani, verso il baratro delle emergenze ambientali e sanitarie, domani anche verso le emergenze derivanti dal collasso economico. Noi del gruppo Forza Italia votiamo convinti e sdegnati e votiamo «no» alla fiducia che il Governo ha posto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, il gruppo dell'Ulivo esprime convintamente il proprio voto favorevole sulla questione di fiducia, giustamente posta dal Governo in relazione alla conversione del decreto-legge n. 61 dello scorso 11 maggio, recante ulteriori interventi straordinari per fronteggiare l'emergenza rifiuti in Campania.
La questione di fiducia è pressoché necessaria, imposta dall'avvicinarsi a grandi tappe del termine finale per la conversione in legge del decreto-legge, dalla mole e dal numero di proposte emendative presentate dai gruppi di opposizione, nonché dalla stessa necessità di


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dare un segnale chiaro del Governo e del Parlamento su una vicenda così delicata. Non vi è dubbio che l'emergenza rifiuti costituisca in Campania una situazione drammatica, di estrema gravità e anche profondamente dolorosa per le comunità campane. E non vi è dubbio anche che la storia dell'emergenza rifiuti in Campania è caratterizzata da troppi rinvii, ritardi ingiustificati e pesanti, da un gioco continuo di veti incrociati e paralizzanti, che la politica e le istituzioni non hanno avuto la forza e la capacità di rimuovere e di superare; ma è anche la storia di un commissariamento straordinario che dura da più di dieci anni, che nelle sue diverse tappe non è riuscito a risolvere le questioni sul tappeto, ma che, anzi, ha finito per produrre una sostanziale e pericolosa deresponsabilizzazione degli enti locali.
Questa storia chiama in causa, senza appello, la responsabilità, i limiti, i ritardi, la fragilità e gli errori della politica tutta intera, delle istituzioni pubbliche in Campania.
Questo discorso vale, senza distinzioni, per entrambe le coalizioni, per il centrosinistra come per il centrodestra; vale per la regione di oggi, ma anche per quella di ieri e dell'altro ieri; vale per tante istituzioni locali, come per i diversi Governi nazionali che si sono susseguiti negli anni.
Ma questa è l'ora della responsabilità, seria e coraggiosa, senza «se» e senza «ma»; è l'ora delle decisioni importanti e tempestive, di un'azione sinergica e leale fra le varie istituzioni, per dare sollecita ed integrale esecuzione alle decisioni assunte.
In questo itinerario - difficile, ma sicuramente inevitabile, anzi doveroso - la nostra stella polare non può non essere costituita dai continui appelli e dai ripetuti moniti, che con la sua autorevolezza personale ed istituzionale ed il suo prestigio ha a più riprese rivolto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a cui va tutto il nostro deferente ringraziamento.
Ribadiamo il sostegno pieno all'azione del Commissario straordinario, il direttore Bertolaso, un dirigente autorevole e un servitore dello Stato; diciamo, invece, «no» a polemiche vuote, faziose, strumentali, prive di fondamento e di responsabilità, che non servono a risolvere i problemi delle comunità campane, ma soltanto ad aggravare la situazione e ad avvelenare un clima già reso particolarmente difficile e pesante dai problemi oggettivi che abbiamo innanzi.
Queste sono le ragioni per le quali il gruppo dell'Ulivo giudica oggi decisivo dare piena ed integrale attuazione al decreto-legge al nostro esame, con la rapida apertura di tutte le discariche da esso previste e con l'attivazione piena di tutti i poteri e le prerogative che i due decreti-legge che si sono susseguiti in questi mesi hanno conferito al Commissario straordinario.
È questo il tempo per aggredire questa odiosa e terribile emergenza, così da poterne finalmente uscire, ma anche per definire finalmente un progetto complessivo e completo, di ampio e generale respiro. Il 31 dicembre 2007 è e deve essere la data per porre fine alla gestione commissariale e straordinaria, per ridare così la voce al circuito ordinario, normale e fisiologico delle competenze, ponendo innanzi tutto al centro il principio della provincializzazione della gestione dei rifiuti. Con esso si intende sottolineare il ruolo dell'ente provincia per affermare non soltanto un potere ed una competenza, ma - ancor di più e contestualmente - un dovere ed una responsabilità ineludibili di identificare i siti, gli impianti e le strutture indispensabili per realizzare un ciclo di trattamento, gestione, smaltimento, recupero e riuso industriale dei rifiuti in Campania che sia finalmente compiuto, moderno e funzionale.
Proprio per dare al principio di provincializzazione tutto il respiro e lo spazio che esso deve avere, riteniamo anche che la legge sui rifiuti recentemente approvata dal Consiglio regionale della Campania vada modificata ed adeguata, tenendo conto anche del decreto-legge al nostro esame, che affida ai presidenti di provincia il ruolo di subcommissari, nonché degli


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adeguamenti effettuati dal decreto correttivo della delega ambientale che si trova ad un punto avanzato del suo iter governativo e parlamentare.
È questo anche il momento di procedere con grande determinazione alla realizzazione dei tre impianti di termovalorizzazione, all'attivazione ed al completamento di quello di Acerra (fin da ottobre) e finalmente all'acquisizione della procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale) sull'impianto di Santa Maria La Fossa, per il quale ogni ulteriore ritardo è inaccettabile ed ingiustificato; è, inoltre, il momento non soltanto di procedere rapidamente con l'esame, l'istruttoria e la definizione del progetto per un terzo impianto di termovalorizzazione nella città di Salerno, ma anche di adeguare con rapidità i sette impianti di CDR per renderli finalmente moderni e funzionali.
Vi è poi il capitolo ineludibile e fondamentale della raccolta differenziata dei rifiuti: circa 130 comuni campani hanno già raggiunto percentuali ragguardevoli, in più casi superiori alla media nazionale; ma questo risultato deve oggi riguardare la totalità dei comuni campani, a cominciare dalle grandi aree urbane. È dunque necessario muoversi con grande determinazione, anche attivando tutti i poteri sostitutivi previsti dalle norme vigenti.
Vorrei inoltre dire chiaramente che il decreto-legge al nostro esame affida al Commissario, d'intesa con il Ministro dell'ambiente, l'adeguamento del Piano regionale di smaltimento dei rifiuti.
Per il gruppo de L'Ulivo, il meccanismo dell'intesa deve essere interpretato nel senso della tempestività delle decisioni, di una capacità decisionale piena ed integrale, di una leale e corretta collaborazione e solidarietà istituzionale tra i diversi livelli di governo dello Stato.
L'intesa deve essere esercitata in modo tale che le decisioni per il nuovo piano siano assunte tutte e contestualmente, con la massima rapidità e sollecitudine e siano anche attuate con la stessa determinazione.
Riteniamo anche che debba essere guidata la transizione dalla conclusione della gestione commissariale, prevista per dicembre, all'inizio del ritorno della parola al circuito ordinario delle competenze, come ha indicato, con un percorso virtuoso e pressoché all'unanimità, la Commissione bicamerale per la gestione dei rifiuti, attraverso un'intesa istituzionale di programma tra Commissario, Ministro e regione che ponga attorno allo stesso tavolo, con un successivo accordo-quadro, il Commissario, il Ministero, il presidente della regione, i cinque presidenti di provincia ed i cinque sindaci dei comuni capoluoghi, per definire con chiarezza le tappe della realizzazione degli impianti, dei finanziamenti e delle diverse procedure amministrative.
Riteniamo, inoltre, che la regione oggi debba giocare la sua credibilità in questo campo, prevedendo una destinazione massiccia dei fondi europei legati ai prossimi programmi operativi per il periodo 2007-2013, per dare un contributo decisivo alla realizzazione degli impianti e delle strutture, che occorrono per un ciclo dei rifiuti finalmente moderno e funzionale.
Con queste ragioni, signor Presidente, il gruppo de L'Ulivo voterà la fiducia al Governo e voterà a favore della conversione del decreto-legge: adotteremo tali atti e voteremo in questo modo non con rassegnazione, né in maniera stanca o quasi fosse un rituale, ma con forza e coraggio, perché siamo persuasi che questa è l'ora di un'assunzione straordinaria di responsabilità collettiva della politica e delle istituzioni pubbliche. Non sono ammesse alternative di sorta, non sono possibili rinvii o ritardi e faremo ciò con grande determinazione e forza, anche monitorando e vigilando la situazione e chiedendo a tutti i livelli di governo di fare ciascuno, lealmente e pienamente, la propria parte: questo ci chiedono i cittadini campani, ma ce lo chiede anche l'intero Paese (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.


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Poiché la votazione avrà luogo alle 11,40, sospendo la seduta che riprenderà a tale ora con la chiama.




(Votazione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2826 )

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Indìco la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sulla cui approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia.
Avverto che la Presidenza, conformemente ai criteri definiti nella seduta della Giunta per il Regolamento del 13 marzo 2007, ha accolto alcune richieste di anticipazione del turno di voto di onorevoli, trasmesse dai presidenti dei gruppi, nonché ulteriori richieste avanzate da membri del Governo.
Estraggo a sorte il nome dell'onorevole dal quale comincerà la chiama.
(Segue il sorteggio).

La chiama avrà inizio dall'onorevole Bodega.
Invito, dunque, gli onorevoli segretari a procedere alla chiama.
(Segue la chiama).

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FAUSTO BERTINOTTI (ore 13,05)

 

(Segue la chiama)

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, recante interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti, sulla cui approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia:

Presenti e votanti 517
Maggioranza 259
Hanno risposto 304
Hanno risposto no 213
(La Camera approva - Vedi votazioni).

Si intendono conseguentemente respinte tutte le proposte emendative presentate.

Hanno risposto si:
Acerbo Maurizio
Adenti Francesco
Affronti Paolo
Allam Khaled Fouad
Amendola Francesco
Amici Sesa
Antinucci Rapisardo
Astore Giuseppe
Attili Antonio
Aurisicchio Raffaele
Bafile Mariza
Balducci Paola
Bandoli Fulvia
Baratella Fabio
Barbi Mario
Bellanova Teresa
Bellillo Katia
Beltrandi Marco
Benvenuto Romolo
Benzoni Rosalba
Betta Mauro
Bianchi Dorina
Bianco Gerardo
Bindi Rosy
Boato Marco
Bocci Gianpiero


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Boco Stefano
Boffa Costantino
Bordo Michele
Borghesi Antonio
Boselli Enrico
Brandolini Sandro
Bressa Gianclaudio
Brugger Siegfried
Buffo Gloria
Buglio Salvatore
Burchiellaro Gianfranco
Burgio Alberto
Burtone Giovanni Mario Salvino
Cacciari Paolo
Caldarola Giuseppe
Calgaro Marco
Cancrini Luigi
Capezzone Daniele
Capodicasa Angelo
Capotosti Gino
Carbonella Giovanni
Cardano Anna Maria
Cardinale Salvatore
Carra Enzo
Caruso Francesco Saverio
Cassola Arnold
Castagnetti Pierluigi
Ceccuzzi Franco
Cento Pier Paolo
Cesario Bruno
Cesini Rosalba
Chianale Mauro
Chiaromonte Franca
Chicchi Giuseppe
Chiti Vannino
Cioffi Sandra
Codurelli Lucia
Cogodi Luigi
Colasio Andrea
Cordoni Elena Emma
Cosentino Lionello
Costantini Carlo
Crapolicchio Silvio
Crema Giovanni
Crisafulli Vladimiro
Crisci Nicola
Cuperlo Giovanni
D'Ambrosio Giorgio
Damiano Cesare
D'Antona Olga
D'Antoni Sergio Antonio
Dato Cinzia
De Angelis Giacomo
De Biasi Emilia Grazia
De Brasi Raffaello
De Cristofaro Peppe
Deiana Elettra
Delbono Emilio
D'Elia Sergio
Del Mese Paolo
D'Elpidio Dante
De Mita Ciriaco
De Piccoli Cesare
De Simone Titti
De Zulueta Tana
Di Gioia Lello
Di Girolamo Leopoldo
Diliberto Oliviero
Dioguardi Daniela
Di Salvo Titti
Duilio Lino
D'Ulizia Luciano
Duranti Donatella
Evangelisti Fabio
Fabris Mauro
Fadda Paolo
Falomi Antonello
Farina Daniele
Farina Gianni
Farinone Enrico
Fasciani Giuseppina
Fedi Marco
Ferrara Francesco detto Ciccio
Ferrari Pierangelo
Fiano Emanuele
Fincato Laura
Fiorio Massimo
Fioroni Giuseppe
Fistarol Maurizio
Fluvi Alberto
Fogliardi Giampaolo
Folena Pietro
Fontana Cinzia Maria
Forgione Francesco
Francescato Grazia
Franceschini Dario
Franci Claudio
Frias Mercedes Lourdes
Froner Laura
Fumagalli Marco
Fundarò Massimo Saverio Ennio
Galeazzi Renato
Gambescia Paolo
Gentili Sergio


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Ghizzoni Manuela
Giachetti Roberto
Giacomelli Antonello
Giordano Francesco
Giovanelli Oriano
Giuditta Pasqualino
Giulietti Giuseppe
Gozi Sandro
Grillini Franco
Guadagno Wladimiro detto Vladimir Luxuria
Iacomino Salvatore
Iannuzzi Tino
Incostante Maria Fortuna
Intrieri Marilina
Khalil D. Alì Raschid
La Forgia Antonio
Laganà Fortugno Maria Grazia
Lanzillotta Linda
Laratta Francesco
Latteri Ferdinando
Leddi Maiola Maria
Lenzi Donata
Leoni Carlo
Levi Ricardo Franco
Licandro Orazio Antonio
Li Causi Vito
Lion Marco
Locatelli Ezio
Lomaglio Angelo Maria Rosario
Lombardi Angela
Longhi Aleandro
Lovelli Mario
Lucà Mimmo
Lulli Andrea
Lumia Giuseppe
Lusetti Renzo
Maderloni Claudio
Mantini Pierluigi
Mantovani Ramon
Maran Alessandro
Marantelli Daniele
Marcenaro Pietro
Marchi Maino
Margiotta Salvatore
Mariani Raffaella
Marino Mauro Maria
Marone Riccardo
Martella Andrea
Mascia Graziella
Mattarella Sergio
Mellano Bruno
Merlo Giorgio
Merloni Maria Paola
Meta Michele Pompeo
Migliavacca Maurizio
Miglioli Ivano
Migliore Gennaro
Milana Riccardo
Minniti Marco
Misiani Antonio
Misiti Aurelio Salvatore
Monaco Francesco
Morri Fabrizio
Mosella Donato Renato
Motta Carmen
Mura Silvana
Musi Adriano
Mussi Fabio
Naccarato Alessandro
Nannicini Rolando
Napoletano Francesco
Narducci Franco
Nicchi Marisa
Nicco Roberto Rolando
Oliverio Nicodemo Nazzareno
Olivieri Sergio
Orlando Andrea
Orlando Leoluca
Ossorio Giuseppe
Ottone Rosella
Pagliarini Gianni
Palomba Federico
Papini Andrea
Pecoraro Scanio Alfonso
Pedica Stefano
Pedrini Egidio Enrico
Pedulli Giuliano
Pegolo Gian Luigi
Pellegrino Tommaso
Pertoldi Flavio
Perugia Maria Cristina
Pettinari Luciano
Piazza Angelo
Piazza Camillo
Picano Angelo
Pignataro Ferdinando Benito
Pignataro Rocco
Piro Francesco
Piscitello Rino
Pisicchio Pino
Poletti Roberto
Pollastrini Barbara
Poretti Donatella


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Porfidia Americo
Provera Marilde
Quartiani Erminio Angelo
Raiti Salvatore
Rampi Elisabetta
Razzi Antonio
Realacci Ermete
Ricci Andrea
Rigoni Andrea
Rocchi Augusto
Rossi Gasparrini Federica
Rotondo Antonio
Ruggeri Ruggero
Rugghia Antonio
Rusconi Antonio
Russo Franco
Ruta Roberto
Rutelli Francesco
Samperi Marilena
Sanga Giovanni
Sanna Emanuele
Sasso Alba
Satta Antonio
Schietroma Gian Franco
Schirru Amalia
Scotto Arturo
Sereni Marina
Servodio Giuseppina
Sgobio Cosimo Giuseppe
Siniscalchi Sabina
Sircana Silvio Emilio
Smeriglio Massimiliano
Soffritti Roberto
Soro Antonello
Sperandio Gino
Spini Valdo
Sposetti Ugo
Squeglia Pietro
Stramaccioni Alberto
Strizzolo Ivano
Suppa Rosa
Tenaglia Lanfranco
Tessitore Fulvio
Testa Federico
Tocci Walter
Tolotti Francesco
Tomaselli Salvatore
Tranfaglia Nicola
Trupia Lalla
Tuccillo Domenico
Turci Lanfranco
Turco Maurizio
Vacca Elias
Vannucci Massimo
Velo Silvia
Venier Iacopo
Ventura Michele
Vichi Ermanno
Vico Ludovico
Villari Riccardo
Villetti Roberto
Viola Rodolfo Giuliano
Volpini Domenico
Widmann Johann Georg
Zaccaria Roberto
Zanella Luana
Zanotti Katia
Zeller Karl
Zipponi Maurizio
Zucchi Angelo Alberto
Zunino Massimo

Hanno risposto no:
Adolfo Vittorio
Alemanno Giovanni
Alessandri Angelo
Alfano Ciro
Alfano Gioacchino
Allasia Stefano
Amoruso Francesco Maria
Aprea Valentina
Armani Pietro
Ascierto Filippo
Azzolini Claudio
Baiamonte Giacomo
Baldelli Simone
Barani Lucio
Barbieri Emerenzio
Bellotti Luca
Benedetti Valentini Domenico
Bertolini Isabella
Biancofiore Michaela
Bocchino Italo
Bodega Lorenzo
Bonaiuti Paolo
Bondi Sandro
Bongiorno Giulia
Bono Nicola
Bosi Francesco
Brancher Aldo
Bricolo Federico
Brusco Francesco
Buonfiglio Antonio


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Buontempo Teodoro
Caligiuri Battista
Campa Cesare
Caparini Davide
Capitanio Santolini Luisa
Carfagna Maria Rosaria
Carlucci Gabriella
Casero Luigi
Catone Giampiero
Ceccacci Rubino Fiorella
Cesa Lorenzo
Cesaro Luigi
Cicchitto Fabrizio
Ciccioli Carlo
Cicu Salvatore
Ciocchetti Luciano
Cirielli Edmondo
Colucci Francesco
Consolo Giuseppe
Conte Gianfranco
Conte Giorgio
Contento Manlio
Conti Giulio
Cosentino Nicola
Cosenza Giulia
Cossiga Giuseppe
Costa Enrico
Crimi Rocco
Crosetto Guido
D'Agrò Luigi
De Laurentiis Rodolfo
Del Bue Mauro
Delfino Teresio
Della Vedova Benedetto
De Luca Francesco
Di Cagno Abbrescia Simeone
Dionisi Armando
D'Ippolito Vitale Ida
Di Virgilio Domenico
Dozzo Gianpaolo
Drago Giuseppe
Dussin Guido
Fabbri Luigi
Fallica Giuseppe
Fasolino Gaetano
Fava Giovanni
Fedele Luigi
Filippi Alberto
Filipponio Tatarella Angela
Fini Gianfranco
Fini Giuseppe
Floresta Ilario
Forlani Alessandro
Formisano Anna Teresa
Foti Tommaso
Franzoso Pietro
Frassinetti Paola
Fratta Pasini Pieralfonso
Fugatti Maurizio
Galati Giuseppe
Galletti Gian Luca
Galli Daniele
Garagnani Fabio
Garavaglia Massimo
Gardini Elisabetta
Garnero Santanchè Daniela
Gasparri Maurizio
Gelmini Mariastella
Germontani Maria Ida
Giacomoni Sestino
Gibelli Andrea
Giorgetti Alberto
Giovanardi Carlo
Giro Francesco Maria
Giudice Gaspare
Goisis Paola
Greco Salvatore
Grimoldi Paolo
Holzmann Giorgio
Iannarilli Antonello
Lainati Giorgio
La Loggia Enrico
La Malfa Giorgio
Lamorte Donato
Landolfi Mario
La Russa Ignazio
Laurini Giancarlo
Lazzari Luigi
Lenna Vanni
Leo Maurizio
Leone Antonio
Licastro Scardino Simonetta
Lo Presti Antonino
Lucchese Francesco Paolo
Lussana Carolina
Mancuso Gianni
Marcazzan Pietro
Marinello Giuseppe Francesco Maria
Maroni Roberto
Martinelli Marco
Martinello Leonardo
Mazzaracchio Salvatore
Mazzocchi Antonio
Mele Cosimo


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Meloni Giorgia
Menia Roberto
Mereu Antonio
Minardo Riccardo
Minasso Eugenio
Mistrello Destro Giustina
Misuraca Filippo
Moffa Silvano
Mondello Gabriella
Montani Enrico
Mormino Nino
Moroni Chiara
Nan Enrico
Napoli Angela
Napoli Osvaldo
Neri Sebastiano
Nespoli Vincenzo
Nucara Francesco
Oliva Vincenzo
Oppi Giorgio
Paniz Maurizio
Paoletti Tangheroni Patrizia
Paroli Adriano
Patarino Carmine Santo
Pecorella Gaetano
Pedrizzi Riccardo
Pelino Paola
Peretti Ettore
Perina Flavia
Picchi Guglielmo
Pili Mauro
Pini Gianluca
Pisacane Michele
Pizzolante Sergio
Ponzo Egidio Luigi
Porcu Carmelo
Pottino Marco
Prestigiacomo Stefania
Proietti Cosimi Francesco
Raisi Enzo
Rampelli Fabio
Rao Pietro
Ravetto Laura
Reina Giuseppe Maria
Rivolta Dario
Romagnoli Massimo
Romele Giuseppe
Ronchi Andrea
Ronconi Maurizio
Rositani Guglielmo
Rossi Luciano
Rosso Roberto
Russo Paolo
Ruvolo Giuseppe
Saglia Stefano
Santelli Jole
Sanza Angelo Maria
Scalia Giuseppe
Simeoni Giorgio
Stagno d'Alcontres Francesco
Stucchi Giacomo
Tabacci Bruno
Tassone Mario
Testoni Piero
Tondo Renzo
Tortoli Roberto
Tremonti Giulio
Tucci Michele
Uggè Paolo
Ulivi Roberto
Verro Antonio Giuseppe Maria
Vietti Michele Giuseppe
Vitali Luigi
Vito Alfredo
Vito Elio
Volontè Luca
Zacchera Marco
Zinzi Domenico
Zorzato Marino

Sono in missione:

Albonetti Gabriele
Amato Giuliano
Bersani Pier Luigi
Bimbi Franca
Bonelli Angelo
Bonino Emma
Bruno Donato
Casini Pier Ferdinando
Cirino Pomicino Paolo
D'Alema Massimo
De Castro Paolo
Di Pietro Antonio
Donadi Massimo
Galante Severino
Gamba Pierfrancesco Emilio Romano
Garofani Francesco Saverio
Gentiloni Silveri Paolo
Letta Enrico
Martino Antonio
Melandri Giovanna
Morrone Giuseppe
Nardi Massimo


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Parisi Arturo Mario Luigi
Pinotti Roberta
Prodi Romano
Ranieri Umberto
Santagata Giulio
Scajola Claudio
Violante Luciano
Visco Vincenzo

PRESIDENTE. Sospendo la seduta, che riprenderà alle 14,30 con l'esame degli ordini del giorno.




(Esame degli ordini del giorno - A.C. 2826 )

 

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C. 2826 sezione 1).
Avverto che dopo l'illustrazione degli ordini del giorno e il successivo parere espresso su di essi dal rappresentante del Governo avranno luogo le votazioni, previo svolgimento delle dichiarazioni di voto relative a ciascuno strumento.
Ricordo, altresì, che il deputato Garavaglia ha chiesto di sottoscrivere l'ordine del giorno Montani n. 9/2826/87.
Il deputato La Loggia ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/1.

ENRICO LA LOGGIA. Signor Presidente, signor sottosegretario D'Andrea, colleghe e colleghi, l'ordine del giorno n. 9/2826/1 presentato insieme agli onorevoli Boscetto, Bruno e Carfagna, riprende sostanzialmente argomentazioni contenute in altri ordini del giorno e, segnatamente, negli ordini del giorno Elio Vito n. 9/2826/2 e Gioacchino Alfano n. 9/2826/3.
In esso è contenuta un'indicazione di buon senso - così l'ho voluta intendere, così l'abbiamo voluta intendere - diretta a sollecitare il Governo a fare quanto in suo potere - tanto, per la verità, potrebbe essere ancora fatto - per risolvere questo ormai insopportabile problema della gestione e della raccolta dei rifiuti nella regione Campania.
Non è più possibile che si ricordi questa splendida regione e i suoi splendidi abitanti solamente in senso negativo: su tutta la stampa nazionale, e purtroppo anche su quella internazionale, si parla soltanto di due argomenti che sono devastanti per il buon nome della Campania e dei suoi abitanti: i rifiuti e la camorra.
In tema di rifiuti, il nostro ordine del giorno fornisce - come dicevo - un suggerimento di buon senso che consiste nell'auspicio che, fermo restando tutto il resto, venga quanto prima risolto il problema


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dei termovalorizzatori e della raccolta differenziata e che lo smaltimento dei rifiuti sia organizzato in maniera moderna ed efficace, in modo che da esso si possa creare ricchezza, energia, qualcosa di estremamente utile per gli abitanti di quella regione.
In attesa che tutto ciò accada, mi auguro che si possa in qualche modo imporre - uso il termine imporre perché lo ritengo il più corretto - ad ogni comune di individuare all'interno del proprio territorio un luogo, un sito che abbia le caratteristiche per poter essere adibito a discarica.
Ogni comune avrà la sua piccola discarica, i comuni più grandi disporranno di discariche adeguate allo smaltimento dei rifiuti prodotti in ciascuna parte del territorio, seguendo il criterio, che a me sembra realmente di buonsenso, secondo cui chi produce rifiuti deve trovare il modo di smaltirli - oserei dire - «nella propria casa», ovverosia nel proprio territorio.
Penso che il Governo possa accogliere lo spirito e - mi auguro - anche la forma e la sostanza della proposta in esame, che mi pare realmente, lo ripeto, di buonsenso, che darebbe la possibilità ai comuni di potersi misurare concretamente con i loro poteri di organizzazione e di gestione, ma anche e soprattutto con i propri cittadini. Si offrirebbe, infatti, la possibilità a ciascuno di responsabilizzarsi per la propria parte. Un principio sul quale tutti indistintamente in questa sede possono riconoscersi.
Tanto mi sembrava utile illustrare, affido ora alla valutazione del Governo queste mie considerazioni ed attendo il parere che il sottosegretario, a nome dell'Esecutivo, esprimerà sul mio ordine del giorno.

PRESIDENTE. La deputata Lussana ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/92.

CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, l'ordine del giorno in esame vuole nuovamente mettere in luce, purtroppo, con quanta poca oculatezza e scarsità di competenza e con quanta inefficienza sia stata gestita la problematica dei rifiuti in Campania. Sappiamo che dietro questa emergenza - continuiamo a chiamarla così sebbene essa sia una situazione che duri ormai da 15-20 anni - si nascondono responsabilità gravissime, che coinvolgono direttamente gli amministratori locali della regione Campania, i quali non hanno mai trovato, pur avvicendandosi, il coraggio di risolvere il problema alla radice.
Comprendiamo la situazione attuale di difficoltà in cui vivono in modo particolare le popolazioni campane, ma ci rendiamo conto che bisogna invertire il modo di affrontare questo tipo di problematica. Non si può sempre pensare che ci sia qualcuno a smaltire i rifiuti - la «monnezza napoletana» - ma ci deve essere l'assunzione di responsabilità, come avviene in molte altre regioni del Paese dove i rifiuti vengono smaltiti ed utilizzati e dove sono ottimizzate le strutture per poterlo fare.
Con l'ordine del giorno in esame vogliamo porre in rilievo un'altra grave inefficienza, ovverossia che nella produzione e nella preparazione della compattazione dei rifiuti e nell'allestimento delle cosiddette ecoballe sono stati commessi dei gravissimi errori. Come evidenziato, nella formazione di queste ecoballe non sono stati utilizzati rifiuti che potevano essere immediatamente inceneriti nei termovalorizzatori. Pertanto, si tratta di rifiuti che non possono essere smaltiti in quanto il loro incenerimento violerebbe le normative che riguardano, ad esempio, il termovalorizzatore di Acerra. Come detto, questi rifiuti sono stati compattati in modo, per così dire, errato; pertanto, ove si intendesse attuare pienamente quanto prevede il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 5 febbraio 1998 - che stabilisce tutta una serie di regole in materia di smaltimento di rifiuti non pericolosi - ci si renderebbe conto che tali rifiuti non potrebbero essere (così come sono) conferiti nel termovalorizzatore di Acerra.
Tutto ciò comporta ancora una volta che, invece di tener fede al principio di


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responsabilità e all'autosmaltimento da parte della regione Campania, tali ecoballe mal formate dovranno essere smaltite in altri termovalorizzatori, magari in altre zone, ad esempio in Germania, come è già avvenuto, con un enorme ulteriore aggravio di costi per la collettività.
Allora, che cosa si chiede? Pur augurandoci che finalmente in futuro si operi davvero con senso di responsabilità e con oculatezza nel gestire questo tipo di problematica, al fine di cercare di agevolare la soluzione della situazione di difficoltà estrema - soprattutto per la salute dei cittadini - che si sta verificando, vorremmo che si potesse agire in deroga alla normativa del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Tale deroga, ovviamente dovrebbe essere concessa una sola volta e per tempi brevi, in modo tale da consentire, da un lato, di risolvere il problema e di rispettare quanto richiesto dall'Unione europea, val a dire di adottare misure immediate per risolvere l'emergenza rifiuti, dall'altro di permettere lo smaltimento dei rifiuti - seppure non compattati secondo la normativa vigente nella regione Campania - senza doversi recare in altre zone d'Italia o all'estero, evitando l'aggravio dei costi.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

CAROLINA LUSSANA. Chiediamo che sia posta attenzione su questo ordine del giorno, chiediamo anche che si consenta tale deroga affinchè i rifiuti possano essere conferiti nel termovalorizzatore di Acerra.

PRESIDENTE. Il deputato Mario Pepe ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9 /2826/66.

MARIO PEPE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non illustrerò il mio ordine del giorno perché sono consapevole di parlare invano. Il mio vaniloquio sarà trasformato in un atto di accusa verso questo Governo, che ancora una volta ha dimostrato disprezzo per il Parlamento e per il confronto democratico escludendo il Parlamento dal processo di formazione delle leggi.
Il provvedimento in esame è scritto malissimo, non ha copertura finanziaria e, per tale motivo, gli uffici hanno espresso dubbi in proposito. Con esso si pone una statuizione gravissima: si normalizza l'emergenza rifiuti in Campania.
Anche se sarà approvato, esso avrà il respiro corto, ne seguiranno degli altri; con esso si risolverà il problema solo per pochi giorni. L'emergenza rifiuti in Campania è la spia, lo specchio fedele del fallimento di una classe politica che spreca ma che non decide, che spende ma che non risolve i problemi, che occupa il potere e basta, che oggi è andata a Napoli a vedere il fuoco che promana dai cassonetti e il fumo acre che rende l'aria irrespirabile e che ci ricorda un paesaggio dantesco.
Giorni fa ebbi a dire che Goethe nel suo Viaggio in Italia disse di Napoli che è schiacciata tra Dio e Satana, laddove Dio è la bellezza dei luoghi e la mitezza del clima, mentre Satana era il vulcano, che ogni tanto scaricava lava e lapilli sulla città. Se Goethe oggi tornasse a Napoli, non avrebbe dubbi, nel dare un nome e cognome a Satana: questo nome è Antonio Bassolino (Commenti del gruppo dell'Ulivo)!
Concludo il mio intervento con un invito al presidente della regione che scarica le responsabilità sul Commissario, sul Presidente Napolitano e sul Governo: signor presidente, si dimetta, prima che l'emergenza rifiuti si trasformi in emergenza sanitaria! A Napoli si sono registrati già trentotto casi di epatite! Altrimenti, tale presidente farà la fine del governatore di Milano al tempo della peste: fu cacciato dal popolo al grido «Via la fame, via la peste, via il sangue dei poveri». Bassolino sarà cacciato al grido «Via la monnezza da Napoli e dalla Campania» (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Lega Nord Padania)!

PRESIDENTE. La deputata Goisis ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/89.

PAOLA GOISIS. Signor Presidente, con questo ordine del giorno vogliamo stigmatizzare


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una realtà che, purtroppo, in Campania è comune. L'articolo 2 del provvedimento in esame, al comma 1, capoverso 2, prevede una deroga all'articolo 202 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, permettendo - e qui è il problema - l'affidamento del servizio smaltimento rifiuti direttamente o a seguito di una trattativa privata.
Purtroppo, la storia di Napoli, con la realtà della questione rifiuti, ci ha già dimostrato quali siano le problematiche da affrontare. Tutti sappiamo - ed è inutile nascondersi dietro al classico dito - che, purtroppo, la questione rifiuti è connessa con una realtà gravissima: quella delle connivenze - non ho paura di pronunciare questo termine - con realtà malavitose che fanno di tale questione una fonte di grandi guadagni soltanto per poche realtà, che definire malavitose è quasi pleonastico.
Ciò che chiediamo, invece, è che il servizio di smaltimento rifiuti sia affidato non direttamente, perché così si invita ad agire in modo poco pulito e poco corretto; conosciamo tutti il detto «la tentazione rende l'uomo ladro». Per evitare tali situazioni, quindi, chiediamo che gli affidamenti vengano fatti tramite gara, con procedura ristretta, invitando - anche per salvare le apparenze, e, comunque, per dare una maggiore garanzia di chiarezza e di trasparenza - almeno cinque ditte concorrenti.
Il problema dei rifiuti a Napoli si trascina ormai da anni, anni e anni ed è - a mio parere - segno di ipocrisia cercare o far credere di voler risolvere tale problematica. In realtà, non la si vuole risolvere, non c'è tale volontà, se ancora si dà la possibilità di fare affidamenti diretti o attraverso trattativa privata. Sappiamo tutti cosa significhi ciò, siamo stati tutti amministratori; sappiamo bene come sia facile cadere in tali tentazioni! E d'altra parte, non è ignoto a nessuno in quest'aula - e nemmeno nel nostro Paese - quante connivenze ci siano fra amministrazioni e, come si diceva anche in precedenza, entità dedite ad azioni malavitose, quali appunto - abbiamo il coraggio di pronunciarlo! - la camorra.
Con questo ordine del giorno, rivolgo un invito molto caldo, perché vogliamo dare una speranza ai cittadini di Napoli, che sono costretti a vivere in mezzo ai rifiuti, dove i bambini sono costretti a camminare in mezzo ai topi, dove si diffondono le malattie. I cittadini di Napoli, facendo parte di questa penisola, non meritano ciò, anche se, devo dire, vivere per tredici anni in mezzo alla spazzatura in quel modo, significa che essi devono anche avere forza e coraggio e cambiare il loro modo di votare. Non possono lamentarsi se coloro che esercitano le funzioni amministrative sono sempre le solite persone che, anziché risolvere i loro problemi, continuano a portarli avanti!
È necessario chiedersi - e noi ce lo chiediamo - dove vadano a finire le migliaia, i milioni di soldi prodotti in gran parte dal nord, che vengono mandati in Campania, per risolvere la questione rifiuti. Noi vogliamo saperlo!

PRESIDENTE. Deputata Goisis, concluda.

PAOLA GOISIS. Vogliamo saperlo, anche perché la popolazione di Napoli - come dicevo - ne ha diritto. Ho parlato con dei napoletani, che dicono di pagare delle bollette per i rifiuti anche molto pesanti. Questo non è il destino che si devono aspettare e che devono avere; essi devono avere il diritto - concludo - alla trasparenza e, soprattutto, alla salute, per sé stessi e per i loro figli (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Il deputato Tortoli ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/16.

ROBERTO TORTOLI. Signor Presidente, l'ordine del giorno a mia firma n. 9/2826/16, sottoscritto dagli onorevoli Stradella e Nicola Cosentino, intende intervenire sul ruolo e sui poteri del Commissario e vuole ripristinare lo spirito con


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cui era nato il provvedimento in esame, prima di essere modificato al Senato sotto la pressione della sinistra radicale e, in particolare, del Ministro Pecoraro Scanio, il quale sembra ostinarsi, ogni giorno di più, ad ostacolare, anziché aiutare, la soluzione dell'emergenza in Campania.
Su Il Sole 24 ore di oggi, Giorgio Santilli titola un suo articolo relativo a questo provvedimento «La sconfitta del Commissario»: essa, in realtà, è la sconfitta evidente e palese dello Stato che aveva deciso di impegnarsi in prima persona, inviando in Campania uno dei suoi uomini migliori, il Capo della protezione civile, Bertolaso.
Con tale provvedimento, malamente modificato al Senato, il Capo della protezione civile è stato praticamente lasciato solo. Se il Presidente della Repubblica Napolitano difende a più riprese il suo lavoro, ciò è dovuto al fatto che forse egli è consapevole che, dopo tale operazione, affidata ad un uomo pulito ed efficiente, poco resterà da fare in Campania, se non accettare per sempre l'emergenza.
Se Bertolaso, come titola l'articolo, esce sconfitto, con lui esce sconfitto tutto lo Stato e la sua credibilità. In questa vicenda a vincere sono stati, ancora una volta, la camorra e, in più, il Ministro Pecoraro Scanio insieme al presidente della Commissione ambiente del Senato - senatore Sodano - che hanno fatto guerra al Capo della protezione civile in più riprese e che hanno messo «sotto scacco» la maggioranza al Senato, con pressioni forti e continue, per ottenere una sorta di commissariamento del Commissario a dir poco ridicola. Infatti, nel momento in cui si vara un provvedimento per impegnarsi direttamente su un problema così delicato come l'emergenza rifiuti e si incarica un uomo in cui lo Stato crede, nello stesso provvedimento si mettono, poi, paletti per «commissariarlo» o per metterlo sotto controllo e sotto osservazione.
Per tale motivo, con il mio ordine del giorno n. 9/2826/16, chiedo al Governo di restituire a Bertolaso le prerogative e i poteri necessari per operare efficacemente al fine di risolvere i problemi gravi dell'emergenza rifiuti in Campania; impegno, quindi, il Governo ad adottare le opportune iniziative, anche normative, volte a fornire il Commissario di pieni poteri operativi, per superare quei veti incrociati (di cui parlavo) che, finora, hanno impedito il raggiungimento di risultati positivi nel contrasto all'emergenza rifiuti in Campania.

PRESIDENTE. Il deputato Azzolini ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/56.

CLAUDIO AZZOLINI. Signor Presidente, l'ordine del giorno a mia firma n. 9/2826/56, che condivido con quasi tutti i colleghi di Forza Italia eletti in Campania, nel suo articolato ripropone una storia che, purtroppo, è ormai consolidata e rispetto alla quale vorrei fare alcuni semplici richiami - brevissimi flash - in questi pochi minuti che mi vengono concessi.
Vorrei cominciare ricordando quanto è avvenuto nel 1994, quando, come lei stesso è a conoscenza, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza in Campania per la gestione dei rifiuti.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIULIO TREMONTI (ore 15)

 

CLAUDIO AZZOLINI. Si tratta di una vicenda pesantemente stigmatizzata: il sottosegretario che siede ai banchi del Governo era mio collega al Parlamento di Strasburgo ed in quel periodo della IV legislatura la Commissione ambiente del Parlamento europeo si stava già occupando del caso «Campania», giunto in quella sede mediante una serie di iniziative.
Ebbene, sin da allora si suggeriva e si invogliava la cittadinanza e la popolazione a procedere con la raccolta differenziata che, pur essendo una delle cose più normali, direi una banalità, veniva suggerita ai campani e ai napoletani affinché la adottassero opportunamente e utilmente. Purtroppo, come tutti sappiamo, sono trascorsi


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ben quattordici anni e nulla è cambiato; anzi, ogni cosa è peggiorata, al punto tale che non si riesce più a comprendere con quali mezzi e strumenti si possa non tanto porre la parola fine a tale degrado, bensì cominciare seriamente a fissare un punto fermo, di non ritorno.
Ritengo che il Governo dovrebbe recepire i suggerimenti, le indicazioni e gli inviti che provengono dagli ordini del giorno, anche se nella loro strutturazione e articolazione ripropongono tematiche oramai metabolizzate dalla maggior parte dei deputati. Questi ultimi sono sensibili e attenti a tale problematica e, giustamente, non essendo campani né napoletani affermano (come si suol dire) che «chi rompe paga e i cocci sono suoi», ossia chi produce spazzatura dovrebbe anche provvedere ad eliminarla dall'ambito della comunità.
Si tratta di una vicenda che, evidentemente, ci colpisce ancora di più, perché pone in luce una gravissima carenza culturale. Nello stesso articolato si cita il caso di Salerno e della relativa provincia, dove soltanto il 10 per cento della popolazione adotta il metodo della raccolta differenziata, che avrebbe dovuto essere stata opportunamente illustrata ed inculcata nella popolazione civile (convengo sul fatto che, se non si è prima di tutto civili e si diventa colti, poi è difficile ottenere questa consequenzialità).
Tuttavia, sono state spese risorse innumerevoli e consistenti, tali da ripristinare lo stato dei luoghi, non una volta, bensì due o tre. La dispersione di tali risorse, invece, ha dimostrato che non è stato fatto nulla di utile e opportuno.
Per tali ragioni, con la sensibilità che dovrebbe caratterizzare ogni persona responsabile, soprattutto a livello istituzionale, mi auguro che l'ordine del giorno in esame venga recepito anche nella parte finale della sua formulazione, che prevede non tanto l'individuazione di nuovi siti di stoccaggio, ma la costituzione di un sito definitivo per provvedere all'installazione di un termovalorizzatore.
È evidente che un articolato di tal genere dovrà tener conto di quanto accaduto nei precedenti quindici anni, in quanto vi sono popolazioni vessate, che hanno subito e che, dopo quindici anni, giustamente, hanno dimostrato la loro manifesta intolleranza. Pertanto, si vuole indurre il responsabile della protezione civile ad effettuare, nella fase della programmazione, una valutazione di merito molto oculata ed articolata.
I napoletani DOC, che hanno a cuore la loro città - non soltanto coloro che si recano a visitarla, i quali possiedono l'amabilità di esternare apprezzamenti più che lusinghieri -, i veri napoletani, che seguono con tanto ardore una squadra di calcio come il Napoli, che è sprofondata dalla serie A alla serie C, e che in ottantamila hanno combattuto, sofferto, pianto e infine gioito con il ritorno della squadra in serie A, mi basterebbe che un giorno, non in ottantamila, bensì in ottomila...

PRESIDENTE. La invito a concludere.

CLAUDIO AZZOLINI. ...si svegliassero e si rendessero conto che una città di serie A, capitale europea, è finita nella «monnezza».

PRESIDENTE. L'onorevole Garavaglia ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Montani n. 9/2826/87, di cui è cofirmatario.

MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, l'ordine del giorno di cui sono cofirmatario, a tutela della salute della gente che ha la sfortuna di vivere sotto il governo di Bassolino e della Jervolino, afferma che il governatore della regione Campania dovrebbe fare il suo dovere e, cioè, mettere in campo tutte le possibilità consentitegli dalla normativa al fine di garantire la sicurezza e la salute dei cittadini in seguito ai fenomeni di smaltimento incontrollato dei rifiuti che poi si traducono in roghi di rifiuti in mezzo alle strade.
La questione, quindi, è molto semplice ed è ovvio che il Parlamento non può fare altro che approvare un tale provvedimento; colgo, però, l'occasione per raccontare


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un'esperienza personale, come sindaco del mio paese, relativamente ad un fatto simile.
Vorrei ricordare quanto accaduto in provincia di Milano, a Marcallo con Casone, nel 2000. Quell'anno un ex assessore provinciale dei Verdi, tale Arzuffi, insieme ad altre persone, ha posto in essere delle attività non proprio corrette, tant'è che poi è stato condannato per truffa - fortunatamente direi - a seguito di un processo e di una sentenza che hanno fatto scuola. Si tratta, infatti, della prima sentenza in materia ambientale in cui si è riusciti a dimostrare la truffa. Si organizzava il trattamento dei rifiuti, la formazione del cosiddetto CDR, ma in realtà non si faceva altro che stoccare i rifiuti, che rimanevano sul posto. Casualmente, poi, il capannone in cui erano conservati i rifiuti non lavorati ha preso fuoco, causando una forte emissione di fumi e mettendo a rischio la salute della popolazione del mio paese, tant'è che abbiamo rischiato di dover evacuare ben cinquecento persone.
Questi sono i fatti. Come ha reagito l'amministrazione del comune di Marcallo con Casone che ho avuto la fortuna di amministrare e che amministro tuttora? Secondo voi come può reagire un'amministrazione dotata di buonsenso? Si può lasciare un cumulo di rifiuti all'ingresso del paese? Ovviamente no! La decenza impone che non si possa lasciare all'ingresso del paese, come biglietto da visita, un cumulo di rifiuti. Si può rischiare la salute dei propri concittadini? Ovviamente no! Si può rischiare di dover evacuare metà della popolazione di un paese perché magari i rifiuti possono prendere fuoco una seconda volta? Ovviamente no! Allora, cosa fa un'amministrazione dotata di buon senso? Fa ciò che prevede la legge: bonifica!
Il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, il cosiddetto decreto Ronchi, - magari qualcuno si ricorda anche il titolo - prevede molto semplicemente che, qualora i rifiuti non vengano portati via da chi di dovere, dal proprietario, il comune è obbligato a bonificare il sito. Ciò è quanto stabilisce la legge e, quindi, l'abbiamo fatto. Ci è costato un milione e mezzo di euro; un comune di 6 mila abitanti si è accollato il costo di un milione e mezzo di euro! Ma questo è dovere degli amministratori, è ciò che bisogna fare!
I cittadini hanno pagato, ma sono stati contenti di pagare la bonifica perché è inammissibile avere nel proprio comune una pila di immondizia che può prendere anche fuoco! Nessuno si è lamentato, tutti sono stati contenti e la nostra amministrazione monocolore Lega Nord Padania è stata rieletta con il 62 per cento dei voti.
C'è, pertanto, qualcosa che non quadra e ogni volta che sentiamo parlare della questione dei rifiuti ci viene il sangue amaro. Non riusciamo a capire come faccia un amministratore - ricordiamo che una lingua morta, il latino, che qualcuno di voi conosce bene, intende per amministratore e per ministro il servitore, colui che è al servizio dei suoi cittadini - a consentire una situazione del genere. Al di là della figura che facciamo a livello internazionale, tutte le volte che vediamo in televisione le immagini dei rifiuti che bruciano ci viene la pelle d'oca! Non si riesce a concepire una cosa simile!
Al di là del rischio di sanzioni economiche che l'Unione Europea alla fine ci comminerà (perché, chiaramente, una situazione del genere non si verifica neanche in Africa, neanche nel Terzo Mondo), al di là di tutto questo, c'è una cosa che si chiama dignità. Un amministratore che arriva a determinare una tale situazione e che è dotato di un minimo di dignità deve solamente rassegnare le dimissioni.
Si parla tanto di federalismo e di sussidiarietà. La sussidiarietà prevede che qualora - e concludo - un'amministrazione non sia in grado di svolgere il proprio mestiere, l'amministrazione di livello superiore deve intervenire. Ebbene, commissariamo una volta per tutte Napoli e la Campania, mandiamo l'esercito e sistemiamo questa vergogna nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!


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PRESIDENTE. L'onorevole Fasolino ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/111.

GAETANO FASOLINO. Signor Presidente, in verità debbo esprimere molte amarezze.
Innanzitutto, occorre considerare che un decreto-legge che avrebbe potuto essere discusso e migliorato dall'Assemblea (e, lo ripeto, l'opposizione in Commissione aveva dato chiari segnali di disponibilità ritirando gli emendamenti e attendendo la discussione in Assemblea) è stato blindato con la richiesta del voto di fiducia. Il risultato è un decreto-legge che presenta tutti i vizi del precedente senza aggiungere alcuna virtù che potesse migliorarlo. Un decreto-legge con un difetto capitale: non sono previsti i fondi per realizzare le spese; per cui vorrei chiedere alla maggioranza e al Governo in che modo e a quali fonti saranno attinte le risorse.
Ma la cosa più sconcertante è che il decreto-legge appena convertito non presenta sul frontespizio le firme di Di Pietro e di Pecoraro Scanio, la qual cosa induce a molti sospetti. Probabilmente l'articolo 3, che aveva squallidamente caratterizzato il precedente decreto e che è stato sostituito nel comma 2 dall'articolo 2 del presente decreto, in sostanza non ha fatto balenare nessun miglioramento, perché di affidamenti diretti si parlava prima e di affidamenti diretti si continua a parlare oggi. L'Assemblea è responsabile. Bassolino qui non c'entra, siamo noi che andremo a licenziare un decreto-legge che può aprire la strada ad una nuova Tangentopoli.
Per quale motivo mai non dovremmo ricorrere alle gare d'appalto di indirizzo nazionale ed europeo? Ancora: per quale motivo dovremmo affidare la raccolta differenziata, essenziale per superare l'emergenza rifiuti, ai consorzi di bacino, che sono governati in maniera parassitaria e clientelare e che fino a questo momento non hanno dato nessuna prova positiva della loro azione? Preferire i consorzi di bacino a imprese tecnologicamente avanzate, vincitrici di gare d'appalto, è semplicemente delittuoso.
Per quale motivo mai dovremmo aumentare, raddoppiandola o triplicandola, la Tarsu? Come faranno le popolazioni a pagare imposte di siffatta importanza e di siffatto peso quando le strade sono ancora invase dai rifiuti e l'emergenza, lungi dall'esser conclusa, incombe ancora sulle vie di Napoli e dell'intera regione Campania? Credo che quest'Assemblea voglia mostrare un sussulto di orgoglio nei confronti del Governo assumendo un atteggiamento chiaro almeno nei confronti degli ordini del giorno (per quel che essi possono valere), approvandoli incondizionatamente.
In ultimo, vorrei ancora ribadire una considerazione: il Presidente Bassolino è stato recentemente bollato con parole di fuoco dalla magistratura inquirente napoletana.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

GAETANO FASOLINO. Per molto meno, illustri parlamentari e politici, nel corso degli anni Novanta, dovettero abbandonare i loro scranni di deputati e di amministratori; all'epoca, in Campania, proprio Bassolino fu il più feroce contestatore di chi, nonostante gli avvisi di garanzia, voleva rimanere abbarbicato al potere. Dal presidente Bassolino e dal centrosinistra mi aspetto che quel che si predicava nel 1994 sia valido ancora oggi. Purtroppo per Antonio Bassolino e per il centrosinistra, il postino ha suonato due volte; e, questa volta, ha suonato alla porta degli amministratori dei DS, della Margherita, della sinistra radicale oltranzista e dei Verdi.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

GAETANO FASOLINO. Le dimissioni sono dunque un atto dovuto e rappresentano l'unico strumento attraverso il quale il popolo campano capirà che una stagione nuova può avere inizio. Ci aspettiamo


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pertanto dal centrosinistra un atto di responsabilità: le dimissioni immediate della giunta regionale della Campania.

PRESIDENTE. L'onorevole Alessandri ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/78.

ANGELO ALESSANDRI. Signor Presidente, colleghi, l'ordine del giorno da me presentato richiede di fatto un impegno serio perché i siti previsti dal decreto-legge al nostro esame siano effettivamente individuati e si intervenga immediatamente perché la spazzatura campana rimanga in Campania.
Questa vicenda è per certi versi ridicola: lo dico portando la voce dei cittadini del Nord. Mi è capitato, infatti, in questi giorni, parlando con alcuni cittadini del Nord, di raccontare che martedì saremmo tornati in Assemblea, dopo la sospensione, per votare l'ennesima fiducia a questo Governo sulla questione dei rifiuti. Alla gente veniva da ridere; mi si diceva: «Stai scherzando? Non sarà vero che ancora una volta, per salvare Bassolino e la sua incapacità di governare, questi vengano di nuovo a chiedere la fiducia?». Invece, purtroppo, non si tratta di una barzelletta; purtroppo, ancora una volta, è vero!
Avete chiesto l'ultima fiducia all'incirca un mese fa, in buona parte ancora per salvare Bassolino e i debiti della sanità. Si trattava allora di 3 miliardi di euro: oggi date mandato ad un intervento immediato, i cui costi sarebbe difficile quantificare. Ancora una volta, comunque, si evidenzia - quasi ve ne fosse bisogno - che l'Italia unita non esiste, esistono invece molte Italie e, soprattutto, quella dei più furbi, di coloro che vivono sulle spalle degli altri, trova sempre da parte di questo Governo e di questo centrosinistra una copertura, un «paracadute»; ciò, alla faccia della gente, dei buoni amministratori, della correttezza, delle regole e delle leggi.
Mi chiedo, allora, cosa rappresentino questo Governo e questo Parlamento: essi non rappresentano certo la buona amministrazione, né rappresentano le leggi, i cittadini onesti, la voglia di saper risolvere i problemi o un modello di equità. Cosa rappresentate, allora? Credo che dovreste porvi questa domanda, anche se so che siete soldatini «signor sì» pronti a votare favorevolemente sulla fiducia al Governo Prodi. Avete infatti votato a favore, così come domani voterete a favore anche dell'approvazione del provvedimento in discussione: non scatta in voi la percezione di un minimo di vergogna o di orgoglio per il fatto che state votando a favore di una ennesima presa in giro dei cittadini seri?
Vi sono regioni di questo Paese, che in maniera seria continuano, con il patto di stabilità, a non provocare «buchi» di bilancio nel settore della sanità e a trovare soluzioni per eliminare il problema dei rifiuti (spesso alcune realtà, lo ricordava il collega Dussin questa mattina, compiono sforzi perfino eccessivi per riuscire a creare una cultura del riciclaggio: penso al collega Bodega, che a Lecco per parecchi anni è stato in cima alle classifiche).
Questi amministratori, dunque, sono così bravi: peccato che tutto ciò che loro fanno di giusto diventi inutile, completamente inutile, per colpa di quanti continuano invece a creare appositamente un'emergenza continua.
Dovrei allora ritenermi figlio di un popolo di stupidi, se continuassi ad accettare questa situazione; ma, come sto facendo adesso, non mi reputo tale perché sono qua a dirvi che noi non ci stiamo!
Abbiamo visto girare per il Paese le famose ecoballe, ma credo sia ora di finirla di raccontare, anche ai cittadini, le ennesime ecoballe e di presentarsi alla gente con una faccia come un'ecoballa; si deve cominciare, invece, a dire seriamente che un Paese normale, serio e rispettoso delle regole ed un Governo che vuole amministrare secondo questi principi non portano in giro per il Paese stesso uno come il presidente Bassolino quale testimonial del futuro - futuro già morto, a mio avviso - Partito Democratico o per raccontare come si risolve il problema dei rifiuti: due anni fa, lo hanno portato a Reggio Emilia come esempio con riferimento alle soluzioni del problema dei rifiuti!


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Credo che da parte di un Governo serio ci voglia, invece, il coraggio di affermare che il Presidente Bassolino e la giunta della Campania sono incapaci di risolvere un problema annoso, che va a discapito dell'autosufficienza delle varie province del Nord.
Dobbiamo opporci in tutte le maniere, innanzitutto rifiutando i rifiuti: non portateli al Nord, perché credo che questa volta ci saranno non soltanto i politici della Lega, ma tutti i cittadini della Padania, stufi di coprire l'incapacità e le connivenze di questo Governo che è incapace di colpire chi ha davvero commesso dei misfatti politici, ammesso che non si tratti di misfatti di altro genere, ossia di crimini!
L'anno scorso, sono stato in mezzo ai topi e all'odore nauseabondo presenti a Napoli. Nessuno mi toglie dalla testa che tutto ciò sia costruito ad arte: un bel giorno arriva il segnale di buttare la spazzatura per la strada e qualche giorno dopo quello di bruciarla, perché pensano: «Comunque c'è Pantalone che, ancora una volta, verrà a coprirci di miliardi, che distribuiremo per intero».
Credo che questa sia la peggiore delle operazioni che possiate fare in un Paese civile: il Governo si conferma, ancora una volta, incivile (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!

PRESIDENTE. L'onorevole Cesaro ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/43 (Nuova formulazione).

LUIGI CESARO. Signor Presidente, signori colleghi, nel corso degli anni, con precisa ed incontrovertibile responsabilità del centrosinistra e dal presidente Bassolino, l'emergenza rifiuti in Campania è, purtroppo, andata vieppiù peggiorando.
Le responsabilità di Bassolino sono macroscopiche e prevalenti: egli prevede l'affidamento dei lavori senza gare in forma diretta, raddoppia e triplica la Tarsu, a danno soprattutto dei cittadini campani, mentre le città, purtroppo, sono invase da rifiuti, topi e cattivo odore.
Chiedo a viva voce che il decreto-legge in esame non venga convertito, perché, cari colleghi, vi sono responsabilità gravissime, in particolare con riferimento alle indennità erogate ai vertici della struttura commissariale, al ricorso alle consulenze, in alcuni casi pagate senza mai essere utilizzate, e soprattutto ai progetti fantasma, come quelli denominati progetti sine re.
Cari colleghi, è giunto allora il momento che Bassolino e la giunta regionale si dimettano immediatamente (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

PRESIDENTE. L'onorevole Bodega ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/80.

LORENZO BODEGA. Signor Presidente, nell'illustrare brevemente l'ordine del giorno n. 9/2826/80 consentitemi di fare una riflessione, dopo avere ascoltato o, meglio, letto i resoconti, in quanto la sospensione dai lavori parlamentari non ci ha consentito di seguire in diretta il dibattito parlamentare, ma i potenti mezzi della globalizzazione ci hanno permesso di leggere i verbali. Ebbene, mi sembra che il tema rientri tra quelli veramente «pesanti» per il nostro Paese in quanto si tratta di un'emergenza; siamo in presenza di una situazione che può veramente causare pericoli per l'incolumità pubblica dei cittadini in ambito sanitario e le popolazioni pagano per l'inefficienza dei loro pubblici amministratori che hanno governato negli anni. Non voglio soffermarmi solo sugli ultimi tempi, perché si tratta di un problema che risale nei decenni, a mio modesto parere. Tali pubblici amministratori ancora oggi non hanno la consapevolezza di avere non solo cagionato danni e disastri, ma anche, in particolare, male amministrato la cosa pubblica. Altro che gli sprechi della politica! Qui vi sono gli sprechi di miliardi e miliardi di vecchie lire e milioni e milioni di euro.
Questa, però, non è la sola evidenza; tale problematica mette in luce un Paese che, a seconda delle diverse zone geografiche, si comporta differentemente e adotta provvedimenti disomogenei, non uguali per tutti. Devo comprendere come mai, in alcune zone d'Italia - mi riferisco


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al nord, naturalmente alla Lombardia (e particolarmente a Lecco e alla sua provincia) - vi siano punte di eccellenza nel campo della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, mentre in altre zone non si raggiungono tali risultati (mi riferisco in modo particolare al territorio di cui stiamo discutendo, la Campania e soprattutto Napoli).
Penso che i primi impianti risalgano a venti o trent'anni fa. All'epoca governava la Democrazia Cristiana. Ciò vuol dire che i democristiani della Lombardia erano diversi rispetto a quelli della Campania? Assumevano diverse soluzioni in base all'appartenenza regionale? Pertanto, dobbiamo ringraziare quei vecchi amministratori che nei nostri territori, venti, trent'anni fa, pensarono di costruire gli impianti di smaltimento dei rifiuti. Infatti, oggi raggiungiamo dei livelli di eccellenza al nord. La città di Lecco, per portare un esempio, è stata la prima nella classifica della raccolta differenziata dei rifiuti e del loro smaltimento. Perché è successo ciò? Non voglio pensare alle ecoballe, che ha citato il collega Alessandri, ma a tutte le «ecoballe» che gli amministratori meridionali hanno raccontato nei decenni ai loro cittadini, i quali oggi pagano un'inefficienza e una cattiva gestione della cosa pubblica da parte dei loro amministratori. Ciò che, per così dire, fa un po' venire il sangue amaro, come diceva il collega Garavaglia, è che lo Stato centrale interviene «a gamba tesa» adottando un decreto-legge, che sicuramente presenta tantissime lacune - e gli ordini del giorno cercano di migliorarlo in alcune parti - e che peraltro non prevede una copertura finanziaria completa, come in questa sede qualcuno ha ricordato.
Si presenta un provvedimento per sanare una situazione - vedremo poi se sarà realmente sanata - ma senza che si stabilisca con quali soldi, da parte di quali soggetti e dove si smaltiranno o depositeranno i rifiuti. Non pensate, infatti, che per costruire un impianto di smaltimento dei rifiuti sia sufficiente qualche mese: occorrono anni per poterlo costruire! E la situazione, nei prossimi anni, come cambierà, come si evolverà, come verrà gestita dal signor Bassolino? Voglio però riferirmi più ai sindaci che al governatore della regione, perché sono questi che a livello territoriale si occupano di questa problematica.
Anni fa esistevano i consorzi: ci si «consorziava» tra comuni, si creava un consorzio e si costruivano gli impianti di smaltimento dei rifiuti. Tutti i comuni facevano così! Pertanto, io apprezzo e ammiro quegli amministratori che hanno saputo con lungimiranza prevedere la problematica e lavorare per far sì che essa in seguito non creasse disagi.

PRESIDENTE. Onorevole Bodega, la invito a concludere.

LORENZO BODEGA. Concludo, signor Presidente. L'ordine del giorno, che in fondo è semplice, vuole invitare il Governo ad adottare tutte le iniziative di propria competenza affinché si possano sensibilizzare i cittadini con riferimento alla raccolta differenziata dei rifiuti, al fine di consentire un loro migliore incenerimento o smaltimento nelle discariche.

PRESIDENTE. L'onorevole Fava ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/83.

GIOVANNI FAVA. Signor Presidente, intervengo per illustrare l'ordine del giorno che, nella sua estrema semplicità, pone però l'attenzione su un problema già «toccato», in questa fase di illustrazione degli ordini del giorno, dall'intervento dianzi svolto dall'onorevole Lussana, che ha ben centrato il tema specifico ovvero la realizzazione e la gestione «vera» dei cosiddetti impianti di incenerimento e dei termovalorizzatori in Campania.
Sapete bene, colleghi, che la situazione non si risolve a colpi di slogan. In questo caso, la situazione impiantistica campana - quel poco che c'è e che può essere considerato «impianto» - è compromessa da un percorso normativo e giuridico che ha portato gli impianti stessi ad essere assoggettati ad autorizzazioni specifiche.


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Tali autorizzazioni vincolano in modo determinante il funzionamento degli impianti, il che, di fatto, ha costituito una situazione nell'ambito della quale non solo non è possibile costruire gli impianti ma neppure utilizzare i pochi sussistenti con i materiali prodotti negli impianti di trattamento a monte.
I temi degli ambiti e dei bacini ci riportano ad un dibattito più ampio. Noi ci chiediamo se, al di là del fatto che con una certa ripetitività siano fatti oggetto di infrazione da parte dell'Unione europea, il sistema di questo Paese, possa essere considerato appartenente all'Unione europea stessa. In quali altri Paesi dell'Unione esistono situazioni simili? È il quesito che sottopongo all'Assemblea. Questo è il punto! Non possiamo, cari esponenti del Governo, richiamarci all'europeismo spinto tutte le volte che fa comodo e dimenticarci dei vincoli e delle imposizioni che provengono non tanto dalle norme comunitarie quanto dal fatto che nell'Europa occidentale esistono sistemi assolutamente diversi da quelli di cui stiamo parlando in questi giorni. Il sistema italiano, per così dire, fa evidentemente acqua da tutte le parti e il sistema campano vive ai margini del rapporto tra politica, società e civiltà.
Diventa, quindi, importante stabilire a chi dare compiti e a chi attribuire questi compiti di pianificazione nell'ambito di un ragionamento complessivo che ci porti alla soluzione del problema. Giustamente, il collega Bodega ricordava prima di me che la soluzione immediata del problema in realtà non esiste, perché le soluzioni tecnologiche in un campo delicato come quello dei rifiuti necessitano di gestazioni lunghissime nel tempo, di periodi molto lunghi. Infatti, dal giorno in cui si ipotizza una soluzione al giorno in cui questa diventa una realtà, una misura concretamente attuabile passano mesi, anni, a volte anche decenni.
Non possiamo pensare di trovarci ogni sei mesi o ogni anno a discutere di nuovo in questa Assemblea di operazioni fini a se stesse, che tendano semplicemente a finanziare in modo assistenziale e senza un respiro largo di politica generale e di gestione del problema, situazioni di questo tipo. Lo dico e lo ripeto perché, ad oggi, dopo quasi 14 anni di commissariamenti vari, non si è ancora giunti nemmeno ad una definizione esatta della pianificazione territoriale basata su un'equa ripartizione dei bacini territoriali. In una realtà come quella campana, noi chiediamo addirittura che si arrivi ad una pianificazione per bacini provinciali. Infatti, sappiamo che questo - bisogna dirlo con grande onestà e lo dico anche ai colleghi del nord - non è sempre vero nemmeno nel nord Italia.
Esistono realtà regionali nell'ambito delle quali ci sono province che hanno lavorato meglio e province che hanno lavorato peggio, ma mediamente il problema si risolve in un contesto più ampio, in un contesto regionale. Dunque, non esiste una visione di insieme alla base di questa programmazione.
Noi chiediamo, con la presentazione di questo ordine del giorno, che la visione di insieme parta soprattutto dalla condivisione di un percorso per quanto concerne gli impianti. Il Governo condivide il fatto che la realizzazione dei termovalorizzatori, nel caso specifico quelli di Santa Maria La Fossa e di Acerra, faccia parte di questo sistema e costituisca l'inizio di un meccanismo virtuoso che porti tutti i bacini di questa provincia - sempre che vi sia una politica seria - ad essere, con il tempo, autonomi ed autosufficienti?
Se esiste una condivisione su questo principio, riteniamo che anche in quest'aula si possano trovare gli spazi di dialogo e di discussione al fine di una risoluzione vera del problema. In queste settimane, tuttavia, abbiamo avuto la netta sensazione che nel dibattito parlamentare - che non c'è stato, a onor del vero; intendo il dibattito che ha semplicemente lambito il Parlamento - si sia cercato di portare visibilità ai singoli parlamentari, piuttosto che offrire soluzioni vere ad una problematica che continua a persistere.

PRESIDENTE. Onorevole Fava, la prego di concludere.

GIOVANNI FAVA. Concludo, signor Presidente. Ci auguriamo che questa sia


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l'ultima volta in cui si discute di questo tema in Parlamento. Mi rendo conto che è un augurio un po' troppo ottimistico, tuttavia ci attendiamo soprattutto che con questo provvedimento si inizi un percorso attraverso il quale si individuino tappe, metodologie, tecnologie, impianti e, soprattutto, un'ubicazione certa degli stessi, nell'ambito di una «bacinizzazione» che potrebbe costituire l'unica soluzione a questo problema.

PRESIDENTE. L'onorevole Paolo Russo ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/65.

PAOLO RUSSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi: ed ora? Poniamo che questo decreto-legge sia approvato; cosa succederà dopo? In buona sostanza, nulla. Non ci sarà nemmeno un sito utilizzabile come discarica, non ci sarà un piano, perché dovrebbe essere concertato e non lo sarà mai, non ci sarà alcun elemento di novità a livello strategico, non ci sarà alcuna iniziativa sul fronte della fantasia tecnologica, non ci sarà un po' di passione, non ci sarà nemmeno un po' di raccolta differenziata, non ci sarà alcuna sensibilità sul fronte delle tecnologie innovative: nulla di nulla.
Ma ciò che parla più di ogni altra cosa di questo dannoso, inutile e improduttivo decreto-legge sono i numeri di questa emergenza e di questo disastro. Sono 500 i siti in Campania nei quali insistono le cosiddette ecoballe; sono mille gli ettari di terreno utilizzati per depositare questa sorta di piramidi azteche; sono 4 gli ettari che ogni mese ancora occorrono per appoggiare nuove balle che continuano a non essere a norma, e corrispondono a circa duemila campi di calcio; sono 2 i miliardi di euro sperperati in questo disastro senza fine; sono 5 i milioni di balle accumulati, e corrispondono a 6 milioni di tonnellate; sono 300 mila i mezzi che occorreranno per muovere queste balle; siamo solo al 10 per cento per la raccolta differenziata, eppure c'erano 2.316 lavoratori assunti proprio a tal fine, inopinatamente abbandonati senza uno straccio di piano industriale che li ponesse in condizione di lavorare.
Sono 7 i commissari che si sono inutilmente alternati al capezzale di questa emergenza; sono 14 i sub-commissari che si sono trastullati; è del 14 per cento la flessione percentuale del sistema ricettivo turistico della città di Napoli; sono 3 i decreti che sino ad oggi sono stati necessari per affrontare la situazione; sono 7 gli impianti di CDR e 2 i termovalorizzatori, uno dei quali è in una fase finale di completamento che sarà inutile, perché per fine ottobre, pur essendo pronto, non potrà mai bruciare alcunché, in quanto non saranno disponibili i combustibili che dovrebbero essere portati in quell'impianto. Inoltre, non s'intravede, nemmeno da lontano, un'iniziativa strategica capace di invertire questa tendenza, ossia capace di produrre CDR e quindi di alimentare l'impianto di termovalorizzazione di Acerra. Sono numeri non equivocabili, che disegnano il disastro che il centrosinistra ha prodotto sul fronte dei rifiuti nella nostra regione.

PRESIDENTE. L'onorevole Dozzo ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/90.

GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, l'ordine del giorno a mia firma è molto chiaro: impegna il Governo a garantire che le ecoballe di rifiuti trattati dagli impianti di selezione e trattamento della regione Campania vengano smaltite all'interno della regione stessa.
Si tratta di un tema importante, perché pone una questione di responsabilità politica, una questione di responsabilità culturale e anche una questione di dignità. Pone una questione di responsabilità politica, perché è da 14 anni che vige il commissariamento, e da 14 anni vi è un'incapacità gestionale che ha un nome e un cognome: il governatore della regione Campania, Antonio Bassolino.
Signor rappresentante del Governo, mi ricordo che quando l'attuale governatore fu eletto per la prima volta sindaco, la


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stampa amica lo salutò dopo poco tempo come l'artefice della rinascita di Napoli; si parlò infatti del «nuovo rinascimento napoletano», e vi furono spettacoli in piazza. Il governatore Bassolino, all'epoca, trovò il tempo di fare il Ministro; peccato che non abbia trovato il tempo di controllare gli impianti di smaltimento e di programmare un piano di smaltimento regionale, affinché non si ricadesse in questa nuova emergenza.
Ma vi è anche una questione culturale: signor Presidente, mancano la capacità e la volontà, anche da parte degli stessi cittadini, di superare l'emergenza. Vorrei ricordare la percentuale della raccolta differenziata di molti comuni del nord, amministrati dalla Lega: essa varia dal 70 all'80 per cento, e questo è merito anche della buona volontà e della capacità di tutti i cittadini di procedere lungo una certa direzione, anche se talvolta la raccolta differenziata è noiosa e difficile.
Mi domando quale sia la percentuale di raccolta differenziata dei comuni della regione Campania. Forse non c'è quella cultura, e meno male che noi del nord siamo i cittadini privi di cultura e i rozzi e gli ignoranti!

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FAUSTO BERTINOTTI (ore 15,45)

 

GIANPAOLO DOZZO. Abbiamo visto poi cosa succede: incendi per strada, migliaia di fuochi che si levano da tutte le parti, e guarda caso ciò accade in quella Napoli dove risiede l'attuale Ministro dell'ambiente.
Quest'ultimo, allorquando si è verificato un incendio in una fabbrica, ha inviato subito un'ispezione ministeriale per verificare eventuali emissioni di diossina. Mi domando se lo stesso Ministro abbia fatto qualcosa per le centinaia di incendi che giornalmente bruciano Napoli: non ha inviato assolutamente alcuna ispezione ministeriale.
Vi è, inoltre, anche una questione di dignità da parte dei cittadini napoletani, e in particolare - mi riferisco alle ultime notizie riportate dai giornali - da parte dei cittadini ischitani. Dignità, infatti, significa produrre e smaltire i rifiuti nel proprio territorio, e non inviare i propri rifiuti in altre parti d'Italia. Nel caso specifico, tuttavia, sembrerebbe che ci fosse un accordo del comune di Ischia per inviare i propri rifiuti nel comune di Bassano, in provincia di Vicenza, tramite una società privata che avrebbe già concordato tale trasferimento. Ebbene, noi diciamo «no», e spero, signor sottosegretario, che lei accolga la nostra richiesta - che a mio avviso è di buon senso - di smaltire i rifiuti laddove si producono. Penso che sia una questione, prima di tutto, di dignità per ogni cittadino dello Stato italiano (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Il deputato Barani ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/93.

LUCIO BARANI. Signor Presidente, intervengo per illustrare l'ordine del giorno a mia firma e sottolineare che, effettivamente, l'incapacità del presidente della giunta regionale campana - unico vero responsabile del livello di gravità estrema dell'emergenza rifiuti - è tale da mettere in pericolo anche la salute pubblica, non solo per il diffondersi di malattie infettive o diffusive - alcuni colleghi lo hanno ricordato - ma anche per la contaminazione chimica del suolo e del sottosuolo, nonché dei prodotti dell'agricoltura e della zootecnia.
Infatti, l'accumulo dei rifiuti solidi urbani e la fermentazione accelerata dalla stagione calda causano sia il fermento dei rifiuti distribuiti ovunque, sia l'aumento in modo esponenziale del percolato. Il percolato, infatti, è un composto chimico che distrugge e devasta l'ambiente e che, contaminando il suolo, il sottosuolo, le falde freatiche, le acque superficiali e profonde, nuoce alla salute umana. È parimenti nociva alla salute umana la pirolisi, il combusto intermedio derivante dagli incendi appiccati in più punti ai rifiuti, che sviluppano prodotti chimici intermedi anche cancerogeni.


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Quindi, le conseguenze sulla salute possono anche non essere immediate, e si potranno riscontrare tra qualche anno, con l'aumento in modo esponenziale di gravi malattie nella popolazione. Ciò è molto grave, in quanto nessuno vi pone rimedio. Il nostro Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, infatti, con la sua impostazione ideologica massimalista, pur essendo napoletano, ha svuotato il Commissario di ogni sua funzione. Bertolaso farebbe bene a dimettersi: è la vittima sacrificale, non può rimanere lì!
Il decreto-legge in esame è ormai «annacquato», in quanto al Senato è stato completamente stravolto. Ci ritroveremo, il prossimo anno, a ripeterci le medesime cose e ad aver peggiorato la situazione dei rifiuti in Campania. Sono sicuro che il mio ordine del giorno non verrà, ovviamente, accettato, perché dice la verità, ed è basato su una verità scientifica e su una lapalissiana constatazione dei fatti che il Governo cieco non riesce ad ammettere, in quanto è sotto ricatto e sotto scacco della sinistra radicale, che osa anche dirgli che siamo in un colpo di Stato.
Confermiamo e condividiamo: siamo veramente in presenza di un colpo di Stato, non c'è bisogno che lo dica qualche esponente della sinistra massimalista.
In conclusione, ritengo che ci sia bisogno di ben altro: è necessario applicare l'articolo 126 della Costituzione, che prevede lo scioglimento di un consiglio regionale per ragioni di sicurezza nazionale. Andate a leggerlo: vedrete che è precisamente il caso in cui oggi ci troviamo. Occorre che qualcuno lo proponga al Presidente della Repubblica.
Come ho già affermato nella dichiarazione di voto sulla questione di fiducia, è quanto mai attuale il detto «vedi Napoli e poi muori»: andando a Napoli, si rischia veramente di morire!

PRESIDENTE. Il deputato Caparini ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/81.

DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, dopo quattordici anni dal primo commissariamento, dopo la nomina di sette commissari e quattordici sub-commissari, a pochi mesi dall'ennesimo provvedimento che ci è stato proposto come risolutivo (e che purtroppo tale non è stato, come avevamo allora paventato), dopo aver speso due miliardi di euro, torniamo ad affrontare la questione, ormai cronicizzata, dei rifiuti della Campania.
Avevamo già denunciato come la crisi fosse stata istituzionalizzata proprio a causa di continui interventi dal centro, che hanno di fatto creato un carrozzone che ha riciclato il malaffare e le inefficienze della prima crisi ed ha creato le condizioni per una situazione ormai fuori dal controllo delle istituzioni.
Quella dei rifiuti della Campania è una brutta storia: una storia di consulenze facili, di spese improduttive, di inefficienze, di affitti di terreni e di mezzi gonfiati, di assunzioni di personale effettuate in modo clientelare. Ma non è solo questo, purtroppo: è anche qualcosa di più, che credo sia, in fondo, il motivo per il quale ciclicamente ci ritroviamo con un senso di impotenza di fronte alla collusione che il sistema della gestione dei rifiuti ha con la mafia. Tant'è vero che è stato coniato anche il termine «ecomafia», che in sé sintetizza e rappresenta una situazione che ormai da troppo tempo è sfuggita al controllo delle istituzioni e della legalità. Criminalità e smaltimento dei rifiuti - è un dato di fatto - vanno di pari passo: la produzione di calcestruzzo è storicamente appannaggio delle organizzazioni camorristiche, e l'estrazione della sabbia e la produzione del calcestruzzo, oltre a costituire una vera e propria emergenza ambientale, sono prodromiche alla realizzazione di discariche abusive.
Mi chiedo, e chiedo anche ai colleghi, soprattutto a quelli che, sul versante della vocazione, si ritengono più sensibili ai temi ambientali, come i colleghi dei Verdi: dove sono stati in passato, allorquando sono stati proprio loro ad appoggiare le maggioranze di centrosinistra al governo della regione? E dove sono oggi, di fronte a un decreto-legge che non fa altro che peggiorare l'attuale situazione - se ciò fosse


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possibile - e che non pone un benché minimo rimedio ad una vera e propria emergenza ambientale?
Dove sono anche i colleghi dell'Italia dei Valori, considerato che stiamo, per l'ennesima volta, realizzando un intervento che, come già sappiamo, andrà a finanziare la criminalità organizzata? Non lo affermo io, ma gli atti depositati nelle procure, nonché la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.
Insomma, è evidente quanto i cicli di impresa, che sono apparentemente diversificati, facciano capo all'attività dell'ecomafia. È per questo, allora, che oggi per l'ennesima volta ribadiamo, attraverso la nostra azione legislativa e i nostri ordini del giorno, che la questione dei rifiuti della Campania deve essere risolta alla radice. Quindi, è necessario un intervento deciso, definitivo...

PRESIDENTE. La invito concludere.

DAVIDE CAPARINI. ...non l'ennesimo commissariamento e soprattutto è necessario far passare il principio secondo il quale la regione Campania deve essere in grado di risolvere da sola questo ennesimo problema che, invece, ancora una volta scarica sulle spalle di tutti i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Il deputato Gioacchino Alfano ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/3.

GIOACCHINO ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è la prima volta che siamo chiamati ad esaminare l'emergenza rifiuti. Devo dire che, se volessimo valutare le parole e i concetti che abbiamo espresso in tutti questi anni, il problema dovrebbe essere risolto. Ci troviamo, però, in questo momento a esaminare gli ordini del giorno, nel tentativo di evitare che anche il provvedimento in discussione possa risultare inefficace, tenuto conto della sorte dei numerosi emendamenti che avevamo presentato e del tentativo di modificare il decreto-legge in esame, che già il Senato aveva in parte modificato, ma sicuramente in modo non completo.
Prima di entrare nel merito del mio ordine del giorno, vorrei svolgere alcune premesse, molto brevemente. Sono convinto che si tratti di concetti che varranno a futura memoria e per provvedimenti successivi, perché sono persuaso che il provvedimento in esame se, da una parte, può fornire un contributo alla soluzione del problema, dall'altra, sicuramente non risolve l'emergenza.
In primo luogo, non bisogna considerare l'emergenza dei rifiuti in Campania e, quindi, la gestione del ciclo dei rifiuti come un problema unico, come se fosse una fotografia di tutta la situazione attuale. Nel ciclo dei rifiuti sono chiamati in causa diversi soggetti - alcuni dei quali abilitati anche ad assumere decisioni importanti, che influiscono sugli effetti delle loro azioni - che devono essere sensibilizzati. Quindi, a mio avviso è un errore portare - mi rendo conto che i parlamentari non campani seguono la situazione dai giornali e dalla televisione - al livello del Governo nazionale questioni locali, che, quindi, dovrebbero rimanere nella valutazione e nell'azione dei territori competenti, della Campania come regione, delle province e delle singole città.
Ciò premesso, a mio modo di vedere, i punti più qualificanti della modifica che si chiedeva erano i seguenti. In primo luogo, si proponeva di intervenire sull'articolo 7. A tutti voi è noto che l'articolo 7 regola il finanziamento destinato all'emergenza dei rifiuti. In proposito ritorna il concetto che ho esposto in precedenza: è normale che, se si interviene in Parlamento, e si fanno valutazioni sul finanziamento dell'emergenza, vi è una parte che ritiene che l'emergenza debba essere finanziata dalla regione, quindi dagli abitanti della regione in crisi.
Vi è una parte, invece, che vuole delegare a chi vuole gestire l'emergenza anche il finanziamento. Allora, ritengo che se si lascia il potere agli enti locali si deve attribuire agli stessi la responsabilità, anche


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con provvedimenti gravi, fino ad arrivare allo scioglimento degli organi degli stessi (si dimentica sempre una delle cause di scioglimento degli organi degli enti locali, perché fa comodo ricordare sempre lo scioglimento degli stessi per infiltrazione camorristica, quando invece vi è anche lo scioglimento degli organi per incapacità amministrativa); diventa quello, quindi, lo strumento di commissariamento: sciolgo l'ente locale perché lo dichiaro incapace di amministrare; lo prevede la norma. Pertanto si sciolgono i comuni, le province e le regioni.
Non chiedo al presidente Bassolino di dimettersi - ciò rientra nella sua valutazione politica - ma ritengo che possa essere applicata questa parte della norma per cercare di intervenire su funzioni proprie dei comuni, delle province e delle regioni. Pertanto, a mio avviso, l'articolo 7 andava modificato. Infatti, il rischio è che - poiché viene attribuita la responsabilità del reperimento delle risorse agli enti locali, a cui non viene concessa poi un'attività diretta -, venendo a mancare le menzionate risorse, il provvedimento non avrà efficacia. Infatti, anche i sindaci di centrosinistra hanno protestato per il fatto di essere chiamati esclusivamente, o comunque maggiormente, a reperire soltanto le risorse.
La seconda richiesta di modifica che veniva avanzata - sempre nella logica secondo cui l'emergenza dei rifiuti non è costituita da un ciclo unico, ma presenta passaggi che devono essere comunque difesi - era quella di valutare i comuni che non si trovano in emergenza, lasciando libere le gare e le procedure che erano in corso o erano perfino maturate e che erano state attivate dai comuni che non sono in emergenza.
Dunque, voi dovete condividere con me che questa tecnica, che porta a fare tabula rasa di azioni amministrative in Campania e in provincia di Napoli...

PRESIDENTE. La prego!

GIOACCHINO ALFANO. Presidente, ho già esaurito il tempo a mia disposizione?

PRESIDENTE. Sì, lo ha già esaurito.

GIOACCHINO ALFANO. Pensavo che lei stesse richiamando qualcuno che disturbava il mio intervento.
Allora, signor Presidente, nel merito del mio intervento faccio riferimento ad un problema che credo sia il più grave che può verificarsi: quello della raccolta differenziata. In questo modo di operare «a tagli», senza distinguere tra chi riesce e chi non riesce nella gestione, con questo modo di agire, si corre il rischio di penalizzare anche quei comuni che oggi non sono in emergenza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

PRESIDENTE. Il deputato Stucchi ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Dussin n. 9/2826/82, di cui è cofirmatario.

GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, intervengo sull'ordine del giorno Dussin n. 9/2826/82, che ho sottoscritto, perché tale ordine del giorno afferma un principio semplice, ma molto interessante, cioè un impegno a terminare la gestione commissariale entro la fine dell'anno corrente, ossia entro il 31 dicembre del 2007.
Temo però che ciò non accadrà; non accade da tredici anni e credo che i cittadini che stanno ascoltando la nostra discussione e i nostri interventi tramite la radio o tramite il canale satellitare si rendano conto di come effettivamente la situazione sia, oltre che drammatica, estremamente delicata. Infatti, si tratta di operare passaggi che a volte non trovano, a livello territoriale, una condivisione popolare, ma che è necessario realizzare, perché comunque le istituzioni devono fornire delle risposte. In molte altre realtà si sono realizzati interventi che magari i cittadini non vedevano di buon occhio, ma che era necessario attuare per dare risposte al soddisfacimento dei bisogni della comunità. Quindi, quando si interviene per cercare di porre rimedio ad una situazione di emergenza - e bisognerebbe riflettere sul fatto che un'emergenza duri da tredici anni: un'emergenza può durare qualche


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settimana, forse alcuni mesi, ma non tredici anni, perché altrimenti è ordinarietà - bisogna realizzare quegli interventi, si chiamino discariche o termovalorizzatori o altro, e vi deve essere anche la capacità degli amministratori di rapportarsi con il territorio e con i propri cittadini. Ciò in Campania non è successo. In Campania vi sono amministratori che hanno mal governato, che hanno tralasciato la risoluzione di questo problema, e, a volte, qualcuno afferma che la colpa è anche dei cittadini. Forse, i cittadini hanno un'unica colpa: quella di avere continuato ad eleggere questi amministratori, di aver continuato a confermare sindaci, presidenti di provincia, presidenti di regione che non hanno risolto tali problemi. Ma non è tanto un problema dei cittadini: è un problema di volontà politica degli amministratori, di collusioni politiche degli amministratori stessi e di coloro che governano in tali realtà, con una serie di poteri - definiamoli così - che sono anche al di fuori della legalità.
Pertanto, il disastro in cui si trova la Campania, per quanto riguarda la materia ambientale e, quindi, lo smaltimento dei rifiuti, non viene affrontato con la necessaria determinazione.
Riteniamo che in molte altre parti del Paese, non solo in Padania, ma anche nel Mezzogiorno, amministratori capaci abbiano dato risposte ai cittadini, abbiano saputo «smarcarsi» dalle logiche di collusione, magari camorristica, che in alcune zone interessano la questione dei rifiuti; qui no! Qui c'è qualcosa che continua a tenere insieme, a legare queste istituzioni a quei poteri che vivono al di fuori della legalità, e non riusciamo a capire perché, o meglio lo capiamo benissimo. Uno Stato come il nostro non può accettare che vi siano collusioni con elementi portatori di illegalità. Invito tutti a riflettere sul fatto che la gestione commissariale costa molti soldi a tutti i cittadini del nostro Paese, che già pagano la loro cartella delle tasse sui rifiuti e che si vedono costretti a pagare anche lo smaltimento di rifiuti non propri. Tutto ciò non è giusto, non è eticamente corretto, non è moralmente accettabile. Un discorso di tal genere non può essere sostenuto da un Governo che dichiara di voler portare avanti una politica di pari diritti e di pari doveri per tutti, come sostiene il Primo Ministro Prodi, rappresentante massimo del Governo. Se invece vengono fatte sperequazioni trattando come cittadini di serie B coloro che rispettano le norme, coloro che attuano una politica di raccolta differenziata, e anziché premiarli li si penalizzano chiamandoli a pagare anche la parte dei smaltimento dei rifiuti di coloro che, invece, queste cose non le fanno, ci si trova di fronte ad una situazione che assolutamente non può essere tollerata e va denunciata.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, concludo affermando che tra qualche mese, probabilmente, ci troveremo ancora ad affrontare questo problema, perché ogni volta si dice che siamo di fronte all'ultimo decreto-legge su tale questione ma ogni volta questo impegno viene smentito (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Il deputato Pini ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/88.

GIANLUCA PINI. Signor Presidente, mi preme sottolineare un elemento, prima di illustrare il contenuto di questo nostro ordine del giorno che riteniamo molto specifico, molto tecnico, ma anche molto importante per ciò che attiene alla legalità del nostro Paese, legalità che dovrebbe permeare questo tipo di urgenze che, come hanno detto giustamente i miei colleghi, non sono più urgenze o emergenze, ma sono situazioni di cronicità nell'assenza dello Stato e nell'assenza della capacità amministrativa degli eletti a governare, soprattutto le zone della Campania. Mi preme sottolineare - non per ostruzionismo, ma per un richiamo a quello che dovrebbe essere effettivamente il ruolo del Parlamento - che è la diciannovesima


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questione di fiducia posta da questo Esecutivo in questo ramo del Parlamento in cui, peraltro, ha una maggioranza assolutamente sicura ai fini dell'approvazione dei provvedimenti normativi che ci sottopone.
Onestamente, la richiesta di fiducia non trova fondamento nella necessità assoluta e nell'urgenza, infatti si potevano tranquillamente discutere le nostre proposte emendative volte a migliorare un provvedimento che riteniamo molto lacunoso; e soprattutto si poteva riportare un minimo di legalità nella gestione dei rifiuti. Capiamo benissimo l'imbarazzo del dottor Bertolaso nell'affermare che la situazione è diventata quasi insostenibile, sappiamo benissimo che dietro ci sono fortissime pressioni di stampo mafioso legate allo smaltimento dei rifiuti. L'urgenza non ha fondamento, dato che il decreto-legge scade il 10 luglio; ci sarebbe ancora una settimana: si poteva tranquillamente e serenamente far discutere l'Assemblea sulle proposte emendative dell'opposizione e magari qualcosa di meglio, in termini legislativi, sarebbe potuto scaturire. Invece non lo si è voluto fare, perché sono arrivati segnali pressanti dal territorio, che consideriamo di stampo mafioso, come il continuo aumento degli incendi e la continua mancanza di smaltimento dei rifiuti.
Si tratta di segnali che comunque qualcuno ha voluto dare all'Esecutivo affinché si affrettasse a far approvare il decreto-legge in esame che, di fatto, stanzia milioni e milioni di euro, che saranno sostanzialmente a fondo perduto, perché questo decreto-legge non risolve assolutamente la cronica emergenza - se mi consentite l'ossimoro - dei rifiuti in Campania, in quanto individua siti di stoccaggio temporanei, ma non spende un euro per gli inceneritori, che magari, in qualche modo, contribuirebbero a risolvere il problema.
L'ordine del giorno che abbiamo presentato, che qualcuno potrà ritenere superfluo, non lo è, perché tecnicamente chiediamo un provvedimento molto chiaro: l'articolo 2 del decreto-legge in esame prevede una deroga al testo unico sull'ordinamento degli enti locali, che di fatto vieterebbe una trattativa privata nell'assegnazione dei servizi pubblici; ebbene, si parla di emergenza, anche se, in qualche modo, l'articolo ricordato sovverte la legislazione corrente e apre varchi enormi alla possibilità di infiltrazione di carattere mafioso nell'assegnazione dei servizi pubblici. Chiediamo che perlomeno sia fatto di tutto affinché non siano incluse nelle trattative o nei bandi di gara - speriamo che questi ultimi vengano effettivamente indetti - società, persone giuridiche, persone fisiche e magari ditte individuali sottoposte ad indagine per reati di stampo mafioso.
Qualcuno potrà obiettare che già esiste il provvedimento sull'antimafia, ed è verissimo, ma si tratta di un'autocertificazione nel momento in cui si chiede di partecipare ad una gara, mentre in una fase successiva, in caso di assegnazione, viene richiesto il certificato dal casellario giudiziario e dei carichi pendenti, per verificare se effettivamente l'autocertificazione sia stata veritiera o se ci siano state dichiarazioni mendaci.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

GIANLUCA PINI. Quindi noi - concludo Presidente - augurandoci che il Governo voglia in qualche modo far proprio l'ordine del giorno in esame, chiediamo semplicemente che tali certificati, considerato che già esistono gli strumenti per verificare se un'azienda è sottoposta ad indagine o una persona è stata condannata per delitti di stampo mafioso, vengano richiesti in fase preventiva, anche perché tutto ciò magari rappresenterebbe un segnale di riparazione...

PRESIDENTE. Deve concludere.

GIANLUCA PINI. ...rispetto all'indulto, nel quale avete inserito anche i reati di stampo mafioso (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Il deputato Laurini ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/74.


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GIANCARLO LAURINI. Signor Presidente, il Governo dunque ha posto l'ennesima questione di fiducia sul decreto-legge concernente l'emergenza dei rifiuti in Campania, per ottenerne la più rapida approvazione. Si tratta di un provvedimento con il quale, con grande superficialità e con una buona dose di incoscienza, il Governo pensa di risolvere il problema diventato ormai tragedia da tempo per i cittadini campani, ovverosia attraverso un nuovo tipo di commissariamento, ed arroccandosi ancora una volta, maggioranza e Governo, su posizioni precostituite ed arroganti.
Di fronte ai molti emendamenti presentati dall'opposizione e dopo il lungo dibattito che abbiamo affrontato in questa ed in precedenti occasioni sullo stesso tema, la maggioranza ha preferito fare da sé, mostrando l'arroganza di decidere da sola su un provvedimento di importanza nazionale. Così, tutto si è risolto in un provvedimento che, di fatto, peggiora ed esaspera la situazione già esistente, e se da una parte si è fatto finta di creare la figura del super-commissario, dall'altra si è fatto in modo di complicare enormemente le procedure della sua attività, imbrigliandone completamente ogni iniziativa.
Invece, si continua a parlare soltanto sottovoce dei problemi a monte di questo disastro ambientale e igienico-sanitario, sapendo tutti che dietro l'emergenza dei rifiuti si sono arricchiti in molti, con consulenze, costituzioni di aziende e di posti di lavoro superflui e non operativi, con tutte le responsabilità politiche ed amministrative che ne derivano, e con inquietanti sospetti di intrecci tra politica e malaffare.
È inutile far finta di non sapere che la crisi, che specialmente Napoli sta vivendo sotto il profilo dei rifiuti, della criminalità e del degrado, va affrontata con misure eccezionali idonee a superare l'emergenza.
Questo provvedimento, invece, ripropone, ancora una volta, un intervento inutile per i campani e per il resto dell'Italia, che giustamente non capisce perché si debba accollare il problema, i costi dei rifiuti campani, quando, in tutto il resto del Paese e del mondo civile, ciascuno riesce a provvedervi per conto proprio. È la certificazione più evidente del totale fallimento della regione Campania e del suo presidente e, con lui, della politica di questo Governo, che non ha la volontà né la forza di esautorarlo e di evitare che continui a fare guasti a Napoli e in Campania.
E dire che la regione Campania fu tra le prime in Italia a varare un'organica normativa in questo delicato settore, in un periodo in cui il problema del corretto smaltimento dei rifiuti cominciava già a porsi, quando i rifiuti di Napoli venivano riversati nella megadiscarica a cielo aperto di Pianura, quando non c'erano gli ecologisti di professione e la questione rifiuti venne affrontata da una giunta regionale di pentapartito.
A distanza di trentaquattro anni dobbiamo con grande amarezza constatare che se i tredici articoli di quella legge del 1973 fossero stati applicati, si sarebbe evitato alla comunità campana di vivere drammaticamente in questi anni tra i rifiuti, con una raccolta differenziata inesistente. Infatti, se si escludono alcune zone dell'area della provincia di Salerno e della provincia di Napoli, come il nolano, nei comuni con popolazione superiore ai 50 mila abitanti la percentuale dei comuni che attua la raccolta differenziata non supera il 6 per cento, come si legge nell'ordine del giorno a mia firma n. 9/2826/74, che sottoponiamo all'attenzione dell'Assemblea e del Governo, sperando che sia accolto. Tale ordine del giorno impegna il Governo ad adottare gli opportuni provvedimenti volti a prevedere che, nel caso in cui i comuni non provvedano nei termini previsti o non raggiungano gli obiettivi prefissati di raccolta differenziata...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

GIANCARLO LAURINI. ...si proceda alla nomina di commissari ad acta. Chissà che si possa evitare di sentire ancora in quest'Assemblea parlare di dove finiscano i soldi destinati alla Campania? Probabilmente,


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nei cassonetti dei rifiuti! Questa è una vergogna per noi tutti: non vorrei sentirlo mai più in quest'Assemblea.

PRESIDENTE. Il deputato Allasia ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/79.

STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questa occasione credo sia opportuno citare una famosa frase: «Quando la tragedia si ripetete, diventa farsa». A sei mesi dalla proroga del commissariamento, con la nomina di Bertolaso, il capo della protezione civile, a nuovo Commissario delegato alla gestione dell'emergenza rifiuti in Campania, in realtà non è cambiato, pressoché nulla, se non l'indirizzo della sede commissariale. A tale proposito va dato atto a Bertolaso di aver fatto almeno qualcosa: ha ridotto gli sprechi dei «mega affitti» e ha individuato una sede già di proprietà dello Stato. Per ottenere tale risultato ci sono voluti quattordici anni e solo grazie al merito del Commissario Bertolaso che ha incominciato con qualche risparmio.
Non si direbbe che sia passato tanto tempo. È vero che non si poteva chiedere a Bertolaso di risolvere in nove mesi ciò che altri non hanno risolto in quattordici anni, ma era lecito attendersi qualcosa da questo Commissario, soprattutto dopo aver sentito all'indomani della sua nomina che non si trattava di voltare pagina ma di scrivere un nuovo libro. Noi di questo libro non abbiamo visto niente, né l'indice né l'inizio. Abbiamo rivisto le stesse scene di cumuli di spazzatura, di cassonetti dati alle fiamme, di proteste della popolazione contro la realizzazione di nuovi impianti di smaltimento e lo stesso sprezzante disinteresse da parte delle istituzioni locali - il presidente della regione Bassolino in testa - che attendono che altri risolvano i loro problemi.
Nel frattempo, lo Stato getta via 200 milioni di euro all'anno per le soluzioni tampone, che possono chiamarsi stoccaggi o viaggi all'estero dell'amnis, come si dice in piemontese. Un altro sospetto è che ci sia, da parte di alcuni, un disegno preciso, che porta cinicamente a sfruttare l'emergenza; in provincia di Torino, i DS hanno intrecci ben precisi con la gestione dei rifiuti della provincia stessa, con enormi conflitti di interesse tra l'ex capogruppo in provincia e il presidente della neosocietà di gestione provinciale, la SETA.
La cronaca delle ultime settimane alimenta tale sospetto. In pochi giorni, sono stati allontanati, uno dopo l'altro, i due sub-commissari nominati da Bertolaso, su indicazioni di referenti politici locali. Il primo, riportano i giornali, è stato anche arrestato dalla Guardia di finanza, nell'ambito di un'inchiesta su tangenti e criminalità organizzata nel settore dei rifiuti.
Nel frattempo - ma era inevitabile che accadesse in un lasso di tempo così lungo - si sono formati, all'interno del commissariamento, dei veri e propri centri di potere, che fanno il bello e il cattivo tempo. In primo luogo, decidono quali sono i comuni da privilegiare per lo scarico dei rifiuti, cioè chi merita di avere le strade pulite e chi non lo merita. Casualmente, chi ha le strade pulite sono tutti i comuni di centrosinistra. In seguito, decidono quali fornitori pagare e quali no, assicurando, comunque, regolari rimesse alla Fibe e alla sua catena di subfornitori, alcuni dei quali notissimi alle cronache criminali. Nel sito Internet della Fibe si legge: «per la nostra campagna più bella e pulita»; ognuno può verificarlo.
Il comune di Napoli, anziché preoccuparsi di fare in modo che gli altri enti locali individuino i siti per gli impianti di smaltimento, incarica l'azienda municipale di gestione dei rifiuti di bandiera di bandire una gara esplorativa per lo smaltimento fuori regione dei rifiuti. Casualmente, al vertice dell'Asia oggi siede l'ex vicecommissario dell'emergenza rifiuti che, evidentemente, ha in animo di realizzare un commissario parallelo, o - chissà - di preparare il proprio terreno per quando, a fine anno, scadrà il mandato Bertolaso.
Una cosa deve essere evidente: non è tollerabile che si pensi, per il 2008, ad un rinnovo dell'emergenza; i cittadini italiani sono stufi di pagare per l'inefficienza della


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Campania. Ha ragione l'onorevole Fassino quando afferma che i cassonetti in fiamme hanno fatto perdere al centrosinistra più voti a Como, che in Campania. A tale proposito, ho sentito paventare da una parte all'altra che, qualora si ritardasse la conversione in legge del decreto-legge in esame, i cittadini campani dovranno pagare l'emergenza. Ma a carico di chi deve essere quell'emergenza? Volete fare come con l'indecente «decreto-sanità»? Credo proprio di sì!
Per tale motivo, la Lega Nord ha presentato l'ordine del giorno a mia firma n. 9/2826/79...

PRESIDENTE. Concluda.

STEFANO ALLASIA. ...a tutela ambientale, in modo tale che, tenuto conto del decreto-legge, che agevola l'utilizzo delle cave dismesse, anche se sotto sequestro, per lo smaltimento dei rifiuti, impegna il Governo ad adottare opportune iniziative affinché sia comunque prevista...

PRESIDENTE. Deve concludere, per favore.

STEFANO ALLASIA. ...la ricomposizione morfologica delle cave dismesse adibite a discarica di rifiuti, attraverso il ripristino paesaggistico dell'area, secondo un apposito piano da presentare alla competente soprintendenza per i beni paesaggistici e architettonici. Ciò affinché ci sia un pò di verde, un po' di «verde Padania» in questo triste Paese da voi governato (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Il deputato Stradella ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/17.

FRANCO STRADELLA. Signor Presidente, il decreto-legge che, in questi giorni, è all'esame della Camera sull'emergenza rifiuti in Campania, non tiene conto di un aspetto singolare di questa vicenda. La situazione in Campania perdura da quattordici anni e l'emergenza rifiuti coinvolge vari ambiti della società civile, dalla sanità all'ambiente, all'ordine pubblico, al governo del territorio.
Ad una situazione così grave e compromessa, il Governo non ha saputo fare altro che opporre un decreto-legge che è un «pannicello caldo», l'equivalente di curare il cancro con il carbonato di sodio. Si tratta di un provvedimento assolutamente improponibile, che non affronta il problema, non trova soluzioni e, soprattutto, rende ingovernabile un territorio importante del nostro Paese comportando, per i cittadini, enormi sacrifici e difficoltà di convivenza.
Tale provvedimento era meritevole di approfondimenti e miglioramenti; avrebbe avuto bisogno di un lavoro snello di ripulitura, di aggiunte e correzioni che lo rendessero compatibile con le esigenze. Non si è voluto fare neanche questo.
Ancora una volta il Governo ha oltraggiato il Parlamento con il ricorso al voto di fiducia, per paura di affrontare eventuali modifiche al decreto-legge che, nuovamente trasmesse al Senato, avrebbero dovuto fare i conti con quella sinistra ambientalista e quella parte della coalizione di Governo che vede nel «no» il principio al quale ispirarsi per governare il Paese.
Avremmo potuto, in modo semplice e lineare, trovare soluzioni che andassero incontro all'esigenza di migliorare il decreto-legge e, soprattutto, di rendere vivibile l'atmosfera in Campania. Ciò non ci è stato consentito, così come non è consentito al Commissario Bertolaso di svolgere l'alta funzione alla quale è stato preposto e designato dal Governo. Il Commissario Bertolaso agisce nell'ambito di una tutela di competenza del Ministero dell'ambiente e non ha alcuna possibilità di decidere, se non attraverso un'attività di concerto che centralizza il potere, in una situazione che richiederebbe, al contrario, snellezza di comportamento, velocità di decisione e capacità di affrontare i problemi nel loro complesso e nella loro gravità. Egli deve, comunque, confrontarsi sempre con il Ministero. Conosciamo tutte le difficoltà (comprese quelle che hanno riguardato la


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sua incolumità personale) di cui il commissario Bertolaso è stato, in qualche occasione, addirittura vittima; sappiamo che il Ministero oppone sempre ostacoli e difficoltà per l'approntamento delle decisioni che sarebbero necessarie per risolvere tali problemi.
La sfiducia della gente e il movimento popolare - talvolta ostile all'azione del Commissario Bertolaso e all'azione di risanamento del territorio campano - non è altro che il risultato di politiche sbagliate, di errori commessi in passato e di atteggiamenti che hanno favorito l'intromissione della malavita e dell'ecomafia all'interno del ciclo dei rifiuti in Campania.
Da un lato, infatti, tale territorio è stato vittima di un saccheggio e di una deturpazione derivata dall'importazione abusiva e illegale di rifiuti pericolosi; dall'altro lato, esso è stato privato di un servizio indispensabile e necessario per mantenere una situazione sanitaria e ambientale corretta e di livello equivalente alle altre regioni.
Siamo perplessi e meravigliati di fronte al comportamento del Governo in questa circostanza.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

FRANCO STRADELLA. Siamo amareggiati per il fatto che una situazione così grave e importante non sia affrontata con la dovuta serietà...

PRESIDENTE. Deve concludere.

FRANCO STRADELLA. ...e che venga, sempre e soltanto, regolata da «pannicelli caldi» che non affrontano né risolvono il problema (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!

PRESIDENTE. Il deputato Fugatti ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Gibelli n. 9/2826/86, di cui è cofirmatario.

MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, intervengo come cofirmatario dell'ordine del giorno Gibelli n. 9/2826/86. Abbiamo ascoltato alcuni interventi in cui si dimostra che, con questo provvedimento, ci troviamo di fronte a un Paese diviso in due. Vorrei pertanto iniziare con un esempio, che potrà anche sembrare banale e magari poco interessante per l'Assemblea, ma che tuttavia è sintomatico di tale spaccatura del nostro Paese.
Signor Presidente, qualora si recasse dalle nostre parti - provengo da una zona di campagna, non dalla Campania - vedrebbe che, fino a 20 anni fa, i nostri nonni e zii si recavano in campagna portando con sé il caffè, il vino e le cosiddette lugane, scaldandole, accendendo il fuoco, con i residui della potatura della vite, per lavorare durante il giorno.
Oggi non è più consentito fare ciò. Se, dalle nostre parti, si accende un fuoco in campagna, i vigili urbani effettuano una multa in quanto, le leggi intervenute nel corso degli ultimi anni, stabiliscono che ciò inquina e potrebbe causare dei danni all'ambiente. Pertanto, all'interno delle campagne, i nostri nonni non possono più neanche scaldare un bicchiere di vino. A mio avviso, ciò rappresenta un eccesso e qualcosa di inconcepibile. Tuttavia, si è arrivati a tal punto per la tutela dell'ambiente, dell'aria e della natura.
Dall'altra parte, invece si vede un Paese in cui metri cubi di immondizia vengono bruciati durante il giorno tranquillamente, vengono accesi fuochi per le strade e non accade nulla. Da una parte, in campagna, se si scalda un caffè, si è soggetti ad una multa; dall'altra, in Campania, invece, se si bruciano metri cubi di rifiuti non accadde nulla.
Si tratta, pertanto, di un Paese diviso in due. Per questo motivo, interveniamo, con un certo imbarazzo, sul provvedimento in discussione, perché qualora dalle nostre parti si raccontasse di cosa si stia discutendo oggi, non si verrebbe creduti. Qualora raccontassimo che si sta esprimendo il voto di fiducia su un decreto-legge relativo ai rifiuti della Campania, si penserebbe ad una bugia, in quanto, dalle nostre parti, si vive in un sistema in cui la raccolta differenziata dei rifiuti ormai è entrata a far parte della coscienza civile.


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Nelle scuole elementari si insegna ai bambini dove mettere la carta, il vetro, l'alluminio e la lattina. Si è creata una coscienza anche civile, che inizia dalle scuole e dai giovani, in quanto, come noto, la tutela dell'ambiente deve avvenire anche mediante l'utilizzo della raccolta differenziata. Pertanto, trovarsi a discutere tale provvedimento in materia di rifiuti, dal quale emerge che vi sono zone d'Italia in cui la raccolta differenziata non si sa neanche cosa sia, è imbarazzante e quasi incredibile.
Peraltro, ciò avviene dopo 14 anni di commissariamento. Il commissariamento dei rifiuti di Napoli e della Campania non è stato inventato ieri, ma è in atto da 14 anni. Pertanto, da 14 anni, si starà discutendo di ciò in Assemblea. La mia esperienza parlamentare è poca, tuttavia, in un solo anno, si sta discutendo, all'interno dell'aula, il secondo provvedimento sui rifiuti della Campania. In un anno vi sono stati due decreti-legge sui rifiuti in Campania, sui quali è stata addirittura posta la questione di fiducia, nonostante i numeri che ha la maggioranza in Assemblea.
Pertanto, mi trovo a discutere di rifiuti della Campania, dove non si fa raccolta differenziata, mentre i titoli dei quotidiani di oggi, delle nostre parti, affermano: raccolta differenziata, è la rivoluzione!

PRESIDENTE. La invito a concludere.

MAURIZIO FUGATTI. Ciò in quanto, la raccolta differenziata già veniva effettuata, e oggi si propone, addirittura, una innovazione nella raccolta stessa. Questo è il target raggiunto in alcune zone d'Italia.
Purtroppo, il tempo è «avaro» e, pertanto, sollecito l'approvazione del mio ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Il deputato Cirielli ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2826/106.

EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio ordine del giorno esamina l'autentico vulnus costituzionale e giuridico imposto dall'articolo 2 del provvedimento in esame laddove si introduce la possibilità per il Commissario straordinario del ricorso allo strumento della requisizione di impianti, cave dismesse e discariche anche se sottoposti a provvedimento di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria.
Una norma che ha consentito ad un deputato della sinistra radicale di gridare al golpe salvo vederlo poi oggi votare disciplinatamente la fiducia al Governo a dimostrazione di come la coscienza e la morale siano sempre ambivalenti.
Si tratta di un problema grave per una maggioranza che ha sempre ritenuto, a parole, di dover difendere l'autonomia della magistratura per poi calpestarla soltanto per coprire i fallimenti e i disastri di un suo uomo simbolo, l'onorevole Bassolino, forte della spesa di due miliardi di euro. Considerando che questa maggioranza si regge solo su 24 mila voti, sappiamo che cosa possono aver significato per molti esponenti della maggioranza, per chi fa il ministro, il sottosegretario, il presidente di Commissione, 2 miliardi di euro spesi in Campania in consulenze e in finta gestione del problema dei rifiuti. Ci rendiamo dunque conto di cosa ci sia alle spalle del provvedimento in esame e della volontà di sostenere un uomo, Bassolino, che ha fallito anzitutto come politico e come persona e che non ha dimostrato alcuna capacità e alcun rispetto per la propria terra.
L'articolo 2, oltre a portare un vero vulnus all'autorità e all'autonomia della magistratura, produce anche importanti e ulteriori implicazioni di carattere economico perché i contenziosi che ne deriveranno saranno sicuramente assai gravi, vi è un conflitto con la normativa preesistente in materia di requisizione e non si chiarisce affatto come tali contenziosi potranno esser risolti.
Per tali motivi, da una parte chiediamo al Governo di intervenire ed accettare l'ordine del giorno in esame al fine esprimere un impegno concreto per la risoluzione dei problemi emergenti da un punto di vista amministrativo; dall'altra, riteniamo


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che questa maggioranza, prima di affrontare il problema del nuovo commissariamento per l'emergenza dei rifiuti, avrebbe dovuto prendere atto del fallimento politico del centrosinistra campano nella vicenda in oggetto. Senza arrivare allo scioglimento d'autorità, come pure è previsto dalla nostra Costituzione, del consiglio regionale della Campania, almeno un'antica sinistra avrebbe dovuto rivendicare l'orgoglio della politica e chiedere, imporre a Bassolino le dimissioni da presidente della giunta regionale della Campania.
Ricordo ancora, ai tanti parlamentari in buona fede che si apprestano a votare favorevolmente sul provvedimento in oggetto per disciplina di partito, che la Campania è la regione d'Italia dove si pagano le tasse più alte per lo smaltimento dei rifiuti in cambio di quanto abbiamo visto persino in televisione, sulla CNN, a dimostrazione che lo scandalo Bassolino ormai è uno scandalo neanche più europeo, bensì internazionale.
Ebbene questa maggioranza, con un decreto, di fatto impone e consente alla Campania di aumentare ulteriormente le tasse sui rifiuti senza neanche collegare tale aumento di tasse ad un effettivo intervento ed a effettivi servizi garantiti ai cittadini.
Allora, a tutela dei campani, il mio ordine del giorno cerca di arginare lo strapotere e la prepotenza di un organo, qual è il commissariato, cui peraltro sono state fatte tante imposizioni; mi riferisco ad esempio alla vicenda dei consulenti. Ma voglio fare ancora un cenno ad ultima vicenda che penso vada affrontata.

PRESIDENTE. Deputato Cirielli, concluda.

EDMONDO CIRIELLI. Concludo, Presidente. Penso allo scandalo dell'intervento del Ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio, che consente di disboscare 6 ettari di bosco a Macchia Soprana e di buttare argilla all'interno dello scavo (operazione che verrà effettuata in quanto il sito non è impermeabile): alla faccia dell'ambientalismo e della coerenza del Governo di centrosinistra!

PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi per l'illustrazione degli ordini del giorno.
Avverto che gli ordini del giorno Fugatti n. 9/2826/85 e Bricolo n. 9/2826/91 sono stati ritirati dai presentatori.
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

GIAMPAOLO VITTORIO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Signor Presidente, il Governo accetta l'ordine del giorno La Loggia n. 9/2826/1 limitatamente al dispositivo, con una riformulazione: dopo la parola «iniziative» sopprimere la parola: «normative», oppure, se il presentatore preferisce, aggiungendo la parola: «anche» prima della parola «normative».
Il Governo accetta inoltre gli ordini del giorno Elio Vito n. 9/2826/2 e Giacchino Alfano n. 9/2826/3 limitatamente al dispositivo, mentre non accetta l'ordine del giorno Leone n. 9/2826/4.
L'ordine del giorno Aprea n. 9/2826/12 viene accettato limitatamente al dispositivo se riformulato nel senso di sopprimere la parola: «normative», dopo la parola «iniziative» o aggiungendo la parola: «anche» davanti alla parola «normative». Anche l'ordine del giorno Tortoli n. 9/2826/16 viene accettato limitatamente al dispositivo, mentre il Governo non accetta l'ordine del giorno Stradella n. 9/2826/17.
L'ordine del giorno Misiti n. 9/2826/21 viene accolto limitatamente al dispositivo, con la precisazione, che non è necessario introdurre nel testo, che il collegamento stretto tra la gestione dell'emergenza rifiuti e l'emergenza della bonifica e dell'acqua non significa l'identificazione dei soggetti che gestiscono tali due emergenze.
Il Governo non accetta gli ordini del giorno Giacomoni n. 9/2826/35, Brusco n. 9/2826/36, Floresta n. 9/2826/37, Baldelli n. 9/2826/38, Gregorio Fontana n. 9/2826/39, Giuseppe Fini n. 9/2826/40, Ferrigno n. 9/2826/41, Fedele n. 9/2826/42,


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Cesaro n. 9/2826/43 (Nuova formulazione) e Fallica n. 9/2826/44.
Il Governo, inoltre, accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno D'Ippolito Vitale n. 9/2826/45 mentre non accetta gli ordini del giorno Crosetto n. 9/2826/46, Costa n. 9/2826/47, Nicola Cosentino n. 9/2826/48, Ceroni n. 9/2826/49, Lupi n. 9/2826/50, Carfagna n. 9/2826/51 e Campa n. 9/2826/52.
Il Governo accetta gli ordini del giorno Boscetto n. 9/2826/53 e Bertolini n. 9/2826/54 limitatamente al dispositivo nel testo riformulato. Il Governo non accetta invece gli ordini del giorno Bruno n. 9/2826/55, Azzolini n. 9/2826/56, Armosino n. 9/2826/57, Aracu n. 9/2826/58, Angelino Alfano n. 9/2826/59, Alfredo Vito n. 9/2826/60 e Verro n. 9/2826/61.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Santelli n. 9/2826/62 limitatamente al dispositivo, nel testo riformulato, mentre non accetta l'ordine del giorno Sanza n. 9/2826/63, e accetta l'ordine del giorno Pizzolante n. 9/2826/64 limitatamente al dispositivo.
L'ordine del giorno Paolo Russo n. 9/2826/65 viene accettato dal Governo, limitatamente al dispositivo, con una riformulazione che lo renda il più prossimo possibile a un ordine del giorno già accolto in questa sede, a proposito dell'altro decreto-legge, per la stessa ragione che fu evidenziata allora, cioè evitare la disposizione troppo netta nei confronti dell'organizzazione delle attività di contrasto alla criminalità organizzata.
Il Governo, inoltre, accetta l'ordine del giorno Mario Pepe n. 9/2826/66 limitatamente al dispositivo con una riformulazione e accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Paniz n. 9/2826/67 limitatamente al dispositivo.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Mistrello Destro n. 9/2826/68, mentre accetta l'ordine del giorno Milanato n. 9/2826/69 nel testo riformulato. Accetta, inoltre, l'ordine del giorno Martusciello n. 9/2826/70 limitatamente alla parte dispositiva nel testo riformulato e, allo stesso modo, l'ordine del giorno Marras n. 9/2826/71 limitatamente alla parte dispositiva nel testo riformulato.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Lazzari n. 9/2826/73, mentre accetta l'ordine del giorno Laurini n. 9/2826/74. Non accetta, inoltre, gli ordini del giorno Iannarilli n. 9/2826/75 e Jannone n. 9/2826/76, mentre accetta l'ordine del giorno Marinello n. 9/2826/77 limitatamente alla parte dispositiva nel testo riformulato e accetta l'ordine del giorno Alessandri n. 9/2826/78.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Allasia n. 9/2826/79 nel testo riformulato, mentre accoglie come raccomandazione gli ordini del giorno Bodega n. 9/2826/80 e Caparini n. 9/2826/81 e accetta l'ordine del giorno Dussin n. 9/2826/82.
Il Governo accoglie, inoltre, come raccomandazione gli ordini del giorno Fava n. 9/2826/83, Filippi n. 9/2826/84, Gibelli n. 9/2826/86 e Montani n. 9/2826/87, mentre accetta l'ordine del giorno Pini n. 9/2826/88 limitatamente alla parte dispositiva. Accetta inoltre l'ordine del giorno Goisis n. 9/2826/89 nel testo riformulato.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Dozzo n. 9/2826/90. L'ordine del giorno Bricolo n. 9/2826/91 è stato ritirato. Il Governo non accetta l'ordine del giorno Lussana n. 9/2826/92, mentre accetta l'ordine del giorno Barani n. 9/2826/93 limitatamente alla parte dispositiva.
Il Governo accetta, inoltre, l'ordine del giorno Giudice n. 9/2826/94 con una riformulazione e, nello stesso spirito, accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Cirielli n. 9/2826/106 limitatamente al dispositivo. Non accetta l'ordine del giorno Scotto n. 9/2826/95, mentre accetta l'ordine del giorno Aurisicchio n. 9/2826/96 limitatamente alla parte dispositiva. Il Governo non accetta inoltre l'ordine del giorno Ciro Alfano n. 9/2826/97, mentre accetta l'ordine del giorno Mazzoni n. 9/2826/98 purché riformulato. Accetta l'ordine del giorno Zinzi n. 9/2826/99 limitatamente alla parte dispositiva e accoglie


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inoltre come raccomandazione l'ordine del giorno Castiello n. 9/2826/100 limitatamente alla parte dispositiva.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Antonio Pepe n. 9/2826/101, mentre accetta l'ordine del giorno Pezzella n. 9/2826/102 limitatamente al dispositivo ed accetta l'ordine del giorno Nespoli n. 9/2826/103 limitatamente al dispositivo, nel testo riformulato. Il Governo non accetta inoltre gli ordini del giorno Taglialatela n. 9/2826/104 e Landolfi n. 9/2826/105. Dell'ordine del giorno Cirielli n. 9/2826/106 si è già detto.
Il Governo non accetta gli ordini del giorno Cosenza n. 9/2826/107 e Bocchino n. 9/2826/108, mentre accetta gli ordini del giorno Foti n. 9/2826/109 e Verdini n. 9/2826/110 limitatamente alla parte dispositiva. Infine, il Governo non accetta l'ordine del giorno Fasolino n. 9/2826/111.

PRESIDENTE. Sta bene.
Secondo la prassi, e ove i presentatori non insistano, gli ordini del giorno accettati dal Governo non saranno posti in votazione.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno La Loggia n. 9/2826/1 accettato dal Governo limitatamente al dispositivo come riformulato.
Prendo, inoltre, atto che i presentatori degli ordini del giorno Elio Vito n. 9/2826/2 e Gioacchino Alfano n. 9/2826/3 non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno accettati dal Governo limitatamente al dispositivo.
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Leone n. 9/2826/4, non accettato dal Governo.

ANTONIO LEONE. Sì, signor Presidente, insisto e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, direi che intervengo quasi per fatto personale: vi è infatti una disparità di trattamento da parte del Governo nei confronti del mio ordine del giorno che, signor Presidente, è di una semplicità unica: esso è legato ad una lettura che dovrebbe essere data di questa annosa vicenda che riguarda l'emergenza dei rifiuti in Campania.
Basterebbe infatti fare «due più due» per avere il risultato. Infatti, vi è un'evidente incapacità gestionale, che ormai si protrae da anni, e una reiterazione in tale incapacità che è stata legata anche ad una volontà politica di evitare che essa fosse interrotta; vi è inoltre un'enorme mancanza di autocritica da parte di chi ha gestito il problema - non dico solo all'interno di quest'aula, ma anche nella regione Campania - ed ha prodotto i danni che oggi sono sotto gli occhi di tutti per quanto riguarda questa vicenda.
Detto questo, atteso che ciò è sotto gli occhi di tutti, l'allarme che proviene da chi vi parla e da chi vede portare avanti, nella propria regione, una politica della gestione dei rifiuti come quella condotta in Campania, è il seguente: se il risultato della Campania è quello descritto noi auspichiamo che gli errori compiuti in Campania non vengano compiuti anche in altre regioni, mi riferisco alla Puglia ed al Lazio (noi auspichiamo il contrario, con l'ordine del giorno in esame). Se si prosegue in questa politica, infatti, potremmo trovarci, in un prossimo futuro, ad avere la stessa situazione nelle regioni che ho testé menzionato.
La richiesta che avanziamo al Governo dovrebbe essere accolta tout court, per il semplice motivo che si chiede che il Governo eviti una reiterazione di errori nelle altre regioni italiane, poiché è sotto gli occhi di tutti che quegli errori hanno prodotto il risultato suddetto. Non vedo per quale motivo l'illustre rappresentante del Governo, così attento alle richieste provenienti anche dall'opposizione - gliene do atto -, non abbia accettato questo ordine del giorno, forse perché nella premessa si addebita tutto ciò che è stato imputato non solo dall'opposizione, ma anche dalla maggioranza, a chi ha gestito questa vicenda.


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Se l'illustre rappresentante del Governo è d'accordo, si potrebbe chiedere una votazione per parti separate di questo ordine del giorno: si potrebbe cioè evitare di votare la premessa, per impedire che vengano riaperte alcune ferite, votando però il dispositivo così com'è stato scritto, perché ritengo che quest'ultimo non danneggi l'immagine del Governo, che è già stata ampiamente danneggiata.

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Leone n. 9/2826/4, non accettato dal Governo...

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, ho chiesto la votazione per parti separate!

PRESIDENTE. Sta bene, deputato Leone. Revoco, dunque, l'indizione della votazione dell'ordine del giorno Leone n. 9/2826/4.
Qual è il parere del Governo a fronte della richiesta di votazione per parti separate di tale ordine del giorno?

GIAMPAOLO VITTORIO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Signor Presidente, ho ascoltato perfettamente l'onorevole Leone, cui non sfugge che, in questo caso, il contenuto del dispositivo è proprio strettamente collegato al contenuto delle premesse, che evidenziano un giudizio critico e negativo non solo su tutto ciò che ha preceduto la vicenda dell'emergenza, ma persino sul decreto-legge oggi al nostro esame.
È chiaro che noi cadremmo in contraddizione...

ANTONIO LEONE. Non è la prima volta!

GIAMPAOLO VITTORIO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. ...se accogliessimo un giudizio negativo sul decreto-legge di cui stiamo proponendo l'approvazione.
Questa è la ragione per la quale mi riesce difficile scindere, nel testo, la parte sulla quale poter esprimere l'accoglimento da parte del Governo dalla parte che, invece, è chiaramente contraddittoria con la posizione espressa dal Governo stesso. Pertanto il Governo conferma la non accettazione dell'ordine del giorno Leone n. 9/2826/4.

PRESIDENTE. Prendo atto che il deputato Leone insiste nella richiesta di votazione da lui formulata. Procederemo pertanto alla votazione del dispositivo dell'ordine del giorno Leone n. 9/2826/4.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Leone n. 9/2826/4, limitatamente al dispositivo, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 473
Maggioranza 237
Hanno votato
214
Hanno votato
no 259).

Prendo atto che il deputato Falomi ha segnalato che non è riuscito a votare.
Deputato Aprea, accetta la riformulazione proposta dal Governo del suo ordine del giorno n. 9/2826/12?

VALENTINA APREA. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Tortoli n. 9/2826/16 accettato dal Governo limitatamente al dispositivo.


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Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'ordine del giorno Stradella n. 9/2826/17.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Stradella n. 9/2826/17, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 469
Maggioranza 235
Hanno votato
209
Hanno votato
no 260).

Prendo atto che il deputato Falomi ha segnalato che non è riuscito a votare e che il deputato Baldelli ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto votare a favore.
Prendo atto che il deputato Misiti non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2826/21 accettato dal Governo limitatamente al dispositivo.
Prendo atto che i presentatori dei successivi ordini del giorno, non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Giacomoni n. 9/2826/35, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 469
Votanti 467
Astenuti 2
Maggioranza 234
Hanno votato
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